Il Nuovo Testamento sembra di sbagliare spesso quando cita l'Antico Testamento

Quando il Nuovo Testamento si riferisce ad un brano dell'Antico Testamento, che fa spesso, raramente i due testi corrispondono. Non è possibile qui dare una spiegazione di ogni tale citazione. Esiste un libro di più di 1200 pagine che lo fa (Commentary on the New Testament Use of the Old Testament, a cura di G. K. Beale e D. A. Carson, Grand Rapids, MI: Baker Academic; Nottingham, Regno Unito: Apollos, 2007), e questo è oltre gli scopi di questo libro. Posso invece dare alcune indicazioni generali, e alcuni dei motivi principali per le differenze con degli esempi. Ciò dovrebbe aiutare a capire gli altri casi che non sono menzionati.

Un motivo molto comune per cui le citazioni non corrispondono è che l'Antico Testamento fu scritto in ebraico (tranne qualche parte in aramaico), e il Nuovo Testamento in greco. È impossibile che ci siano esattamente le stesse parole, e non possiamo aspettarci che la traduzione in italiano di queste due lingue sia identica. Esisteva una traduzione greca dell'Antico Testamento (la Septuaginta, o versione dei Settanta), e spesso gli autori del NT citavano quel testo. Ma non sempre; anche altre traduzioni esistevano, e a volte citavano una di quelle, oppure facevano una propria traduzione dall'ebraico. Ciò spiega molti dei casi in cui ci sono differenze nelle parole usate, ma il senso rimane identico.

Ma ci sono anche molti casi in cui il senso sembra diverso. Ci sono molti possibili motivi di questo senso diverso:

1. Lo scrittore in realtà non citò l'Antico Testamento:
a) citò come altri usavano l'Antico Testamento (Mt 2:6/Mi 5:1 (vedi il commento su Matteo 2:6); e Mt 5:43/Lev 19:18 (vedi il commento su Matteo 5:43));
b) usò il linguaggio dell'Antico Testamento, ma non il testo stesso (Giac 5:11/Sal 103:8; 111:4);
c) usò una tecnica ebraica di esegesi, per esempio il midrash, che rielabora diversi brani in una forma di commentario (Lu 1:26-38, che utilizza i temi di Is 7:13-14; 9:6-7; Gen 16:11; 2Sam 7:12-16; Dan 7:14; Is 4:3; 62:12).

2. Lo scrittore citò l'Antico Testamento, ma non voleva usare le stesse parole:
a) fece un cambiamento deliberato per sottolineare un punto (Mt 2:6/Mi 5:1 (vedi il commento su Matteo 2:6); e Gal 4:30/Gen 21:10);
b) parafrasò il testo (At 3:22-23/Dt 18:15,18-19).

3. Lo scrittore volle citare esattamente l'Antico Testamento, ma a noi sembra che non lo facesse:
a) come scritto qui sopra, spesso è solo un problema di traduzione in italiano da due lingue diverse;
b) la Septuaginta è spesso diversa dal testo ebraico, e quando il NT cita la Septuaginta risulta diverso dalla traduzione del testo ebraico nell'AT. La differenza può essere perché la Septuaginta è sbagliata, oppure il testo ebraico è stato corrotto (per esempio, a volte il testo dei rotoli del mar Morto sono come la Septuaginta e diverso dal solito testo ebraico, che significa che nel primo secolo d.C. c'erano diversi testi ebraici), oppure sono due interpretazioni diverse dello stesso testo originale senza vocali (Ebr 11:21/Gen 47:31 (vedi il commento su Ebrei 11:21));
c) lo scrittore era influenzato dalla traduzione dell'AT in aramaico (che dopo diventò il Targum), la lingua della Palestina al tempo di Gesù (Ef 4:8/Sal 68:18 (vedi il commento su Efesini 4:8); e Mc 4:12/Is 6:9-10).

4. Lo scrittore citò esattamente l'Antico Testamento, ma lo usò con un senso diverso.
a) usò il linguaggio dell'Antico Testamento, senza voler dire che era quello che l'Antico Testamento insegnava, oppure per riferirsi ad una situazione simile sapendo che non era il senso originale (Mt 26:38; Mc 14:34/Sal 42:11; 43:5 e 1Cor 15:32/Is 22:13 e 2Cor 13:1/Dt 19:15);
b) usò lo stesso senso, ma diede un nuovo significato al principio insegnato dall'Antico Testamento (1Cor 9:9/Dt 25:4);
c) Gesù portò a compimento l'Antico Testamento (Mt 5:17; 2Cor 1:20). Ciò significa non soltanto che le profezie sono adempiute in lui, ma che il vero significato dell'Antico Testamento si trova in lui. Questo può prendere la forma di tipo/antitipo, che è il termine usato in Rom 5:14; 1Cor 6:11 (tradotto anche "figura" o "esempio" in italiano). Cioè, quello che succedette nell'Antico Testamento era un'illustrazione o modello della perfezione che si verificò nel Nuovo Testamento. Per esempio, Os 11:1 parla dell'esodo dall'Egitto di Israele il "figlio" di Dio, e Mt 2:15 vede l'adempimento del brano nell'uscita di Gesù il Figlio di Dio dall'Egitto. In questo caso Israele era un tipo di Gesù, che era l'antitipo;
d) simile è il sensus plenior - il termine usato dagli studiosi per il senso più pieno, cioè il senso di un brano dell'Antico Testamento che era inteso da Dio, ma che lo scrittore umano non intendeva e di cui non era consapevole. 1P 1:10-12 è una possibile giustificazione di questo metodo di interpretazione. Però, il senso pieno deve essere un'ulteriore rivelazione da Dio (per esempio la vita di Gesù, o lo Spirito Santo che respira le Scritture), per evitare che inventiamo un'interpretazione personale e la chiamiamo il senso pieno. Un esempio è il Sal 16:8-11, in cui Davide descrivesse la sua esperienza, ma in At 2:25-31 Luca disse che Pietro aveva detto che Davide in realtà aveva parlato di Gesù.