C.E.I.:

Giovanni 3,30

Egli deve crescere e io invece diminuire.

Commentario:

Giovanni 3,30

30. Convien ch'egli cresca, e ch'io diminuisca

I suoi discepoli dovevano dunque restare contenti con quanto accadeva, non solo perché ciò riempiva di gioia il cuore del loro Maestro, ma pure perché era cosa voluta da Dio. La parola conviene nel Nuovo Testamento indica ordinariamente il volere di Dio. È ordinato che Cristo deve crescere, attraendola sé non solo quelli che fino ad ora sono andati a Giovanni; ma in seguito, tutte le nazioni, tribù e lingue dalla terra. Gesù conferma queste parole di Giovanni dicendo: "Ed io, quando sarò levato in su dalla terra, trarrò tutti a me" Giovanni 12:32, Vedi pure Filippesi 2:9-10. La crescenza di Cristo doveva necessariamente produrre la decrescenza dell'opera preparatoria di Giovanni, come la stella mattutina perde il suo splendore quando si alza il sole; imperocché egli era stato mandato ad annunziare la venuta di Cristo, ad additarlo al popolo, quindi doveva scomparire. Tale era il piano di Dio. Ogni fedele ministro dell'evangelo, il cui scopo è di annunziare Cristo e di esaltarlo, dovrebbe, come il Battista, accettare le umiliazioni, purché il suo Signore sia ricercato e glorificato dagli uomini. Nello stesso modo che molti commentatori fanno terminare bruscamente il discorso del Signore con Nicodemo al ver. 15, considerando i versetti 15-21 come un commento dell'Evangelista alle parole del suo Maestro; così non pochi critici moderni sostengono che la testimonianza del Battista a Gesù si chiude col versetto 30, e considerano il resto del capitolo, come delle riflessioni dell'Evangelista. Così fanno specialmente perché i sentimenti di questi ultimi versetti paiono loro in disaccordo col tempo e colla posizione del Battista, e perché il loro stile è proprio quello dell'Evangelista. Ma chiunque, ricordandosi che il Battista parlò "essendo sospinto dallo Spirito Santo", studia attentamente lo sviluppo della sua dottrina, dalle prime notizie datene dai Sinottici, alla sua sublime proclamazione di Gesù quale "l'Agnello di Dio" Giovanni 1:29,36, troverà di lieve peso la prima di quelle ragioni; imperocché la sua testimonianza di Cristo e delle benedizioni che egli reca con sé, sempre più chiara ed elevata, è proprio quella che si doveva aspettare da uno che "cresceva nella conoscenza di Cristo", sotto l'influenza dello Spirito Santo, e il cui "sentiero è come la luce che spunta, la quale va vieppiù risplendendo, finché sia chiaro giorno" Proverbi 4:18. In quanto alla somiglianza dello stile di questi versetti con quello dell'Evangelista, basti l'osservare la mancanza di qualsiasi indizio che il narratore prenda il posto di colui del quale riferisce le parole; né, in quanto segue, nulla troviamo che supponga una tale transizione. Al contrario, l'uso ripetuto del tempo presente Giovanni 3:31-32,34, è chiaro indizio che Giovanni riferisce le parole del Battista; mentre l'interna coerenza del discorso, nel quale il Maestro spiega ai suoi discepoli perché il Cristo doveva crescere, mentre egli medesimo si eclissava è grandemente in favore della sua continuità.

PASSI PARALLELI

Salmi 72:17-19; Isaia 9:7; 53:2-3,12; Daniele 2:34-35,44-45; Matteo 13:31-33

Apocalisse 11:15

Atti 13:36-37; 1Corinzi 3:5; 2Corinzi 3:7-11; Colossesi 1:18; Ebrei 3:2-6


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