Nuova Riveduta:

1Timoteo 3:7

Bisogna inoltre che abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, perché non cada in discredito e nel laccio del diavolo.

C.E.I.:

1Timoteo 3:7

È necessario che egli goda buona reputazione presso quelli di fuori, per non cadere in discredito e in qualche laccio del diavolo.

Nuova Diodati:

1Timoteo 3:7

Or bisogna pure che egli abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, affinché non cada nell'ingiuria e nel laccio del diavolo.

Bibbia della Gioia:

1Timoteo 3:7

Infine, deve essere stimato anche da quelli che sono fuori dalla Chiesa, ossia dai non credenti, in modo che Satana non possa intrappolarlo con critiche e accuse, impedendogli di condurre liberamente il suo gregge.

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

1Timoteo 3:7

Bisogna inoltre che abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, affinché non cada in vituperio e nel laccio del diavolo.

Diodati:

1Timoteo 3:7

Or conviene che egli abbia ancora buona testimonianza da que' di fuori, acciocchè non cada in vituperio, e nel laccio del diavolo.

Commentario:

1Timoteo 3:7

Bisogna ch'egli abbia ancora una buona testimonianza da parte di quei di fuori, affinchè non cada in vituperio e nel laccio del diavolo.

Oltre a tutto il resto che dev'essere evidente più specialmente ai membri della chiesa, conviene che il candidato alla sovrintendenza goda di una buona riputazione presso coloro che non fanno parte della chiesa, che son "di fuori". Cfr. 1Corinzi 8:12-13; Colossesi 4:5; 1Tessalonicesi 4:12. Non importa se lo assalgono per la sua fede cristiana, ma il suo carattere morale deve comandare il rispetto, altrimenti egli non è in condizione da disimpegnare con frutto il proprio ministerio. Cade in vituperio, è esposto, cioè, ai vituperii di coloro che lo conoscono e gli rinfacciano la sua condotta presente o passata. Ci son dei casi in cui la confessione aperta dei peccati anche gravi di prima ha reso possibile ai convertiti l'esercizio del ministerio: esempi: Paolo stesso, Agostino, ecc.; ma ci sono pure dei casi in cui la natura disonorevole dei peccati passati rende impossibile al convertito l'entrata nel presbiterato. Altrimenti espone sè e la chiesa al vituperio. L'espressione il laccio del diavolo che occorre anche 2Timoteo 2:26 accenna all'astuzia ed abilità colle quali il diavolo sa valersi di ogni circostanza per nuocere ai fedeli ed all'opera di Dio. Egli è come un cacciatore che tende i suoi lacci in attesa della preda. Chi, non godendo buona riputazione, fosse scelto a presbitero, incapperebbe nella rete tesagli dal diavolo, poichè gli mancherebbero la sicura coscienza e l'autorità morale necessaria ad esercitare con franchezza il proprio ufficio, e coinvolgerebbe la chiesa nel vituperio al quale verrebbe esposto. Meglio dunque per lui viver da cristiano nella sfera privata. In 1Timoteo 5:22 Paolo torna a raccomandare a Timoteo di "non imporre con precipitazione le mani ad alcuno e di non partecipare ai peccati altrui", come farebbe quando accettasse nel presbiterato persone di non specchiata riputazione.

