Gesù apre tutti gli occhi

Marco 7:31-8:33

Scritto da Richard Wilson.

14/2/2002

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Questi racconti contengono alcuni punti strani, ed anche molte ripetizioni. Per esempio, la guarigioni del sordomuto e del cieco hanno molto cose in comune:
- il malato è condotto a Gesù da altri affinché lo tocchi (7:32; 8:22);
- Gesù conduce il malato lontano dagli altri (7:33; 8:23 – l'unica altra volta che fa similmente è 5:37);
- Gesù tocca il malato e usa la saliva (7:33; 8:23) – di solito guarisce con una parola;
- Gesù apre gli orecchi o gli occhi (7:35; 8:24).
Quello che è strano invece è che Gesù fa due tentativi per guarire il cieco. La prima volta il cieco ci vede ma male, solo dopo la seconda volta vede chiaramente. È l'unica volta che succede così, che sembra un miracolo non abbia funzionato come doveva. Siccome il resto del Vangelo testimonia all'abilità di Gesù di guarire subito, ci deve essere un motivo per cui Gesù ha deciso di guarire in due tempi. Probabilmente era una parabola visiva, per illustrare quello che stava per succedere, come vedremo.

Alcuni temi ripetuti in questi racconti sono la sordità e la cecità, non solo nelle due guarigioni, ma anche in 8:18, e il pane. Abbiamo già visto in 7:27 che il compito di Gesù è di dare pane (spirituale) a Israele. Poi in 8:1-8 c'è la moltiplicazione dei pani per 4000 – un'altra ripetizione, perché qualche settimana prima, in 7:30-44, Gesù aveva moltiplicato i pani per 5000. Nella luce di questa ripetizione, quello che è strano (in un certo senso) è la risposta dei discepoli, "Come si potrebbe mai saziarli di pane qui, in un deserto?" Come hanno potuto dimenticato la moltiplicazione precedente? Ho scritto "in un certo senso", perché anche se mi sembra strano che i discepoli abbiano già dimenticato la potenza di Gesù, posso capire perché hanno risposto così, perché anch'io ho una pessima memoria per quanto riguardo la potenza di Gesù. Io so che Gesù può provvedere tutti i miei bisogni, lo leggo qui e nel resto della Bibbia, ma mi preoccupo comunque di che cosa mangerò o berrò, di che mi vestirò (Matteo 6:25,31). Ho visto Dio rispondere molte volte alle mie preghiere, ma ancora non prego abbastanza. Ho visto che Gesù è il mio sovrano, ma nonostante ciò continuo a cadere e fare quello che voglio io e non quello che Gesù vuole che io faccia. Comunque, per essere preciso non è che i discepoli abbiano dimenticato, piuttosto non hanno capito. Anche questo vedremo fra breve.

I discepoli non erano gli unici a dimenticare o non capire i miracoli di Gesù. Anche i farisei gli hanno chiesto un segno dal cielo, per metterlo alla prova (8:11). Ma anche i farisei avevano già visto i suoi miracoli. Non avevano bisogno di vederne altri; avevano bisogno di capire quelli che avevano visto, di attribuirli a Dio invece di attribuirli a Satana (3:22). Come sempre, quando qualcuno gli ha chiesto di fare un miracolo per dimostrare chi era, Gesù ha rifiutato. Gesù faceva miracoli perché aveva compassione, non come prova della sua natura.

Il discorso nella barca è centrale per questi racconti. Gesù avverte i discepoli del lievito dei farisei e di Erode. In quella cultura, il lievito era un simbolo della corruzione (in Matteo 13:33 è positivo, ma altrove ha sempre un senso negativo) che si diffonde in tutto il corpo. Come risposta a quello che era appena successo con i farisei, dovrebbe essere un avvertimento contro l’incredulità, di vedere i segni ma di non capirne il significato. I discepoli sono così? Sembra proprio di sì, perché non hanno capito affatto questo avvertimento; hanno pensato che Gesù parlasse solo di pane materiale, e che li abbia rimproverati perché avevano dimenticato di portare più di un solo pane (8:14,16). Gesù adesso li rimprovera davvero, perché non hanno riflettuto e non hanno capito; avevano occhi ma non vedevano, orecchi ma non udivano. Non ricordavano le due moltiplicazioni dei pani. Non c’era bisogno di preoccuparsi di avere solo un pane, non poteva Gesù moltiplicarlo per tutti? Non avevano ancora capito (8:17-21; vedi anche 6:52; 4:13 e i brani che Gesù cita in quel versetto).

I discepoli erano, quindi, spiritualmente sordi e ciechi. Come potevano capire chi era Gesù? Nella guarigione prima di questo discorso Gesù ha aperto gli orecchi ad un sordomuto; subito dopo aprirà gli occhi ad un cieco. Come ha affermato la folla, Gesù "ha fatto ogni cosa bene; i sordi li fa udire, e i muti li fa parlare". Questa è anche una verità spirituale; siamo tutti sordi e ciechi, e anche a noi Gesù apre gli orecchi e gli occhi affinché capiamo chi è. Così, subito dopo, mentre viaggiano, Gesù chiede ai discepoli cosa dicano che lui sia. Pietro risponde per tutti i discepoli: "Tu sei il Cristo" (8:29). Finalmente ci vede! Finalmente ha capito. Il brano parallelo in Matteo 16:17 spiega come Pietro è riuscito a capire: "Non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli". Bisogna sempre che gli orecchi e gli occhi siano aperti, perché siamo incapaci di capire da soli, come un sordomuto o un cieco sono incapaci di guarirsi.

Pietro adesso ha capito tutto? La risposta è negativa. Subito dopo, quando Gesù ha cominciato a spiegare cosa significa essere il Cristo, Pietro l'ha rimproverato – Gesù sbagliava, secondo lui. Ma era Pietro che non capiva il significato di essere il Cristo, non Gesù, e Gesù rimproverò invece Pietro: "Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini" (8:33). Gesù non aveva ancora finito con Pietro, doveva aprirgli gli occhi di più affinché capisse di più, affinché vedesse meglio. Per questo Gesù ha guarito il cieco in due tempi, per illustrare quello che sarebbe successo a Pietro, e a noi. Come Gesù ha dato un po' di vista al cieco, prima di guarirlo completamente, così Pietro ha iniziato a vedere un po', ma Gesù avrebbe continuato ad aprirgli gli occhi sempre di più per il resto del tempo che erano insieme, a Paolo avrebbe continuato a crescere nella sua comprensione di Gesù per tutta la sua vita (per esempio Atti 10:9-16; Galati 2:11-14). Così anche noi dobbiamo continuare a chiedere che Gesù si riveli di più a noi, che possiamo capire che è, quello che ha fatto per noi, e come dobbiamo vivere. E che non dimentichiamo ogni giorno quello che ha già fatto per noi.