IL TAMARINDO DI ABRAAMO

Genesi 21:22-34

Scritto da Aceto Giacomo.

15/6/2019

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Abraamo a Beer-Sceba

34 In quel tempo Abimelec, accompagnato da Picol, capo del suo esercito, parlò ad Abraamo, dicendo: «Dio è con te in tutto quello che fai. 23 Giurami dunque qui, nel nome di Dio, che tu non ingannerai me, né i miei figli, né i miei nipoti; ma che userai verso di me e verso il paese dove hai abitato come straniero la stessa benevolenza che io ho usata verso di te». 24 Abraamo rispose: «Lo giuro». 25 Poi Abraamo fece delle rimostranze ad Abimelec a causa di un pozzo d'acqua di cui i servi di Abimelec si erano impadroniti con la forza. 26 Abimelec disse: «Io non so chi abbia fatto questo; tu stesso non me l'hai fatto sapere e io non ne ho sentito parlare che oggi». 27 Abraamo prese pecore e buoi e li diede ad Abimelec; e i due fecero alleanza.
28 Poi Abraamo mise da parte sette agnelle del gregge. 29 E Abimelec disse ad Abraamo: «Che cosa significano queste sette agnelle che tu hai messe da parte?» 30 Abraamo rispose: «Tu accetterai dalla mia mano queste sette agnelle, perché ciò mi serva di testimonianza che io ho scavato questo pozzo». 31 Per questo egli chiamò quel luogo Beer-Sceba, perché entrambi vi avevano fatto giuramento. 32 Così fecero alleanza a Beer-Sceba. Poi Abimelec, con Picol, capo del suo esercito, si alzò e se ne tornarono nel paese dei Filistei. 33 E Abraamo piantò un tamarindo a Beer-Sceba e lì invocò il nome del SIGNORE, Dio dell'eternità. 34 Abraamo abitò molto tempo come straniero nel paese dei Filistei.

Abraamo aveva risolto positivamente i diverbi con Abimelec, ora fra i due vi era un accordo di pace, il pozzo che Abramo aveva scavato e che era divenuto oggetto di contesa, ora era riconosciuto come proprietà di Abramo, insomma tutto andava per il meglio e quindi Abramo decide di piantare a Beer-Seba un albero, un tamarindo e dice la scrittura che li invocò il nome del Signore. Il tamarindo, detto anche “dattero dell’India”, è un albero da frutto tipico delle zone tropicali, in particolare dell'India, come ci suggerisce il nome stesso, appartenente alla famiglia delle Papillonacee, una famiglia di leguminose. La pianta del tamarindo è molto imponente, alta fino a 30 metri e larga fino a 7 metri di diametro, con una chioma folta di foglioline verdi, disposte a file di 10 opposte le une alle altre, i fiori sono bianchi striati di giallo e rosso. Proprio l’imponenza di questo albero ci fa dedurre che sotto l’albero, Abraamo trovava il posto migliore dove appartarsi e invocare il nome del Signore, una sorta di luogo appartato dove pregare Dio. Tutto questo ci deve fare riflettere che quando si ottiene la pace in una determinata situazione o luogo, il credente deve crearsi li un luogo appartato per ringraziare e lodare il Signore perché nella pace il Signore è disposto ad accettare la nostra lode e il nostro ringraziamento. Detto questo dobbiamo chiederci :
a) Vi è pace attorno a noi? “Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini” Romani 12:18.
b) Stiamo buttando le basi affinché chi ci sta attorno voglia vivere in pace con noi? “Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione” Romani 14:19”.
c) Ci siamo mai chiesti perché il nostro Dio è anche chiamato “l’Iddio di pace”?
- “Del resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e il Dio d'amore e di pace sarà con voi” 2Corinzi 13:11.
- “Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” Giovanni 14:27.
- “Or il Dio della pace sia con tutti voi” Romani 15:33. Amen.
d) Abbiamo piantato il nostro tamarindo?
Da ciò che abbiamo detto sorgono spontanee delle riflessioni:

