Nuova Riveduta:

2Timoteo 2:26

in modo che, rientrati in se stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà.

C.E.I.:

2Timoteo 2:26

e ritornino in sé sfuggendo al laccio del diavolo, che li ha presi nella rete perché facessero la sua volontà.

Nuova Diodati:

2Timoteo 2:26

e ritornino in sé, sottraendosi dal laccio del diavolo, che li aveva fatti prigionieri, perché facessero la sua volontà.

Bibbia della Gioia:

2Timoteo 2:26

Allora, tornati in sé, si libereranno dalla trappola del peccato di Satana, che li aveva presi prigionieri per farli ubbidire alla sua volontà.

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Timoteo 2:26

in guisa che, tornati in sé, escano dal laccio del diavolo, che li avea presi prigionieri perché facessero la sua volontà.

Diodati:

2Timoteo 2:26

in maniera che, tornati a sana mente, uscissero dal laccio del diavolo, dal quale erano stati presi, per far la sua volontà.

Commentario:

2Timoteo 2:26

e tornino in sè uscendo dal laccio del diavolo, dopo essere stati da lui presi per far la sua volontà.

Il verbo ανανηφω qui usato significa tornare allo stato di sobrietà dopo esser stati nell'ebbrezza, quindi tornare in sè. Lo stato di errore degli oppositori è assomigliato allo stato di semi-incoscienza di chi è ebbro, e non vede e non sente come nello stato normale e dice cose strambe che poi ripudia. In tale stato li ha ridotti Satana pigliandoli nel laccio delle sue astuzie. Cfr. 2Corinzi 2:11; 2Pietro 5:8. Lo svegliarsi fuori ( εκ) del laccio è uno svegliarsi per uscire d'esso. Il testo dice "essendo presi vivi da lui in vista della di lui volontà". L'interpretazione più semplice vede Satana raffigurato qui come un cacciatore che prende vivi certi animali per ridurli poi a ubbidirgli. Così Satana quando trascina i cristiani nell'errore mira a pervertirli moralmente allontanandoli dal bene. Altri spiegano: "uscendo dal laccio del diavolo da cui erano stati presi, per far la volontà di Dio"; ovvero: "essendo essi presi dal servo di Cristo qual pescatore d'uomini vivi, per far la volontà di Dio".

AMMAESTRAMENTI

1. Per tre volte, in questa sezione 2Timoteo 2:14,16,22, torna l'apostolo sulle controversie in cui Timoteo, i presbiteri od i cristiani d'Efeso potevano essere trascinati. E s'intende che il cristianesimo penetrando nella società pagana ove le credenze religiose antiche erano in piena dissoluzione e dove pullulavano i sistemi filosofici, dovesse incontrare oppositori e travisatori di molte specie. Paolo vorrebbe che Timoteo evitasse gli scogli che sono sulla sua via e gli da i consigli che la sua esperienza gli detta.

In tutti i tempi è richiesta nel cristiano, specie nel ministro del Vangelo, una grande sapienza in materia di controversie e non sono tempi come i nostri ove sono tante le divisioni della cristianità ed ove tutto è posto in questione, che ne richiedono una misura inferiore.

Abbiamo bisogno di saper distinguere l'importanza sostanziale delle questioni che sorgono. Ce ne sono che si possono definire "dispute di parole" e che l'apostolo dichiara inutili e sovvertitrici della fede degli uditori. Di tal genere sono non poche delle questioni teologiche che hanno fatto spargere tanto inchiostro e talvolta sangue. Questioni relative a materie misteriose in cui la mente può spaziar nelle nuvole, questioni di lana caprina senza importanza pratica, questioni minori di critica, ecc. ecc. Sono inutili a chi vi è impegnato e nocive agli uditori di cui distolgono l'attenzione dalle cose essenziali alla fede ed alla vita.

Abbiamo bisogno di saper discernere lo spirito col quale molti cercano di muovere obiezioni e di suscitare questioni e dispute. In molti c'è uno spirito profano, che non cerca seriamente la verità, ma che prende piacere nel sollevare questioni futili ed anche profane e stolte, o per innata manìa di disputare, o per far pompa di abilità dialettica, o per trovare una scusa ad una vita contraria alla morale cristiana. Gesù non rispose nulla ad Erode che volea divertirsi nell'interrogarlo. Discutere con chi si diverte nel giostrare a parole su questioni insulse non è utile a chi è così disposto e procederà di male in peggio se non è ricondotto a serietà morale. Controversie di tal genere e condotte con tale spirito sono fonte perpetua di contese in cui il ministro sciuperebbe tempo e carattere.

Quando però si tratti di questioni importanti, capitali per i cristiani, il ministro non può esimersi dal combattere per la difesa della verità. Ed in quei casi dovrà cercar di esser giusto verso gli avversari non prestando loro opinioni ch'essi non professano, nè moventi perversi o sleali senza averne le prove. Dovrà esser paziente considerando come infelice chi si dibatte nell'errore e non risentendosi se non è trattato molto bene. Il medico non bada alle parole oltraggiose od agli atti incomposti del povero malato delirante di febbre; non risponde agli insulti nè ai mali trattamenti che gli dimostrano la violenza del male ch'egli deve guarire.

La compassione gl'ispira, mitezza e tolleranza.

