Chi dicono che io sia?

Giovanni 1:1

Scritto da Ivan77.

3/5/2020

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Chi dicono che io sia?

In principio era la parola, la parola era presso Dio, la Parola era Dio ('Gv 1:1')

Il primo versetto nel vangelo di Giovanni è uno di quelli che più esplicitamente dimostra l’identità e quindi la deità di Gesù Cristo e non a caso alcune denominazioni religiose ne hanno manipolato il senso, in particolare testimoni di Geova e Mormoni che attraverso le loro ‘personali’ bibbie stravolgono la vera identità del signore Gesù Cristo, ma analizzando il testo e approfondendo alcune parole dal punto di vista etimologico e grammaticale ne comprendiamo il vero significato.
La parola principio in greco, così come in italiano, può assumere davvero molti significati; in greco si traduce in “archè” ed esprime certamente il concetto di inizio, principio, origine, riferendosi a un avvenimento, un azione, ma può altresì tradursi, in relazione a una cosa, con estremità sia finale che iniziale, capo, inizio, fine, punta, ma anche quando esprime il fondamento, o i concetti che stanno alla base di un ragionamento, di una dottrina, di una scienza, di un ideale politico etc, per esempio dicendo: “i principi del comunismo” oppure “il principio della dinamica”; nella bibbia il principio assume spesso un significato più profondo, ovvero individua l’origine di tutte le cose, l’ inizio ma anche la fonte, l’autore della vita stessa e dell’esistenza come noi la percepiamo; quindi un principio che ha una identità precisa ma collocato in un tempo e in un luogo però indeterminati.
Dunque la bibbia non ci dice ne quando è stato il principio ne dove è cominciato ma è molto chiara su chi sia; se andiamo nella lettera ai colossesi nel primo capitolo ai versi 17,18 troviamo scritto: ‘Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato’; essere prima di ogni cosa, chiaramente definisce il concetto di essere il principio che poi più avanti ritroveremo letteralmente con: “egli è il principio”, archè, espresso nel senso assoluto del termine, quindi di tutto, ma collegandosi a “primogenito dei morti” riflette anche bene il concetto di principio in relazione alla resurrezione, ovvero il primo ad essere risorto dai morti.
Proseguendo nel primo capitolo del vangelo di Giovanni troviamo le parole “èn o lògos”, tradotto, ‘era la parola’ o ‘era il verbo’; facendo un salto in avanti al versetto 14 viene scritto: “e la parola è diventata carne e ha abitato per un tempo con noi..”,qui comprendiamo inequivocabilmente che la parola è Gesù Cristo, la parola creatrice, il centro esecutore della mente di Dio che si è manifestato all’umanità; però come sappiamo esistono molti falsi insegnamenti che smentiscono questa verità; uno in particolare, diffuso da una associazione di studiosi biblici, considera Gesù non come l’assoluta incarnazione della parola di Dio, ma semplicemente come un mezzo usato per enunciarla così come lo furono i patriarchi, i profeti, gli apostoli, ma che in Gesù trovò la sua più completa manifestazione; in sostanza, secondo loro, sarebbero solo divine le parole pronunciate da Gesù che invece è solo colui che le custodisce e le manifesta all’umanità. Potremmo dire molto riguarda a questa affermazione molto contorta ma mi limito a rispondere con un brano che troviamo in apocalisse che dice:”Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che cavalcava si chiama fedele e veritiero, perché giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è PAROLA DI DIO”.
Tornando alla citazione:“era la parola”, notiamo che viene utilizzato il verbo essere al tempo indicativo imperfetto e non è un caso: questo tempo indica in greco, come in italiano, un’azione continuativa del passato della quale no si conosce ne l’inizio ne la fine; facendo un esempio se provassimo a coniugare il verbo essere al passato prossimo diremmo: “in principio la parola è stata” quindi precisando che l’azione è iniziata in un determinato momento e così come se dicessi “in principio fu la parola” al passato remoto o in qualunque altra forma del passato; inoltre nel verbo essere mancando un elemento che descrive o precisa una qualità o un attributo del soggetto(la parola), emerge, in ‘era’ , il concetto di esistenza eterna; questo utilizzo un po’ particolare del verbo essere lo troviamo anche all’indicativo presente sia in esodo 3:14 quando Dio si rivela a Mosè come ‘l’io sono’:”Dio disse ancora a Mosè: “io sono colui che sono”Poi disse:”dirai così ai figli di Israele:”L’io sono mi ha mandato da voi” e sia nel vangelo di Giovanni nel capitolo 8 quando Gesù nel tempio dibattendo con i farisei più volte afferma di essere “l’io sono”,”perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che io sono morirete nei vostri peccati”.
