Nuova Riveduta:

Atti 10:48

E comandò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Allora essi lo pregarono di rimanere alcuni giorni con loro.

C.E.I.:

Atti 10:48

E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Nuova Diodati:

Atti 10:48

Così egli comandò che fossero battezzati nel nome del Signore Gesù. Essi poi lo pregarono di rimanere con loro alcuni giorni.

Bibbia della Gioia:

Atti 10:48

Poi ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù, il Messia. Dopo di ciò, Cornelio e gli altri lo pregarono di restare con loro ancora per qualche giorno.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 10:48

E comandò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Allora essi lo pregarono di rimanere alcuni giorni con loro.

Diodati:

Atti 10:48

Ed egli comandò che fossero battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora essi lo pregarono che dimorasse quivi alquanti giorni.

Commentario:

Atti 10:48

Comandò che fossero battezzati

Parrebbe che Pietro seguisse la regola di Paolo 1Corinzi 1:14-17. Chi amministrasse il battesimo, in questo caso, non è detto.

Lo pregarono che dimorasse quivi alquanti giorni.

E Pietro acconsentì; e rimanendo in casa di Cornelio, la ruppe totalmente con la legge cerimoniale. Dico in modo sicuro che acconsentì, perché mi pare che l'ultimo inciso del vers. 48 implichi una risposta affermativa di Pietro, e perché Atti 11:3, mi sembra alludere a questa dimora piuttosto prolungata dell'apostolo in casa del centurione.

Riflessioni

1. Tu non sai adesso quello che io fò, ma lo saprai fra poco" Giovanni 13:7, avea detto un giorno Gesù a Pietro. Ed ora Pietro si trova nelle identiche circostanze d'allora. "Lèvati, scendi, e va" con costoro senza difficoltà" Atti 10:20, gli dice lo Spirito; e Pietro, ancora perplesso circa il vero senso della visione, s'abbandona completamente alla misteriosa ma sicura mano che lo guida; scende, ed incontra i tre messi di Cornelio. Camminare in ignoranza guidati da Dio, val meglio del camminare ad occhi aperti secondo la carne. Fede non è visione per mezzo dei sensi; è fiducia assoluta, è abbandono completo del cuore in Colui che abbiamo scelto per oggetto del nostro amore. "Se non vedo, non posso credere!" dice la carne; e Gesù risponde: No; credi prima; e "se credi, tu vedrai la gloria di Dio" Giovanni 11:40.

2. L'atto di Cornelio Atti 10:25 esprimeva una umiltà profonda ed al tempo stesso mostrava quanto grande fosse la stima del centurione per l'apostolo. Nondimeno, c'era in quell'atto un qualcosa, che oltrepassava i limiti del giusto come ho spiegato nel commento; quindi, la risposta di Pietro Atti 10:26, che va tesoreggiata insieme a Atti 3:12;14:15. Il Martini, a questo punto, ha una nota confusa, incerta: la nota del commentatore, che, dinnanzi ad un passo che gli rompe le uova nel paniere, si sente imbrogliato. Oh come lo salterebbe volentieri a piè pari!... Ma anche ai commentatori è richiesto un po' di pudore. Il Martini, dunque, dice: - "E gittatosi ai suoi piedi, lo adorò. Presso gli orientali un tale onore rendevasi non solo ai re, ma anche ad altre persone costituite in dignità. Fors'anche Cornelio considerò Pietro quasi un Angelo, e lo adorò con quella adorazione chiamata di dulìa; e questo pare che accennino le parole di Pietro nel versetto seguente: Io pure sono un uomo". Quanta disinvoltura in quel fors'anche buttato là, senza dargli importanza più che tanto... mentre, chi lo butta sa che lì sta il nodo della questione! "Fors'anche Cornelio considerò Pietro quasi un Angelo..." Ebbene? Se invece di Pietro si fosse trattato d'un angelo e se dinnanzi a quell'angelo il centurione si fosse prostrato nel modo e col sentimento coi quali ei si prostrò dinnanzi a Pietro, sa il Martini che cosa gli avrebbe detto l'angelo? Egli gli avrebbe detto: "Guardati che tu nol faccia!... Adora Iddio!" Apocalisse 19:10, 22:8. È poi, per finire, io mi domando che cosa Cornelio potesse mai sapere dell'adorazione di dulìa!... A meno che il Martini trovi modo di dimostrare che Cornelio fu presente al secondo Concilio Niceno del 787, ove per la prima volta si parlò di latria e di dulìa! Lascio da parte il bacio alla pantofola dei così detti successori di Pietro; quel bacio meriterebbe qui un po' di commento; ma lasciamo correre cotesto bacio della pantofola è un gusto come un'altro; tanto per chi se lo prende, come per chi lo permette; e de gustibus non est disputandum. Una cosa, piuttosto, osservo. È il primo caso che troviamo, nel nostro libro, d'un servo di Dio, a cui siano offerti onori che non spettano all'uomo; e chi offre cotesti onori è un pagano. Or tutto quanto il sistema del culto dai santi è, come la storia dimostra, d'origine pagana, ed una continua ricaduta nel paganesimo. Ed è provvidenziale che nel nostro passo, cioè, già nei primi tempi della Chiesa, noi abbiamo una solenne ed apostolica protesta contro questo paganeggiante culto dei santi, che confonde il divino con l'umano e popola d'inutili semidei quel cielo, che il potente soffio del cristianesimo avea reso così sereno e così puro.