AMMAESTRAMENTI

1. Di fronte alle varie e complicate gerarchie ecclesiastiche sorte nel corso della storia posteriore della Chiesa, uno resta colpito dalla semplicità della costituzione ecclesiastica dei tempi apostolici. Presbiterato e diaconato sono le due sole cariche di cui facciano parola le Epistole pastorali: l'una destinata alla cura spirituale, l'altra alle cure più materiali di ogni chiesa locale. In Efeso assistiamo al periodo di fondazione, quando la chiesa è diretta da un apostolo, poi a quello di transizione in cui la chiesa possiede di già una organizzazione locale coi suoi anziani e diaconi, ma ha bisogno d'essere ancora guidata da un delegato e collaboratore dell'apostolo, finalmente, quando Timoteo è richiamato da Paolo la chiesa fa da sè. Che a scopo di affratellamento e di ordine, le varie chiese di una regione abbiano poi delle assemblee rappresentative le quali veglino sugli interessi della collettività e deleghino ad eseguire le loro decisioni un collegio d'uomini od un uomo solo, ciò è in armonia collo spirito di ordine, di libertà democratica e di pratica sapienza inculcato dagli apostoli; ma è ben diverso dalla tendenza che prevalse, nei tempi di corruzione, a modellare la costituzione della Chiesa di Dio su quella dell'impero romano, per giungere da ultimo ad accentrare tutti i poteri in un'unica persona.

2. Il presbiterato non è un ufficio decorativo od onorifico ma è un'opera, opera di direzione, di sorveglianza, d'insegnamento, di cura d'anime; è un'opera perchè serve al compimento dei disegni di Dio nel mondo, e mira al bene supremo degli uomini; è quindi legittimamente desiderabile quando lo si brami non per mondana ambizione o per alcun interesse inferiore, ma per meglio servire alla causa di Cristo ed alla salvezza degli uomini. Fa quindi cosa santa chi incoraggia il pio desiderio dei giovani adatti al ministerio, chi sovviene alle necessità dei più poveri, come chi si adopera affinchè le Scuole di Teologia rispondano all'alto loro fine.

3. Paolo esige da chi deve sovraintendere ad una chiesa un carattere moralmente incensurabile ed in armonia colle funzioni cui è chiamato. Esige che abbia una sufficiente conoscenza della verità e la capacità d'insegnarla; che sia di esempio nel governo della sua famiglia, che non sia novizio e goda buona riputazione anche presso gli estranei alla fede. Quanta semplicità, quanta elevatezza morale e quanta ragionevolezza in questi requisiti! Religione e vita morale sono inseparabili e la coscienza umana non accetta come ministro del Vangelo di Cristo se non chi si separa dal male e predica coll'esempio non meno che colle parole. Il divorzio tra la predicazione e la vita rende sterile, anzi nocivo, il ministerio anche di chi ha molte capacità.

Ogni volta che la Chiesa si è scostata da qualcuna di queste prescrizioni, è andata incontro a gravi danni per sè e per coloro ch'essa ha collocati in un ufficio al quale Dio non li avea chiamati. Nè si può dire che l'esperienza del passato abbia preservato del tutto le chiese dei nostri giorni dal fare le loro amare esperienze a questo riguardo.

4:Se era giudicato utile ai tempi apostolici che il Sovrintendente desse l'esempio della vita di famiglia e in quella cerchia più ristretta ed intima fornisse la prova delle sue attitudini a condurre la chiesa, è forse cessata, in oggi, l'utilità anzi la necessità di, un tale esempio e di una tale scuola? La storia del celibato ecclesiastico nelle sue relazioni colle famiglie è una riprova, pur troppo triste, della sapienza delle prescrizioni apostoliche. Tuttavia perchè la famiglia del presbitero possa essere di esempio alle altre, convien che egli abbia gli occhi aperti nella scelta di una consorte, guardando più alle qualità morali ed alla pietà, che non alla bellezza, alla ricchezza, o altri esterni pregi. Conviene del pari che le molteplici occupazioni non l'inducano a tralasciare i doveri verso la famiglia.

Riferimenti incrociati:

1Timoteo 3:7

1Ti 5:24,25; 1Sa 2:24; At 6:3; 10:22; 22:12; 3G 1:12
1Co 5:12; Col 4:5; 1Te 4:12
1Ti 5:14; 1Co 10:32; 2Co 6:3; 8:21; 1Te 5:22; Tit 2:5,8; 1P 4:14-16
1Ti 6:9; 2Ti 2:26

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata