Nuova Riveduta:

1Tessalonicesi 5:13

e di tenerli in grande stima e di amarli a motivo della loro opera. Vivete in pace tra di voi.

C.E.I.:

1Tessalonicesi 5:13

trattateli con molto rispetto e carità, a motivo del loro lavoro. Vivete in pace tra voi.

Nuova Diodati:

1Tessalonicesi 5:13

e di averli in somma stima nell'amore per la loro opera. Vivete in pace fra voi.

Riveduta:

1Tessalonicesi 5:13

e di tenerli in grande stima ed amarli a motivo dell'opera loro. Vivete in pace fra voi.

Diodati:

1Tessalonicesi 5:13

e d'averli in somma stima in carità, per l'opera loro. Vivete in pace fra voi.

Commentario:

1Tessalonicesi 5:13

Per i conduttori Paolo chiede ai Tessalonicesi due cose: rispetto e amore. Si devono conoscere (ειδεναι ), cioè riconoscere per quel ch'essi sono veramente nella chiesa, ponendo mente alle loro attitudini, ai loro doni, alla loro attività a pro della chiesa, e riconosciuto questo, lo devono mostrare colla stima che fanno di cotali persone e col rispetto che portano ad esso. Non risulta che vi fosse in seno alla chiesa di Tessalonica una tendenza all'anarchia ecclesiastica, ma è quello uno degli scogli contro ai quali le chiese giovani vengono ad urtare con grave loro danno. Aggiunge:

e di portare un grandissimo amore ad essi a motivo dell'opera loro.

Hanno il dovere di amare tutti i fratelli, ma devono amare sovrabbondantemente (così dice lett.) i loro conduttori a motivo dell'opera benefica, amorevole e probabilmente anche gratuita ch'essi compiono al servizio del Signore e a pro degli uomini.

Vivete in pace tra voi.

Il nesso di quest'esortazione con quella che precede non è indicato e non è facile indovinarlo; oppure ha dovuto esistere nella mente di Paolo, poichè queste parole non possono connettersi col versetto seguente che principia con un solenne: "Vi esortiamo..." Se si accettasse, col Tischendorf, la lezione del Sinaitico e delle versioni siriaca e vulgata: εν αυτοις (con loro, Vulg. pacem habete cum eis), il nesso sarebbe evidente; ma oltre all'essere affatto insolita la locuzione greca, sarebbe strana la raccomandazione di vivere in pace coi conduttori dopo che l'apostolo ha esortato ad amarli di grandissimo amore. Teodoreto non vi seppe vedere altra idea che quella del non contraddire alle cose dette dai conduttori. Ritenendo coi più la lezione meglio appoggiata (A B D3 E K L) si dovrebbe parafrasar così: Il mondo vi fa guerra e voi non lo potete impedire, ma tra voi stessi che formato una famiglia spirituale di figli di Dio, cercate di vivere in pace, vincendo tanto la tendenza litigiosa naturale all'indole greca, che la difficoltà derivante dalla diversa origine, giudaica o pagana, dei membri della chiesa, e rendendo per tal modo più facile, più proficua e più giuliva l'opera dei conduttori ch'io vi esorto ad amare. Cfr. Romani 12:18; 2Corinzi 13:11; Filippesi 2:1-3.

AMMAESTRAMENTI

1. Le chiese apostoliche, sotto la guida degli apostoli si sono tenuto lontane da due scogli ugualmente pericolosi: quello dell'anarchia ecclesiastica e quello del clericalismo. L'anarchia ecclesiastica, sotto il pretesto che lo Spirito è dato a tutti i credenti, e che Cristo è il supremo Pastore delle anime, respinge come inutile e dannosa ogni organizzazione ecclesiastica ed ogni ministerio regolare. Oltre al ridurre in minuscolo pillole la Chiesa di Cristo, l'anarchia ecclesiastica favorisce l'orgoglio spirituale di chi, pretendendosi ispirato, dottoreggia e fa strazio delle Scritture colle più strambe interpretazioni. Dal lato opposto, il clericalismo che ha raggiunto nella Chiesa romana il suo più alto grado, sequestra tutti i diritti e tutti i privilegi dei credenti a pro della gerarchia accentrata in un pontefice proclamato infallibile: il diritto di leggere le sacre carte e d'interpretarle secondo i propri lumi; il diritto di formarsi, alla luce delle Scritture e sotto la guida dello Spirito, una fede personale e di professarla; il diritto di accostarsi liberamente a Dio nel nome di Cristo unico mediatore tra Dio e gli uomini; il diritto di eleggere i propri conduttori spirituali e di sindacare il loro insegnamento, i loro costumi e tutta l'opera loro; il diritto di partecipare al governo della chiesa nelle cose spirituali e temporali. Praticamente il laicato cristiano, in questo sistema, non conta nulla, è un vil gregge di minorenni spirituali, senza diritti, il cui unico dovere è di ubbidi re ciecamente alla gerarchia.

Lontane da cosiffatti scogli, le chiese apostoliche hanno e riconoscono il ministerio dei diaconi e degli anziani liberamente eletti da esse; ma questi conduttori non sono dei mediatori tra Dio ed i fedeli, non sono dei padroni che signoreggino la greggia, bensì dei servitori di Cristo dotati di speciali attitudini d'insegnamento e di governo, ch'essi mettono al servizio delle comunità cristiane. Per tal modo non si sopprime l'esercizio di alcun dono nè di alcuna energia attiva, ma si provvede ai bisogn i dell'insegnamento, della cura d'anime, della beneficenza ecc., in modo ordinato e regolare.

2. "Il ministerio cristiano rettamente esercitato non è una "sinecura", ma è la più alta e la più difficile delle umane imprese" (Eadie). I conduttori di chiese faticano, presiedendo, guidando, insegnando, ammonendo, riprendendo, consolando. "Ne segue che gli oziosi e i ventri pigri devono essere esclusi dal novero dei pastori" (Calvino). - Ma quando i fedeli hanno il bene di aver dei conduttori devoti e zelanti, essi peccano contro Dio e contro se stessi se non li circondano di amore cristiano e di rispetto. I conduttori che si sentono poco apprezzati e poco amati si scoraggiano, lavorano meno bene e quel che fanno lo fanno sospirando. V'è qui azione reciproca dei conduttori sulla chiesa e viceversa. Il conduttore attivo e savio rende facile alla chiesa l'amarlo ed il rispettarlo e la chiesa che apprezza ed ama i suoi conduttori raddoppia le loro energie, la loro allegrezza e l'efficacia del loro ministerio.

Riferimenti incrociati:

1Tessalonicesi 5:13

Mat 10:40; 1Co 4:1,2; 9:7-11; Ga 4:14; 6:6
Ge 45:24; Sal 133:1; Mar 9:50; Lu 7:3-5; Giov 13:34,35; 15:17; Rom 4:17-19; 2Co 13:11; Ga 5:22; Ef 4:3; Col 3:15; 2Te 3:16; 2Ti 2:22; Eb 12:14; Giac 3:18


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