Nuova Riveduta:

Atti 7:55-60

55 Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra, 56 e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra di Dio». 57 Ma essi, gettando grida altissime, si turarono gli orecchi e si avventarono tutti insieme sopra di lui; 58 e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. I testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». 60 Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E detto questo si addormentò.

1Pietro 2:2-10

2 come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza, 3 se davvero avete gustato che il Signore è buono.
4 Accostandovi a lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma davanti a Dio scelta e preziosa, 5 anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. 6 Infatti si legge nella Scrittura:
«Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa
e chiunque crede in essa non resterà confuso
».
7 Per voi dunque che credete essa è preziosa; ma per gli increduli
«la pietra che i costruttori hanno rigettata
è diventata la pietra angolare,
8 pietra d'inciampo e sasso di ostacolo».
Essi, essendo disubbidienti, inciampano nella parola; e a questo sono stati anche destinati. 9 Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; 10 voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.

Giovanni 14:1-14

Gesù consola gli apostoli: egli ritornerà da loro
2Co 4:17-5:1; Eb 9:24; 10:19-22; Cl 3:1-4; 2:9-10; Gv 16:23-24
1 «Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!
2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? 3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi; 4 e del luogo dove io vado, sapete anche la via».
5 Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» 6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se mi aveste conosciuto avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l'avete visto».
8 Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gesù gli disse: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: "Mostraci il Padre"? 10 Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Salmi 31:1-5

Preghiera fiduciosa durante la prova
1S 23:14-28 (Sl 56; 71; 25)
1 Al direttore del coro.
Salmo di Davide
.
O SIGNORE, poiché ho confidato in te,
fa' che io non sia mai confuso;
per la tua giustizia liberami.
2 Porgi a me il tuo orecchio;
affrèttati a liberarmi;
sii per me una forte rocca, una fortezza dove tu mi porti in salvo.
3 Tu sei la mia rocca e la mia fortezza;
per amor del tuo nome guidami e conducimi.
4 Tirami fuori dalla rete che m'han tesa di nascosto;
poiché tu sei il mio baluardo.
5 Nelle tue mani rimetto il mio spirito;
tu m'hai riscattato, o SIGNORE,
Dio di verità.

Salmi 31:15-16

15 I miei giorni sono nelle tue mani;
liberami dalla mano dei miei nemici e dai miei persecutori.
16 Fa' risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto;
salvami per la tua benevolenza.

C.E.I.:

Atti 7:55-60

55 Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra 56 e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio». 57 Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, 58 lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». 60 Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo, morì.

1Pietro 2:2-10

2 come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: 3 se davvero avete già gustato come è buono il Signore.
4 Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, 5 anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. 6 Si legge infatti nella Scrittura:
Ecco io pongo in Sion
una pietra angolare, scelta, preziosa
e chi crede in essa non resterà confuso
.
7 Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli
la pietra che i costruttori hanno scartato
è divenuta la pietra angolare,
8 sasso d'inciampo e pietra di scandalo.
Loro v'inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati. 9 Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce; 10 voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.

Giovanni 14:1-14

1 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. 13 Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Salmi 31:1-5

1 Di Davide. Maskil.
Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa,
e perdonato il peccato.
2 Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male
e nel cui spirito non è inganno.
3 Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre gemevo tutto il giorno.
4 Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore.
5 Ti ho manifestato il mio peccato,
non ho tenuto nascosto il mio errore.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie colpe»
e tu hai rimesso la malizia del mio peccato.

Salmi 31:15-16

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

Nuova Diodati:

Atti 7:55-60

55 Ma egli, ripieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, 56 e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio». 57 Ma essi, mandando alte grida, si turarono gli orecchi e tutti insieme si avventarono sopra di lui; 58 e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. E i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 Così lapidarono Stefano, che invocava Gesù e diceva: «Signor Gesù, ricevi il mio spirito». 60 Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E, detto questo, si addormentò.

1Pietro 2:2-10

2 come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate, 3 se pure avete gustato che il Signore è buono. 4 Accostandovi a lui, come a pietra vivente, rigettata dagli uomini ma eletta e preziosa davanti a Dio, 5 anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. 6 Nella Scrittura si legge infatti: «Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa, e chi crede in essa non sarà affatto svergognato». 7 Per voi dunque che credete essa è preziosa, ma per coloro che disubbidiscono: «La pietra, che gli edificatori hanno rigettato, è divenuta la testata d'angolo, pietra d'inciampo e roccia d'intoppo che li fa cadere». 8 Essendo disubbidienti, essi inciampano nella parola, e a questo sono altresì stati destinati. 9 Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce; 10 voi, che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.

Giovanni 14:1-14

1 «Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio e credete anche in me. 2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve lo avrei detto; io vado a prepararvi un posto. 3 E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi. 4 Voi sapete dove io vado e conoscete anche la via». 5 Tommaso gli disse: «Signore, noi non sappiamo dove vai; come dunque possiamo conoscere la via?». 6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se mi aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre; fin da ora lo conoscete e l'avete visto». 8 Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gesù gli disse: «Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai dici: "Mostraci il Padre"? 10 Non credi che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso. Il Padre che dimora in me è colui che fa le opere. 11 Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me; se no, credetemi a motivo delle opere stesse. 12 In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13 E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se chiedete qualche cosa nel nome mio, io la farò».

Salmi 31:1-5

Richiesta di liberazione e lode al Signore
1 [Al maestro del coro. Salmo di Davide.] In te, o Eterno, mi sono rifugiato; fa' che io non sia mai confuso; liberami per la tua giustizia. 2 Porgi a me il tuo orecchio, affrettati a liberarmi; sii per me una forte rocca e un luogo fortificato per salvarmi. 3 Poiché tu sei la mia rocca e la mia fortezza; per amor del tuo nome guidami e conducimi. 4 Trammi fuori dalla rete che mi han teso di nascosto, perché tu sei la mia roccaforte. 5 Nelle tue mani io rimetto il mio spirito; tu mi hai riscattato, o Eterno, Dio di verità.

