perchè Mosè non entrò nella Terra Promessa

Numeri 20:7-12

Scritto da vins.

12/4/2007

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NUMERI 20: 7-12= “Il Signore disse a Mosè: «prendi il bastone; tu e tuo fratello Aronne convocate la comunità e parlate a quella roccia, in loro presenza, ed essa darà la sua acqua; tu farai sgorgare per loro acqua dalla roccia e darai da bere alla comunità e al suo bestiame». Mosè dunque prese il bastone che era davanti al Signore, come il Signore gli aveva comandato. Mosè ed Aronne convocarono l’assemblea di fronte alla roccia, e Mosè disse loro «Ora ascoltate o ribelli; faremo uscire per voi acqua da questa roccia?» e Mosè alzò la mano, percosse la roccia col suo bastone due volte, e ne uscì acqua in abbondanza; e la comunità e il suo bestiame bevvero. Poi il Signore disse a Mosè ed Aronne: «Siccome non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agl’occhi dei figli d’Israele, voi non condurrete quest’assemblea nel paese che io le do».


Nei versetti 7 e 8 vediamo la pazienza e la bontà di Dio. Il popolo d’Israele è troppo testardo e di collo troppo duro, ancora è troppo ribelle, ancora non ha fiducia in Dio, anzi disprezza i suoi profeti e rimpiange la schiavitù! Quante volte questo succede a noi ancora oggi, dopo tanti miracoli, dopo tutto quello che Dio ha fatto per noi, rimpiangiamo la vecchia vita. Questo soltanto perché ci viene a mancare qualcosa in qualche momento, ce la prendiamo con Dio e ci dimentichiamo di quando non avevamo niente e per forza di cose dovevamo rinunciare a tutto. A volte ci lamentiamo perché ci dimentichiamo di quello che abbiamo e che è il Signore che ce l’ha dato! Non crediamo che, come dice Paolo, che personalmente l’aveva sperimentato, Dio “…provvederà splendidamente ad ogni vostro bisogno secondo le Sue ricchezze…” e Gesù stesso, anche, che ci dice (Mat. 6:25-34) di non preoccuparci per il domani che Lui provvederà per noi.
Aveva provveduto per loro l’acqua, le quaglie, la manna, non gli mancava niente ma alla prima difficoltà invece di umiliarsi ancora davanti a Dio, di chiedere il Suo aiuto, di chiedersi perché il Signore avesse permesso questo, chiedersi se fossero stati loro a chiamarsi questa “condanna”, se in qualche modo fossero stati mancanti. Invece di farsi questi ragionamenti se la presero con Dio, subito, senza pensarci due volte. Prestiamo attenzione perché a volte il Signore permette certe cose perché vuole che gli chiediamo aiuto, vuole dimostrarci la Sua fedeltà nel momento in cui Gli chiediamo soccorso. Non è presunzione, è amore. Vuole dirci «Io ci sono, io voglio aiutarti. Se tu mi chiedi aiuto, in qualsiasi situazione, in qualsiasi momento, io sono pronto e voglio darti una mano!». Proprio perché è un Dio d’amore e non presuntuoso, il Signore a volte c’esaudisce anche se non glieLo chiediamo perché Lui conosce i nostri cuori, sa di cosa abbiamo bisogno (Mat. 6:8), affinché Lo riconosciamo “in mezzo a noi come un potente che salva” (Sof. 3:17). Dio non ha bisogno di noi ma siamo noi che abbiamo bisogno di Lui. E non è presunzione ma amore. Vuole semplicemente preservarci dal male, ci vuol far capire che senza di Lui non possiamo fare niente (Isaia 30:1-Luca 18:27).
Diede disposizioni a Mosè su come far uscire acqua dalla roccia. Ebbe pietà del Suo popolo e incaricò il “Suo” uomo di far uscire l’acqua. Qui Mosè fece il peccato, o meglio i peccati, che lo condannarono a non entrare nella terra promessa. Innanzi tutto peccò d’ira. Non voglio giustificare Mosè ma gli era appena morta la sorella, il popolo per l’ennesima volta si lamentava, fisicamente era sicuramente stanco e psicologicamente provato, era arrabbiato non stava bene e non si presentò davanti a Dio in maniera limpida, serena, con un cuore puro e ben disposto. Aveva queste cose che lo facevano stare male dentro. Paolo c’invita chiaramente a non permettere all’ira di avere il sopravvento, perché non viene da Dio (Efe. 4:26-27). Mentre invece Mosè preso dall’ira dimenticò le disposizioni di Dio e fece di testa sua non ubbidendo alla lettera a quello che Dio gli aveva detto di fare. Non parlò alla roccia ma la percosse quasi a volersi sfogare con qualcosa. Non fu un buon atteggiamento perché non aveva avuto una buona predisposizione. Quando abbiamo qualcosa che ci fa star male, chiariamola se è con qualcuno o sistemiamola e poi presentiamoci a Dio, con un cuore pulito, una mente sgombra (Mat. 5:23-24/Mar. 11:25) e allora il Signore ci benedirà e noi saremo liberi di fare ogni cosa per Lui, guardando a Lui e non agli uomini (Col. 3:23). Il 2° peccato fu la superbia. Si mise al posto di Dio, lui e Aronne, facendo