Nuova Riveduta:

Atti 5:42

E ogni giorno, nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di portare il lieto messaggio che Gesù è il Cristo.

C.E.I.:

Atti 5:42

E ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annunzio che Gesù è il Cristo.

Nuova Diodati:

Atti 5:42

E ogni giorno, nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di annunziare la buona novella: che Gesù è il Cristo.

Bibbia della Gioia:

Atti 5:42

E ogni giorno, nel tempio e per le case, continuavano ad insegnare e a predicare che Gesù è il Messia.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 5:42

E ogni giorno, nel tempio e per le case, non ristavano d'insegnare e di annunziare la buona novella che Gesù è il Cristo.

Diodati:

Atti 5:42

Ed ogni giorno, nel tempio, e per le case, non restavano d'insegnare, e d'evangelizzar Gesù Cristo.

Commentario:

Atti 5:42

Nel tempio e per le case;

meglio: nel tempio e in ogni casa; nel tempio, e a casa (Vedi note Atti 2:46).

Evangelizzare

significa annunziare "la buona novella"; dare "la tuona notizia"; e "la buona notizia" era questa:

Gesù Cristo;

il che si potrebbe meglio rendere per: che Gesù è il Messia. Abituati come siamo a prendere la parola Cristo per un nome proprio, noi rischiamo di perdere di vista un punto importante della predicazione apostolica. I Giudei credevano in un Cristo, in un Messia; e gli apostoli, basandosi sulle profezie, sul fatto della risurrezione e sulla discesa dello Spirito Santo, insegnavano e davano il buon annunzio che Gesù di Nazaret era appunto quel Messia nel quale essi credevano e che essi aspettavano.

Riflessioni

1. L'angelo apre agli apostoli le porte della prigione, e nello stesso tempo dice: "Andate! presentatevi nel tempio e ragionate al popolo tutte queste parole di vita!" Atti 5:19-20. Il pio Matteo Henry dice molto bene e molto a proposito: "La guarigione dalle nostre infermità, la liberazione dalle nostre difficoltà dobbiamo considerare non come se le ci fossero concesse per godere a nostro talento dei piaceri della vita: elleno ci sono concesse affinché onoriamo il nostro Dio con la consecrazione di tutto quello che siamo e di tutto quello che abbiamo".

2. Le parole del sommo sacerdote agli apostoli Atti 2:28 tradiscono una coscienza punta dall'aculeo del rimorso. È duro al sommo sacerdote il pronunciare il nome di Gesù; e schiverà cotesto nome con ogni sorta di circonlocuzioni. Sono molti quelli che fanno il male a test'alta, sfacciatamente, e che poi non possono sopportare che il male fatto sia loro imputato, o anche soltanto ricordato!

3. Ripetiamola pure l'osservazione già fatta in Atti 4:19. Se possiamo ubbidire a Dio e nello stesso tempo ubbidire coscienziosamente agli uomini, tanto meglio; ma tutte le volte che ci troviamo nel bivio degli apostoli, nel caso, cioè, di dovere scegliere fra l'ubbidienza a Dio e l'ubbidienza agli uomini, la santa ed eroica risposta degli apostoli ci sua viva nel cuore e determini la nostra decisione: "Anzi a Dio che agli uomini!" Atti 5:29.

4. Rinfreschiamo la nostra fede alla limpida sorgente della teologia apostolica Atti 5:30-31. L'onnipotente Iddio, che è l'Iddio delle maravigliose vicende "dei padri" e che "con la destra potente esalta" quel Gesù che gli uomini hanno ucciso, è un Dio d'amore, che vuole non la perdizione ma la salvezza dei peccatori. La salvazione è soltanto possibile per mezzo di Gesù, che Dio ha costituito "Capo e Salvatore". A cotesta salvazione si giunge per "la remissione dei peccati", che è data a tutti quelli che si "ravvedono". Il ravvedimento e la remissione dei peccati non sono il risultato di sforzi umani, non il salario d'opere o di mortificazioni della carne, o di penitenze, ma sono dei doni gratuiti, che Dio fa liberalmente al suo popolo.

5. "E noi gli siamo testimoni di queste cose che diciamo" Atti 5:32. La testimonianza degli apostoli è sempre testimonianza positiva ed ha per oggetto i grandi fatti che stanno a base del cristianesimo:

1. la crocifissione;

2. la risurrezione;

3. l'ascensione di Gesù.

6. La testimonianza apostolica a cui s'appoggia la nostra fede come il debole stelo alla querce secolare, non è soltanto testimonianza d'uomini; ma è una testimonianza umana, illuminata, corroborata e resa divinamente autorevole dallo Spirito Santo Atti 5:32.