Salmi 31:15-16

15 I miei giorni sono nelle tue mani; liberami dalla mano dei miei nemici e da quelli che mi perseguitano. 16 Fa' risplendere il tuo volto sul tuo servo; salvami per la tua benignità.

Bibbia della Gioia:

Atti 7:55-60

55 Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide Dio glorioso e Gesù, che stava alla sua destra. 56 Allora disse loro: «Ecco io vedo aprirsi i cieli e Gesù, il Messia, che sta in piedi alla destra di Dio!»
57 Allora quelli, turandosi le orecchie con le mani, cominciarono a gridare, poi, tutti insieme gli si scagliarono addosso e 58 lo trascinarono fuori città, per ucciderlo a sassate. I testimoni, suoi esecutori, si tolsero i mantelli e li gettarono ai piedi di un giovane di nome Saulo, perché li custodisse.
59 Mentre lo lapidavano, Stefano pregava: «Signore Gesù, ricevi il mio spirito». 60 Poi cadde in ginocchio, gridando: «Signore, non addebitare loro questo peccato!» E morì.

1Pietro 2:2-10

2 Ora che avete toccato con mano la bontà del Signore, gettate alle ortiche ogni cosa cattiva! Come bambini appena nati, siate bramosi di latte puro e spirituale, per crescere nella pienezza della salvezza. 3  4 Avvicinatevi a Cristo, che è la pietra viva su cui Dio costruisce. Gli uomini, è vero, l'hanno scartata, ma Dio l'ha scelta per il suo pregio.
5 Siate anche voi, allora, come tante pietre viventi che, entrando nella struttura dell'edificio, formano una casa spirituale. Come sacerdoti consacrati a Dio, avvicinatevi a lui, voi che gli siete graditi in virtù di Gesù Cristo, e offritegli i sacrifici spirituali che egli gradisce. 6 Infatti, si legge nelle Scritture:
«Ecco io pongo in Sion una pietra angolare,
scelta e preziosa.
Chi crede in essa non resterà deluso».
7 Perciò, per voi che avete creduto questa pietra è molto preziosa. Ma per quelli che rifiutano di credere, valgono queste parole:
«La stessa pietra, scartata dai costruttori,
è diventata la pietra principale dell'edificio».
8 Le Scritture dicono inoltre:
«Egli è il sasso che li fa inciampare,
la pietra che li fa cadere».
Essi v'inciampano, perché non hanno voluto ubbidire alla Parola di Dio. Questa è la fine a cui Dio li ha destinati.
9 Voi, però, non siete come loro, perché siete stati scelti da Dio stesso. Per il regno di Dio voi siete un popolo di sacerdoti, santi e puri, un popolo che Dio s'è conquistato. Tutto questo, perché possiate annunciare le opere perfette di colui che dalle tenebre vi ha chiamati alla sua luce meravigliosa. 10 Una volta, voi non eravate nemmeno un popolo, ora invece siete il popolo di Dio. Voi che non conoscevate la misericordia di Dio, ora invece l'avete ottenuta.

Giovanni 14:1-14

1 
Poi Gesù disse ancora: «Non siate tristi. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Lassù, nella casa di mio Padre ci sono molti posti: vado a prepararne uno per il vostro arrivo. Quando tutto sarà pronto, tornerò a prendervi, così potrete stare sempre con me. Se non fosse così, ve lo direi chiaramente. 3  4 Ora sapete dove vado e conoscete anche la strada». 5 Tommaso ribatté: «Signore, noi non abbiamo la più pallida idea di dove stai andando, come facciamo a conoscere la strada?»
6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno può venire al Padre, se non per mezzo mio. 7 Se mi aveste conosciuto, avreste anche saputo chi è il Padre, anzi, fin da ora lo conoscete e lo avete già visto!»
8 Filippo disse: «Signore, facci vedere il Padre e saremo soddisfatti!»
9 Gesù rispose: «Dopo tutto il tempo che ho passato con voi, non sai ancora chi sono io, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Perché, allora, mi chiedete di vederlo? 10 Non credi, forse, che io vivo nel Padre ed il Padre vive in me? Le parole che dico non sono mie, ma di mio Padre, che vive ed agisce attraverso di me. 11 Credetemi, quando vi dico che io sono nel Padre e che il Padre è in me, se no, credete in me per i grandi miracoli che mi avete visto compiere!
12 In tutta sincerità, vi dico che chi crede in me farà gli stessi miracoli che faccio io, anzi più grandi ancora, infatti io ritorno dal Padre e qualsiasi cosa chiederete nel mio nome, io la farò. Questo glorificherà il Padre, proprio perché io, il Figlio, la farò per voi. 13  14 Quindi, chiedete qualunque cosa nel mio nome, ed io la farò!

Gesù promette lo Spirito Santo.

Salmi 31:1-5

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

Salmi 31:15-16

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 7:55-60

55 Ma egli, essendo pieno dello Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, 56 e disse: Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figliuol dell'uomo in piè alla destra di Dio. 57 Ma essi, gettando di gran gridi, si turarono gli orecchi, e tutti insieme si avventarono sopra lui; 58 e cacciatolo fuor della città, si diedero a lapidarlo; e i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 E lapidavano Stefano che invocava Gesù e diceva: Signor Gesù, ricevi il mio spirito. 60 Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato. E detto questo si addormentò.

1Pietro 2:2-10

2 appetite il puro latte spirituale, onde per esso cresciate per la salvezza, 3 se pure avete gustato che il Signore è buono. 4 Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi, 5 come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per esser un sacerdozio santo per offrire sacrificî spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo. 6 Poiché si legge nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa; e chiunque crede in lui non sarà confuso. 7 Per voi dunque che credete ell'è preziosa; ma per gl'increduli la pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella ch'è divenuta la pietra angolare, e una pietra d'inciampo, e un sasso d'intoppo: 8 essi, infatti, essendo disubbidienti, intoppano nella Parola; ed a questo sono stati anche destinati. 9 Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s'è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce; 10 voi, che già non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.

