Nuova Riveduta:

1Timoteo 2:7

e della quale io fui costituito predicatore e apostolo (io dico il vero, non mento), per istruire gli stranieri nella fede e nella verità.

C.E.I.:

1Timoteo 2:7

e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo - dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità.

Nuova Diodati:

1Timoteo 2:7

di cui io sono stato costituito banditore e apostolo (dico la verità in Cristo e non mento), dottore dei gentili nella fede e nella verità.

Bibbia della Gioia:

1Timoteo 2:7

Per questo io sono stato scelto come araldo e apostolo di Dio, per insegnare questa verità ai pagani e indicar loro come possono essere salvati per mezzo della fede. È la pura verità.

La Parola è Vita
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Riveduta:

1Timoteo 2:7

e per attestare il quale io fui costituito banditore ed apostolo (io dico il vero, non mentisco), dottore dei Gentili in fede e in verità.

Diodati:

1Timoteo 2:7

A che io sono stato costituito banditore, ed apostolo (io dico verità in Cristo, non mento), dottor de' Gentili in fede, e verità.

Commentario:

1Timoteo 2:7

Ed la vista di questa [testimonianza] io sono stato costituito banditore ed apostolo; dico la verità, (testo em.) non mento, dottore delle Genti in fede e verità.

Una connessione di idee analoga trovasi in Tito 1:3: dai tempi eterni Dio fece la promessa della vita eterna; a suo tempo ne pubblicò l'annunzio, mediante la predicazione affidata, fra gli altri, a Paolo. Si potrebbe tradurre: In vista di ciò, ossia, della testimonianza da rendere. La vocazione dei Dodici, ma in ispecie quella di Paolo all'apostolato delle Genti Atti 22:15-21; 26:17-18 è una prova di fatto che la salvazione è destinata a tutti e che Dio la vuole annunziata a tutti. Paolo è stato da Dio costituito banditore ( κηρυξ, 2Timoteo 1:11), ossia araldo incaricato di pubblicare al popolo una notizia; apostolo cioè inviato, ambasciatore mandato ad offrire la riconciliazione con Dio; più specialmente Paolo è stato costituito dottore o maestro delle Genti pagane, per insegnar loro la verità, per condurle alla fede e radicarle in essa. Egli è dottore in fede e verità perchè l'insegnamento suo non si aggira intorno a scienze od arti, nè consiste in favole od in speculazioni, ma si muove nell'ambito della fede ch'è la condizione della salvezza e della verità ch'è atta a destare e a nutrir la fede. Altri riguarda fede e verità come le disposizioni interne colle quali Paolo deve adempiere l'ufficio suo; ma il senso prima esposto risponde meglio al contesto. La sua divina vocazione ad essere banditore della salvezza per tutti, apostolo e maestro delle Genti, Paolo l'afferma in modo solenne non solo perchè essa attestava l'universalismo della salvezza, ma perchè essa era messa in dubbio dagli avversarii, specie di provenienza giudaica. Dalla realtà della vocazione apostolica di Paolo dipendeva l'autorità colla quale egli dava le sue istruzioni alle chiese e quella che Timoteo era chiamato ad esercitare in Efeso qual delegato dell'apostolo.

AMMAESTRAMENTI

1. Paolo esorta a pregare per tutti gli uomini. Questo solo basterebbe a mostrare quale spirito nuovo e potente di amore, di solidarietà umana universale abbia recato il cristianesimo. Non l'odio fra le razze, fra le nazioni, o fra le classi, esso inculca, ma l'amore e la simpatia. Sul dovere della preghiera per tutti notiamo:

a) La sua importanza primaria (innanzi ad ogni cosa). La preghiera fatta, s'intende, in lingua intelligibile, è parte essenziale del culto cristiano; ed è in pari tempo dovere e privilegio grande la preghiera d'intercessione. Essa allarga il cuore abituandoci a tener presenti i bisogni varii degli altri e gl'interessi generali del regno di Dio nel mondo. Perciò è raccomandata di frequente da Paolo Efesini 6:18-19, come da Giacomo 5:16 e dal Signore stesso.

b) Le varie forme ch'ella riveste: richieste determinate da occasioni speciali, domande generali, intercessioni insistenti, ringraziamenti.

c) Gli oggetti della preghiera sono tutti gli uomini. Va da sè che chi prega per gli altri, prega pure per sè, che chi prega per tutti non dimentica i membri della sua famiglia ed i fratelli in fede, ed i connazionali. Ma l'intercessione non conosce limiti di famiglia, o di chiesa, o di patria, o di continenti; ella si estende a tutta la famiglia umana e perfino ai nemici ed ai persecutori. È chiaro però che l'apostolo intende parlare dei vivi e non dei morti. Non troviamo nè un ordine nè un esempio sicuro che autorizzi la preghiera per i morti. In ispecie sono oggetto della intercessione le autorità di ogni sorta che compiono una funzione voluta da Dio. Se la compiono male o imperfettamente, ciò non toglie il dovere di pregar per loro.

d) Lo scopo speciale della preghiera per gli uomini e per le autorità è di ottenere da Dio che regge tutte le cose di poter trascorrere la vita nella pace poichè lo spirito cristiano è alieno da disordini, rivoluzioni, guerre, violenze ed odi. La vita cristiana si svolge nella pietà verso Dio e nella onoratezza di fronte agli uomini: due cose che non si possono disgiungere. La pace favorisce lo svolgimento del regno di Dio nel mondo, mentre la guerra e le persecuzioni mettono a un duro cimento la fede. Gesù Cristo ci ha insegnato a dire nel sentimento della nostra debolezza: "Non ci condurre nella prova, ma liberaci dal maligno".

e) I motivi che ci devono spingere alla preghiera per tutti, si riassumono nel fatto che ciò è conforme alla volontà di Dio il cui amore abbraccia tutti gli uomini e brama la salvezza di tutti. I figli di Dio devono quindi ispirarsi del suo spirito ed hanno qui un incoraggiamento alla preghiera per la salvezza dei loro cari, dei fratelli caduti, di tutti gli uomini anche più abbrutiti.