Successivamente troviamo l’espressione: “kai o lògos en pros ton theon”che tradotta in italiano rende “il verbo era con Dio” o ‘presso il Dio; il soggetto è sempre la parola e di nuovo il verbo essere è coniugato all’imperfetto che, ricollegandoci al discorso precedente, non definisce ne l’inizio ne la durata di una azione; in questo caso ‘era’ con la preposizione ‘con’ mette in relazione le due persone, la Parola e Dio, evidenziando un legame fra loro eterno e quindi senza dubbio antecedente al principio.
Leggendo il testo in lingua originale ci imbattiamo in un un particolare molto interessante dal punto di vista grammaticale, che non vediamo nella traduzione italiana, ovvero la presenza dell’articolo determinativo ‘il’ (ton) davanti al sostantivo Dio che tradotto letteralmente diventa: “ e il verbo era con il Dio”, in greco: “kai o lògos en pros ton theon”; in tutto il versetto troviamo due volte la parola Dio ma curiosamente la seconda volta, nella parte finale, viene scritto senza articolo “theos èn o lògos” cioè “Dio era la parola”; questa ‘anomalia’ non si trova solo in questo brano ma praticamente in ogni libro del nuovo testamento, anche se c’è da dire che si trova scritto decisamente più volte con l’articolo.
In tutte le traduzioni questo dettaglio quindi non lo noteremo perché in ogni caso troveremo sempre la parola “Dio” senza articolo; se invece leggiamo il medesimo versetto nella traduzione del nuovo mondo, la bibbia dei testimoni di Geova, troveremo: “in principio era la parola, la parola era presso Dio, la parola era un dio”, perciò davanti al ‘secondo Dio’, non che ne esista un secondo, vediamo aggiunto un articolo indeterminativo che viene inserito in virtù di una regola grammaticale del greco antico che ora vedremo.
Per prima cosa in greco non esiste l’articolo indeterminativo: un, una, uno, ma esiste solo l’articolo determinativo: il, la, gli, i, le, per rendere la indeterminazione esistono fondamentalmente due regole: la prima è che quando davanti a un sostantivo si omette l’articolo, quindi come nel nostro caso, si potrebbe leggere come se avesse l’articolo indeterminativo; per esempio se scrivessi: “o anthropòs” tradurrei: “l’uomo”, perché c’è l’articolo “o” cioè “il”, invece, scrivendo solo ‘anthropos’ ,omettendo l’articolo, tradurrò“un uomo”.
La seconda è che quando voglio sottolineare l’indeterminatezza contro ogni ragionevole dubbio aggiungo, dopo il sostantivo, il pronome indefinito“tis,ti”, che si traduce generalmente in: uno, un, un qualche, una qualche, un tale e prendendo ancora come esempio la parola ‘uomo’ scrivendo: “anthropos tis” tradurrei: “un qualche uomo” o semplicemente “un uomo”.
Altra regola importante sull’utilizzo dell’articolo, dice che quando abbiamo un nome concreto che non è preceduto dall’articolo determinativo, si sta dando più attenzione alla natura o alla qualità della cosa piuttosto che alla sua individualità; nel nostro caso, tenendo conto di ciò, “theos èn o lògos” si tradurrebbe in “la parola era divina/di natura divina” che nel contesto biblico sono qualità che appartengono solo a l’unico Dio, mentre nel caso ci trovassimo in un ambiente politeista avremmo potuto tranquillamente pensare che la Parola fosse una qualsiasi divinità, perciò anche se nelle nostre bibbie trovassimo scritto “la parola era divina”, esprimendo quindi la qualità e non la singolarità del sostantivo, il senso non verrebbe alterato, anche se, “era Dio” risulta più indicato.
Alla luce di tutto questo penso che quest’ultima regola dal punto di vista grammaticale potrebbe essere la più consona al testo, mentre i traduttori della torre di guardia (testimoni di Geova), basandosi esclusivamente su dei loro preconcetti, hanno applicato la prima regola sopra menzionata così da rendere “la parola” ,cioè Cristo, un’ altro dio e un dio minore.