Giovanni 14:1-14

La casa del Padre. Gesù promette lo Spirito Santo
1 Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! 2 Nella casa del Padre mio ci son molte dimore; se no, ve l'avrei detto; io vo a prepararvi un luogo; 3 e quando sarò andato e v'avrò preparato un luogo, tornerò, e v'accoglierò presso di me, affinché dove son io, siate anche voi; 4 e del dove io vo sapete anche la via. 5 Toma gli disse: Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo saper la via? 6 Gesù gli disse: Io son la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se m'aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l'avete veduto. 8 Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre, e ci basta. 9 Gesù gli disse: Da tanto tempo sono con voi e tu non m'hai conosciuto, Filippo? Chi ha veduto me, ha veduto il Padre; come mai dici tu: Mostraci il Padre? 10 Non credi tu ch'io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. 11 Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me; se no, credete a cagion di quelle opere stesse. 12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere che fo io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vo al Padre; 13 e quel che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figliuolo. 14 Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Salmi 31:1-5

1 Per il Capo de' musici. Salmo di Davide.
O Eterno, io mi son confidato in te,
fa' ch'io non sia giammai confuso;
liberami per la tua giustizia.
2 Inclina a me il tuo orecchio; affrettati a liberarmi;
siimi una forte ròcca, una fortezza ove tu mi salvi.
3 Poiché tu sei la mia ròcca e la mia fortezza;
per amor del tuo nome guidami e conducimi.
4 Trammi dalla rete che m'han tesa di nascosto;
poiché tu sei il mio baluardo.
5 Io rimetto il mio spirito nelle tue mani;
tu m'hai riscattato, o Eterno, Dio di verità.

Salmi 31:15-16

15 I miei giorni sono in tua mano;
liberami dalla mano de' miei nemici e dai miei persecutori.
16 Fa' risplendere il tuo volto sul tuo servitore;
salvami per la tua benignità.

Diodati:

Atti 7:55-60

55 Ma egli, essendo pieno dello Spirito Santo, affissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio, e Gesù che stava alla destra di Dio. 56 E disse: Ecco, io veggo i cieli aperti, ed il Figliuol dell'uomo che sta alla destra di Dio. 57 Ma essi, gettando di gran gridi, si turarono gli orecchi, e tutti insieme di pari consentimento si avventarono sopra lui. 58 E cacciatolo fuor della città, lo lapidavano; ed i testimoni miser giù le lor veste a' piedi d'un giovane, chiamato Saulo. 59 E lapidavano Stefano, che invocava Gesù, e diceva: Signor Gesù, ricevi il mio spirito. 60 Poi, postosi in ginocchioni, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato. E detto questo, si addormentò.

1Pietro 2:2-10

2 come fanciulli pur ora nati, appetite il latte puro della parola, acciocchè per esso cresciate. 3 Se pure avete gustato che il Signore è buono;
4 al quale accostandovi, come alla pietra viva, riprovata dagli uomini, ma dinanzi a Dio eletta, preziosa; 5 ancora voi, come pietre vive, siete edificati, per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offerire sacrificii spirituali, accettevoli a Dio per Gesù Cristo. 6 Per la qual cosa ancora è contenuto nella scrittura: Ecco, io pongo in Sion la pietra del capo del cantone, eletta, preziosa; e chi crederà in essa non sarà punto svergognato. 7 A voi adunque, che credete, ella è quella cosa preziosa; ma a' disubbidienti è, come è detto: La pietra, che gli edificatori hanno riprovata, è divenuta il capo del cantone, e pietra d'incappo, e sasso d'intoppo. 8 I quali s'intoppano nella parola, essendo disubbidienti; a che ancora sono stati posti. 9 Ma voi siete la generazione eletta; il real sacerdozio, la gente santa, il popolo d'acquisto; acciocchè predichiate le virtù di colui che vi ha dalle tenebre chiamati alla sua maravigliosa luce. 10 I quali già non eravate popolo, ma ora siete popolo di Dio; a' quali già non era stata fatta misericordia, ma ora vi è stata fatta misericordia.

Giovanni 14:1-14

1 Il vostro cuore non sia turbato; voi credete in Dio, credete ancora in me. 2 Nella casa del Padre mio vi son molte stanze; se no, io ve l'avrei detto; io vo ad apparecchiarvi il luogo. 3 E quando io sarò andato, e vi avrò apparecchiato il luogo, verrò di nuovo, e vi accoglierò appresso di me, acciocchè dove io sono, siate ancora voi.
4 Voi sapete ove io vo, e sapete anche la via. 5 Toma gli disse: Signore, noi non sappiamo ove tu vai; come dunque possiamo saper la via? 6 Gesù gli disse: Io son la via, la verità, e la vita; niuno viene al Padre se non per me. 7 Se voi mi aveste conosciuto, conoscereste anche il Padre; e fin da ora lo conoscete, e l'avete veduto. 8 Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre, e ciò ci basta. 9 Gesù gli disse: Cotanto tempo sono io già con voi, e tu non mi hai conosciuto, Filippo? chi mi ha veduto ha veduto il Padre; come dunque dici tu: Mostraci il Padre? 10 Non credi tu che io son nel Padre, e che il Padre è in me? le parole che io vi ragiono, non le ragiono da me stesso; e il Padre, che dimora in me, è quel che fa le opere. 11 Credetemi ch'io son nel Padre, e che il Padre è in me; se no, credetemi per esse opere.
12 In verità, in verità, io vi dico, che chi crede in me farà anch'egli le opere le quali io fo; anzi ne farà delle maggiori di queste, perciocchè io me ne vo al Padre. 13 Ed ogni cosa che voi avrete chiesta nel nome mio, quella farò; acciocchè il Padre sia glorificato nel Figliuolo. 14 Se voi chiedete cosa alcuna nel nome mio, io la farò.

