Guida allo studio della Bibbia

10. I libri poetici

Abbiamo sorvolato questa categoria di libri, non perché sono posteriori a quelli menzionati negli ultimi capitoli, ma perché non potevano essere discussi prima senza rompere il filo del racconto della storia.

È piuttosto difficile dare un titolo accurato ai libri di questa sezione. "Poetici" non li descrive completamente, perché Ecclesiaste non è poesia, ed inoltre anche altre parti dell'Antico Testamento sono poetiche, specialmente Isaia 40-66. Forse potremmo dividere i libri in "Libri di saggezza" (Giobbe, Proverbi, Ecclesiaste e il Cantico dei Cantici), e "Libri di devozione" in cui si metterebbe il libro dei Salmi.

1. Giobbe

Questo è un libro poetico con un'introduzione o prologo, e un seguito o epilogo, in prosa. Il primo spiega il carattere e la situazione dell'uomo, con il tentativo vano da parte di Satana di dimostrare che il suo motivo per servire Dio era egoista. Dopo il fallimento del tentativo di Satana, che lasciò Giobbe in un stato di destituzione e estrema sofferenza, tre dei suoi amici vennero per consolarlo, e dopo un periodo di lutto silenzio, iniziarono un dibattito con lui sulla causa della sua afflizione. Tutti e tre presero per scontato che le sofferenze erano dovute a qualche peccato nascosto che Giobbe aveva commesso, e basarono la loro conclusione sulla proposizione generale che Dio non affligge mai il giusto. Giobbe rinnegò la loro proposizione, e si difese il meglio che poteva, fino a quando fecero tre giri di discorsi, gli amici parlando uno dopo l'altro e Giobbe rispondendo ad ognuno. Poi un uomo più giovane, Eliu, di cui la presenza non era stata menzionata, fece un discorso, e in fine Dio stesso parlò da una tempesta. Nell'epilogo Dio disse che Giobbe aveva ragione per quanto riguardo la questione del dibattito; comandò che i tre amici portassero un'offerta all'altare affinché Giobbe pregasse per loro; e restituì a Giobbe il doppio la prosperità materiale che aveva prima dell'inizio della prova. I discorsi non sono limitati al tema della questione dibattuta, ma tutti hanno una grande estensione di pensieri, e contengono poesia molto eccelsa e edificante.

Ci si è chiesto se Giobbe fosse una persona vera o immaginaria, ma Ezechiele e l'apostolo Giacomo sembrano dare la risposta, facendo affermazioni che dimostrano la sua esistenza, il suo carattere, le sue sofferenze e la sua liberazione (Ezechiele 14:12-20; Giacomo 5:10-11). Ma mentre Giobbe ed i suoi quattro amici erano persone vere, i loro discorsi non erano necessariamente fatti nella forma poetica che noi abbiamo, perché ciò sarebbe stato molto difficile senza un aiuto miracoloso, e probabilmente questo non successe dato che dissero delle cose che Dio disse erano sbagliate. Probabilmente l'autore del libro, che ci è sconosciuto, ha trasformato i discorsi sotto la forma in cui noi li abbiamo adesso.

Il tempo in cui Giobbe visse non può essere definitivamente determinato, ma era prima di Ezechiele che si riferisce a lui come esempio di grande giustizia.

2. I Salmi

Uno sguardo ai titoli di questo libro rivela che si tratta di cinque libri, e ognuno conclude con una dossologia e un Amen. Queste cinque raccolte furono fatte in periodi diversi e da redattori diversi, perché i Salmi non furono scritti nello stesso periodo. Uno (il Salmo 90) fu scritto da Mosè, e alcuni (per esempio il Salmo 137) durante l'esilio in Babilonia. Alcuni studiosi trovano evidenze per certi scritti che fanno supporre loro una data dopo il ritorno dalla Babilonia, e nei Salmi 44, 77, 79 e 83 ci sono invece indicazioni di un'origine nel periodo dei Maccabei. La data e l'autore dei Salmi sono determinati, per quanto è possibile, in parte dai titoli prima di alcuni, e in parte dalle illusioni personali e storiche. I titoli non fanno parte del testo originale, ma sono molto antichi; anche se non sono infallibili, sono almeno per lo più affidabili. 73 salmi sono ascritti a Davide da questi titoli, e così a volte l'intera raccolta è chiamata i Salmi di Davide perché lui ne è l'autore principale. I salmi che più chiaramente si riferiscono a certi periodi della sua vita sono: 19, 8, 29, 23 (la prima parte della sua vita); 11, 18 (la persecuzione da parte di Saul); 24, 101, 15 (l'arca portata a Gerusalemme); 18, 21, 110, 60 (le sue guerre); 51, 32 (il suo peccato e ravvedimento); e 3, 4, 23, 63, 12 (la ribellione di Absalom). Il titolo nel testo originale era però la parola ebraica per 'lodi', e il titolo attualmente usato si deriva dal titolo dato dai traduttori greci.

Per leggere i Salmi con maggior profitto, quelli che contengono allusioni personali o storiche vanno letti insieme all'evento a cui si riferisce. Una buona Bibbia da studio di solito indicherebbe i riferimenti per il lettore, ma è meglio ancora conoscere i libri storici così bene che si ricorderanno subito gli eventi a cui i salmi si riferiscono.

I sentimenti espressi nei salmi vengono dal cuore degli autori, e mostrano i migliori effetti della legge di Mosè e dell'esperienza d'Israele sulle anime di uomini pii in quella dispensazione. I salmi sono stati scritti in una varietà così grande di circostanze che esprimono i sentimenti di uomini pii in quasi qualsiasi condizione in cui le persone si trovano oggi, e così sono adatti alla nostra edificazione in tutte le diverse fasi della vita. Qualcuno che conosce bene i salmi può facilmente rivolgersi a questi scritti che lo conforteranno quando è angosciato, che lo rallegreranno quando triste, e che esprimeranno la sua gratitudine e ringraziamento.

3. Proverbi

Nel senso stretto, un proverbio è una frase che esprime brevemente e in modo forte qualche verità pratica. In questo senso il libro non è interamente composto da proverbi, perché i primi nove capitoli contengono una serie di breve poesie di natura diversa, eppure sono piene di lezioni pratiche come i proverbi, e così non sono fuori posto in un libro con il titolo Proverbi.

La seconda divisione del libro, che inizia con il capitolo 10, ha il titolo "Proverbi di Salomone" (Proverbi 10:1), e qui iniziano i veri proverbi. Continuano fino a Proverbi 22:16 e costituiscono la divisione più grande del libro, dando il nome all'intero libro. Questi capitoli contengono 375 diversi proverbi, che sono pochi in confronto con i 3000 che Salomone compose (1Re 4:32). Questi proverbi sono pieni di saggezza pratica.

In Proverbi 22:17-24:34, il contenuto e la forma sono simili alla prima parte del libro. Poi seguono cinque capitoli con i titoli, "Ecco altri proverbi di Salomone, raccolti dalla gente di Ezechia, re di Giuda" (Proverbi 25:1). Così in parte il libro crebbe come una raccolta.

L'ultima sezione del libro, Proverbi 31:1-31, è intitolata, "Parole del re Lemuel; l'oracolo che sua madre gli insegnò". Chi fosse Lemuel non si sa adesso. Le sue parole e l'intero libro chiudono con la descrizione di "Una donna virtuosa" che presenta la donna ideale.

Così si vede che il libro è composto da alcune sezioni, di cui le più vecchie sembrano essere Proverbi 10:1-22:16; Proverbi 25:1-29:27. Queste sono chiamate raccolte dei proverbi di Salomone. Inoltre ci sono le "parole del saggio" (Proverbi 22:17-24), "Parole di Agur" (Proverbi 30:1-33), "Parole di re Lemuel" (Proverbi 31:1-9), la poesia acrostica in lode alla donna ideale (Proverbi 31:10-31), e Proverbi 1:1-9:18, che forse è stata scritta dal redattore dell'intera raccolta che chiamò il libro i Proverbi di Salomone, usando così il saggio re come descrizione comune per tutta la materia di cui creò il modello. Il rapporto fra Salomone e la letteratura dei Proverbi è simile a quello fra Davide e i Salmi. Tutti e due misero in moto un tipo di attività letteraria a cui altri aggiunsero nel corso del tempo.