credere o pensare che potessero essere loro a far uscire acqua dalla roccia. Il Signore fino a quel momento si era usato di loro per fare segni miracolosi in mezzo al popolo, li aveva scelti fra tutti ma non per le loro capacità. Si dimenticarono, presi da questo sentimento cupo che albergava nel loro cuore, delle cose che Dio aveva fatto per loro. Essi non potevano far uscire acqua dalla roccia, solo Dio poteva farlo. Facciamo, quindi, attenzione, quando il Signore ci fa grazia di usarsi di noi a non insuperbirci troppo. Senza Dio e il Suo aiuto non sappiamo e non possiamo fare niente. Dobbiamo sempre ricordarci d’essere inutile senza Dio perché Lui si usa proprio per questo di noi come dice 1° Cor. 1: 26-30. Se noi c’insuperbiamo il Signore non si può usare di noi. Il Signore fece uscire l’acqua dalla roccia ugualmente non per quello che fece Mosè ma perché l’aveva promesso e Dio è fedele e mantiene sempre le Sue promesse. Il 3 peccato fu la disubbidienza. Il Signore diede un ordine semplice «…parlate…» non disse di fare chissà quale rito ma semplicemente di parlarle. Invece noi stupidamente disubbidiamo e facciamo di testa nostra, a volte vogliamo farle più complicate di quelle che sono per dare più peso a quello che si sta facendo. Ma perché?! Se Dio ha detto semplicemente “parla” fallo e basta! Non ci sono parole da aggiungere o colpi di bastoni da dare ma semplicemente parlare. Michea 6:6-8 c’invita proprio a praticare con umiltà la sua giustizia e fare con umiltà ciò che Dio ci chiede di fare(1° Pie. 5:5; Col. 3:12)! L’ultimo, il più grave, Mosè non ebbe fede! Non credette alle Sue parole, ci mise del suo e volle fare di testa sua. Come può essere che uno come Mosè non aveva fede? Perché Paolo dice che quando pensiamo di stare in piedi dobbiamo fare attenzione di non cadere(1° Cor. 10:12). Mosè lasciò entrare il peccato in lui e perse la fede, anche se per un attimo ma perse la fede e venne meno e gli costò cara. Facciamo attenzione perché se permettiamo al peccato di entrare e lo sottovalutiamo ne pagheremo le conseguenze. Non permettiamo a niente e nessuno di farci distogliere, non veniamo mai meno perché potremmo pagarne le conseguenze. 2° Tim. 4:7, Paolo dice di aver finito la corsa conservando la fede, ma quante ne ha passate? Non si è scoraggiato e alla fine ebbe la certezza di vedere la “Terra Promessa”. È mediante la fede, per grazia, che siamo salvati (Efe. 2:8) se veniamo meno in questo non otterremo la salvezza. È scritto che “…chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.” (Mat. 10:22; Mat.24:13; Mar. 13:13; Luc. 22:28).Mosse in quella circostanza venne meno e ne pagò le conseguenze. Gli sbagli che commettiamo in questa terra non comprometteranno magari la nostra salvezza ma ci porterà delle conseguenze a volte amare, a volte meno. Mosse non entrò nella terra Promessa, è vero ma è scritto che “L’Eterno lo seppellì nella valle”(Deut. 34:6).Quale migliore certezza della vita eterna! Se i morti seppelliscono i loro morti(Luc. 9:60) , Dio, il vivente, seppellisce quelli che vivranno con Lui! Quindi continuiamo ad avere fede, a perseverare fino alla fine e se veniamo meno, chiediamo perdono a Dio e ravvediamoci ed Egli è fedele e giusto da perdonarci (1°Gio. 1:9). Magari sulla terra non otterremo quello che vorremmo ma se abbiamo lo sguardo rivolto a Dio, sappiamo di ottenere molto di più nel cielo. Mosè dopo quello che passò si sentì pronunciare questa “sentenza” divina contro di lui, non mollo tutto e se ne andò. Pur avendo delle ragioni valide, umanamente parlando, come ad esempio le continue lamentele del popolo e le sue minacce, le rivolte che essi fecero, la loro incredulità, la stanchezza fisica magari, dopo tutto quel viaggio, lo stress, i suoi molti “impegni” lo costrinsero a nominare dei capi e giudici nel popolo che si occupassero di faccende minori per starsene un po’ tranquillo, non aveva pace nemmeno in un momento di come quello della morte della sorella; in più, come se non bastasse, non poté entrare nella Terra Promessa, ma chi glielo faceva fare?! La certezza che se avesse continuato a perseverare dopo essersi ravveduto, avrebbe ottenuto molto di più nel cielo. La Bibbia ci dice che non ci fu mai più uomo o profeta simile a Mosè che abbia trattato a faccia a faccia con Dio, né uno simile per prodigi o miracoli o segni potenti e tremendi che il Signore fece per mezzo di lui. E chi apparve sul monte della trasfigurazione a Gesù? Mosè con Elia!
Puoi inciampare e cadere, certo, ma puoi anche decidere se restare a terra e farti calpestare o alzarti sapendo che se arrivi al traguardo avrai lo stesso il premio (2° Tim. 4: 7-8).