Salmi 31:1-5

1 <<Salmo di Davide, dato al Capo de' Musici.>>
SIGNORE, io mi son confidato in te; Fa' che io non sia giammai confuso; Liberami per la tua giustizia. 2 Inchina a me il tuo orecchio, affrettati a liberarmi; Siimi una rocca forte, e un luogo di fortezza, Per salvarmi. 3 Perciocchè tu sei la mia rocca e la mia fortezza; E, per amor del tuo Nome, guidami, e conducimi. 4 Trammi fuor della rete che mi è stata tesa di nascosto; Poichè tu sei la mia fortezza. 5 Io rimetto il mio spirito nelle tue mani; Tu mi hai riscattato, o Signore Iddio di verità.

Salmi 31:15-16

15 I miei tempi son nella tua mano; Riscuotimi dalla mano de' miei nemici, e da quelli che mi perseguitano. 16 Fa' risplendere il tuo volto sopra il tuo servitore; Salvami per la tua benignità.

Commentario:

Atti 7:55-60

55 Essendo pieno dello Spirito Santo.

Non si tratta della ispirazione del momento, ma di uno stato permanente. Stefano respira a pieni polmoni un'atmosfera, che non è più l'atmosfera viziata del mondo, ma è l'atmosfera santificata dalla continua presenza dello Spirito di Dio.

vide la gloria di Dio.

Stefano avea cominciato il suo discorso parlando "dell'Iddio della gloria" Atti 7:2 e finisce con la visione "della gloria di Dio" Atti 7:55; con una visione, che non è, dei sensi, ma dell'anima. Stefano non ode più il digrignar dei denti dei suoi nemici; non vede più il Sinedrio; dimentica ch'egli è un accusato dinnanzi a dei giudici inesorabili e parziali; lo Spirito lo porta sulle sue potenti e purissime ali verso i cieli, che si aprono dinnanzi agli occhi della fede del martire, per mostrargli Gesù in tutta la grandezza della sua divina maestà ed in atto di porgergli aiuto nell'estremo cimento.

Gesù che stava alla destra di Dio;

che stava in piedi alla destra di _Dio; è traduzione più esatta. Non seduto Matteo 26:64; Efesini 1:20, Ebrei 8:1; 10:12; Salmi 110:1; ma in piedi, in atto di porgere aiuto a quelli che soffrono per lui.

56 Il figliuol dell'uomo.

È il titolo che Gesù si dava più frequentemente d'ogni altro, durante il suo ministerio terrestre. Accenna alla umanità del Salvatore; come l'altro titolo: il figliuol di Dio accenna alla sua divinità. "Figliuol d'uomo" è la traduzione letterale del ben-adam ebraico, che esprime in modo generico la debolezza, la fragilità, della natura umana Salmi 8:4. Nel libro di Ezechiele, il profeta non meno di ottantasette volte è chiamato "figliuol d'uomo" da Jahveh; e ciò senza dubbio per ricordare a cotesto servitore di Dio, che, in mezzo alla grandezza dell'opera affidatagli, ei rimaneva pur uomo; uomo con tutte le sue debolezze, con tutte le sue infermità. Questo, per la formula generale "figliuol d'uomo"; quando diciamo "il figliuol dell'uomo" noi siamo trasportati dal reale all'ideale. Ezechiele è un figliuol d'uomo nel senso ordinario della frase; Gesù è il figliuol dell'uomo; il figliuol dell'uomo per eccellenza; il figliuol dell'uomo, insomma, in senso ideale. Questo titolo di Gesù, che si trova trentadue volte in Matteo, quattordici in Marco, ventisei in Luca e dodici in Giovanni, non si trova usato, nel resto del Nuovo T., che tre volte soltanto: nel nostro vers. Atti 7:56, e in Apocalisse 1:13; 14:14.

57 Gettando di grandi gridi... si avventarono sopra lui.

Ed eccoci agli estremi. Ogni freno è rotto e la sorte di Stefano è decisa.

58 cacciatolo fuori della città.

Ecco la scrupolosa legale osservanza della lettera, di chi cova l'omicidio nel cuore Levitico 24:10-16; Numeri 15:35-36; 1Re 21:13; Ebrei 13:12.

Ed i testimoni misero già le lor vesti.

La legge, ad accentuare il fatto della grave responsabilità che pesa sui testimoni, esigeva che questi fossero i primi a prender parte all'applicazione della pena, nei casi di condanna a morte Deuteronomio 17:7. Gesù si riferisce a quest'articolo di legge, nel fatto della donna adultera Giovanni 8:7. La veste ampia, svolazzante che i giudei portavano a modo di mantello impediva ai testimoni la libertà dei movimenti; quindi è che "le misero giù ai piedi di Saulo".

Ai piedi d'un giovane chiamato Saulo.