Invece di rispondere coll'insulto che ferisce o col rogo che distrugge, deve rispondere con buone ragioni, insegnando, presentando la verità, correggendo e confutando con mansuetudine l'errore e non perdendo mai di vista lo scopo cui deve tendere nel discutere, cioè la conversione degli oppositori alla verità che scioglie i lacci dell'errore, e affranca dai traviamenti morali. "Non impeto d'ira nel difendere la verità, nè acrimonia nel correggere il peccatore. Chi ha capito che la fede ed il ravvedimento sono un dono di Dio e sa quanto sono potenti le illusioni e numerose le arti del diavolo e dura la schiavitù del peccato, lungi dall'insultare al peccatore avrà pietà della di lui miseria. Adoriamo la misericordia di Dio su noi, speriamola per i più grandi peccatori; temiamo per noi, preghiam per essi" (Quesnel).

2. Il migliore, anzi l'unico modo di rendere una chiesa refrattaria agli errori che l'assalgono è di saturarla di verità evangelica. Quando il posto è occupato dalla verità l'errore rimane a terra inefficace. Ma per immunizzare con siffatta cura preventiva le chiese, conviene insegnare la verità con cura assidua e con fedeltà, non solo in pubblico ma in privato, non solo agli adulti ma ai giovanetti ed ai bambini, distribuendo a ciascuno l'insegnamento che si confa al suo stato od alla sua capacità.

3. La risurrezione finale è parte essenziale della speranza cristiana, il coronamento della redenzione. C'è bensì una risurrezione spirituale dalla morte nei falli, ma essa non esclude, anzi prepara la risurrezione del corpo. È accaduto per la risurrezione quello che accade per altre verità: per mettere in luce una patte della dottrina cristiana s'è gettata nell'ombra o negata addirittura l'altra. Ma la Scrittura presenta i due aspetti della verità completa; risurrezione spirituale e risurrezione corporale. Forse la causa della negazione della risurrezione stava nel concetto troppo carnale, troppo materiale che si facevano della risurrezione dei corpi, quasichè la materia stessa del corpo terreno fosse quella che dovrà costituire il corpo celeste. Paolo evita cotesto eccesso in 1Corinzi 15. La tendenza a spiritualizzare i grandi fatti della Redenzione ha per risultato di far sfumare la redenzione stessa. Con siffatto metodo sfuma l'incarnazione, sfumano i miracoli, sfumano la risurrezione, l'ascensione e il ritorno glorioso di Cristo, sfuma la risurrezione del corpo. Il Vangelo apostolico mantiene tutti questi fatti consolanti.

4. Quattro insegnamenti importanti sulla Chiesa di Dio sono contenuti in 2Timoteo 2:19-20.

1°. La chiesa non è istituzione meramente umana; essa è voluta da Dio, fondata da Dio, protetta da Dio.

2°. Essa è indistruttibile. "Il saldo fondamento di Dio sussiste"; sussiste nonostante la violenza del mondo che perseguita. È simile al pruno che pur avvolto da fiamme non si consumava. Le porte della morte non la inghiottiranno. Sussiste contro gli assalti dell'errore che sovverte la fede di molti, talvolta della quasi totalità nel suo stesso seno. Sussiste nonostante la corruzione che l'invade alle volte da tutte le parti.

3°. Nel suo stato esterno, visibile all'occhio umano, essa è in istato imperfetto di mescolanza con elementi eterogenei. Ma Dio conosce quelli che sono suoi. Li ha conosciuti ab eterno e li riconoscerà nel gran giorno del giudicio accogliendoli nel suo regno perfetto. Il mondo non conosce i membri genuini della Chiesa di Dio; la Chiesa visibile li disconosce talvolta e li scomunica ed anatematizza; i loro congiunti li possono rinnegare; i loro fratelli possono giudicarli o troppo favorevolmente o troppo severamente; ma Dio li conosce nel fondo vero dell'essere loro ed è il solo che possa salvare e perdere. Quindi a lui può sempre appellarsi chi è ingiustamente reietto, e dinanzi a Lui deve ciascuno considerare il proprio stato.

4°. Il segno più infallibile della vera Chiesa di Dio è la santità. Chi è realmente cristiano si ritrae dal male. Se n'è ritratto con una seria conversione a Cristo, se ne ritrae collo sforzo costante per la propria santificazione, aspira ad esser perfetto com'è perfetto il suo Padre celeste. È questo il suggello di Dio su di un'anima redenta. Non la professione esterna, non la nascita, non l'opinione degli uomini, ma il ritrarsi dal male che Dio condanna. La intima connessione della pietà con la vita morale, è una delle più notevoli prove della origine divina del cristianesimo.

5. Anche i migliori giovani hanno bisogno di stare in guardia contro le cupidigie giovanili. Il migliore antidoto contro di esse sarà l'amore santo che riempie la vita di sane ed utili occupazioni.

Riferimenti incrociati:

2Timoteo 2:26

Lu 15:17; 1Co 15:34; Ef 5:14
Sal 124:7; Is 8:15; 28:13; At 26:18; 2Co 2:11; Col 1:13; 2Te 2:9-12; 1Ti 3:7; 6:9,10; Ap 12:9; 20:2,3
Is 42:6,7; 49:25,26; 53:12; Mat 12:28,29; Lu 11:21; 2P 2:18-20
Giob 1:12; 2:6; Lu 22:31,32; Giov 13:2,27; At 5:3; 1Ti 1:20

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