Nuova Riveduta:

Atti 2:36

Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».

C.E.I.:

Atti 2:36

Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!».

Nuova Diodati:

Atti 2:36

Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che quel Gesù che voi avete crocifisso, Dio lo ha fatto Signore e Cristo».

Bibbia della Gioia:

Atti 2:36

Perciò, tutto Israele sappia, senza ombra di dubbio, che Dio ha fatto Signore e Messia proprio questo Gesù che voi avete crocifisso!»

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 2:36

Sappia dunque sicuramente tutta la casa d'Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso.

Diodati:

Atti 2:36

Sappia adunque sicuramente tutta la casa d'Israele, che quel Gesù, che voi avete crocifisso, Iddio l'ha fatto Signore, e Cristo.

Commentario:

Atti 2:36

Sappia sicuramente

Sicuramente! dice Pietro; e può ben dirlo, dopo aver dato della risurrezione le tre prove:

a) la prova profetica,

b) la testimonianza oculare;

c) la conferma del fatto pentecostale.

signore e Cristo.

Signore e Messia. Signor dei signori e l'Unto per eccellenza; l'Unto: Colui, cioè, che di tutti i consacrati (profeti, sacerdoti e re) dall'olio della sacra unzione, è per dottrina, per santità personale e per le sue relazioni con Dio, il più sublime. In una parola: Iddio ha fatto Signor dei signori Filippesi 2:9-11 e Profeta dei profeti, Sacerdote dei sacerdoti, Re dei re, quel medesimo Gesù, che voi avete crocifisso. È qui degno di nota il fatto, che l'ultima frase del discorso di Pietro non è, nell'originale: Iddio l'ha fatto Signore e Cristo, come nella nostra traduzione; ma è, invece: quel medesimo Gesù, che voi avete crocifisso. Pietro non vuol lasciare i suoi uditori sotto l'impressione della grandezza dell'atto di Dio; li vuole piuttosto lasciare sotto la impressione della enormità del loro misfatto.

Riflessioni

1. L'apostolo risponde con calma e dignità a quelli che cercano porre in ridicolo coprir, e coprir d'obbrobrio il gran fenomeno pentecostale. Egli non rende "oltraggio per oltraggio" 1Pietro 3:9, ma ha imparato dal Maestro, che, "oltraggiato, non rispondeva con l'ingiuria" 1Pietro 2:23. Egli ragiona, prova, cerca di persuadere, con quel tatto e quella delicatezza, che non inaspriscono ma finiscon quasi sempre per conquistare i cuori. Ricordiamoci dell'esempio di Pietro, quando siamo chiamati "a rispondere a nostra difesa" 1Pietro 3:15 a quelli che attaccano le nostre convinzioni religiose.

2. Non è sempre bene né opportuno, evangelizzando, il cominciare con l'annunzio di quelle dottrine trascendentali, che non si possono afferrare che per la fede. Bisogna anche qui aver tatto; bisogna che ci rendiamo ben conto dell'ambiente, dello stato psicologico e della cultura religiosa dei nostri uditori e che scegliamo quindi il metodo migliore per guadagnarli a Cristo. Pietro comincia ad annunziare Gesù uomo. Ed era la via più naturale da seguire. Da Gesù uomo egli parte; e continua, e con la Bibbia alla mano trae i suoi uditori, sulle ali della ispirata prova biblica, fino all'altezza della divinità di Gesù. Non vorrei essere frainteso: non è questione di opportunismo, come si dice oggi, non è, cioè, questione di sacrificare la dottrina all'ambiente; no, Dio ce ne guardi; è questione di metodo; di scegliere, cioè il modo più adatto per trarre l'uditorio all'altezza della dottrina. "Il latte" a chi non può digerire che il latte 1Corinzi 3:1-2: il "cibo sodo" a chi può digerire il cibo sodo Ebrei 5:12,14.

3. Nella profezia di Gioele 5:17-18 adempiuta alla Pentecoste, vedo tre verità, o tre fatti che accenno di volo, e che sono fecondi di salutari conseguenze:

a) il Nuovo Patto stabilisce la vera uguaglianza: tutti, senza distinzione, sono peccatori; tutti hanno bisogno d'esser salvati; tutti hanno bisogno di quello Spirito Santo, senza il quale non c'è possibilità di salvazione;

b) il dono dello Spirito è dono universale; non è il privilegio di pochi; può fare la felicità di tutti Luca 11:13;

c) Iddio non promette né dà tutti i doni dello Spirito ad ogni singolo individuo; ma ai giovani una cosa, ai vecchi l'altra, e così via dicendo.

4. La salvazione è un fatto del quale non c'è anima umana che possa dire: "Per me, io ne posso far senza!" Ecco perché Iddio l'ha resa facile per tutti. "Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvo" Gioele 2:21. Facile per tutti, ma è necessario che ognuno se l'appropri per conto suo. Quel chiunque del testo a due fatti importantissimi e solenni, accenna; egli ci dice:

a) la salvazione è un fatto universale, quanto alla sua destinazione;

b) è un fatto individuale, quanto agli effetti che deve e può produrre.

5. I versetti 19 e 20 gettano dei lampi sinistri anche sul nostro orizzonte. Quali calamità ci aspettano? Niuno si spaventi, però; si rifugi all'ombra della promessa che è nel versetto 21 e dica pur col Salmista:

"Egli mi proteggerà nel suo tabernacolo nel dì della sventura;

Egli mi nasconderà sotto il riparo della sua tenda;

Egli mi leverà in alto sopra una rocca" Salmi 27:5.