Ai piedi non di chi presedeva all'esecuzione, perché cotesta esecuzione non avea nulla d'ufficiale; sinedrio, anziani, plebaglia, accecati dall'ira, s'eran confusamente gettati addosso a Stefano, con l'unanime intento di torlo di mezzo; ma se Saulo non presedeva all'esecuzione, è un fatto che aveva avuto una gran parte in cotesta sciagurata tragedia. Poichè Saulo è qui nominato per la prima volta, facciamone subito la conoscenza. Raccogliamo quello che di lui si sa fino a questo punto della sua vita. Veniva dalla tribù di Beniamino Filippesi 3:5, e gli aveano dato il nome d'un re: Saul. Suo padre, probabilmente come liberto, aveva ottenuto, dopo un certo tempo di schiavitù passato a Roma, la cittadinanza romana Atti 22:28; quindi, s'era stabilito in Cilicia, a Tarso, ove Saulo nacque Atti 22:3. Il giovanetto Saulo s'ebbe, in famiglia, l'educazione" religiosa, che si riassumeva tutta nello studio dell'Antico T.; fuori, s'ebbe la educazione secolare; nelle scuole di lettere e filosofia, cioè, che a Tarso erano famose di queste sue conoscenze letterarie è qualche traccia nelle sue citazioni da Arato Atti 17:28, da Menandro 1Corinzi 15:33, da Epimenide Tito 1:12 e fors'anche, come vedremo, in Atti 14:17. A dodici anni era stato dichiarato "Figlio della Legge" (Bar Atorah) o "figlio del Comandamento" (Bar Mizzah), come si diceva. Il padre, secondo gli usi giudaici, dichiarava in pubblico che suo figlio dodicenne avea piena, conoscenza della legge, ed il figlio, da quel momento, era considerato responsabile dei propri peccati. Il giovanetto quindi seguiva un qualche corso speciale d'istruzione, s'abituava ai digiuni, alle varie cerimonie, e si dava ad imparare una qualche arte. Ed ecco di fatti Saulo passare alcuni anni a Gerusalemme alla scuola di Gamaliele Atti 22:3, e tornar quindi alla sua natia città, e darsi all'arte "delle tende o delle vele" Atti 18:3; alla manifattura, cioè, dei tessuti di pelo di capra, ch'era la principale industria di Tarso. Ai giorni dei fatti narrataci da Luca, Saulo era in Gerusalemme e facea parte della Sinagoga "di quei di Cilicia" Atti 6:9. S'era dato al partito dei farisei Filippesi 3:5; e quando ebbe udito la predicazione di Stefano che colpiva il farisaismo alle radici, uscì dal gelido riserbo consigliato dal suo maestro Atti 5:35,39, e si buttò a corpo morto nella lotta.

59 Signor Gesù, ricevi il mio spirito.

Il Figlio rimette il suo spirito nelle mani del Padre Luca 23:46; il discepolo rimette il suo nelle mani del Figlio.

60 Non imputar loro questo peccato.

Questa preghiera d'intercessione è l'eco della preghiera di Gesù crocifisso Luca 23:34. S. Agostino (Serm. 314-318) dice in modo se non esattamente vero nel fatto pur grande nell'idea, che è alle preghiere di Stefano che dobbiamo la conversione di Saulo: Si Stephanus non sic orasset, ecclesia Paulum non haberet.

Si addormentò,

Giovanni 11:11; Matteo 27:52; 1Corinzi 15:18,51; 1Tessalonicesi 4:13-14. Callimaco (Epigr. 10) avea già detto: "Il giusto muor... ma non è morte; è sonno". Quanto più vero questo fatto, da che "Cristo ha distrutta la morte ed ha prodotta in luce la vita e l'immortalità per mezzo del Vangelo!" 2Timoteo 1:10. I primi cristiani aveano ragione di chiamare i loro luoghi di sepoltura: cimiteri. Κοιμητηριον in greco, (latino coemeterium) vuol dire luogo ove si dorme; luogo dove uno riposa. Il camposanto è per il credente il luogo ove il riposo è caro perché il risveglio è sicuro.

1Pietro 2:2-10

2 come bambini pur ora nati, appetite il puro latte spirituale, onde per esso cresciate per la salvezza;

I rabbini chiamavano bambini i loro neofiti e d'altronde il termine stesso di neofita significa una pianta novella. L'apostolo allude egli con questa similitudine al breve tempo trascorso dalla conversione dei lettori? Può darsi; ma una parte di essi erano stati convertiti fin dal secondo viaggio missionario di Paolo e per conseguenza non erano più ai primordi della loro carriera cristiana. D'altronde non risulta che Pietro voglia alludere ai diversi gradi di sviluppo della vita cristiana durante il breve pellegrinaggio terreno. Paolo ne ragiona quando distingue tra "i bambini in Cristo" egli "uomini maturi" bisognosi i primi d'esser "nutriti di latte", mentre agli altri è necessario il "cibo sodo" 1Corinzi 3:1-2. Parimenti l'autore dell'epist. agli Ebrei, quando rimprovera ai lettori suoi d'esser ancora dei bambini e non degli uomini fatti Ebrei 5:12-14. Ma Pietro sembra considerare la vita spirituale che il credente raggiunge quaggiù come lo stadio dell'infanzia rispetto alla perfezione che raggiungerà nell'eternità. "Che cos'è, esclama il Leighton, la nostra vita nel mondo se non una lunga infanzia... Il proceder più sicuro nella obbedienza non costituisce ancora che i primi passi che fa il bambino... E che mai sono le nostre cognizioni sulla terra se non la ignoranza del bambino? Che son le nostre lodi a Dio se non le prime parole che balbetta un lattante?..." Perciò assomiglia il cristiano, anche se provetto, al neonato che ha bisogno di alimentare la vita creata in lui con un cibo atto a svilupparla. Il cibo è la Parola stessa di Dio ch'è stata di già il mezzo di creare la vita nuova. I cristiani la devono appetire così come il neonato appetisce istintivamente il latte della sua madre. Invece d'esser materiale come quello che nutre il corpo, questo è latte spirituale atto ad alimentare la vita dello spirito. Lo chiama loghikón ( λογικον) da logos, ragione, come Paolo in Romani 12:1 chiama "logico" il culto che parte dall'io spirituale del cristiano. Non abbiamo modo d'esprimer meglio l'idea che adoprando la parola "spirituale" nei due passi. Vero è che una parte degli interpreti, connettendo l'aggettivo "loghikon" con "logos", nel senso di "parola" che riveste in 1Pietro 1:23-25, traduce: "il latte puro della Parola"; e non v'è dubbio che l'idea è quella; ma non si può citare alcun esempio in cui l'aggettivo abbia quel senso. Quanto al veder accennato qui il Logos, cioè il Verbo rivelator del Padre Giovanni 1:1 come alimento dell'anima, ci par che sia un concetto estraneo al contesto. Il latte è chiamato puro, letteralmente: "senza frode", perchè, trattandosi della Parola della verità, essa non è falsificata come avviene facilmente del latte materiale. Quando la verità divina nel corso dei secoli sarà mescolata colle tradizioni e colle dottrine umane essa non sarà più un alimento sano della vita spirituale; ma Dio ha provveduto a conservare nella sua purezza primitiva la parola della verità, fissandola in iscritto nei libri del N.T. Il cibarsi regolarmente della verità divina è condizione per crescere spiritualmente e il credente ha bisogno di crescere in conoscenza, in fede, in santità, in amore, in isperanza, finché sia giunto alla salvezza, cioè alla perfezione ch'è il coronamento della salvezza.

