Nuova Riveduta:

2Tessalonicesi 3:10

Infatti, quando eravamo con voi, vi comandavamo questo: che se qualcuno non vuole lavorare, neppure deve mangiare.

C.E.I.:

2Tessalonicesi 3:10

E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi.

Nuova Diodati:

2Tessalonicesi 3:10

Infatti, anche quando eravamo tra di voi, vi ordinavamo questo: se qualcuno non vuol lavorare neppure mangi.

Bibbia della Gioia:

2Tessalonicesi 3:10

Prova ne è che, mentre eravamo ancora lì da voi, vi abbiamo dato questa regola: «Chi non lavora non deve neppure mangiare».

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Tessalonicesi 3:10

E invero quand'eravamo con voi, vi comandavamo questo: che se alcuno non vuol lavorare, neppur deve mangiare.

Diodati:

2Tessalonicesi 3:10

Perciocchè ancora, quando eravamo fra voi, vi dinunziavamo questo: che chi non vuol lavorare non mangi.

Commentario:

2Tessalonicesi 3:10

E invero quand'eravamo da voi vi ingiungevamo questo: che se alcuno non vuol lavorare, non deve neppur mangiare.

Il dovere del lavoro inculcato, a prezzo di gravi fatiche, col suo esempio, Paolo l'aveva pure posto in risalto nel suo insegnamento morale ai neofiti, ricordando loro il proverbio giudaico nel quale si esprimeva la connessione divinamente stabilita tra il diritto al cibo corporale e l'obbligo del lavoro. Chi si sottrae al dovere, rinunzi pure al diritto. Paolo non dice in modo assoluto: «Chi non lavora...» perchè ci sono i bambini, i vecchi, gl'inabili, i disoccupati non per colpa loro o per uno sciocco ed orgoglioso disprezzo di taluni lavori manuali quasi fossero al di sotto della loro dignità mentre il Cristo faceva il falegname ed il suo grande apostolo il fabbricante di tende. Paolo dice: «Chi non vuole lavorare...» Nel non volere, potendo, sta la vera ribellione all'ordine divino. Neppur si deve dire che Paolo riconosca come lavoro, il solo lavoro manuale. Egli riconosco nel magistrato un ministro di Dio, un operaio in chi fatica nel predicar l'Evangelo come fa egli stesso; ma tutti devono lavorare in un modo o nell'altro. All'ozio non è valida scusa la ricchezza ereditata, perchè chi non deve lavorare per assicurarsi il pane quotidiano, può trovar altro lavoro utile alla comunità, o nel campo politico come un Gladstone od un Cavour, o nel campo scientifico come un Pasteur, o in quello sociale o in quello della beneficenza. Ma i fuchi non ci devono essere nell'alveare umano e se gli uni col loro lavoro rendon la vita più facile agli altri, questi altri devono restituire in qualche modo il privilegio di cui godono. Nè vi è pretesto di zelo religioso o di superiore santità che possa esimere dal lavoro. «Se sono angeli, diceva Bengel, vivano di vita angelica anche rispetto al mangiare».

Riferimenti incrociati:

2Tessalonicesi 3:10

Lu 24:44; Giov 16:4; At 20:18
Ge 3:19; Prov 13:4; 20:4; 21:25; 24:30-34; 1Te 4:11

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