Nuova Riveduta:

Atti 28:31

proclamando il regno di Dio e insegnando le cose relative al Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.

C.E.I.:

Atti 28:31

annunziando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.

Nuova Diodati:

Atti 28:31

predicando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo con tutta franchezza senza alcun impedimento.

Bibbia della Gioia:

Atti 28:31

Egli predicava il Regno di Dio e insegnava tutto ciò che riguardava il Signore Gesù Cristo in piena libertà e senza essere ostacolato.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 28:31

predicando il regno di Dio, e insegnando le cose relative al Signor Gesù Cristo con tutta franchezza e senza che alcuno glielo impedisse.

Diodati:

Atti 28:31

predicando il regno di Dio, ed insegnando le cose di Gesù Cristo, con ogni franchezza, senza divieto.

Commentario:

Atti 28:31

Con ogni franchezza, senza divieto

Paolo, quantunque prigioniero, avea piena libertà di parlare del regno di Dio e delle verità eterne che hanno Cristo per centro vivente. Egli stesso ci dice che altri cristiani, vedendo un prigioniero in catene parlare con tanto ardore delle cose di Dio, si sentivano incoraggiati, si faceano essi stessi più animosi nella loro testimonianza, e diventavano così dei mezzi potenti per la propagazione dell'Evangelo Filippesi 1:12-14. E così finisce il libro dei Fatti. "Ma, e dell'apostolo, che ne fu?..." Ecco la domanda che sorge spontanea in mente al lettore, che è giunto alla chiusa, così repentina e secca, del libro dei Fatti. Questa chiusa così inaspettata molti spiegano a questo modo: "L'autore ha scritto alla fine dei due anni di cui parla; e, siccome. allora ei non potea saper nulla della fine della prigionia di Paolo, per la semplice ragione che la durava ancora, e non ne disse nulla". Sta bene: ma la data del libro non è poi così antica come la suppongono coloro che dicono a cotesto modo (Vedi l'Introduzione - La Data). È senza tornar qui di nuovo sulla questione della data, leggasi bene il passo finale Atti 28:30. E Paolo dimorò... Non dice: E Paolo dimora; o ha dimorato. Dunque, Luca scrive non durante quei due anni; ma a distanza da quei due anni. È anche s'egli avesse scritto il suo libro durante quei due anni, non è possibile che un accusato politico fosse tenuto prigioniero a Roma per tanto tempo, senza che un qualche atto di procedura fosse fatto, se non per risolvere la causa, almeno per orientare le autorità e metterle sulla via di risolverla. - Altri hanno detto: - "Luca si ferma qui, perché Teofilo, a cui il libro era dedicato, abitava in Roma e sapeva quindi il resto delle cose relative a Paolo". Ma se lo scopo di Luca era così limitato, che bisogno c'era di scrivere un libro? Egli avrebbe potuto prender Teofilo e così a quattr'occhi raccontargli le vicende di Paolo che gli erano ignote. - Altri dicono che le condizioni politiche dei tempi erano difficili e che Luca finì il suo libro così, per discrezione, per non compromettersi narrando la tragica fine del processo, ma come?! Il libro è pieno d'elogi per Paolo; è pieno d'elogi di quei fatti che formavano la base del processo, e Luca si sarebbe compromesso ad aggiungere due righe di più per dire: - "Paolo fu condannato a morte e decapitato così e così"? Se tutti gli elogi ch'egli fa dell'apostolo nel resto del libro non lo compromettevano dinnanzi alle autorità, davvero che non lo avrebbe compromesso di più una note nella storica nuda e secca, senza commenti, come cotesta. - Altri dicono che la sorgente da cui Luca prendea le sue notizie relative a Paolo, finiva lì; e che quindi ei non ne sapeva di più. Ma come ho mostrato nella introduzione al libro, Luca non si limita a trascrivere dei documenti più antichi di quello ch'egli redige; ed i mezzi certo non gli mancavano per soddisfare la giusta e sana curiosità del lettore. - Altri finalmente hanno congetturato che l'opera di Luca avesse una continuazione che si sarebbe perduta e che non sarebbe quindi giunta fino a noi. È una congettura che non ha base, né positiva né indiretta, nella letteratura ecclesiastica. Piuttosto che avventurarsi in congetture di cotesto genere, è meglio dire addirittura che non se ne sa nulla, e addio. Quindi?... Quindi non ci sono che due modi d'uscirne. O l'autore s'era proposto di continuare l'opera sua e ne fu impedito da qualche circostanza imprevista, dalla morte, per esempio; oppure, bisogna ammettere che Luca non aveva tanto in mente di scrivere dei fatti materiali, quanto di esporre gl'insegnamenti e le conseguenze morali di cotesti fatti. Questa spiegazione e quella sostenuta da coloro che vedono nel libro dei Fatti, un'opera "di partito". "L'ultima pagina del libro, essi dicono, pur lasciando il lettore in una ignoranza completa circa le condizioni della comunità cristiana di Roma, al punto che le persone stesse che Luca mette in iscena dichiarano che non ne sanno nulla Atti 28:22, contiene la dichiarazione più esplicita e più positiva che immaginar si possa, della rottura, ormai avvenuta, fra il giudaismo ed il cristianesimo". Ma è una spiegazione, che non mi soddisfa. Perché, come si spiega, io domando, quel passato: E Paolo dimorò...? E come si spiega la cura che l'autore ha messo nel darci tutti i dettagli dei fatti che ci ha dati nei capitoli precedenti; dettagli interessanti, senza dubbio; ma perfettamente inutili, s'egli non aveva in vista che degli "insegnamenti e delle conseguenze morali?" Ed è poi provato che un narratore così semplice ed ingenuo com'è Luca abbia potuto lasciarci nei Fatti una vera e propria filosofia della storia? No; Luca è un cronista; non è un filosofo della storia; e il Luca, che dalle ardue vette della filosofia della storia evoca l'idea dalle viscere degli avvenimenti, come se con l'intuizione d'un genio abbracciasse nell'oceano del tempo un lungo ordine di secoli, non è davvero il Luca dei Fatti. - Val meglio dunque tenerci la nostra curiosità, per quanto giusta e legittima; ed a chi ci dice: - "E perché dunque non ci spiegate questa conclusione così brusca e inaspettata del libro?..." piuttosto che fantasticare nel mondo delle congetture, val meglio, dico, rispondere ingenuamente: - "Ve la spiegheremmo, se potessimo; ma nol volle Iddio".

Riflessioni

1. E Paolo accoglieva tutti coloro che venivano a lui Atti 28:30. Paolo è in catene: è nel crogiuolo della prova; ma non dimentica la sua vocazione; egli è un ministro dell'Evangelo: e l'Evangelo annunzia con quel medesimo amore per le anime che proverebbe, se fosse libero. Il ministro dell'evangelo del quale si dice: - "Oh c'è difficile l'avvicinarlo!..." somiglierà al papa, se volete; ma non somiglia né a Paolo, né a Gesù, che "accoglievano tutti quelli che andavano a loro".

2. Iddio, quando meno ce lo aspettiamo, e nei modi più straordinari e sorprendenti, "apre la porta" Atti 14:27; Colossesi 4:2 e porge ai suoi larghe opportunità di "predicare il regno di Dio e d'insegnare le cose che concernono il Signor Gesù Cristo" Atti 28:31.

3. Ai tempi dei quali Luca ci parla, era considerata una gran grazia il poter predicare l'evangelo "in tutta libertà e senza impedimenti" Atti 28:31; e di quella libertà i servitori di Dio sapevano usare come d'un mezzo provvidenziale per annunziar l'evangelo. Cotesta libertà, noi l'abbiamo; ampia, bella, sicura. Ma come facilmente, e pastori e chiese, dimentichiamo qual dono grande e divino ella sia! Quanto facilmente dimentichiamo che non come un fine ma come un mezzo la ci fu data da Dio! Onde la parola che in tempi liberi come i nostri, il cristiano dovrebbe avere sempre scolpita nel cuore, è questa che si riferisce, è vero, alla libertà spirituale ma che riman pur sempre santa ed ispirata anche se applicata alla libertà civile: "Voi siete stati chiamati a libertà, fratelli; ma questa libertà non vi trascini alla carne!" Galati 5:13 "Liberi! non come uomini per i quali la libertà non è che un velo per nascondere il vizio, ma come servi di Dio" 1Pietro 2:16.

Riferimenti incrociati:

Atti 28:31

At 28:23; 8:12; 20:25; Mat 4:23; Mar 1:14; Lu 8:1
At 5:42; 23:11
At 4:29,31; Ef 6:19,20; Fili 1:14; Col 4:3,4; 2Ti 4:17

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