E' stato Dio a escludere le donne?

1Corinzi 14:33-35

Scritto da Giovanni Chinnici.

2/11/2005

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È stato Dio a escludere le donne?
di Giovanni Chinnici

Questa domanda è indirizzata a due generi di persone. A coloro che non sono cristiani, i quali non riescono a digerire il fatto che il cristianesimo in qualche modo non valorizzi l’immagine della donna e a quei cristiani i quali ritengono che una certa esclusione delle donne, solitamente nell’area ministeriale e di conduzione, sia biblica.
Rivolgendomi a entrambi dico che sono assolutamente convinto che il cristianesimo del Nuovo Testamento valorizzi al massimo l’immagine della donna e non la esclude da nessun ruolo o ministero all’interno della chiesa. Devo altresì ammettere che questa mia affermazione non rispecchia ciò a cui ho creduto per molti anni. Infatti, in passato, ho creduto che le donne avrebbero dovuto essere escluse dal ministero dell’insegnamento e dal ruolo di leader spirituali. Questa mia credenza era basata soprattutto su ciò che mi era stato insegnato utilizzando 1 Corinzi 14:33-35 e 1 Timoteo 2:11-15. Un giorno però fui attratto da alcune storie piuttosto interessanti descritte nella Bibbia e così il mio interesse crebbe man mano che scavavo sulle Scritture e sulla storia.

 Il giudice Deborah, moglie di Lappidot (Giudici 4-5). Dio, non solo parlò attraverso questa donna, ma per mezzo di lei condusse un grande esercito al successo.
 Parlando con alcuni amici cristiani di varie denominazioni, mi è stato detto che il caso di Deborah è piuttosto singolare poiché in quel periodo non esisteva la disponibilità di uomini che potessero svolgere tale compito. Ritengo che non esistano prove schiaccianti che confermino tale opinione, ma ammesso e non concesso che questo sia stata la vera ragione, non si può certo dire la stessa cosa nel caso della profetessa Culda.
 Culda, moglie di Sallum (2 Re 22). I suoi contemporanei erano i famosi profeti Geremia e Sofonia, ma il Signore decise di usare proprio lei per parlare al suo popolo.
 Maria, la sorella nubile di Mosè, fu anche lei una profetessa, ruolo riconosciuto anche dal fratello Aaronne (Esodo 15:20; Numeri 12:2).
 Alla nascita di Gesù furono due le persone che lo benedissero, un uomo e una donna, Simeone e Anna, profetessa, figlia di Fanuel (Luca 2)
 L’evangelista Filippo aveva quattro figlie vergini che profetizzavano (Atti 21:8-9).
 Paolo include delle donne in un discorso molto profondo, dicendo che queste hanno lottato per l’evangelo (Filippesi 4:3)
 Mentre in Romani 16 si parla di una certa diaconessa di nome Febe (Romani 16:1)
 Più in avanti si parla di un’altra donna, Giunia, il cui ruolo era quello di apostolo (Romani 16:7)
 Il ministero di Priscilla era quello di insegnante (Atti 18:26)

Ora, se le donne non potevano insegnare agli uomini, come mai fu affidato proprio a loro l’importantissimo compito di raccontare agli apostoli cose concernenti la risurrezione di Cristo? (Matteo 28:7-10). Non c’è dubbio che nell’Antico Testamento esistevano delle effettive restrizioni circa l’attività ministeriale delle donne, infatti soltanto gli uomini potevano essere sacerdoti, ma non è anche vero che il Nuovo Testamento parla di qualcosa di nuovo? A quali tempi si riferisce Atti 2:17, quando riporta il versetto di Gioele 2:28? Avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. Pietro affermò che il giorno di Pentecoste, le parole di Gioele divennero una realtà. Significa che Dio riversò il suo Spirito su uomini e donne indistintamente e che entrambi sono stati autorizzati e unti per profetizzare. Non sta forse parlando del periodo pentecostale e di quello post-pentecostale, quindi del nostro?
Qualcun altro sostiene con forza che poiché i discepoli scelti da Gesù erano degli uomini anche noi dovremmo riconoscere soltanto il ministero maschile. Chi ci assicura che i settanta descritti in Luca 10 erano tutti uomini? Ammesso e non concesso che lo erano, utilizzando lo stesso ragionamento dovremmo anche affermare che poiché i discepoli di Gesù erano soltanto degli ebrei, il ministero della chiesa cristiana, dovrebbe essere limitato soltanto agli ebrei.
In Matteo 28:19-20 leggiamo Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente.
Ammetto la mia provocazione, ma probabilmente nella versione “maschilista” leggiamo Andate dunque e fate miei discepoli tutti gli uomini….!