2. Nell'affermazione: "Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati" abbiamo la formula più esplicita e chiara dell'universalismo cristiano. Essa va accettata in tutta la sua forza, anche se la nostra mente non trova il modo di conciliarla del tutto con talune dichiarazioni relative alla predestinazione divina, o con taluni aspetti del governo provvidenziale di Dio. Dio non vuole per l'uomo solamente una felicità esterna e terrena; egli lo vuol rialzato dalla sua caduta, nella colpa e nella corruzione, lo vuol salvato, cioè riconciliato con Dio e in possesso della perfezione per cui fu creato. Dio vuole seriamente che tutti gli uomini sieno salvati, poichè ha dato il suo Figliuolo per tutti; ma la volontà di Dio non si esplica verso le creature morali come verso la natura inanimata. Dio rispetta la libertà morale. Dopo aver provveduto il mezzo di salvazione, egli l'offre all'uomo, e cerca di trarlo a sè; ma dove l'uomo resista e rifiuti la vita, Dio non lo costringe, poichè una riconciliazione forzata non è più riconciliazione. La salvazione è perciò connessa indissolubilmente colla conoscenza della verità intorno al mezzo della salvezza. Senza conoscere il Salvatore, è impossibile di riceverlo con fede e senza fede in lui non c'è salvazione. Chi nasconde agli uomini la verità di Dio, chiude loro, per quanto da lui dipenda, la porta della salvezza. Chi sparge la conoscenza della verità, chi fa circolare il Vangelo di Cristo è all'unisono colla volontà di Dio.

3. La verità evangelica sulla via di salvazione, dissipa, da una parte, l'illusione di coloro che pretendono salvarsi da sè, senza bisogno di salvatore e considerano tutt'al più il Cristo come un modello, come un maestro che suscita nei cuori aspirazioni spirituali. Abbiam bisogno d'un Mediatore vero e proprio e Cristo è il solo che risponda ai requisiti di un tanto ufficio. Vi risponde per la sua natura d'uomo vero e perfetto e di Figlio di Dio che rivela e rappresenta il Padre. Vi risponde per l'opera di espiazione compiuta col sacrificio di sè stesso. D'altra parte, la verità evangelica, col proclamar Cristo l'unico mediatore, taglia dalle radici tutte le pretese mediazioni umane. Tanto la mediazione della madre di Gesù, quanto la mediazione dei santi e quella del sacerdote peccatore e mortale. offuscano la sola che sia stata stabilita da Dio. La Scrittura ci esorta ad accostarci direttamente e con piena fiducia al trono della grazia nel nome unico di Gesù, poggiando sulla mediazione sola efficace di lui ch'è l'amico del peccatore, e "vive sempre per intercedere per noi".

4. Centro dell'opera di Cristo è il sacrificio che fece di sè, in adempimento dell'ufficio suo di mediatore. Il suo sacrificio fu volontario poichè "diede sè stesso". Il suo sacrificio non fu un semplice martirio patito per testimoniar della verità; il suo sangue innocente fu versato qual prezzo di riscatto senza del quale non era possibile la liberazione dei colpevoli dalla pena incorsa e dallo stato miserando di servitù in cui erano. Cristo si è sostituito ai colpevoli per espiarne la pena. Ha patito lui giusto per gl'ingiusti. Il sacrificio di Cristo è stato compiuto in favore di tutti gli uomini ed è pienamente sufficiente ad assicurare la redenzione di tutti coloro che lo accettano con fede.

5. È volontà di Dio che la salvazione per la fede nell'unico Mediatore, sia proclamata dovunque, a tutti gli uomini, Un tale annunzio ha carattere di testimonianza per parte di coloro che furono i testimoni oculari della vita, della morte e della risurrezione di Cristo. Ha carattere di testimonianza perchè i banditori della Buona Novella hanno, come Paolo, fatto in sè medesimi l'esperienza ch'essa è "potenza di Dio per la salute di ogni credente". Un tale annunzio dev'esser fatto nell'epoca presente. Se i discepoli di Cristo hanno negletto il loro dovere per lunghi secoli, lo devono tanto più compiere oggi che le scoperte geografiche, la rapidità delle comunicazioni, un senso maggiore di solidarietà umana, facilitano le relazioni con gli uomini anche delle regioni più remote. Il secolo XIX è stato detto il secolo delle missioni; ma il XX deve portare a compimento l'opera incominciata. Dio chiama ad essere suoi messaggeri e banditori degli uomini credenti, ma l'opera è della Chiesa tutta la quale deve domandare a Dio di suscitare operai per la gran raccolta e deve fornire a quelli che Dio chiama i mezzi necessari per compiere il loro mandato.

Riferimenti incrociati:

1Timoteo 2:7

1Ti 1:11,12
Ec 1:1,2,12; 7:27; 12:8-10; Rom 10:14; Ef 3:7,8; 2Ti 1:11; 2P 2:5
Rom 1:9; 9:1; 2Co 11:31; Ga 1:20
Giov 7:35; At 9:15; 22:21; 26:17,18,20; Rom 11:13; 15:16; Ga 1:16; 2:9
At 14:27; Ga 2:16; 3:9
Sal 111:7

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