3. Nulla si fa meccanicamente o come per effetto magico, nel regno di Dio. L'opera dello Spirito, tanto quand'Ei santifica, vale a dire, quand'Ei separa l'uomo dal male e lo consacra a Dio, quanto allorchè gli rivela il pensiero ed il cuore del Signore, è sempre opera progressiva. Non è un Deus ex machina; è una evoluzione. Iddio non rivela il proprio pensiero a Pietro, tutto ad un tratto, glielo rivela poco a poco; per gradi. Ecco i tre punti salienti e progressivi di cotesta rivelazione.

1) Per la visione Atti 10:10-16 gl'insegna che niun mortale è da reputarsi immondo che niun mortale, col suo contatto, contamina il giudeo.

2) Per la provvidenziale storia di Cornelio Atti 10:30-33 gl'insegna che non solo non c'è mortale immondo che col suo contatto contamini il giudeo, ma che Dio non ha preferenze, e tratta il pagano come s'ei fosse un giudeo.

3) Per la rinnovata effusione pentecostale Atti 10:44-46 gl'insegna che Dio non solo non fa distinzioni fra giudeo e pagano, ma che tanto al pagano quanto al giudeo Atti 10:11-15 dona liberamente i suoi doni più preziosi l'esperienza di Pietro è l'esperienza di tutti. Dalle tenebre alla luce si viene poco a poco, ed i ciechi del mondo spirituale e morale hanno sempre provato e proveranno sempre quello che fisicamente provò il cieco di Betsaida Marco 8:22-26.

4. Da Atti 10:34-35 s'è spesso concluso che tutte le religioni sono uguali, che la morale può sussistere indipendentemente dalla fede e che uno può benissimo esser salvato anche se non fa alcun conto di ciò che appartiene in modo tutto speciale al cristianesimo. Coteste conclusioni sono effetto, come ho dimostrato, d'una superficialità esegetica che desta più compassione che stupore. Come si fa a giungere a coteste conclusioni quando il testo, il contesto, tutto quanto insomma l'episodio del capitolo decimo ci dice a chiare note che il centro di tutto il fatto ricordatoci da Luca, è appunto la conversione di Cornelio, della sua famiglia e dei suoi amici? La difficoltà che occorreva risolvere a questo punto della storia della Chiesa era questa: - Possono i pagani senza cerimonie preliminari essere ricevuti nella Chiesa di Cristo? O non è egli forse necessario che passino per la trafila della circoncisione? O in altre parole: Può un pagano diventare, così senz'altro, cristiano? O non è forse necessario che prima si faccia giudeo e poi dal giudaismo passi al cristianesimo? - La storia di Cornelio risolve il problema sul terreno della pratica; ed appunto perché risolve, e così bene, cotesto importante problema, ha la sua ragione storica d'apparire a questo punto del libro dei Fatti. È chi non vede che, se fosse vero che tutte le religioni son buone e conducono alla salvazione purchè l'uomo sia morale ed onesto, chi non vede che Pietro a questo pagano "giusto, caritatevole e temente Iddio" Atti 10:2,22, avrebbe detto: - "Bravo Cornelio! Resta pur così, pagano come sei, e seguita a viver come vivi; la tua salvazione è assicurata lo stesso; non ti confondere a cercar altro; le troppe ricerche in fatto di religione sono pericolose e rompono il capo!:.." Invece?... Il centurione cerca la verità ch'ei sente di non possedere: Iddio lo benedice nelle sue ricerche: gli manda Pietro, il quale gli evangelizza Gesù e quella "remissione dei peccati che non si ha che per Gesù" Atti 10:43 e che è il punto di partenza della vera via della salvazione Atti 2:36-40; 3:19,26; 4:12. Le parole di Atti 10:34-35 non sono quindi una giustificazione dell'indifferenza religiosa del mondo, né una doccia fredda sullo zelo ardente della fede cristiana: ma sono invece un dolce e divino invito fatto a tutti quelli che cercano la salvazione, ed un potente incoraggiamento per chi lavora nell'arduo campo delle missioni.

