Nuova Riveduta:

1Timoteo 2:15

tuttavia sarà salvata partorendo figli, se persevererà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia.

C.E.I.:

1Timoteo 2:15

Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.

Nuova Diodati:

1Timoteo 2:15

Tuttavia essa sarà salvata partorendo figli, se persevererà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia.

Riveduta:

1Timoteo 2:15

nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia.

Diodati:

1Timoteo 2:15

Ma pure sarà salvata, partorendo figliuoli, se saranno perseverate in fede, e carità, e santificazione, con onestà.

Commentario:

1Timoteo 2:15

Ma sarà salvata, partorendo figliuoli, se essa persevererà nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.

Nella persona d'Eva, la donna cadde per la prima nella trasgressione; ma sarà però salvata sotto le condizioni da Dio stabilite. Salvata nel senso più completo, cioè liberata dalla condannazione e dal peccato, e fatta erede della vita eterna. La difficoltà principale del verso sta nell'inciso δια της τεκνογονιας (attraverso la maternità). Se al dià si da il senso ordinario di "mediante" "per mezzo di" ne viene che, in un modo o nell'altro, la maternità è il mezzo di salvazione della donna. Quindi per gli uni la maternità coi suoi dolori, le sue ansie, i suoi pericoli, è una penitenza inflitta alla donna, e, come tale, è mezzo di salvazione per lei; dottrina questa contraria all'evangelo della salvazione per grazia. Per altri, la maternità coi suoi dolori e colle sue responsabilità è mezzo di salvazione in quanto che dispone i cuori all'umiliazione, alla dipendenza da Dio, distogliendoli dalla vanità. Queste interpretazioni affievoliscono di molto il senso delle parole: "Sarà salvata mediante la maternità". Parecchi espositori, riferendosi a Genesi 3:15, osservano che, fin dal principio, la maternità fu stabilita come il mezzo della salvazione, poichè la "progenie della donna" doveva schiacciare il capo del serpente. Il Salvatore è nato di donna. "La donna produrrà la salvezza per l'uomo in pari tempo che per sè medesima, col dare la luce alla progenie che le fu promessa" (A. Monod). L'idea è biblica, ma Paolo l'avrebbe espressa in un modo molto oscuro.

Sembra dunque preferibile dare al dià un senso locale anzichè strumentale (Cfr. 2Corinzi 2:4: "fra mezzo a molte lagrime"; 2Timoteo 3:11; Romani 2:27; 4:11; 14:20) e viene a dire: "attraverso la maternità", cioè mentre trascorre la vita in quello stato ch'è la normale sua vocazione ed attende ai doveri che vi sono annessi. Non c'è necessità alcuna per la donna di uscire della sua vocazione terrena per essere salvata; lo sarà, al par dell'uomo, restando nei limiti di quella, purchè osservi le condizioni stabilite per tutti. Così mentre coll'inciso "partorendo figliuoli" si accenna allo stato od alle esterne circostanze in mezzo alle quali la donna giunge a salvazione, colle parole che seguono si indicano le condizioni morali in cui la salvazione si compie. Il presentare la maternità come la vocazione normale della donna, come quella in cui si compie, di solito, la sua salvazione, è in perfetta armonia con varie altre dichiarazioni delle Epistole pastorali. Cfr. 1Timoteo 3:4,12 il vescovo, ed i diaconi sono ammogliati, con figli; 1Timoteo 5:9-10,14: "Voglio che le giovani si maritino, partoriscano figliuoli..."; 1Timoteo 4:3. Nè si può dire che ciò sia in contradizione con quanto Paolo ha consigliato alle vedove ed alle vergini in 1Corinzi 7 in previsione di imminenti calamità. Il fatto che non tutte le donne sono maritate od hanno dei figli non toglie che lo stato normale della donna sia il matrimonio e la maternità.

Invece del singolare se essa persevererà, il greco ha il plurale se persevereranno. Ma non si può applicare il plurale ai figli, poichè la salvezza delle madri non può dipendere dalla condotta dei figli e neppure si può intendere dei due coniugi. Va riferito alle donne individualmente, ch'erano comprese tutte nel termine collettivo "la donna". Si tratta per le donne che hanno creduto di perseverare, ciascuna per conto suo, nella fede nel Signor Gesù, nella carità che n'è il frutto più saporito e genuino, nella santificazione che consiste nello spogliarsi gradualmente delle inclinazioni peccaminose e nel rivestire vie meglio le virtù cristiane. Sono queste le condizioni morali in cui si compie la salvezza così dell'uomo come della donna. L'ultima parola con modestia, accenna ad una virtù che conviene particolarmente alla donna e dalla quale alcune erano tentate di dipartirsi Cfr. nota 1Timoteo 2:9: "Paolo ha raccomandata questa virtù, parlando del vestire 1Timoteo 2:9; vi ritorna qui perchè è quella che deve dare la sua impronta a tutto quanto l'essere morale della donna, alla sua pietà ed alla sua cristiane attività" (L. Bonnet),