4. Ecclesiaste

Il titolo stampato di questo libro è 'Ecclesiaste' o 'Qoelet', cioè 'Il predicatore', ma il titolo che dà a sé stesso è, 'Parole del Predicatore, il figlio di Davide, re a Gerusalemme' (Ecclesiaste 1:1). La parola ebraica è Qoelet. Fu tradotta dagli autori della Septuaginta Ecclesiaste, che è il titolo usato in alcune versioni. Il predicatore è senza dubbio Salomone, perché lui è l'unico figlio di Davide che regnò a Gerusalemme, e le esperienze raccontate corrispondono a quelle della sua vita. Alcuni dubitano che Salomone scrisse il libro, e alcuni sono convinti che non lo scrisse; ma anche loro ammettono che chiunque fosse lo scrittore, questi cercò di raccontare il sentimento di Salomone e scrisse nel suo nome.

Possiamo considerare l'intero libro un sermone (e non sarebbe stato molto lungo) in cui il predicatore descrive la vanità o vuoto della vita, considerata dal punto di vista umano. La sua affermazione ricorrente è "Vanità di vanità, tutto è vanità" (Ecclesiaste 1:2); e se questa vita è la fine di tutto, dobbiamo ammettere la verità della sua proposizione. Ci sono alcuni brani nel libro piuttosto oscuri, ed alcuni che sembrano contraddirne altri; ma quando ci ricordiamo lo scopo dello scrittore di considerare la vita come se fosse l'unico stato di esistenza quasi tutte queste difficoltà scompaiono. Nella conclusione finale l'autore dice: "Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l'uomo. Dio infatti farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò che è occulto, sia bene, sia male" (Ecclesiaste 12:15-16).

L'autore era disturbato dal fatto che niente che si possiede o che si fa sembra dare soddisfazione. Non considerava neanche una vita futura probabile, perché la speranza di vita eterna fu pienamente rivelata solo in Cristo. La risposta dell'Ecclesiaste al problema della vita è che si deve ricevere tutta la sua bontà con gratitudine, ed usare saggiamente tutto quello che Dio dà.

Bisogna leggere il libro insieme con la vita di Salomone, che è raccontato in 1Re 1:1-11:43; 2Cronache 1:1-9:31. Ricordandosi di questa parte della storia, la bellezza del sermone sarà apprezzato di più e la sua potenza sentita di più.

5. Il cantico dei cantici

Il titolo che questa breve poesia si dà è "Il Cantico di cantici di Salomone" (Cantico 1:1). È completamente diverso dagli altri libri, tanto per sembrare fuori posto nella Bibbia. Molti commentatori hanno cercato di trovare un significato parabolico, per esempio un presagio dell'amore della chiesa da parte di Cristo, mentre altri lo considerano solamente un cantico di amore. È una poesia che racconta una storia. La prima interpretazione era che era un cantico matrimoniale, raccontando l'amore e il matrimonio di Salomone e la sua regina. L'interpretazione più accettata adesso è che la protagonista è una ragazza di Sulam, che il re Salomone porta nella sua corte e cerca con lusinghe e grandi promesse di separarla dal suo amante, ma lei rimane fedele e alla fine viene restituita. Il libro è un bellissimo tributo all'amore vero e costante, che le ricchezze non possono abbagliare né il potere intimidire. È anche una rinfrescante immagine delle virtù della gente normale nell'era del più grande splendore e corruzione crescente nella corte di Salomone. Le lezioni spirituali non sono allusioni mistiche a Cristo e alla chiesa, ma la purità e la costanza dell'amore, una lezione importante anche nella nostra era.

Domande di ripasso

Continua: 11. I libri dell'esilio

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