7. Lo Spirito Santo non e monopolio d'alcuno; neppure degli apostoli; egli è dato a tutti Luca 11:13; Romani 5:5; 1Corinzi 6:19. La sola condizione imposta a chi lo desidera, è l'ubbidienza alla volontà di Dio Atti 5:32.

8. Per quel che riguarda il carattere di Gamaliele, mi pare che, riassumendo tutto quello che di lui s'è detto e scritto, si possano distinguere tre Gamalieli:

1) il Gamaliele della leggenda;

2) il Gamaliele di quello che io non so chiamare altrimenti che "un benevolo e simpatico probabilismo";

3) il Gamaliele del testo.

1) Del Gamaliele della leggenda s'è impadronito il cattolicismo romano, avido, come sempre, più di fantasticherie e di leggende che della verità storica nuda e serena. Il Martini, difatti, nella sua nota a Atti 5:34, dice: "Gamaliele, ecc. Questi è il maestro dell'Apostolo Paolo Atti 22:3, e morì Cristiano, e le sue reliquie, con quelle del protomartire Stefano, di Nicodemo e di Abiba, figliuolo dello stesso Gamaliele, furono trovate dal santo sacerdote Luciano, l'anno 415, presso al borgo di Cafatgamala, discosto venti miglia da Gerusalemme". La tradizione, a cui allude il Martini, dice che Gamaliele era un discepolo segreto di Gesù (Pseudo-Clemente, Recogn. l. 65); che fu battezzato da Pietro e Paolo assieme ad un figliuolo chiamato Abiba e a Nicodemo, che la stessa tradizione dice nipote di Gamaliele (Fozio Cod. 171, p. 199). Secondo la leggenda di Luciano, prete di Siria (leggenda accettata da Agostino), Gamaliele avrebbe seppellito Stefano ed altri cristiani; e poi sarebbe egli stesso stato sepolto a Cafar-algama, nel luogo stesso ove riposavano i resti mortali di Stefano e di Nicodemo (Agost. De Civitate Dei XVII. 8, Serm. 318). Ma ognuno lo vede; le sono notizie leggendarie da non accettarsi neanche con beneficio d'inventario.

2) Il Gamaliele del benevolo e simpatico probabilismo, eccolo qui. Se non del tutto cristiano, Gamaliele avea respirato a pieni polmoni aure cristiane e parlava nel Sinedrio come uno che avea simpatia per gli apostoli e per le loro idee. Era innanzi negli anni, e potea ricordarsi benissimo "della sapienza e della grazia" del giovanetto Gesù, quando Ei ragionò delle cose di Dio in mezzo ai dottori Luca 2:46. Chi sa che non salutasse con gioia, durante il ministerio di Gesù, quelle dottrine, che in tanta parte suo nonno Hillel avrebbe approvate, se avesse potuto udirle; e chi sa se il suo cuore di fariseo credente nella risurrezione non si rallegrò quando vide che un'altra e stupenda prova di cotesto fatto era messa in vivida luce dalla predicazione apostolica? E poi; egli stesso discendea da Davide; e ci sarebb'egli da far le gran meraviglie se avesse nutrito qualche simpatia per colui che tutti salutavano come "il Figliuolo di Davide"? E ancora; un legista così illustre come Gamaliele dovette necessariamente essere in più o meno stretta relazione col collega Nicodemo: e non si può egli ammettere che la progressiva conversione ed il modo di procedere di Nicodemo (ricordato in Giovanni 7:50-51) avessero qualche influenza sul carattere morale e sul modo di procedere di Gamaliele? E non è egli vero, che, badando bene al tono delle sue parole nel nostro testo, si è tentati di includerlo in quei "molti" dei principali che credevano in Cristo ma non osavano confessare apertamente la loro fede? Giovanni 12:42-43 Ed è probabile che anch'egli, come Giuseppe d'Arimatea, "non acconsentisse al consiglio, ne all'atto del Sinedrio" Luca 23:51 che Caiafa avea convocato per il processo di Gesù. E se Saulo di Tarso era già, a scuola da Gamaliele Atti 22:3, è anche probabile che le parole dei nostri versetti Atti 5:38-39, dirette in modo generale al Sinedrio, fossero più specialmente intese a frenare l'ardente ed impetuoso zelo del discepolo. Probabilismo più ingegnoso, più benevolo e più simpatico di questo, certo, non si può dare.

