Come poteva Paolo compiere con la sua sofferenza quello che mancava nelle afflizioni di Cristo?

Colossesi 1:24

Non manca niente nelle afflizioni di Cristo per salvarci. In Cristo, e in modo particolare nella sua morte, siamo salvati e c'è una vittoria totale (Rom 5:1,10; Ef 1:7; Col 1:14,20,22; 2:13-15; Ebr 10:14 e molti altri brani). Quella che manca nelle afflizioni di Cristo però è la proclamazione di questa salvezza e di questa vittoria in tutto il mondo. Gesù, come uomo, poteva essere in solo un posto in ogni momento, e la sua vita è durata pochi anni. La sua salvezza può raggiungere tutto il mondo, ma lui non lo poté portare in tutto il mondo. Va annunciata (Rom 10:14-17). Affidò questo compito invece alla chiesa (Mt 28:19-20; At 1:8). Questa proclamazione della salvezza va fatta nello stesso modo in cui la salvezza fu ottenuta, cioè con la sofferenza. Quindi Paolo era lieto di soffrire per i Colossesi, perché soffrendo per portare loro il Vangelo completava lo scopo della sofferenza di Cristo, che soffrì per fare tutto quello che era necessario per la loro salvezza. La difficoltà di questo brano è infatti un altro: quando soffriamo per portare il Vangelo ai nostri vicini e in tutto il mondo? Quanto ci costa? Stiamo veramente seguendo Gesù Cristo, lieti di soffrire a favore del suo corpo, cioè la chiesa?

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