3 Se pure avete gustato che il Signore è buono.

L'apostolo toglie ad imprestito la sua frase da Salmi 34:8 ove si legge: "Gustate e vedete quanto l'Eterno è buono; beato l'uomo che confida in lui"! Col dire se pure non intende mettere in dubbio l'intima e dolce esperienza fatta dai cristiani della bontà di Dio di cui l'Evangelo ha loro rivelato l'amore infinito in Cristo. Piuttosto, ricorda loro che l'aver cominciato a conoscere e sperimentare la bontà del Signore li deve invogliare a conoscerla e gustarla sempre meglio, cibandosi della Parola che ne rivela la grandezza. Nel Salmo, il Signore (versione greca) è l'Eterno. Nell'applicazione che ne fa l'apostolo, "il Signore", è il Figliuol di Dio, il Rivelatore del Padre come risulta da 1Pietro 2:4 e seguenti.

AMMAESTRAMENTI

1. Il fatto che Pietro torna più d'una volta ad esortare all'amor fraterno mostra quale importanza egli annettesse a quella virtù. Come lui e anche più di lui vi insistono l'apostolo Paolo e S. Giovanni Galati 5:13-15; Romani 12:10; 1Giovanni 3:14-23. Gesù lo presenta come il distintivo dei suoi discepoli: "Io vi dò un nuovo comandamento: che voi vi amiate gli uni gli altri... Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" Giovanni 13:34-35. L'amor fraterno infatti è quello che unisce tutti i membri della famiglia di Dio. Ogni amore terreno ha la sua base, che è terrena: così l'amore che unisce fra loro i membri di uno stesso popolo, di una stessa famiglia, così l'amore coniugale. L'amor fraterno ha il suo fondamento nella vita spirituale che tutti i credenti hanno ricevuta dal Padre celeste mediante la Parola evangelica posta nei loro cuori qual germe vivente. Esso è quindi strettamente connesso coll'amore per Dio, il Padre comune. Alla sua celeste sorgente conviene ricondurlo sempre onde non degeneri e non intristisca, ma fiorisca e fruttifichi. Devo amare il mio fratello non perchè appartiene al mio popolo, al mio ceto sociale, alla mia chiesa particolare; non perchè è amabile per temperamento o simpatico per le sue belle qualità; ma perchè è figliuolo di Dio, rigenerato come me alla vita imperitura. Sarà tuttora molto lontano dall'ideale cristiano, ignorante forse e in lotta con molte cattive inclinazioni ed abitudini, spesso soccombente, sarà povero e scontento, ovvero orgoglioso della propria ricchezza, sarà poco educato, sarà ingiusto verso di me; ma è mio fratello, figlio dello stesso Padre mio, redento dallo stesso sangue, chiamato alla stessa eredità e le sue colpe, le sue imperfezioni, i suoi bisogni, sono altrettante occasioni di dimostrare la sincerità e l'intensità dell'amor fraterno, ora perdonando come sono stato e desidero essere perdonato da Dio e dai fratelli, ora correggendo, consigliando, rialzando con bontà, ora sopportando con pazienza, ora soccorrendo con delicatezza, ora consolando o simpatizzando, e, se non posso altro, pregando per il mio fratello e rallegrandomi delle grazie che Dio gli concede.

2. Ogni vita per svolgersi ha bisogno d'essere alimentata. Ne ha bisogno la vita fisica così del bambino come dell'uomo maturo; ne ha bisogno la vita intellettuale che si mantiene e si accresce del continuo con nuove conoscenze. Nè avviene altrimenti della vita spirituale che nasce essa pure da un germe vitale, e che deve svolgersi attraverso successivi stadi fino a raggiungere, in una esistenza ulteriore, la sua perfezione.

Essa ha bisogno di venir sostenuta e nutrita di cibo adatto alla sua natura, cioè da quel latte spirituale ch'è la Parola di Dio. Questa Parola nutre la fede col rimetterle sotto gli occhi la ricchezza e la certezza delle promesse di Dio, nonchè la sua fedeltà nell'adempierle colla sua potenza. Essa nutre il pentimento col mostrarci sempre più chiaramente la colpa, la laidezza, la follia del peccato. Essa nutre l'amore collo spiegar dinanzi a noi i benefizi di cui Dio ci colma e sopratutto col dipingerc i la persona e l'opera di Cristo Salvatore. Essa nutre la speranza col parlarci in linguaggio umano dei beni e delle glorie che Dio tiene in serbo per i suoi figliuoli.

Se la vita di tanti cristiani non si sviluppa, se restan nani per tutta la loro esistenza terrena, o se si svolge in modo anormale in guisa da presentar delle difformità, ciò non è colpa di Dio il quale ha posto la sua Parola a portata dei credenti facendo sì che le sue rivelazioni progressive fossero consegnate per iscritto e che lo fossero con particolare ampiezza quelle recate dal Cristo e dai suoi apostoli. La Parola di Dio si trova così, nella sua purezza, racchiusa in quel Libro per eccellenza che sono le Sacre Scritture, tradotte oggi in più di 500 lingue e sparse pel mondo intiero. Dove la Parola di Dio è letta dai singoli cristiani e dalle loro famiglie; dov'è alla base dell'educazione della gioventù; dov'è spiegata e predicata al popolo; dove non n'è impedito, anzi n'è raccomandato lo studio assiduo, ivi prospera la vita spirituale. Essa intristisce e muore dove manca quel cibo sano e si cibano le anime di dottrine umane e di superstizioni.

