Fede e paura

Marco 4:35-5:20

Scritto da Richard Wilson.

16/2/2002

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In Marco 4:35-41 c’è il primo di quattro miracoli che Gesù fece durante lo stesso giorno in cui raccontò le parabole del capitolo 4. Mentre Gesù e i discepoli passavano all'altra riva del mare di Galilea, ci fu una grande tempesta. Gesù doveva essere molto stanco, perché dormiva nonostante il pericolo alla barca. I discepoli lo svegliarono e lo rimproverarono: "Maestro, non t'importa che noi moriamo?" Gesù rispose, prima rimproverando la tempesta – "Taci, calmati!" – e poi i discepoli: "Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?" Se avessero avuto fede in Gesù e nel motivo per cui era venuto, avrebbero saputo che non poteva morire in quel modo.

Come risposero i discepoli a questo miracolo? Avevano più paura di prima! È più pauroso un uomo che può calmare una tempesta, che la tempesta stessa. Questo è perché non avevano ancora fede; infatti, spesso nella Bibbia il contrario della fede non è l'incredulità ma la paura. Senza fede, abbiamo un buon motivo per aver paura delle tempeste della vita, e ancora di più di Gesù. Non basta neanche essere nella stessa barca di lui se non crediamo in lui come lui è in realtà. Ma con la fede, non c'è più motivo di paura se Gesù è con noi. Infatti, un simbolo della chiesa nell'arte cristiana della chiesa primitiva era proprio una barca in un mare tempestoso.

Arrivati all'altra riva, Gesù e i discepoli incontrarono un indemoniato, posseduto da molti demoni. Gesù ordinò allo spirito immondo di uscire dall'uomo, e lo spirito scongiurò Gesù di non tormentarlo, perché non era ancora il tempo (5:7-8; Matteo 8:29). Gli spiriti immondi sapevano che Gesù li avrebbe sconfitti, causando il loro tormento nell'abisso (1:24; Luca 8:31; Apocalisse 20:1-3,10), ma allora non era il tempo per questa sconfitta. Gesù, in quel periodo, doveva legare l’uomo forte (3:27), scacciando il demone nel branco di porci, ma non ancora mandarlo in perdizione.

Forse gli abitanti della città avevano paura dell'indemoniato quando nessuno poteva tenerlo legato. Ma sicuramente avevano più paura quando videro l'indemoniato guarito, perché significava che c'era un potere ancora più grande presente. Così, c'è uno dei momenti più tristi del Vangelo; avendo visto una guarigione miracolosa, avendo conosciuto un potere che poteva conquistare il male, chiesero a Gesù di andarsene (5:15-17). Forse erano preoccupati del costo di avere Gesù nella propria presenza (avevano già perso 2000 porci), forse pensavano di fare la fine dello spirito immondo piuttosto di quella dell'indemoniato. Ma in ogni caso la mancanza di fede produce la paura. Gesù fece quello che avevano richiesto e partì, non senza però un ultimo atto di grazia: comandò all'ex-indemoniato di stare lì per raccontare le grandi cose che il Signore gli aveva fatte, e come aveva avuto pietà di lui (5:19-20). Forse non senza frutto, perché quando Gesù ritornò alla zona della Decapoli in 7:32-37 trovò alcuni che credevano almeno nei suoi poteri per guarire.

Il terzo e il quarto miracolo sono raccontati insieme: Gesù andava a casa di Iairo per guarire la sua figlia, quando fu interrotto dalla donna con le perdite di sangue. Mentre la guariva, la figlia morì, così Gesù risuscitò la figlia invece di guarirla. Anche in questi racconti c'è il contrasto fra la paura e la fede. Non è detto che la donna avesse paura, solo dopo la guarigione aveva paura perché era stata scoperta. Invece Gesù confermò che la sua fede l’aveva salvata e guarita (5:33-34). La parola di Gesù a Iairo quando seppe che sua figlia era morta era invece, "Non temere; soltanto continua ad aver fede" (5:36).

Una lezione per noi quindi è chiaramente di non avere paura, ma invece fede. Il problema è spesso che non abbiamo paura perché svuotiamo Gesù della sua potenza, non riflettiamo su quello che fa al male, su quello che può fare a noi. Gesù il giudice e che esegui i suoi giudizi è potente e spaventoso. Dovremmo avere paura di questo giudizio, e mettere la nostra fede in lui. Perché nella barca con lui, siamo al riparo, e non c'è più motivo di paura né di lui né di alcun altra cosa – se Dio è per noi chi sarà contro di noi?

C'è anche una seconda lezione, che forse è più importante perché ci insegna chi è Gesù, che è lo scopo di questa parte del Vangelo. Per capire quello che questi miracoli ci dicono di Gesù, bisogna leggere alcuni versetti all'inizio della Bibbia, Genesi 3:14-22. Dopo il peccato di Adamo e Eva, Dio spiega loro le conseguenze di questo peccato. Il mondo non sarà più perfetto come nel giardino, ma invece:
1) ci sarà inimicizia fra Satana (rappresentato dal serpente) e l'umanità (il versetto 15);
2) ci saranno problemi di salute, in modo particolare dolori nel parto (il versetto 16);
3) la Natura sarà maledetta, sarà contro l’umanità invece di soggetta ad essa (i versetti 17-19); e
4) l'uomo morirà (i versetti 19 e 22).
In questi quattro miracoli, abbiamo visto la potenza e la superiorità di Gesù prima sulla Natura, poi su Satana, sulla malattia e infine sulla morte. Cioè, Gesù rovescia queste quattro conseguenze della caduta. (A volte si sente dire che miracoli sono eventi fuori dell'ordine naturale del mondo. Ma in un certo senso il contrario è vero: il peccato, tempeste, il male, malattie e la morte non sono naturali, e i miracoli di Gesù ripristino il vero ordine naturale.) Senz'altro, Gesù non rovesciò ancona in modo completo queste conseguenze – ci sono tutt'oggi questi problemi – ma dimostrò di avere autorità su esse. La vittoria finale deve aspettare la fine di questo mondo e la nuova Gerusalemme, quando Satana sarà gettato nell'abisso (Apoc 20), e dove "il mare non c’è più... non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore" (Apoc 21:1-4). Perché come per mezzo di un uomo, Adamo, è venuto la morte, così per mezzo di un altro, Gesù, è venuto la risurrezione (1Corinzi 15:21-22). Gesù, facendo questi quattro miracoli, dimostrò che è lui che può ripristinare la perfezione del mondo, cancellando le conseguenze del peccato. E può cancellare le conseguenze del peccato perché ha cancellato il peccato di Adamo e di noi, dando la propria vita come prezzo di riscatto per molti (10:45).