Ma ancor prima di una qualsiasi analisi grammaticale, mi domando come mai una religione monoteista che fonda il proprio credo sul Dio della bibbia, il quale non ha mai ammesso l’esistenza di altri dei ed ha sempre sostenuto di essere l’unico Dio o divinità, possa ammettere l’esistenza di una altro dio, infatti in tutta la bibbia non troviamo mai menzionata nessun altra divinità vivente, ma solo idoli e falsi dei; in Isaia leggiamo: “Io sono il signore, e non c’è un altro Dio! Io ti ho preparato, sebbene non mi conoscessi"ed anche gli stessi angeli sono solo creature; di satana (lucifero) viene scritto nel libro di Ezechiele al capitolo 28:15:“tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato finché non si trovo in te la perversità”; il Dio della bibbia non genera altri dei, questo genere di credenze le possiamo trovare nella mitologia greca; quindi solo questo ragionamento basta a convincere che è stata decisamente una forzatura aggiungere l’articolo indeterminativo.
Aggiungerei inoltre che l’uso dell’articolo in greco è in genere strettamente legato anche molto all’autore; ha delle regole,come abbiamo visto, ma non sempre vengono seguite e quindi non possiamo mai tradurre applicandole alla lettera e bisogna comunque sempre tener conto del contesto generale; personalmente penso che l’apostolo abbia voluto fare una distinzione visibile nel testo fra le due persone; considerando “..ton theon(o theos)” con l’articolo “il padre” e “theos” senza articolo “il figlio” e quindi due persone distinte, se avesse messo in ambedue l’articolo il messaggio sarebbe stato che la parola era “il padre” mentre cosi si intuisce che la “parola”, pur avendo la stessa essenza e gli stessi attributi divini del padre, è una persona distinta.
A questo punto sorge una domanda legittima: considerando che Dio è uno solo, come può la parola essere con Dio e nello stesso tempo essere Dio? E’ difficile dare un spiegazione a questa verità, ne troviamo molte insondabili nella bibbia; un credente le accetta per fede, sapendo che la mente umana è limitata e neanche lontanamente paragonabile a quella del nostro creatore:“Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri , ma rifiutandole, perché vanno contro la nostra razionalità poniamo a Dio dei limiti e lo abbassiamo alla nostra statura.
Anche in questa parte finale ritroviamo il verbo essere all’imperfetto, trasmettendo di nuovo un senso di tempo imprecisato che traspare l’eternità; la parola eternamente Dio ed eternamente con Dio.
E’ una domanda importantissima quella che Gesù fa ai suoi discepoli: “Chi dicono che io sia?” Chi è per il mondo Gesù? Un semplice uomo?, solo un grande profeta?, un altro Dio, un angelo? o un personaggio inventato? Non è un dettaglio il modo in cui consideriamo e identifichiamo la persona di Gesù, non godremo mai della presenza eterna del nostro creatore se non attribuiamo a Cristo la sua vera identità; molti credono pienamente nel disegno e nello scopo della sua venuta, ma non riusciranno mai a comprenderlo pienamente se non riconoscono la sua vera e evidente natura; la domanda che Cristo fece ai suoi discepoli non fu:”che cosa dicono che sia venuto a fare” ma “chi dicono che io sia”ed quindi per lui una questione decisamente importante; Gesù non rivela mai apertamente di essere Dio perché si aspetta che noi lo riconosciamo e la confessiamo, come fece Tommaso toccando il suo costato e dicendo: “Signore mio e Dio mio”, che non fu un semplice esclamazione di stupore, come molti insinuano, ma fu una sincera confessione; nella lettera ai romani al capitolo 10 verso 9 leggiamo:”perché se con la bocca avrai confessato Gesù come signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato”; qui vediamo le due condizioni essenziali e inseparabili ai fini della salvezza e non intercambiabili nell’ordine: prima confessare e poi credere perché confessando Gesù come Signore e Dio sarà davvero decifrabile la sua opera; Tommaso non fu un buon esempio per noi, dovette prima verificare il compimento della sua opera per confessare la sua natura, noi non avremo mai questo privilegio ma Gesù ha detto:”beati quelli che crederanno senza aver visto”.