Da questo emerge la responsabilità tanto di chi nega al popolo il diritto di cibarsi della Parola di Dio, come di chi avendone sperimentata in sè e costatata nel corso dei secoli, e oggi più che mai, la potenza salutare, s'adopra nel diffonderne la conoscenza nel mondo. Passano le parole e le dottrine umane; ma la Parola della verità non invecchia nè sarà mai sorpassata; essa è vivente e permanente in eterno ed è quella che abbiamo nel Vangelo di Cristo.

4 Sezione Quarta. 1Pietro 2:4-10. PRIVILEGI E DOVERI DERIVANTI DALL'ESSERE UNITI PER FEDE AL CRISTO VIVENTE

I cristiani ai quali scrive Pietro sono stati rigenerati da Dio, per mezzo della Parola del Vangelo. Quella parola li ha messi a contatto col Signor Gesù nel quale hanno creduto. Essi hanno così cominciato a gustare che il Signore è buono; ma questa non è se non una prima esperienza che deve rinnovarsi, continuarsi in modo sempre più intimo e completo. Più sarà perfetta la loro unione con Cristo, e meglio realizzeranno, come collettività, l'ideale delineato nelle antiche profezie, d'un popolo santo che serve di cuore l'Iddio che l'ha redento e ne proclama al mondo le perfezioni.

Accostandovi a lui, pietra vivente.

Dice letteralmente ad quale accostandovi... perchè la frase si connette col verso precedente (1Pietro 2:3) ove si parla della bontà del Signore, alludendo al Cristo. Il "venire" a Cristo, o l'accostarsi a lui è espressione frequente nel N.T. per significare il credere in lui. La fede è quel moto dell'anima che la spinge a gettarsi nelle braccia del Salvatore. "Venite a me, voi tutti che siete travagliati...". "A chi ce n'andremmo noi, tu hai parole di vita eterna..." "Voi non volete venire a me per aver la vita...". Il termine proseliti vale appunto i venuti a Cristo. Quando un peccatore si converte, ei "viene" a Gesù e riceve il perdono dei peccati. Principia allora per lui una nuova vita che si mantiene e si sviluppa nella comunione col Cristo. Il presente: accostandovi a lui indica che quell'atto deve rinnovarsi del continuo. Cristo è chiamato pietra viva o "vivente" perchè l'apostolo riferisce a lui l'immagine della pietra angolare dell'edifizio contenuta nelle profezie che citerà più oltre e che fin d'ora gli stanno dinanzi alla mente. Cristo non è soltanto il fondatore della Chiesa di Dio, ma n'è anche il fondamento saldo, irremovibile, permanente, perchè su lui, sulla sua persona e sulla sua opera, poggia la fede dei credenti. È pietra vivente perchè possiede la vita in se stesso e la comunica a quelli che sono uniti a lui per fede. Infatti l'edifizio di cui egli è la pietra angolare non è una casa materiale, ma spirituale e le pietre che la compongono non sono pietre morte ma viventi, anime che han ricevuto e ricevon del continuo da Cristo la vera vita, così come il tralcio riceve la linfa vitale dalla vite. In un passo notevole dell'Ep. agli Efesini 2:19-22 Paolo dice dei fedeli che sono "stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo del Signore". "Ed in lui (soggiunge) voi pure entrate a far parte dell'edificio che ha da servire di dimora a Dio, per lo Spirito". Scrivendo ai Corinzi egli dice pure: "...Voi siete l'edificio di Dio. Io... come savio architetto ho posto il fondamento... Nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù" 1Corinzi 3:10-11. Pietro stesso nel discorso tenuto davanti al Sinedrio Atti 4:8-12 dice di Gesù: "Egli è la pietra che è stata da voi edificatori sprezzata, ed è divenuta la pietra angolare. E in nessun altro è la salvezza...".

Osserva il Leighton: "La Chiesa non riposa dunque su Pietro (non dimentichiamo che qui parla egli stesso), ma sopra il Signore Gesù Cristo. Il suo fondamento non è a Roma, ma nel cielo". Di Cristo è avvenuto quello che Salmi 118:22 accennava parlando o del re teocratico reietto dai principali del suo popolo, o del popolo eletto stesso sprezzato dai potentati pagani ma liberato da Dio e chiamato ad un'alta missione. Egli è la pietra viva,

riprovata bensì dagli uomini,

in genere, così Giudei come pagani,

ma innanzi a Dio,

cioè agli occhi di Dio e secondo i suoi disegni eterni,

eletta e preziosa.

Il greco εντιμος significa di solito: "tenuta in onore", ma può avere il senso di "preziosa" che qui risponde meglio all'ebraico iekarah. L'incredulità degli uomini non muta per nulla il piano di Dio (Cfr. Salmi 2) e non deve distogliere i credenti dall'unirsi sempre più strettamente a Cristo.

5 Facendolo,

anche voi, come pietre viventi,

viventi della vita ricevuta da lui,

siete edificati qual casa spirituale.

Chiama la Chiesa una casa spirituale per distinguerla non soltanto da una casa materiale, ma anche da una società costituita, come l'Israele antico, "la casa di Giacobbe", sulla base della discendenza carnale da un patriarca come Abramo. La Chiesa è la società di coloro che credono in Cristo, qualunque sia la nazione o la famiglia cui appartengono. Il vincolo che la tiene unita è spirituale. Quelli che ne fanno parte adorano lo stesso Dio e Padre; identico è il fondamento della loro fede, hanno una medesima speranza, formano un tutto, un edificio le cui pietre sono unite dal cemento della solidarietà e dell'amore. Le prime pietre vive poggianti sul fondamento (apostoli o profeti) hanno avuto l'onore di servir di fondamento, in senso secondario, a coloro che hanno condotto alla fede, e di quest'onore Pietro ha avuto la sua buona parte poich'egli è stato il primo a fondar la Chiesa fra i Giudei a Gerusalemme, e fra i pagani a Cesarea, in virtù del privilegio concessogli da Cristo Matteo 16:18. Ma il privilegio storico del, fondare non è continuativo; e quello dell'estendere la Chiesa è passato ai pionieri che hanno recato per i primi la Buona Novella nei paesi più remoti. Non pochi interpreti moderni considerano il verbo ( οικοδομεισθε) come imperativo e traducono: "siate edificati", cioè: entrate sempre più completamente nella struttura dell'edificio, per godere dei privilegi annessi e compiere i doveri relativi a una tale situazione. Tuttavia bisogna riconoscere che il verbo si presta male al senso imperativo, ed è più semplice il prenderlo come indicativo, tanto più che una esortazione è implicita nel participio: "accostandovi a lui...", e che la descrizione dell'alta missione della Chiesa è un invito a realizzarla nella vita pratica.

per essere un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo.