6. Il verso. 23 ci pone dinnanzi agli occhi due grandi fatti: la prescienza di Dio e la libertà umana; e ci dimostra che i disegni preparati ab eterno da Dio non annullano, nel tempo, la responsabilità degli umani. A noi, che abbiamo "la veduta corta di una spanna", è arduo il renderci conto a fil di logica dell'armonia che regna fra quei due fatti. Poco tempo fa, il Canonico Wilberforce, in un suo discorso detto nell'Abbazia di Westminster a Londra, illustrava bellamente in questo modo le relazioni che passano fra il decreto divino e la libertà umana. "Vedete l'umanità, diceva egli. Ella si muove liberamente per tutte le parti del globo. Va, viene, s'agita, si affaccenda, a suo talento; e intanto, senza ch'ella se ne accorga, e senza che buona parte di lei neppur lo sappia, è tutto il tempo portata dal globo che gira e gira secondo leggi, sulle quali ella non ha né dominio né influenza di sorta".

7. Il fatto della risurrezione è provato da Pietro nel suo discorso con tre argomenti, tratti:

1) dalla profezia;

2) dalla testimonianza oculare di tutti quelli che videro Gesù risorto;

3) dal fatto pentecostale.

Che Gesù fosse realmente risuscitato, tutti lo sapevano in Gerusalemme; e a soffocarne la notizia fin (la bel principio, i principali sacerdoti e gli anziani avean corrotto con danaro le guardie del sepolcro, e le aveano indotte a, propalar questa fandonia: "I suoi discepoli son venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo" Matteo 28:11-13. Ora dice bene il Parker: "Pietro si basa senz'ombra di equivoci sul fatto storico della risurrezione... Egli parla con l'assoluta franchezza d'un uomo che riferisce dei fatti, che ogni bimbo, nell'assemblea, sapeva esser fatti e non invenzioni; e si trovava di fronte a gente, che si sarebbe alzata di botto e avrebbe contraddette le affermazioni apostoliche, se avesse avuto possibilità e ragione di farlo". Ma niuno s'alza perché sarebbe malagevole il negare la veridicità d'un fatto, che la prova storica illumina di luce meridiana.

8. "Avere il Signore del continuo davanti agli occhi... averlo alla nostra destra" Atti 5:25 è risolvere gloriosamente il gran problema della esistenza. Ma non basta averlo davanti agli occhi di quando in quando; del continuo dice il Salmista. Non basta tenerlo alla nostra sinistra; alla destra convien tenerlo; il posto d'onore bisogna dargli nei nostri affetti, nei nostri pensieri, nelle nostre aspirazioni. Per uscir dalle immagini; il segreto del nostro trionfo non è in una comunione intermittente con Dio; ma nella continua e perseverante dimora di tutto quanto il nostro io nelle braccia eterne della misericordia divina. Tutti quelli che hanno avuto del continuo il Signore dinnanzi agli occhi in questo mondo, staranno dinnanzi agli occhi del Signore nell'altro; tutti quelli che hanno avuto in questo mondo il Signore alla loro destra, staranno, nell'altro, alla destra del Signore.

9. "Tu mi hai fatte conoscere le vie della vita" Atti 5:28, dice il Salmista. Le vie della vita che il Padre fece conoscere a quel Figliuolo "nel quale Egli avea posto tutta la sua affezione" Matteo 3:17, sono quelle vie di santità, di giustizia e d'amore, nelle quali Gesù camminò durante il suo ministerio terrestre. Tutte quante coteste vie menavano alla gloria, ma passavano per la valle della umiliazione e del dolore. "Le vie della vita" sono le medesime anche per noi. Rendiamoci ben conto di questa verità pratica, che talora, trovandoci "nel cimento, non ci sentiamo smarriti, quasi ci avvenisse cosa strana" 1Pietro 4:12. Le vie del mondo sembrano passar tra i fiori, tra il gaudio continuo, e menano al baratro dello sconforto, della delusione e della morte. Le vie di Dio che passano per le serie, solenni pianure dell'abnegazione e del sacrificio, e per la valle della prova e del dolore, menano alla vita ed alla vita eterna.

10. Tre grandi profezie l'apostolo cita e commenta nel suo discorso pentecostale. Quella di Gioele, che si riferisce alla effusione dello Spirito Santo; quella del Salmo 16, che si riferisce alla risurrezione di Cristo; quella del Salmo 110, che si riferisce all'Ascensione ed alla glorificazione di Gesù. Tutto questo ci dà un'idea della grandezza delle profezie dell'A. T. e del modo d'interpretarle. Molti pensano che l'A. T. non sia altro che un libro morto; un libro di storia antica, senz'alcuna relazione con la vita moderna; addirittura un magazzino di antichità e nient'altro. Pietro c'insegna ch'esso è invece un libro vivente, e che chi lo studia e lo investiga guidato dallo Spirito Santo, può trarne dei tesori ineffabili d'istruzione e di edificazione.

Riferimenti incrociati:

Atti 2:36

Ger 2:4; 9:26; 31:31; 33:14; Ez 34:30; 39:25-29; Zac 13:1; Rom 9:3-6
At 2:22,23; 4:11,12; 5:30,31; 10:36-42; Sal 2:1-8; Mat 28:18-20; Giov 3:35,36; 5:22-29; Rom 14:8-12; 2Co 5:10; 2Te 1:7-10

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