Nuova Riveduta:

1Giovanni 2:17

E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.

C.E.I.:

1Giovanni 2:17

E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!

Nuova Diodati:

1Giovanni 2:17

E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.

Bibbia della Gioia:

1Giovanni 2:17

Il mondo però passa, e con lui passeranno anche queste cose proibite, ma chi fa la volontà di Dio vive in eterno.

La Parola è Vita
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Riveduta:

1Giovanni 2:17

E il mondo passa via con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio dimora in eterno.

Diodati:

1Giovanni 2:17

E il mondo, e la sua concupiscenza, passa via; ma chi fa la volontà di Dio dimora in eterno.

Commentario:

1Giovanni 2:17

A distogliere i lettori dall'amore del mondo, Giovanni aggiunge un'ultima considerazione tratta dal carattere passeggero del mondo.

E il mondo passa via con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio dimora in eterno.

Quel ch'è oggetto di concupiscenza nel mondo e quel ch'è strumento e sede di concupiscenza, tutto è ugualmente di sua natura. passeggero; la carne decade, gli occhi si offuscano, i beni esterni periscono, la terra stessa con tutto quel ch'è in essa sarà arsa. Il mondo contaminato dal peccato è destinato a sparire per far posto a nuovi cieli e a nuova terra, ove la giustizia abiterà; gli uomini che avranno scientemente perseverato nel male saranno inabissati nella morte seconda; ma chi fa la volontà di Dio appartiene ad un ordine di cose ch'è destinato a sussistere in eterno. Chi è unito al Dio ch'è eterno, possiede vita e felicità eterna. (Cfr. Giovanni 8:35).

AMMAESTRAMENTI

1. I grandi fatti su cui poggia il cristianesimo, le sue dottrine fondamentali, i suoi principii morali, hanno ad essere sempre rammentati ed inculcati ai cristiani anche provetti. La "parola udita dal principio" non invecchia col passar dei secoli.

Il comandamento ch'è l'anima di tutta, la morale cristiana, emana dal Dio ch'è amore ed è stato dato ab antico; ma Cristo lo ha proclamato in tutta, la sua ampiezza e profondità chiamandolo perciò "nuovo" e lo ha illustrato col suo esempio in un modo davvero nuovo. Esso non può invecchiare nè esser sorpassato, perchè è legge di perfezione; ha solo bisogno d'esser compreso in tutta la sua estensione e praticato dai cristiani. A misura ch'esso compenetra la vita individuale e sociale, se ne scopre meglio la bellezza e l'eterna freschezza. È difficile perfino immaginare quel che sarebbe il mondo se retto dalla gran legge dell'amore. L'arido deserto devastato dai venti dell'egoismo, dell'odio, della violenza, fiorirebbe come giardino innaffiato, sotto i raggi del sole. Salutiamo con gioia e con fede ogni progresso verso la vittoria finale dell'amore cristiano; son segni che le tenebre passano e che la vera luce cresce finchè raggiunga il pien meriggio. Felici noi se colle nostre preghiere, colle nostre parole, colla nostra vita penetrata dall'amore celeste, avremo fatto brillare in mezzo alle tenebre del mondo qualche raggio della vera luce! Lo fecero quei cristiani primitivi di cui dicevano i pagani: «Vedete questi cristiani come si amano e son pronti a morire l'uno per l'altro!» «Si amano, anche prima di conoscersi».

2. Giovanni scrive le sue esortazioni a dei cristiani, perchè sono cristiani, e le scrive a tutti i cristiani delle chiese cui è rivolta la sua lettera, qualunque sia la loro età o il grado della loro esperienza. Quando Gesù riconfermò Pietro nell'apostolato gli diede l'ordine di pascere gli agnelli, le pecorelle e le pecore; così deve fare ogni fedele pastore. Rivolgere esortazioni alla santificazione a persone che non sono ancora cristiane, che non si sono pentite e non hanno creduto nel Cristo Salvatore, è fare opera vana, è un voler edificare quando manca il fondamento, un pretender frutti buoni da un albero salvatico, un esortare a crescere chi non è ancora nato, uno spingere all'attività chi è tuttora morto spiritualmente. Le esortazioni cristiane vanno rivolte ai cristiani, ma a tutti i cristiani perchè tutti ne hanno bisogno, anche i più provetti.