AMMAESTRAMENTI

1. La preghiera in comune dei cristiani è un dovere esplicito al quale dobbiamo attendere con tanto maggior zelo che il Signore ha fatto speciali promesse ai credenti che ''di pari consentimento" innalzano a Dio le loro supplicazioni. Il dovere è di tutti, ma chi deve essere la bocca della pubblica assemblea sono gli uomini, non le donne. Il dovere ha da esser praticato in ogni occasione favorevole, nelle raunanze grandi o piccole, nelle cattedrali come nelle stanze più umili, o sotto alla volta del cielo. Ma quel che più importa è che il dovere sia praticato nelle dovute disposizioni. Osserva il Vinet, in un discorso su questo argomento, che bisogna "pregare per poter vivere cristianamente e vivere cristianamente per poter pregare. La preghiera prepara agli atti di abnegazione, di coraggio e di carità; e a loro volta gli atti di carità, di coraggio e di abnegazione preparano alla preghiera...Ogni nuovo assalto vi tenta all'ira e alla contesa poichè siete uomo; se pur non vi spinge alla preghiera poichè siete cristiano. Non potete salvarvi dall'ira che mediante la preghiera, dall'odio che mediante l'amore... Bisogna che l'ira e la contesa si spengano nella preghiera. Amate, e potrete pregare... Sarà egli mai che quelli la cui bocca è sempre aperta per esprimer l'ira, possano trovare nel segreto della lor cameretta delle parole dolci per raccomandare a Dio coloro che di fuori essi prendono piacere a condannare? "È l'amore, nota Quesnel, che ascolta la preghiera, ed è l'amore che la deve formare".

2. "Sarebbe poco conforme all'Evangelo ch'è la legge della libertà, il voler obbligare le donne cristiane ad osservare alla lettera i precetti relativi al vestire, perchè possono variare secondo i tempi, i costumi e le condizioni; ma è certissimo che lo spirito di queste raccomandazioni è universalmente violato ai nostri tempi. È semplicemente scandaloso di vedere una donna che si professa pia cercare di attrarre su di sè gli sguardi col suo lusso, e mostrarsi schiava della moda" (L. Bonnet). Invece che una professione di pietà, il lusso è una professione di vanità e di leggerezza mondana; invece d'essere una professione di carità, è una professione d'egoismo e di sprezzo del povero. Ben diverso è l'ornamento che Paolo consiglia. Le buone opere fatte col tatto e colla delicatezza di un cuore di donna rinnovato dallo Spirito, spandono un profumo di pietà cristiana pratica e di soave carità. La coscienza sente che la donna modesta nel vestire ma ricca di buone opere, possiede un ornamento morale di ben altro valore che quello delle perle. Dorcas non brillava per lusso; ma la sua morte fu pianta da molti e il suo ritorno alla vita fu salutato come un benefizio grande.

3. Secondo l'insegnamento dell'Apostolo, la donna non è chiamata ad occupare una posizione di autorità nè in seno alla famiglia, nè in seno alla chiesa, nè in genere nella società. Le primitive rivelazioni di Dio, confermate dalle attitudini speciali dimostrate dalla donna nel corso della storia, le assegnano una posizione subordinata di fronte all'uomo, più modesta ma non meno utile. Non ha da assumere autorità sul marito; ma è partecipe della salvazione al par di lui ed alle stesse condizioni; ma la sua normale vocazione di madre le assicura un'autorità ed un'influenza incalcolabili. Dio che si serve di lei per chiamare alla vita naturale le sue creature, si serve anche spesso di lei per gettar nel cuore dei figli i germi della vita nuova ed eterna. Non è chiamata all'insegnamento pubblico; ma possiede la capacità ed ha il dovere d'imparare la verità che nutre e santifica l'anima sua e la rende, nelle conversazioni private, nell'educazione dell'infanzia, colla parola e colla penna e più ancora colle opere della carità verso i poveri, gl'infermi, i derelitti, un testimone efficace della grazia di Dio. Non a torto disse Lutero nulla esservi sulla terra di più soave che un cuor di donna nel quale abiti Cristo.

Riferimenti incrociati:

1Timoteo 2:15

Ge 3:15; Is 7:14; 9:6; Ger 31:22; Mat 1:21-25; Lu 2:7,10,11; Ga 4:4,5
Ge 3:16
1Ti 1:5
1Ti 2:9; Tit 2:12; 1P 4:7


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