Chi è che cade e non può essere più ricondotto al ravvedimento?

Ebrei 6:4-6

Questo brano parla di persone che hanno ricevuto qualche benedizione spirituale (la natura di questa benedizione è importante, e sarà considerata qui sotto) e cadono, per cui non possono essere ricondotte di nuovo al ravvedimento. In Ebr 10:26-31 c'è un insegnamento simile, che se persistiamo nel peccare volontariamente (calpestando il Figlio di Dio, considerando profano il suo sangue, e disprezzando lo Spirito Santo) dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma solo il giudizio. Le domande naturali sono: chi esattamente sono queste persone, e perché non possono più essere salvate? Considereremo prima la seconda domanda.

In realtà, il primo brano non dice che la persona non può essere più salvata, dice che non può più ravvedersi. Come conseguenza, non sarà salvata, perché bisogna ravvedersi per ottenere la salvezza. Ma il motivo non è che Dio non può più salvare la persona, invece la persona non vuole essere salvata. Il secondo brano è meno chiaro. Forse non rimane nessun sacrificio in grado di perdonare il peccato, anche se il peccatore lo volesse, ma siccome la condizione dipende dal peccatore che si allontana volontariamente da Dio, è probabile che è il peccatore che non vuole più la salvezza, e per questo motivo non c'è più nessun sacrificio che gli dia il perdono. Questa interpretazione è confermata da Ebr 10:29, in cui il peccatore considera il sangue del patto (cioè il sacrificio di Gesù) profano. Se non accetta l'unico sacrificio che gli può perdonare il peccato, è chiaro che non rimanga più alcun sacrificio per il suo peccato.

Consideriamo adesso la prima domanda: chi erano queste persone? Cioè, erano Cristiani che avevano ricevuto la benedizione spirituale della salvezza e della conoscenza di Dio, oppure non Cristiani che hanno partecipato in qualche modo alla vita spirituale, senza essersi mai convertiti e salvati? È difficile rispondere con sicurezza a questa domanda, e infatti i commentatori sono divisi fra le due risposte. Non ci sono abbastanza informazioni nei due brani per dare una risposta definitiva, per cui bisogna anche considerare altri testi della Bibbia, ed entrano in gioco la nostra comprensione dell'insegnamento dell'intera Bibbia e la nostra teologia. Comunque, il modo in cui questo brano descrive le persone potrebbe essere usate di persone che professano il Cristianesimo, senza possedere lo Spirito Santo. Per esempio sono state illuminate (sentendo la verità, anche se non l'hanno messa in pratica), sono partecipi dello Spirito Santo (ricevendo da lui qualcosa, come tutte le persone ricevono la grazia comune da lui, senza ricevere lo Spirito Santo stesso), hanno gustato (un assaggio piuttosto di prendere tutto), e così via. Sicuramente avevano una conoscenza approfondita del Cristianesimo (Ebr 6:1 dice che non serviva a loro l'insegnamento elementare), ma questo non era, e non è adesso, una garanzia di una nuova vita con Cristo. Dall'altra parte, alcuni ritengono che queste descrizioni sono così forti che possono essere usate solo di veri Cristiani, soprattutto il fatto che secondo Ebr 6:6 si sono già ravveduti una volta.

In ogni caso, l'autore della lettera agli Ebrei dava un vero avvertimento. Secondo lui c'era una forte possibilità che alcuni di quella chiesa abbandonassero Cristo e ritornassero al Giudaismo. Noi non possiamo dire se erano veri Cristiani o no. Infatti, neanche l'autore lo poteva sapere. E siccome non lo sapeva, doveva avvertirli, sia nel caso che l'autore credeva che un vero Cristiano potesse cadere e non ravvedersi più, sia nel caso che credeva che un vero Cristiano non potesse cadere al punto di non ravvedersi più. Così anche noi dobbiamo avvertire altri di questo pericolo, anche altri che frequentano la chiesa e sembrano Cristiani. E dobbiamo anche ascoltare questo avvertimento per noi stessi. Non dobbiamo pensare che siamo salvati e perdonati, quindi possiamo peccare volontariamente senza conseguenze. Perché dove c'è il peccato volontario senza cercare il sangue del patto per il perdono, c'è la terribile attesa del giudizio. Se invece siamo caduti e siamo preoccupati che il nostro ravvedimento è inutile, che Dio non ci perdonerà mai, dobbiamo sapere che non siamo fra quelli di Ebr 6:4-6. Perché se siamo ritornati di nuovo al ravvedimento (la conseguenza) non è possibile che siamo caduti nel senso di quel brano (la condizione). Dobbiamo invece rallegrarci per il dono celeste del perdono, della dimora dello Spirito Santo in noi che ci convince del peccato e ci porta al ravvedimento, e della buona parola di Dio che ci indica i nostri fallimenti e come essere perdonati.

Vedi i commenti su Marco 3:29; 2Pietro 1:10; 1Giovanni 5:16-17.