3) Rimane a studiare il Gamaliele del testo. Il Gamaliele del testo non è un cristiano, né agisce ne parla per impulso di sentimenti cristiani; è un filosofo che s'atteggia a neutrale in una questione religiosa, dinnanzi alla quale avrebbe avuto il dovere di decidersi in un senso o in un altro. L'assioma di Gamaliele è storicamente dimostrato vero e santo; ma ciò non vuol dire che in ogni questione in genere e nelle questioni religiose in ispecie noi dobbiamo aspettare a deciderci a cose fatte e risolute chi aspettasse, per decidersi a diventar cristiano, al giorno del finale trionfo di Cristo e del Vangelo potrebbe parer prudente e savio agli occhi del mondo, ma mostrerebbe col fatto di non aver capito nulla delle cose dello spirito. La politica "dell'aspettare" non è politica del regno di Dio; il regno di Dio ha bisogno di gente generosa, eroica, d'azione. Chi si astiene con cautela dal pericolo di "combattere contro Dio". bisogna che abbia al tempo stesso vivo e profondo il sentimento del dovere che ha di schierarsi dal lato di Dio per lottare con Lui e per Lui, e di tenere alta la bandiera delle proprie convinzioni in mezzo all'infuriare di qualunque tempesta. È bene d'essere avari d'elogi per la prudente politica di Gamaliele; cotesti elogi sono pericolosi; essi tendono a glorificare l'esitazione e indifferenza ed a porre il riserbo filosofico al disopra della franca adesione ad una decisa convinzione religiosa. Ci sono perfino di quelli che fanno di Gamaliele un precursore dei nostri principi moderni di tolleranza e di libertà religiosa. Bella tolleranza quella del Sinedrio, che, "acconsentendo alle idee espresse da Gamaliele" Atti 5:40, bastona gli apostoli ed ingiunge loro di non parlar più nel nome di Gesù! E ancora: com'è possibile fare di Gamaliele un cristiano, o poco meno, quando lo si ode mettere gli apostoli sulla stessa linea di Teuda e di Giuda il Galileo, di due demagoghi, cioè, che avevano dato luogo a dei moti rivoluzionari valendosi del fanatismo religioso e politico delle moltitudini? Chi potea fare dei ravvicinamenti storici di cotesto Nenere, evidentemente, non era un cristiano e giudicava a sproposito della missione e delle dottrine apostoliche. Gamaliele era un fariseo; quindi, un avversario politico e religioso di Anna, di Caiafa e di tutto il partito sadduceo. L'agir suo è in armonia perfetta con la politica del partito farisaico di cui era il capo. L'accusa mossa agli apostoli era questa; ch'essi predicavano la risurrezione di Gesù; e i farisei erano, in opposizione ai sadducei che la negavano, ardenti sostenitori della dottrina della risurrezione del corpo. Più tardi, quando i cristiani, guidati da Stefano, attaccheranno le dottrine farisaiche, Gamaliele uscirà dal suo riserbo, e si schiererà senza dubbio dal lato dei nemici della fede di Cristo. Ciò non è detto nel testo; ma il fatto che il discepolo di Gamaliele, Saulo di Tarso, è il primo a slanciarsi all'assalto ed a guidarvi i persecutori è pur troppo fatto eloquente. Nel caso nostro, Gamaliele agisce da capo politico prudente ed esperto; salva gli apostoli, dei quali i sadducei voleano la vita; e, cogliendo a volo l'occasione della predicazione apostolica, dà uno schiaffo potente al partito teologico avversario.

9. "Voi sarete beati, quando v'avranno vituperati e perseguitati... rallegratevi e giubilate!" avea detto il Maestro Matteo 5:11-12. Era la prima esperienza che gli apostoli faceano di quella "gioia" e di quel "giubilo", di cui Gesù avea loro parlato. Il soffrire per il nome e per la causa di Dio ed il partecipar e ai martiri degli eroi della fede che ci hanno preceduti Matteo 5:11-12 non sono senza lagrime né senz'angosce; ma Dio terge le lagrime e lenisce le angosce del credente che vive in comunione con Cristo, dandoli un ineffabile pregustamento di quella gioia, che diverrà perfetta ed eterna quando ei sarà giunto a godere della gloriosa ed immediata visione del suo Salvatore 1Pietro 4:13. Chi legga questa pagina della storia apostolica alla luce delle predizioni e delle promesse di Matteo 10:17-20 bisognerà che si convinca che le parole di Gesù hanno nei fatti il loro più eloquente commentario.

Riferimenti incrociati:

Atti 5:42

At 5:20,21; 2:46; 3:1,2-10; Lu 21:37; 22:53; 2Ti 4:2
At 20:20
At 4:20,29; 2Sa 6:22; Rom 1:15,16; Ga 6:14
At 8:5,35; 9:20; 17:3; 1Co 2:2; Ef 4:20,21

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