1) QUANDO PIANTARE IL NOSTRO TAMARINDO?
Piantare simbolicamente il nostro tamarindo significa avere lottato per la pace ed averla ottenuta prima nel nostro cuore. Ciò vuol dire anche avere desiderato profondamente la pace attorno a noi “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” Matteo 5:9. Non possiamo dire che abbiamo pace con Dio quando poi non desideriamo vivere in pace con coloro che ci stanno attorno. Gesù ci insegna il metodo per eccellenza per vivere in pace con tutti, ((PERDONA)). “Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” Matteo 18:21-22…. “Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello»” Matteo 18:35. Creare un’oasi di pace vuol dire lavorare per essa, desiderarla ad ogni costo, combattere per essa, essere disposti anche a sacrificare il nostro orgoglio e anche qualcos’altro al fine di raggiungerla. Solo allora giunge il momento che possiamo piantare il nostro tamarindo.

2) PERCHE’ PIANTARE IN NOSTRO TAMARINDO?
Il tamarindo, come abbiamo accennato all’inizio, rappresenta quel luogo appartato dove il credente va a cercare la faccia di Dio per un’intima comunione per invocare il suo nome. Infatti proprio per la sua grandezza, l’albero era ed è in quei posti certezza di un luogo riparato dalla calura del sole, una sorta di oasi nel deserto dove potersi rilassare e da soli o in compagnia di altri e godere della frescura che l’albero garantisce. Il mondo in cui viviamo è una sorta di deserto in cui la mancanza dell’acqua della vita di Dio si vede e si sente. Ecco perché dobbiamo cercare con l’aiuto di Dio di creare attorno a noi un’oasi di vita e in essa piantare il nostro tamarindo. “perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. Poiché chi serve Cristo in questo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini. Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione” Romani 14:17-19. La presenza del tamarindo ci garantisce ombra, frescura, ed anche frutto buono da consumare. In più esso ha anche tante proprietà terapeutiche. Questo ci ricorda un altro albero descritto in apocalisse “In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l'albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni” Apocalisse 22:2.
Inoltre, proprio perché è un albero imponente, esso diventa anche punto di riferimento anche per altri che sono in cerca di oasi e di ristoro, ecco perché la sua presenza diventa essenziale e vitale.

3) DOVE PIANTARE IL NOSTRO TAMARINDO?
Espresso quanto detto, urge chiarire che la figura del tamarindo rappresenta l’anticipazione e realizzazione visibile del regno di Dio in terra. Detto ciò, comprendiamo dove dobbiamo piantare il nostro tamarindo o oasi di pace. In primo luogo nel nostro cuore, perché è la che il regno di Dio deve crescere per primo, ma non solo, infatti anche nella nostra casa esso deve sviluppare e crescere ed è normale pensare che nella casa dei figli di Dio ci sia la pace del Signore e un’oasi di ristoro per tutti i famigliari e quanti altri stanno attorno. In ultimo, ma non meno importante “la chiesa”, essa è l’oasi per eccellenza dove ogni credente deve desiderare potere andare e stare, dove realizzare la pace interiore ed esteriore, dove potersi nutrire spiritualmente e poter dissetare la propria sete spirituale.
- La chiesa è il luogo dove potersi riparare come ci si ripara all’ombra dell’albero dal caldo delle tribolazioni e persecuzioni di questo mondo“però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato” Matteo 13:21.
- La chiesa è importante anche perché è colonna e sostegno della verità “affinché tu sappia, nel caso che dovessi tardare, come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” 1Timoteo 3:15.
- Nella radunanza dei santi è piacevole stare“Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme!” Salmi 133:1

CONCLUSIONE
34 “Abraamo abitò molto tempo come straniero nel paese dei Filistei”.
Ringraziamo il nostro Dio che ci sta dando pace, che possiamo godere dell’acqua del pozzo del nostro Dio, che possiamo piantare il nostro tamarindo e cercare la faccia del nostro Dio e invocare il suo nome, ma non dimentichiamo che in questo mondo siamo sempre degli stranieri, la nostra patria ora è il regno di Dio e là vogliamo vivere. Abraamo visse da straniero nel paese dei filistei, noi viviamo da stranieri in questa società al fine di raggiungere ed ottenere la cittadinanza celeste “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore” Filippesi 3:20.
A Dio sia la gloria.