Nuova Riveduta:

2Tessalonicesi 2:3

Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e non sia stato manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione,

C.E.I.:

2Tessalonicesi 2:3

Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione,

Nuova Diodati:

2Tessalonicesi 2:3

Nessuno v'inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e prima che sia manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione,

Bibbia della Gioia:

2Tessalonicesi 2:3

Non lasciatevi ingannare da ciò che dicono, perché il giorno del ritorno del Signore non arriverà prima che siano accadute due cose: dapprima il periodo di grande ribellione contro Dio, poi l'apparizione sulla scena mondiale dell'uomo della ribellione e della perdizione, il figlio dell'inferno.

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Tessalonicesi 2:3

Nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e non sia stato manifestato l'uomo del peccato, il figliuolo della perdizione,

Diodati:

2Tessalonicesi 2:3

Niuno v'inganni per alcuna maniera; perciocchè quel giorno non verrà, che prima non sia venuta l'apostasia, e non sia manifestato l'uomo del peccato, il figliuol della perdizione.

Commentario:

2Tessalonicesi 2:3

Niuno vi tragga in errore in alcuna maniera, poichè [quel giorno non verrà] se prima non sia venuta l'apostasia e non siasi veduto apparire l'uomo del peccato, il figliuol della perdizione, l'avversario che s'innalza sopra quanto è chiamato Dio od oggetto di culto, fino al punto di porsi a sedere nel tempio di Dio additando se stesso come essendo Dio.

2Tessalonicesi 2:3-4 non offrono difficoltà dal lato linguistico. Al principio, è sottinteso un membro della frase che si può trarre o dalla fine del v.2: «... quel giorno non sarà imminente se prima...», ovvero dal verbo che segue: «... quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia...». Il termine apostasia (lett. l'atto del ritrarsi) non occorre altrove nel, N. T. fuorché, in Atti 21:21 ove si parla di «apostasia da Mosè». In 2Cronache 29:19 l'avere Acaz abbandonato il culto dell'Eterno per darsi all'idolatria è chiamato nella LXX la sua «apostasia». In Geremia 2:17-19 il ritrarsi che fa il popolo dal Signore è pure detto la sua apostasia. In 1Timoteo 4:1 Paolo annunzia come dichiarazione esplicita dello Spirito che «nei tempi avvenire alcuni apostateranno dalla fede», e in 2Timoteo 3:1 dice che «negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili». Gesù stesso predisse che molti falsi profeti sorgerebbero e sedurrebbero molti, e che l'iniquità abbonderebbe Matteo 24:11. Inoltre nella parabola del giudice iniquo, egli fa questa domanda: «Ma quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra?» Tutto induce a credere che Paolo avesse parlato ai Tessalonicesi di una vasta apostasia dal Dio vivente, dal Cristo, dalla verità e dal bene, come di una delle grandi manifestazioni del male che doveano prodursi prima del ritorno di Cristo. Di una defezione politica dei Giudei sotto forma di rivolta all'autorità romana non v'è il minimo indizio nel contesto, ed il rifiuto di credere in Cristo per parte dei Giudei non è un'apostasia. Di quell'apostasia della cristianità degli ultimi tempi, l'uomo del peccato sarà non l'originatore, ma il rappresentante e lo strumento più cospicuo. Dice letteralmente: «e non sia stato rivelato l'uomo...» cioè non sia emerso alla luce dal seno dell'apostasia generale, non sia apparso sulla scena della storia l'uomo del peccato. Questa espressione come la seguente è un ebraismo che caratterizza il personaggio in questione come la suprema incarnazione del peccato, il capolavoro dello spirito che Gesù chiamò il Maligno ( ὁ πονηρος). Come Cristo è l'incarnazione di Dio, così l'anti-Cristo è l'incarnazione dell'iniquità, l'antitesi del Cristo di Dio. Due codici antichi, il sinaitico e il vaticano, seguiti dal Tischendorf e dal Nestle, leggono qui l'uomo dell'iniquità. In 2Tessalonicesi 2:8 è chiamato l'iniquo ( ανομος), la negazione teorica e pratica della legge di Dio. Esso è detto il figliuol della perdizione perchè siccome «il salario del peccato è la morte» in tutti i sensi, colui che s'identifica col male al punto da esserne il supremo rappresentante umano, corre inevitabilmente alla propria perdizione. Gesù ha chiamato Giuda, l'apostolo traditore, «il figliuol della perdizione» Giovanni 17:12. Le due caratteristiche che seguono sono strettamente connesse, tanto che si potrebbe tradurre: «Colui che si mette contro e si innalza sopra quanto è chiamato Dio...». Però, siccome i due verbi non reggono lo stesso caso nel greco, la maggior parte degli interpreti prende il primo in senso assoluto: l'avversario, l'oppositore, pur intendendo ch'egli è l'avversario per eccellenza di Dio, l'oppositore di Cristo, il nemico ed il persecutore di quei che son di Cristo. È nemico di Dio e di ogni religione perchè, nel suo satanico orgoglio, egli s'innalza sopra quanto è chiamato Dio od oggetto di culto; quindi si mette al di sopra, tanto dalle così dette divinità pagane primarie o secondarie, 1Corinzi 8:5-6 quanto dell'unico vero Dio. Non riconosce altro dio all'infuori di sè stesso, nè altro culto legittimo che quel ch'egli reclama per se. Nel tempio consacrato al culto di Dio, ove gli adoratori vengono ad umiliarsi e ad adorare, egli siede additando se stesso e dicendo ch'egli è Dio. Se s'intende il «tempio di Dio» in senso materiale, vi si dovrà vedere il tempio di Gerusalemme; se invece s'intendo in senso figurativo o spirituale, vi si dovrà vedere la Chiesa di Dio ch'è anch'essa chiamata da Paolo il tempio di Dio 1Corinzi 3:16-17; 2Corinzi 6:16 perchè Dio vi è adorato e servito dall'Israele secondo lo spirito. Nel descrivere lo sconfinato orgoglio del re di Tiro, Ezechiele esclamava: «Il tuo cuore si è innalzato e tu hai detto: Io sono Dio, son seduto sul seggio di Dio, in mezzo al mare. Tu sei un uomo e non Dio e prendi la tua volontà per la volontà di Dio» Ezechiele 28:2. Daniele nelle sue visioni contempla nell'avvenire un re (Antioco Epifane) che «s'innalzerà, si glorificherà sopra tutti gli dèi e dirà cose strane contro all'Iddio degli dèi... Non avrà riguardo ad alcun dio, ma si glorificherà sopra tutti» Daniele 11:36-37. Gl'imperatori romani si facevan chiamare «divi» e rendere onori divini; Caligola avea perfino ordinato che si collocasse la sua statua nel tempio di Gerusalemme, ma non fu ubbidito. L'uomo del peccato andrà più oltre: proclamerà se stesso Dio ad esclusione di ogni altro.

Riferimenti incrociati:

2Tessalonicesi 2:3

Mat 24:4-6; 1Co 6:9; Ef 5:6
1Ti 4:1-3; 2Ti 3:1-3; 4:3,4
2Te 2:8-10; Dan 7:25; 1G 2:18; Ap 13:11-18
Giov 17:12; Ap 17:8,11


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