L’interpretazione biblica

Sono giunto alla conclusione che i passi biblici relativi alle restrizioni di tipo ministeriale dettate alle donne, debbano essere interpretati non soltanto attraverso un punto di vista letterale, ma anche da un punto di vista storico e sociale. Non si può assolutamente interpretare la Bibbia soltanto letteralmente, bisogna avvicinarsi alla cultura del tempo, cercando di capire il meglio possibile ciò che lo scrittore intendeva dire.

Esistono molti comandamenti biblici dove l’enfasi non può essere posta sul comandamento in se stesso, ma sul principio presente dietro quel determinato comandamento. Per esempio, sia Paolo che Pietro esortano diversi credenti a salutarsi con un santo bacio, o bacio d’amore, tuttavia i credenti occidentali che praticano questo comandamento sono davvero pochi. Si tratta forse di disubbidienza? No di certo, bensì di una semplice questione culturale. Mentre ai giorni di Paolo baciarsi (comunque con persone dello stesso sesso) era una pratica comune, non lo è invece oggi in molte altre culture. La maggior parte dei cristiani concordano sul fatto che questo comandamento non può essere inteso alla lettera e che pertanto Dio non richiede ai suoi figli di rispettarlo.

Un esempio ancora più significativo è l’attitudine nei confronti dello schiavo e della schiavitù. I proprietari terrieri, i cristiani potenti del tempo, erano esortati ad assumere un atteggiamento di gentilezza e di rettitudine nei confronti dei loro schiavi, ma non esiste nessun passo biblico che dice che non bisogna possedere degli schiavi. Nonostante questo, siamo tutti concordi che praticare la schiavitù è qualcosa di sbagliato. Beh, dipende! In una società moderna il concetto di schiavo è inaccettabile o addirittura ripugnabile, mentre ai tempi dell’antica Roma, spesso gli schiavi avevano una vita assai più agiata di molto altre persone libere, ma povere. Quindi la risposta non è chiarissima. Qual è quindi l’interpretazione corretta? Ritengo che la schiavitù non sia l’ideale, ma esistono circostanze in cui la schiavitù può essere accettabile. Una di queste circostanze infatti è rappresentata dal fatto che i versetti concernenti la schiavitù erano stati scritti per i cristiani di un’epoca assai lontana dalla nostra. E ancora, quanti di coloro che esaminano la Bibbia letteralmente lapidano le donne o praticano il lavaggio dei piedi?

Una altro genere di comandamento, il quale non è universale, è un comandamento specifico. Si tratta cioè di quel genere di comandamento che si riferisce ad una situazione specifica, la quale non fa riferimento ad un’altra. Questo genere di comandamenti sono piuttosto frequenti nelle lettere dell’apostolo Paolo. Un ovvio esempio relativo a questo genere di comandamenti è quello di portare a Roma il mantello che Paolo aveva lasciato a Troas, i libri e le pergamene (2 Timoteo 4:13). Il comandamento è indirizzato soltanto a Timoteo e non ad ogni cristiano. Un altro comandamento specifico riguarda Paolo, che rivolgendosi ancora a Timoteo lo invita a rimanere a Efeso al fine di mantenere l’ordine durante una situazione delicata (1 Timoteo 1:3). Si tratta di una situazione particolare che riguarda una chiesa in particolare. La stessa cosa riguarda le istruzioni date da Paolo su una specifica colletta, la quale doveva essere consegnata alla chiesa di Gerusalemme attraverso di lui. Ora, naturalmente non tutte le chiese devono mandare delle offerte alla chiesa di Gerusalemme, in ogni caso si tratta di un principio che la maggior parte delle chiese nel mondo hanno acquisito e che mettono ancora in pratica alla gloria di Dio. Le chiese devono essere propense ad aiutare finanziariamente altre chiese situate in altre località del mondo.

Quindi ogni qualvolta esaminiamo un comandamento espresso nella parola di Dio, abbiamo l’obbligo di chiederci: si tratta di un comandamento universale, applicabile ad ogni cristiano, in ogni periodo storico, oppure trattasi di un comandamento temporaneo, quindi diretto soltanto a determinate persone?

Ma rivolgiamoci ai due brani citati all’inizio di questo studio e con l’aiuto dello Spirito Santo, cerchiamo insieme di capire quello che avvenne e ciò che l’apostolo Paolo intendeva comunicare ai lettori di queste due brillanti epistole.

1 Corinzi 14:33-35 - Una chiesa caotica

perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace. 34 Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge. 35 Se vogliono imparare qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea.

Innanzitutto è rilevante sapere che in alcuni importanti manoscritti, questi versetti sembrano apparire dopo il versetto 40. Ciò che si nota è che questi sono una scritta a margine dei papiri originali e che furono inseriti all’interno del corpo del testo soltanto successivamente. Il fatto che i versetti siano frutto di un successivo interpolamento, non ne contamina affatto il loro stato, il quale rimane comunque ispirato. Del resto sia i libri dell’Antico Testamento che quelli del Nuovo crebbero attraverso una successione di edizioni e ampliamenti. Nondimeno l’interpolamento gioca un ruolo di primo piano non tanto sull’ispirazione, ma sull’interpretazione dei passi biblici. Detto questo, esaminiamo da vicino quello che Paolo intendeva dire.

Leggendo questi versetti sembra proprio che si tratti di un assoluto divieto nei confronti delle donne, queste non potevano assolutamente parlare in chiesa. Come possiamo però spiegare questo passo quando lo mettiamo a confronto con ciò che Paolo disse alcuni capitoli prima quando, rivolgendosi alla stessa comunità di credenti, dà per scontato che le donne possono pregare o profetizzare in chiesa?

Ora vi lodo perché vi ricordate di me in ogni cosa, e conservate le mie istruzioni come ve le ho trasmesse. 3 Ma voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l'uomo, e che il capo di Cristo è Dio. 4 Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto fa disonore al suo capo; 5 ma ogni donna che prega o profetizza senza avere il capo coperto fa disonore al suo capo, perché è come se fosse rasa. 6 Perché se la donna non ha il capo coperto, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se per una donna è cosa vergognosa farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo. 7 Poiché, quanto all'uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell'uomo; 8 perché l'uomo non viene dalla donna, ma la donna dall'uomo; 9 e l'uomo non fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. 10 Perciò la donna deve, a causa degli angeli, avere sul capo un segno di autorità. 11 D'altronde, nel Signore, né la donna è senza l'uomo, né l'uomo senza la donna. 12 Infatti, come la donna viene dall'uomo, così anche l'uomo esiste per mezzo della donna e ogni cosa è da Dio. 13 Giudicate voi stessi: è decoroso che una donna preghi Dio senza avere il capo coperto? 14 Non vi insegna la stessa natura che se l'uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? 15 Mentre se una donna porta la chioma, per lei è un onore; perché la chioma le è data come ornamento. 16 Se poi a qualcuno piace essere litigioso, noi non abbiamo tale abitudine; e neppure le chiese di Dio. (1 Corinzi 11:2-16)

Teniamo bene in mente che Paolo spese buona parte del capitolo correggendo la condotta disordinata presente nella chiesa di Corinto durante i servizi resi al Signore, soprattutto l’enfasi fu posta sulla problematica del cattivo uso delle lingue, ma può esserci stata un’altra causa di disordine nel servizi al Signore? Kari Torejsen ci fornisce un eccellente esempio nel suo libro “Donne al bivio” Mia madre soleva paragonare la situazione nella chiesa di Corinto a quella a cui dovette far fronte mio padre nel Nord della Cina. Correva l’anno 1920 e i miei genitori furono i primi a portare il messaggio del Signore in un’area sperduta. Ivi trovarono delle donne con dei piedi legati, le quali sporadicamente lasciavano le loro case e che, al contrario degli uomini, non erano mai state in un incontro pubblico o in una classe. Nessuno aveva mai insegnato loro, da ragazze: adesso stai seduta e ascolta quello che l’insegnante ha da dire”. Il loro concetto relativo ad un’assemblea era quello di una piccola festicciola in famiglia, dove ognuno poteva dire la sua, dove tutti potevano parlare contemporaneamente.
Quando queste donne iniziarono ad attendere le riunioni di culto nella chiesa che curavano i miei genitori, e si sedettero nel lato delle donne, pensarono che si trattasse di ghiotta opportunità per parlare degli affari propri e di quelli dei loro vicini e di fare domande relative alla storia che stavano ascoltando, la storia di Gesù. È inutile dire che insieme al pianto dei loro piccoli bimbi, allo scorazzare di quelli un po’ più grandi, presto il lato delle donne incominciò ad essere piuttosto rumoroso. A questo si aggiunse la tentazione delle donne di chiedere ad alta voce domandi su Gesù ai loro mariti, i quali stavano nell’altra parte del corridoio centrale, potete immaginare il caos! Non appena mia madre cercava pazientemente di spiegare loro d’imparare ad ascoltare e di esporre i loro quesiti successivamente, sottovoce mormorava: proprio come Corinto, esattamente come la chiesa di Corinto!

Abbiamo motivo di credere che la situazione nella chiesa di Corinto era molto simile a quella appena descritta. Inoltre nel primo secolo il numero di quanti erano provvisti d’istruzione era assai limitato, lo era soprattutto quello delle donne Questo infatti spiegherebbe in modo razionale il perché del comandamento espresso da Paolo. Paolo non sta vietando alle donne di predicare o di profetizzare, ma le invita, in modo indubbiamente diretto e determinato, a smetterla d’interrompere le riunioni di culto.

Perché mai, quindi, Paolo mette in mezzo la Legge? Onestamente non sono d’accordo con coloro che spiegano che Paolo si stesse riferendo alla Legge civile o rabbinica. Paolo voleva semplicemente dire che certe regole hanno origini che risalgono alla Legge dell’Antico Testamento (Genesi 3:16). Qualcuno allora dirà, Paolo disse Ma prima che venisse la fede eravamo tenuti rinchiusi sotto la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. 24 Così la legge è stata come un precettore per condurci a Cristo, affinché noi fossimo giustificati per fede. 25 Ma ora che la fede è venuta, non siamo più sotto precettore; 26 perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesú. 27 Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesú. 29 Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d’Abraamo, eredi secondo la promessa. (Galati 3:23-29)

Paolo sapeva bene che Gesù non è venuto per abolire la Legge, ma per portarla a compimento (Matteo 5:17). Grazie alla fede, le vecchie tradizioni che mettevano la donna in un gradino inferiore rispetto all’uomo sono crollate, così come sono crollate le barriere che separavano i popoli e la gente appartenente a ceti sociali diversi. In Cristo siamo uno, siamo tutti uguali e questo lo apprendiamo anche da ciò che lo stesso apostolo conferma nella prima epistola ai Corinzi.

Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. 13 Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito. 14 Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra.
(1 Corinzi 12:12-14)

La risposta credo sia piuttosto semplice. In quel contesto, non interrompere i servizi al Signore, significava dimostrare che
1. le donne erano sottomesse ai loro mariti; cioè rappresentava per loro un’occasione di sottomissione pubblica. In altre parole, la sottomissione è un principio universale, mentre il silenzio non lo è. Quindi, mentre 1 Corinzi 14 insegna l’importanza dell’ordine nei servizi resi al Signore, confermando il sano principio biblico che l’uomo è il capo della moglie, non proibisce alle donne di praticare il ministero che è stato dato loro dal Signore. Del resto a Corinto non erano soltanto le donne a essere disordinate, ma lo erano anche molti uomini.
2. Al versetto 28 del capitolo 14 Paolo non si rivolge soltanto alle donne, ma a tutta la chiesa, tuttavia pur trattandosi di un contesto diverso, ma con lo stesso denominatore (il disordine), dice di stare in silenzio e lo dice a tutti.
3. L’ammonizione di Paolo è strettamente legata al disordine. Chi era Paolo da contraddire uno dei versetti più profondi della Bibbia? Ogni creatura che respira, lodi il SIGNORE. Alleluia (Salmo 150:6)

1 Timoteo 2:11-15 - Una chiesa minacciata dall’eresia

La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. 12 Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né di usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. 13 Infatti Adamo fu formato per primo, e poi Eva; 14 e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; 15 tuttavia sarà salvata partorendo figli, se persevererà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia.