5. Riassumiamo in poche parole il discorso di Pietro Atti 10:34-43. In tempi di tante aberrazioni dogmatiche, vale la pena di tesoreggiare gli elementi limpidi e puri che costituiscono il primitivo e genuino insegnamento apostolico.

1) L'apostolo riassume sommariamente i fatti relativi a Gesù, cominciando dal battesimo e andando fino alla crocifissione Atti 10:36-39.

2) A questi fatti, che l'apostolo suppone noti ai suoi uditori, egli aggiunge un altro fatto; il più recente, che i suoi uditori forse ignorano, ma che non debbono ignorare, perché è di capitale importanza: la risurrezione, cioè, che è annunziata da testimoni oculari; i quali testimoni non son molti, è vero; ma videro coi propri occhi il fatto, e in modo, da non lasciare alcun dubbio sulla realtà storica del fatto stesso Atti 10:40-41.

3) Dopo i fatti, la dottrina, la quale l'apostolo compendia qui in questa nozione: "Cristo è il giudice dei vivi e dei morti" 1Pietro 4:5-6. Il che si può intendere in due modi: Cristo apparirà un giorno come giudice; e dinnanzi a lui dovranno presentarsi a render conto dei fatti loro ed a ricevere il premio o la condanna, tutti quelli che saranno morti prima di quel giorno e tutti quelli che vivranno ancora quand'egli apparirà. Oppure: "Cristo è stato costituito, e quindi è giudice dei vivi e dei morti". È: non sarà. Fin dal giorno della sua ascensione, e dalla destra del Padre, "che gli ha affidato tutto intero il giudicio" Giovanni 5:22, egli esercita cotesto giudicio; che è un, giudicio disciplinare sui vivi, ed un giudicio retributivo per ognuno che muore ed appare dinnanzi al tribunale di lui 2Corinzi 5:10 Atti 10:42.

4) L'Antico T. ha il suo compimento in Gesù e diventa così l'appoggio incrollabile dell'Evangelo e delle promesse fatte alla conversione ed alla fede. "Chiunque crede in lui riceve remissione dei peccati per il nome di lui" Atti 10:43.

6. E termino con un'amenità del Martini. Il Martini, che insiste sempre sulla potenza magica del battesimo che comunica lo Spirito e fa i cristiani, non ispiega Atti 10:47-48 come va che Cornelio ed i suoi ricevono lo Spirito Santo prima d'essere battezzati: "Può alcuno vietar l'acqua e far sì che non siano battezzati costoro che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi?" Eppure, mi sembra che, dopo aver tanto glorificato il battesimo d'acqua, valesse la pena di spiegare questo, che ad un cattolico romano deve sembrare un fatto strano. Ma lasciamo andare tutto questo, e veniamo all'amenità. Chi mai avrà battezzato Cornelio e quei di casa sua? Il Martini risponde: Pietro li fece battezzare dai suoi compagni. Ed è quello che credo anch'io. Ma questi compagni di Pietro non erano altro che dei semplici "fratelli" Atti 10:23, dei semplici "fedeli della circoncisione" Atti 10:45, dei laici, insomma, come si suol dire, con parola molto impropria. Dunque, il battesimo può egli essere amministrato anche dai laici?... Il Martini inorridisce a questo fatto; e vi risponde con una franchezza che vi lascia a bocca aperta: - "Nossignori!. Quei compagni di Pietro, o tutti o parte (quelli almeno che amministrarono il battesimo, s'intende), dovevano essere ascritti al clero della Chiesa di Ioppe!" Ed è così che tratta il testo, chi protende d'avere il monopolio assoluto della interpretazione delle Scritture!

Riferimenti incrociati:

Atti 10:48

Giov 4:2; 1Co 1:13-17; Ga 3:27
At 2:38; 8:16
At 16:15; Giov 4:40

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