Qual è il peccato che conduce a morte?

1Giovanni 5:16-17

Giovanni in questi versetti distingue dai peccati che conducono a morte, e quelli che non conducono a morte, in quanto dice di pregare per cui commette un peccato che conduce a morte. Nella storia della chiesa, e ancora oggi, ci sono stati molti suggerimenti per il peccato che conduce a morte. Qui presento solo quello che io penso, da una lettura del contesto dell'intera epistola.

Secondo 1Giovanni, il vero Cristiano ha già la vita eterna e lo sa (1Gv 3:14; 5:13), e Dio lo protegge (1Gv 5:18). Anche quando pecca, ha il perdono (1Gv 2:1-2) e quindi non la morte. Dall'altra parte, i peccati che conducono a morte sono il non amare (1Gv 3:14), che è sinonimo di non essere un Cristiano (1Gv 3:19), e non essere in Gesù (1Gv 5:12). La realtà è che tutti i peccati in sé conducono a morte, perché ci rendono soggetti all'ira e al giudizio di Dio, cioè la morte eterna. Ma il Cristiano non riceve la morte che merita, perché è perdonato perché Gesù è morto invece di lui, cioè come sacrificio propiziatorio per lui (1Gv 1:8-2:2). Così dobbiamo pregare per il Cristiano che pecca, pregando per il suo ravvedimento, in modo che ottenga il perdono e la vita da Dio, e pregando che il suo peccato non peggiori né diventi abituale. Quindi il peccato che non conduce a morte è il peccato commesso da un Cristiano (chiamato qui da Giovanni "fratello"), in quanto perdonato, mentre il peccato che conduce a morte è il peccato commesso da un non Cristiano. Infatti Giovanni non dice che un Cristiano può commettere un peccato che conduce a morte; nota solo l'esistenza di un tale peccato. Non dice neanche che non dobbiamo pregare per chi commette un tale peccato; dice solo che non sta dicendo che dobbiamo pregare per (il perdono di) una tale persona.

Secondo questa interpretazione, il peccato che conduce a morte è un concetto diverso dal peccato imperdonabile e dalla caduta da cui è impossibile essere ricondotto al ravvedimento, anche se alcuni affermano che sono uguali. Vedi i commenti su Marco 3:29; Ebrei 6:4-6.

Alcuni ritengono che i peccati che conducono a morte siano quelli più gravi oppure quelli commessi consapevolmente (come nell'AT, alcuni peccati erano perdonabili attraverso i sacrifici, mentre altri no e furono puniti con la morte Lev 4:2,13,22,27; 5:15-18; Num 15:27-31; 18:22; Dt 17:12; 22:26). Ma nel NT, e soprattutto in questa lettera di Giovanni, è chiaro che la morte di Gesù sia sufficiente per pagare per ogni peccato. Questa interpretazione è però giusta in parte: qualcuno che dice di essere un Cristiano, eppure consapevolmente persiste nel peccare, nel senso di 1G 3:6-10 (vedi il commento su 1Giovanni 3:6-10), in realtà non è un Cristiano, e il suo peccato conduce a morte.

Altri ancora ritengono che siano peccati che per cui Dio prende la vita fisica di una persona, per esempio At 5:1-11; 1Cor 11:30 e forse 1Cor 5:5. Ma Giovanni in questa lettera usa sempre "morte" e "vita" nel senso spirituale, non nel senso fisico, per cui sarebbe strano se si riferisse alla morte fisica qui.