A primo acchito, anche in questo caso, sembra chiaro che il brano sia decisamente contro le donne. Sembra proprio che non ci siano dubbi. Le donne non possono né insegnare, né avere autorità. Questo concetto sembra affondare le sue radici nell’ordine in cui l’uomo e la donna vennero creati. Ritengo che sia davvero curiosa la puntualizzazione fatta da Paolo al verso 12. Paolo non dice la donna non deve insegnare…, bensì non permetto alla donna d’insegnare, né di usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Non potrebbe essere che Paolo stesse dando un comandamento personale relativo ad una situazione specifica?
 A questa domanda alcuni obiettano dicendo che Paolo, scrivendo sotto l’unzione dello Spirito Santo, scrisse un comandamento da parte di Dio. Non voglio fare affatto polemica, ma ho l’impressione che quest’affermazione sia un po’ semplicistica. Leggendo e rileggendo attentamente, sembra che Paolo stia molto attento alle sue parole. Il soggetto sottinteso “Io”, sembra voler dire “se c’è una ragione…”
 In secondo luogo, il comandamento si riferisce specificamente al pubblico servizio al Signore e ciò lo si intuisce nei versetti 8,9 e 10.
 Inoltre, analizzando il passo dal punto di vista grammaticale, risulta evidente che le donne non possono dare alcun tipo d’insegnamento, quindi il discorso non viene confinato soltanto nei confronti degli uomini.

Il termine greco per uomo (andros) è soltanto un oggetto dell’espressione greca “avere autorità su” (authentein) e non del verbo “insegnare” (didaskein). In altre parole, alle donne viene vietato di insegnare e di avere autorità sull’uomo. A chi stava parlando Paolo? Stava forse riferendosi a tutte le donne della congregazione di Efeso? Assolutamente no! Paolo stava rimproverando non tutte le donne, ma coloro che stava usurpando l’autorità dei loro mariti e che cercavano di governare in loro vece, assumendo una posizione opposta a ciò che Dio ha stabilito. Sono cosciente che non tutti gli studiosi della Bibbia sono concordi con la mia affermazione, né mi permetto di ergermi ai livelli dei più eruditi insegnanti di greco biblico. Tuttavia desidero semplicemente spiegare il motivo che mi ha spinto a giungere a questa conclusione.
1. Se andros è la persona che viene istruita, dovremmo aspettarci l’utilizzo dell’accusativo e non del genitivo
2. Andros viene immediatamente dopo authentein , ma si allontana molto da diskaskein.
3. Nonostante il verbo utilizzato da Paolo in 1 Timoteo 2:12 sia didaskein (insegnare) e quello usato 1 Corinzi sia lalein (parlare), generalmente il parallelismo dei due testi donne/mogli viene accettato dalla maggior parte degli studiosi.

Ora, tenendo bene in mente quanto appena detto, il comandamento deve necessariamente far riferimento ad un contesto specifico, poiché nessuno dissente dal fatto che le donne possono insegnare ad altre donne (Tito 2:3-4) e ai bambini (2 Timoteo 1:5; 3:15; Proverbi 1:8). Leggendo attentamente Atti 18:24-28, vediamo che le donne potrebbero anche insegnare privatamente agli uomini, così come fece Priscilla con Apollo. Notiamo che in questo brano Priscilla viene menzionata per prima. Non si tratta di un puro caso, visto che la caratteristica singolare dello stile di Luca era la meticolosità. A questo punto dovremmo chiederci: Perché mai le donne non possono insegnare in pubblico, quando possono farlo privatamente? A cosa è dovuta questa differenza? La spontaneità della nostra legittima domanda è rafforzata dalla tradizionale interpretazione dei versetti 13 e 14.

L’interpretazione tradizionale insegna che poiché Eva fu ingannata dal serpente (il diavolo), le donne, in qualche modo, sono più credulone degli uomini, quindi non dovrebbe essere affidato loro l’importante compito d’insegnare. Quindi per quale ragione possono insegnare in privato? Perché possono insegnare quanto meno alle donne e ai bambini privatamente? Perché mai l’ingenuità di Eva preclude le donne soltanto dall’insegnare in pubblico? Esiste forse un’interpretazione diversa di questi due versetti? Quindi, non un’interpretazione nuova, ma diversa. Un’interpretazione attendibile che sia in accordo con la storia. Inizialmente, parlando dell’interpretazione biblica, ho specificato quanto sia importante cercare di avvicinarsi il più possibile alla cultura del tempo di un determinato scritto. Nel nostro caso lo scritto in questione è un’epistola, scritta intorno al 65 A.D. Cosa stava succedendo ad Efeso di così importante in quel periodo? Cosa sapevano Paolo e Timoteo che noi probabilmente conosciamo poco? Forse qualcosa che Paolo non cita nelle epistole? Forse nel puzzle che stiamo cercando di comporre manca un importante pezzo d’informazione di carattere storico?