Sono tre le esperienze fondamentali mentovate qui dall'apostolo come fatte dai cristiani. La prima è quella del perdono dei peccati cercato attraverso le angoscie della coscienza risvegliata e trovato soltanto allorchè l'anima ha contemplato Cristo qual vittima espiatoria e si è abbandonata a Lui con fede. Allora la pace ha inondato l'anima. La seconda è l'esperienza di una forza nuova sopranaturale, comunicata all'anima credente e che l'ha fatta capace di rompere decisamente col peccato, di spezzar le catene del vizio, di abbandonare le cattive compagnie, di sprezzare il vituperio che il mondo getta su chi segue Cristo, in una parola di vincere la prima grande battaglia col Maligno: quella, che va connessa, colla, conversione. La terza esperienza è una conoscenza nuova, intima, profonda, progressiva, che il mondo non può dare ma che viene dallo Spirito: conoscenza del Padre, del suo amore infinito, della sua misericordia, della sua paziente tenerezza: conoscenza di Cristo qual Figliuol di Dio che era dal principio ed è venuto nel mondo a salvare col suo sacrificio quelli ch'eran perduti. Chi ha fatto quelle tre fondamentali esperienze può dirsi veramente cristiano.

3. Pregando per i suoi, Gesù disse: «Io non ti prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Santificali mediante la verità». Il mondo materiale creato da Dio, il cristiano può servirsene per provvedere ai bisogni della sua vita terrena purchè "con rendimento di grazie"; può giovarsene per accrescere la propria conoscenza delle perfezioni di Dio. Il mondo umano lo può e lo deve amare come Dio lo ama, cioè per salvarlo, per affrancarlo dal peccato che lo perde. Ma "il mondo" in quanto serve a caratterizzare i principii, le tendenze, le brame, le abitudini, il genere di vita materialista, sensuale, egoistica, vanitosa degli uomini quali il peccato li ha fatti, quel mondo il cristiano non lo può e non lo deve amare. Egli appartiene a una sfera superiore ch'è quella del regno di Dio ove la norma della vita è la volontà del Padre. Ma quanto ha bisogno che gli venga ripetuto l'avvertimento di guardarsi dalla mondanità! Se ne avevano bisogno i cristiani cui scrive Giovanni, quanto più quelli dell'oggi che si studiano di unire due cose incompatibili ed opposte: la professione cristiana e la mondanità. Tutta quella vita di concupiscenze e di vanità, di piaceri, d'intemperanze, di lusso, di fasto, di avidità di guadagno per superare gli altri, di brama di brillar nel mondo, è vita senza Dio, nonostante la vuota professione cristiana; è vita lungi da Dio, è vita opposta all'ideale voluto da Dio. Ove penetra l'amor del mondo, muore l'amor di Dio; ove il cuore, la mente, l'attività, si muovono nell'atmosfera della mondanità, la fiamma della vita religiosa si affievolisce e finisce collo, spegnersi. Essa ha bisogno di ossigeno celeste per prosperare.

Come tutte le cose contrarie al voler di Dio, la mondanità, porta in sè il suo verme roditore e la sua condanna. «Il mondo passa colla sua concupiscenza». Passano i piaceri, passano le ricchezze, passano le cose che dilettaron gli occhi, passa la gloria del mondo, passa tutto quel che fece palpitare i cuori, che fu oggetto di tanto desiderio e di cotanti sforzi; passa la gioventù, e la forza e la salute e la vita terrena. Ultimo avanzo, restano i monumenti nel campo della morte e anche quelli son dimenticati e cadono! Quali delusioni cocenti, qual vuoto delle anime! Quale vanità! L'anima ch'è fatta per le cose alte, pure, sante, durature non può trovar requie nè felicità che in Dio. Chi fa la sua volontà dimora in eterno; non perde la sua vita terrena ed assicura il suo avvenire nel mondo delle realtà superiori ed eterne.

Riferimenti incrociati:

1Giovanni 2:17

Sal 39:6; 73:18-20; 90:9; 102:26; Is 40:6-8; Mat 24:35; 1Co 7:31; Giac 1:10,11; 4:14; 1P 1:24
Sal 143:10; Mat 7:21; 21:31; Mar 3:35; Giov 7:17; Rom 12:2; Col 1:9; 4:12; 1Te 4:3; 5:18; Eb 10:36; 1P 4:2
Sal 125:1,2; Prov 10:25; Giov 4:14; 6:58; 10:28-30; 1P 1:5,25

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