Nuova Riveduta:

Atti 17:18

E anche alcuni filosofi epicurei e stoici conversavano con lui. Alcuni dicevano: «Che cosa dice questo ciarlatano?» E altri: «Egli sembra essere un predicatore di divinità straniere», perché annunciava Gesù e la risurrezione.

C.E.I.:

Atti 17:18

Anche certi filosofi epicurei e stoici discutevano con lui e alcuni dicevano: «Che cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?». E altri: «Sembra essere un annunziatore di divinità straniere»; poiché annunziava Gesù e la risurrezione.

Nuova Diodati:

Atti 17:18

Con lui discutevano pure alcuni filosofi epicurei e stoici. Alcuni dicevano: «Che vuol dire questo cianciatore?». E gli altri: «Egli pare essere un annunziatore di divinità straniere», perché annunziava loro Gesù e la risurrezione.

Bibbia della Gioia:

Atti 17:18

Ebbe anche un incontro con certi filosofi epicurei e stoici. Quando Paolo parlò loro di Gesù e della sua resurrezione, essi reagirono. «Che vuol dire questo chiacchierone?» dicevano, oppure: «Questo qui cerca d'introdurre qualche religione straniera...»

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Riveduta:

Atti 17:18

E anche certi filosofi epicurei e stoici conferivan con lui. E alcuni dicevano: Che vuol dire questo cianciatore? E altri: Egli pare essere un predicatore di divinità straniere; perché annunziava Gesù e la risurrezione.

Diodati:

Atti 17:18

Ed alcuni de' filosofi Epicurei, e Stoici, conferivan con lui. Ed alcuni dicevano: Che vuol dire questo cianciatore? E gli altri: Egli pare essere annunziatore di dii stranieri; perciocchè egli evangelizzava loro Gesù, e la risurrezione.

Commentario:

Atti 17:18

Alcuni dei filosofi...

Due cose importanti ha questo brano; il discorso di Paolo e questo primo incontro dell'evangelo di questo germe d'una nuova civiltà, con la filosofia; col frutto più squisito, cioè, della civiltà antica.

Epicurei e Stoici.

Queste due scuole noveravano un gran numero di aderenti anche fra quelli che non erano, a rigor di termini, uomini di studio. Chiunque avea ricevuto una vernice di educazione letteraria, secondo le disposizioni morali che aveva e secondo le condizioni di spirito in cui si trovava, si dava all'una o all'altra di coteste due scuole. Le dottrine di Platone e di Aristotele erano piuttosto affare dei filosofi di professione. La scuola epicurea ebbe il nome dal suo fondatore Epicuro (342-270 a.C.). Le speculazioni di Epicuro comprendevano ad un tempo una soluzione fisica ed etica dei problemi dell'universo. Ecco alcune grandi linee dell'insegnamento di Epicuro. "Gli dei, nella loro eterna tranquillità, son troppo lungi dall'uomo per darsi la pena d'occuparsi, dei suoi dolori o dei suoi peccati. Essi non hanno bisogno di sacrifici e non rispondono alle preghiere. Il gran male del mondo, la sorgente dei delitti e delle miserie del mondo è la superstizione, che fa schiave le menti del più degli uomini. L'ultimo nemico da debellare è la credenza nella immortalità, nella retribuzione d'oltre tomba. Il primo asso dell'uomo verso la felicità e la sapienza è quello di emanciparsi dalla propria schiavitù; il secondo sta nel riconoscere che la felicità consiste nel massimo aggregato di emozioni gradevoli. L'esperienza insegna che quelli che si chiamano piaceri, hanno spesso un triste, largo compenso nei dolori che tengon loro dietro; quindi, gli eccessi sensuali sono da fuggirsi". Questa la teoria; ma che avveniva? Siccome l'epicureismo non ammetteva le legge scritta nei cuori, e considerava le leggi umane come tanti ordinamenti convenzionali ognuno dovea da sè stimare e giudicare le cose che, gli avrebbero arrecato piacere; e il più degli uomini si decideva per una vita disordinata; a volte, tenuta a freno dal calcolo; a volte, perduta in braccio della voluttà più sfrenata. Per quel che riguarda il concetto fisico del mondo, Epicuro ha in germe parecchi dei risultati della scienza moderna. Epicuro esclude ogni idea di creazione e di Provvidenza. La materia è eterna e gli atomi infiniti di cui è composta, per l'azione di forze d'attrazione e di ripulsione a noi ancora ignote, è passata per tante e diverse combinazioni, e, da coteste combinazioni, come ultimo stadio della evoluzione, è uscito il mondo della natura che noi oggi contempliamo. La più stupenda espressione è, questo sistema, praticamente ateo, è il poema di Lucrezio: De Rerum Natura; e fra gli studi più pregevoli che del poema lucreziano si sono. fatti ultimamente in Italia, sono quelli del Prof. Trezza, che fu apostolo convinto dell'epicureismo nella sua forma più alta, più nobile e più pura. La scuola stoica non ebbe nome dal suo fondatore, che fu Zeno di Cizio in Cipro, ma dal Pecile (ἡ ποικιλη στοα ), al celebre portico d'Atene. Ecco le linee principali dell'insegnamento stoico. "La vera sapienza consiste nel rendersi superiori, non schiavi, delle circostanze. Le cose che non sono entro i limiti del poter nostro, non sono cose né da ricercare né da temere; ma cose da accettarsi con calma equanimità. Chi vuol conseguire la vera sapienza deve quindi diventare indifferente tanto al piacere quanto al dolore e devo mirare ad un'assoluta apatia". Quant'è al concetto teologico delle cose, gli stoici parl avano di una Mente divina che pervade l'universo e regola tutte le cose per la sua Provvidenza. Essi riconoscevano il governo di cotesta Provvidenza nella vita delle nazioni e degli individui. Nel Manuale di Etica d'Epitetto è nelle Meditazioni di Marco Aurelio, lo schiavo e l'imperatore sono posti allo stesso livello; e in Seneca gli stoici esprimono delle massime che paiono massime di etica cristiana, Giuseppe Flavio (Vit. e. 2) paragonava gli stoici ai farisei; e qualcuno ha chiamato gli epicurei e gli stoici, i sadducei ed i farisei del paganesimo.

Riferimenti incrociati:

Atti 17:18

Rom 1:22; 1Co 1:20,21; Col 2:8
At 6:9; Mar 9:14; Lu 11:53
Prov 23:9; 26:12; 1Co 3:18
At 17:31; 26:23; Rom 14:9,10; 1Co 15:3,4

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