1. Le epistole pastorali (1 e 2 Timoteo e Tito) dimostrano in modo al quanto evidente un certo interesse nel proteggere l’evangelo da attacchi che ne minassero la buona reputazione. Questa è infatti la ragione per la quale viene posta molta enfasi
a. sulla sottomissione delle mogli ai mariti (Tito 2:5)
b. degli schiavi ai padroni (Tito 2:10; 1 Timoteo 6:1; e forse anche 5:14)
c. sull’importanza di scegliere dei sovrintendenti (1 Timoteo 3:7)
2. Leggendo bene il contesto di questa epistola apprendiamo che esistono dei frequenti riferimenti ad insegnamenti eretici e deleteri (1 Timoteo 1:3-7; 1:19-20; 4:7; 6:20-21). Questi riferimenti sono così forti al punto che vengono inclusi sia all’apertura che alla conclusione dell’epistola.
3. Attraverso studi dettagliati della storia di quel tempo, sono giunto alla conclusione di condividere l’opinione dello studioso G.D. Fee, vale a dire che il motivo principale delle epistole pastorali è proprio quello di opporsi alle minacce degli insegnamenti errati che stavano avendo luogo a Efeso.
4. Quale tipo di insegnamenti minacciavano il cristianesimo ad Efeso? Nella città di Efeso esisteva un tipo di politeismo piuttosto unico nel suo genere. I dei di quella località erano di sesso femminile e non maschile. Questo dava un sapore particolare al culto pagano di quella località e successivamente anche a quello greco e romano.
5. Il libro degli Atti da un’immagine discreta di questa realtà nel racconto del tumulto di Efeso (Atti 19:23-40), quando gli adoratori di Diana (Artemis), dea della fertilità e la più importante della città, inveirono Gaio e Aristarco (compagni di Paolo).

 Attraverso l’ausilio di questi punti che poggiano su solide basi storiche, apprendiamo che la religione pagana della città di Efeso era basata sul culto rivolto a divinità femminili e che il ruolo di insegnanti donne era prominente.
 Pertanto, l’esistenza di insegnanti donne all’interno della chiesa in Efeso rappresentava una minaccia per la chiesa e non dava un’immagine chiara circa la diversità che c’era tra i cristiani e i pagani di quella specifica località.
 Inoltre, le divinità femminili dominavano la città di Efeso e tutta l’Asia minore, ma questa religione pagana stava invadendo l’insegnamento giudaico e cristiano.
 L’insegnamento e l’influenza dell’insegnamento delle donne gnostiche si stava allargando a macchia d’olio. Sembra addirittura che in quello stesso periodo ci siano state delle distorsioni relative all’insegnamento delle creazione (1 Timoteo 1:4) perpetrate ad opera di donne cristiane che dipingevano l’immagine di Eva trasformandola addirittura nella prima eroina della storia dell’umanità.

Non ci sono dubbi. Il passo deve essere necessariamente esaminato anche sotto la reale prospettiva storica, non messa in risalto né dallo scrittore (Paolo) né da colui che ricevette l’epistola (Timoteo) perché entrambi consci della realtà socio-culturale presente in Efeso. Così facendo, riusciamo a comprendere meglio il vero messaggio del testo. Paolo si sta rivolgendo in modo diretto alle donne, ma soltanto a quelle in Efeso. Ogni cristiano e soprattutto ogni insegnante della parola di Dio, ha il dovere di mettere a confronto l’interpretazione tradizionale di 1 Timoteo 2:11-15 con le verità storiche concernenti questo importante testo biblico.

