Nuova Riveduta:

1Pietro 2:25

Poiché eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.

C.E.I.:

1Pietro 2:25

dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore,
ma ora siete tornati al pastore
e guardiano delle vostre anime.

Nuova Diodati:

1Pietro 2:25

Eravate infatti come pecore erranti, ma ora siete tornati al pastore e custode delle anime vostre.

Bibbia della Gioia:

1Pietro 2:25

Come pecore che si sono disperse, vi eravate allontanati da Dio, ma ora siete ritornati al vostro pastore, al guardiano delle vostre anime, che vi protegge da ogni male.

La Parola è Vita
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Riveduta:

1Pietro 2:25

Poiché eravate erranti come pecore; ma ora siete tornati al Pastore e Vescovo delle anime vostre.

Diodati:

1Pietro 2:25

Perciocchè voi eravate come pecore erranti; ma ora siete stati convertiti al Pastore, e al Vescovo delle anime vostre.

Commentario:

1Pietro 2:25

Poichè eravate erranti come pecore,

in Isaia 53:6: "tutti eravamo erranti come pecore" allontanatesi dal pastore, fuori della retta via, esposte a tutti i pericoli, condannate a perire miseramente;

ma ora siete tornati o: siete stati ricondotti, al Pastore e Vescovo delle anime vostre,

cioè a Cristo ch'è il buon pastore il quale, dopo aver dato la sua vita per le pecore, le chiama, le conduce al pascolo, prende amorevole cura di ognuna, le difende dai nemici, dà loro "la vita eterna", talchè "non periranno mai" e nessuno gliele potrà rapire Giovanni 10. Il termine vescovo significa sorvegliante, sovrintendente, ed equivale qui a quello di pastore, accentuando l'idea della vigilanza continua di Cristo sui suoi redenti allo scopo di provvedere al loro bene. Seguendo il buon Pastore nella via della giustizia, i domestici cristiani risponderanno all'alto fine in vista del quale Cristo sofferse per loro.

AMMAESTRAMENTI

1. Il cristianesimo non ha recato agli uomini un sistema di costituzione politica, nè un programma di riforme sociali ed economiche. Esso riconosce perciò le autorità politiche costituite di fatto in ogni paese e le istituzioni sociali esistenti, compresa la schiavitù. Ordina ai cittadini la sottomissione alle autorità e agli schiavi l'ubbidienza ai padroni, anche se cattivi. Quel che il cristianesimo reca è il grande annunzio della salvezza procurata ai peccatori, senza distinzione, mediante la morte del Cristo; è l'annunzio che chiunque si pente e crede ha parte ai beni della salvazione, sia egli schiavo o libero, giudeo o greco, uomo o donna. I credenti tutti sono ugualmente figliuoli di Dio, eredi con Cristo della vita eterna, e nella chiesa gli schiavi hanno il loro posto accanto ai padroni. Le verità ed i fatti che il cristianesimo depose in seno all'umanità antica come un lievito non dovevano nè potevano determinare una rivoluzione immediata nella società umana; ma erano destinati ad agire lentamente nei cuori e nelle menti, dissipando gradatamente vecchi errori e, per via di evoluzione. determinando il rinnovamento o il risanamento dei costumi, delle leggi e degli ordinamenti sociali e polirtici. Le rivoluzioni violente possono ottener risultati immediati anche buoni; ma questi sono un frutto immaturo di breve durata; mentre le riforme maturate lentamente nelle coscienze son durature. Sotto l'influsso dei principii cristiani la schiavitù, nella sua forma più ripugnante e barbara, è caduta; e le relazioni tra lavoranti e datori di lavoro, tra padroni e domestici, qualora lo spirito anticristiano di odio e di violenza non abbia il sopravvento, progrediscono nel senso del riconoscimento sempre più completo della dignità umana dell'operaio. La pratica coscienziosa del proprio dovere è la via tracciata da Dio all'operaio, al domestico, all'impiegato cristiano. La violenza potrà forse abbattere una tirannia coi suoi abusi, ma per sostituirvene una peggiore.

2. Soffrire ingiustamente, soffrire facendo il bene od anche perché si fa il proprio dovere, è cosa dura; tanto più dura per il cristiano che conosce la dignità cui lo ha innalzato, la grazia di Dio ed ha un senso più vivo di ciò ch'è giusto od ingiusto. Eppure non dobbiamo dimenticare che, nel mondo nemico di Dio, il discepolo di Cristo è chiamato a sopportare con pazienza delle accuse ingiuste, delle calunnie, degli odii immeritati, delle ingiurie, dei mali trattamenti e delle persecuzioni. Per non cedere allo scoramento venendo meno nella fede, per vincere i sentimenti di ribellione, di risentimento, di rancore, di vendetta, ricordiamo del continuo le tre parole di Pietro. "È cosa grata a Dio il patire ingiustamente per motivo di coscienza dinanzi a Lui"; "siamo chiamati come discepoli di Gesù a sopportare con pazienza i mali trattamenti come c'insegna l'esempio del nostro maestro e modello supremo"; "Cristo ha sofferto la morte della croce per espiare i nostri peccati e per affrancarci dal male e farci capaci di viver giustamente e piamente quaggiù". Del resto, a suo tempo, il giusto Giudice saprà dissipare ogni menzogna e far rifulgere l'innocenza di coloro che il mondo ha vilipesi.

3. La ragione umana che volentieri travisa le dottrine che non le vanno a genio, ha tacciato di assurda, di giudaica, di moralmente ripugnante ecc., la dottrina della sostituzione volontaria del giusto agli ingiusti affin di portar la pena dovuta ai loro peccati e render possibile il loro perdono ed il loro rinnovamento morale. E certo non si devono negare i iati misteriosi di questa dottrina; ma resta pur sempre vero ch'essa è insegnata dalla prima all'ultima pagina dei documenti della Rivelazione. La proclamano nel loro linguaggio simbolico i sacrifici ordinati dalla legge mosaica; la proclama la sublime visione profetica del Servo dell'Eterno che soffre e muore per i peccati del popolo Isaia 53; la proclama il Cristo nel suo insegnamento; la predicano i suoi apostoli tutti ed essa echeggia fin negli inni celesti dei riscattati. Essa sola può dare vera pace alle anime oppresse dal peso delle loro colpe, e accender nei cuori la fiamma di una vita nuova.

Riferimenti incrociati:

1Pietro 2:25

Sal 119:176; Is 53:6; Ger 23:2; Ez 34:6; Mat 9:36; 18:12; Lu 15:4-6
1P 5:4; Sal 23:1-3; 80:1; CC 1:7,8; Is 40:11; Ez 34:11-16,23,24; 37:24; Zac 13:7; Giov 10:11-16; Eb 13:20
Eb 3:1; At 20:28

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