Nuova Riveduta:

Atti 14:5

Ma quando ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei, d'accordo con i loro capi, di oltraggiare gli apostoli e lapidarli,

C.E.I.:

Atti 14:5

Ma quando ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei con i loro capi per maltrattarli e lapidarli,

Nuova Diodati:

Atti 14:5

Ma quando ci fu un tentativo dei gentili e dei Giudei con i loro capi di maltrattare gli apostoli e lapidarli,

Riveduta:

Atti 14:5

Ma essendo scoppiato un moto dei Gentili e dei Giudei coi loro capi, per recare ingiuria agli apostoli e lapidarli,

Diodati:

Atti 14:5

Ma, fattosi uno sforzo de' Gentili, e de' Giudei, coi lor rettori, per fare ingiuria agli apostoli, e per lapidarli,

Commentario:

Atti 14:5

Fattosi uno sforzo dei Gentili e dei Giudei

ecc. Meglio: E siccome i Gentili ed i giudei, d'accordo con le loro autorità, si mettevano in moto per maltrattarli e lapidarli, gli apostoli, avuto sentore della cosa, si rifugiarono ecc.

I rettori

sono i capi, le autorità.

Riflessioni

1. Il fatto accennato in Atti 14:2, è un fatto che si rinnova tutti i giorni. Quelli che non vogliono accettare la verità per sè e le si ribellano, si lasciano facilmente andare a sedurre gli altri, per distoglierli, se è possibile, dal perseverare nella fede. Non soltanto non entrano loro, ma cercano d'impedire quelli che vorrebbero o potrebbero entrare Luca 11:52. Giudei e Gentili erano nemici accaniti; ma come si trovano facilmente d'accordo, quando si tratta di perseguitare la verità! È sempre la storia di Erode e di Pilato che si rinnova! Luca 23:12.

2. "Il Signore onora quelli che l'onorano" 1Samuele 2:30: e quando i suoi servitori annunziano con santa baldanza l'evangelo e confidano non in se stessi ma in Lui, come faceano Paolo e Barnaba Atti 14:3, Egli li onora intervenendo Egli stesso con delle straordinarie manifestazioni della sua divina protezione. Gli apostoli non ambiscono di far dei miracoli; hanno sete di anime immortali; ma ora che i nemici cercano di gettare il sospetto sull'opera e sulla predicazione degli apostoli, ecco che il Signore interviene con dei prodigi e dei miracoli, che, fatti alla presenza del pubblico, debbono svelare ai Gentili la malignità dell'animo dei giudei. E non si dica che il Signore, oggi, non fa più così. Dov'è l'evangelista fedele, che il Signore non abbia onorato col suo diretto intervento in un momento o nell'altro dell'oprare di lui? Non sarà stato per via di prodigi e di miracoli fisici; quantunque, anche in questo modo il Signore spesso intervenga, dando delle grandi risposte a delle preghiere fatte al capezzale degli ammalati; ma sarà stato, per esempio, per mezzo di larga ed insperata conversione d'anime immortali. E i miracoli che il Signore compie nel mondo morale, non sono essi anche più stupendi di quelli che compiva e compie nel mondo fisico?

3. "Questa è la crisi"; diceva Gesù a Nicodemo; "La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvage. Poichè chiunque fa cose malvage odia la luce, e non s'avvicina alla luce; per tema che la malvagità delle opere sue sia messa in evidenza; ma chi mette in opera la verità, s'avvicina alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché son fatte in Dio" Giovanni 3:19-21. Cotesta è la crisi (vedi il testo greco) che l'apparizione di Cristo, che è la Verità, produce nel mondo. Avviene, a cotesta crisi, quello che avviene allo spuntar del sole. Gli uccelli delle tenebre fuggono ad intanarsi nei crepacci delle rovine, e chiudono gli occhi; gli uccelli della luce aprono gli occhi, scuotono le penne, e si librano nell'aria, salutando coi loro trilli soavi quella luce in cui è la vita. Cotesta fu la crisi, che gli evangeli ci mostrano avvenuta durante il ministerio terrestre di Gesù. Cotesta è la crisi che Luca ci dice essere avvenuta in Iconio Atti 14:4 quando Paolo e Barnaba vi recano l'Evangelo della grazia. E volesse Dio che cotesta crisi avvenisse nelle nostre città, dove noi annunziamo lo stesso Vangelo che gli apostoli annunziavano! Le crisi, anche se tumultuose come in Iconio, ci debbono riempire di energia e di coraggio. Quel che deve sgomentarci, e pur troppo ci sgomenta, sono quest'apatia, questa indifferenza religiosa, questa mancanza d'interesse per le cose superne, che paiono essere la triste eredità che al carattere italiano hanno lasciato: la dominazione straniera, in qualche regione; da per tutto, il papato.

Riferimenti incrociati:

Atti 14:5

At 4:25-29; 17:5; Sal 2:1-3; 83:5; 2Ti 3:11
Mat 5:44; Lu 6:28


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