Conclusione

Osserviamo attentamente l’interpretazione tradizionale di 1 Timoteo 2:11-15, cercando di capire se effettivamente questi versetti hanno lo scopo di escludere dal ministero le donne d’ogni luogo e d’ogni epoca. Quindi analizziamo il principio all’interno dell’unione matrimoniale che riguarda l’autorità del marito così come insegnato dalla Bibbia: Il marito è il capo della moglie. Questo è evidente sia in Colossesi 3 che in Efesini 5. Qualcuno potrebbe obiettare che si tratti soltanto di una realtà culturale eccetto che in 1 Corinzi 14:34. La risposta è semplice. No! Non in questo caso. Quando Paolo si riferisce alla Legge, come ho già detto, si riferisce alla Legge dell’Antico Testamento. Quindi non trattandosi di una questione culturale, questa norma riguarda le mogli e i mariti di ogni epoca.
Questa sottomissione si riferisce soltanto ai mariti e alle mogli. La moglie è chiamata a sottomettersi soltanto ad un uomo, valere a dire il proprio marito, mentre il marito è capo soltanto di una donna, vale a dire la propria moglie. Lo scopo di questo studio non è quello di sottolineare l’abuso che alcuni uomini attuano attraverso i due termini “sottomissione” e “capo” nei confronti di alcune donne, anche se il problema è di scottante attualità.
A questo punto bisogna chiedersi: se una donna sposata deve sottomettersi al proprio marito, come può essere leader di una chiesa? Si tratta di un ragionamento logico che la Bibbia non ha mai sollevato. La gravità del problema risiede sull’errata concezione che si ha della capacità di comandare o condurre.

Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, si avvicinarono a lui, dicendogli: "Maestro, desideriamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo". 36 Egli disse loro: "Che volete che io faccia per voi?"37 Essi gli dissero: "Concedici di sedere uno alla tua destra e l'altro alla tua sinistra nella tua gloria". 38 Ma Gesú disse loro: "Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io bevo, o essere battezzati del battesimo del quale io sono battezzato?" Essi gli dissero: "Sí, lo possiamo". 39 E Gesú disse loro: "Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato; 40 ma quanto al sedersi alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma è per quelli a cui è stato preparato". 41 I dieci, udito ciò, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. 42 Ma Gesú, chiamatili a sé, disse loro: "Voi sapete che quelli che son reputati principi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi le sottomettono al loro dominio. 43 Ma non è cosí tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; 44 e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. 45 Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti". (Marco 10:35-45)

Quantunque i cristiani sono chiamati ad essere sottomessi ai propri conduttori di chiesa (Ebrei 13:7), un vero leader sarà sempre colui serve e assiste il popolo di Dio, non sarà mai uno che signoreggia sugli altri. Quindi sottomettersi a un conduttore, indipendentemente dal sesso del conduttore stesso, è un onore. Sono assolutamente convinto che se più uomini ponessero enfasi sull’attitudine di servizio che ogni vero leader dovrebbe avere, quella insegnata dalla Bibbia, la resistenza nei confronti delle donne coinvolte nel ministero sarebbe decisamente minore.

1. Il Nuovo Testamento fornisce degli esempi relativi a donne impegnate in ogni sorta di ministero.
2. Si tratta di un qualcosa di naturale che dovrebbe avvenire tra i nostri figli e tra le nostre figlie (Atti 2:17)
3. L’evidenza storica rivela che uomini e donne, indistintamente, erano partecipanti attivi dell’opera di Dio in tutte gli aspetti ministeriali. Gli scritti dei padri della chiesa, reperti storici e archeologici e manufatti ecclesiastici, testimoniano che esistettero delle donne che servirono come ministri, diaconesse, leader, apostoli e anche come vescovi.
4. I due passi che pongono delle restrizioni sul ministero delle donne 1 Corinzi 14:34-35 e 1 Timoteo 2:11-15, possono essere intesi come comandamenti specifici per situazioni specifiche.
5. Non esiste nessuna ragione, dettata dalla Bibbia, la quale escludi le donne da alcun ministero.
6. L’attitudine biblica del leader è quella di servo.
7. Una donna può essere leader anche se è sposata, in quanto la sua posizione di donna sposata e sottomessa al marito, non viene compromessa dal ministero che svolge.


Bibliografia

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 Zur Stellung der Frau in den paulinischen Gemeinden, G. Dautzenberg, Die Frau im Urchristentum, p.193,257-300
 Das Weib schweige in den Gemeinden, Über den unpaulinischen Character der mulier-taceat-Verse im 1.Kor 14, G. Fitzer, Munich 1963
 Is Silence Golden? Paul and Women’s Speech in Corinth, V.C. Stichele, Louvain Studies 20 (1955) 243-250