Il rapido passaggio dall'immagine della casa a quella del sacerdozio mostra che la nozione di casa s'identificava, nella mente dell'autore, con quella del tempio chiamato nell'A.T. la casa dell'Eterno. In 1Pietro 4:17 l'autore chiama la Chiesa "la casa di Dio" e così Paolo in 1Timoteo 3:15. Lo stesso apostolo però scrive ai Corinzi "Non sapete voi che siete il tempio di Dio?..." 1Corinzi 3:16-17. I cristiani sono ad un tempo le pietre vive della casa di Dio e i sacerdoti che offrono i sacrifizi in essa. Il popolo d'Israele era stato chiamato ad essere nella sua totalità "un reame di sacerdoti" Esodo 19:6; ma poi era stata scelta la famiglia di Aaronne per compiere le funzioni sacerdotali finchè fosse venuto Colui il cui sacerdozio non trapassa ad altri, il cui sacrificio ha un valore permanente e non ha da rinnovarsi. Uniti a Cristo, il Sommo Sacerdote eterno, i credenti tutti hanno il privilegio di accostarsi liberamente a Dio per offrire i loro sacrifizi spirituali, non più rituali come quelli prescritti dalla legge. Offrono infatti sè stessi "in sacrifizio vivente e santo" e questo è chiamato da Paolo il loro "culto spirituale" Romani 12:1; offrono la loro adorazione, i loro ringraziamenti, le loro supplicazioni, la loro ubbidienza, le opere e i doni del loro amore che Paolo chiama "un profumo d'odor soave, un sacrificio accettevole, gradito a Dio" (Filippesi 4:18; Cfr. Ebrei 13:15-16; Salmi 50:23,14; 51:17). Tuttavia, siccome i sacrifizi dei cristiani sono tuttora macchiati d'imperfezione e di peccato, essi non possono esser accettevoli a Dio, se non per mezzo di Gesù Cristo, in virtù della sua opera espiatoria e della sua intercessione. Si potrebbe connettere le parole "per mezzo di Gesù Cristo" col verbo offrire" come fanno alcuni; ma il verbo è lontano e d'altronde il senso non muta sostanzialmente.

6 Poiché si legge (letteralmente contiene) nella Scrittura: «Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa; e chiunque crede in lui (o: in essa poichè l'equivalente greco di pietra è maschile: λιθος) non sarà confuso».

Le citazioni sono addotte a giustificare l'esortazione ad accostarsi a Cristo qual pietra fondamentale della Chiesa. Sono tolte da vari luoghi dell'A.T.: la prima da Isaia 28:16; la seconda 1Pietro 2:7 da Salmi 118:22; la terza 1Pietro 2:8 da Isaia 8:14. Le espressioni di 1Pietro 2:9 si trovano in Isaia 43:20; Esodo 19:6. Le citazioni non sono conformi in tutto alla Settanta e sono un po' abbreviate. L'oracolo di Isaia 28 sembra riferirsi o all'Eterno stesso, o al re teocratico ideale che agirà secondo la giustizia e salverà da una totale ruina il popolo che confida in lui. I rabbini consideravano quella profezia come messianica e così gli apostoli. Cfr. Romani 9:33. La pietra angolare d'un edificio è quel fondamento posto all'angolo di due muri e su cui poggiano ambedue. L'ebraico porta: Chi crede (o chi poggia su di essa) non avrà fretta [di fuggire]. La Settanta ha dato forma più generale all'idea.

7 A voi dunque che credete spetta l'onore

(Lett. A voi... l'onore); s'intende: l'onore promesso implicitamente nella profezia ai credenti; infatti chi non è coperto di confusione è onorato e l'onore qui consiste nell'essere salvato. Altri traduce "Per voi dunque che credete ell'è preziosa"; ma pur riconoscendo che timè significa talvolta "il prezzo", non si otterrebbe che la frase abbastanza strana: Per voi dunque che credete, il prezzo"!

Ma per quelli che sono increduli

(i codici B, C portano: quelli che disubbidiscono, tolto probabilmente da 1Pietro 2:8)

«la pietra che gli edificatori han riprovata e quella ch'è divenuta la pietra angolare,

8 e una pietra d'inciampo e un sasso d'intoppo».

Non solo la loro incredulità non ha impedito che il proponimento divino si realizzasse, ma essa ha convertito in istrumento di ruina per loro Colui ch'era destinato ad essere l'istrumento della loro salvezza. In Isaia 8:14, citato qui secondo il testo ebraico, si dice dell'Eterno ch'egli "sarà usi santuario" per gli uni, ma per gli altri, "una pietra d'intoppo...", perchè, nella loro ribellione, essi verranno ad urtare contro i disegni e la volontà dell'Onnipotente e "cadranno e saranno frantumati". Parlando coi capi Giudei, Gesù ha applicato a se stesso le parole di Salmi 118:22 che i rabbini ritenevano messianiche. Confronta Matteo 21:42 e paralleli in Marco 12 e Luca 20. Spesso ha avvertito i Giudei della tremenda responsabilità in cui incorrevano col rifiutare di credere in lui. Simeone aveva di già detto a Maria, parlando del bambino Gesù: "Ecco questi è posto a caduta ed a rialzamento di molti in Israele..." Luca 2:34 e l'apostolo Paolo dice dei ministri del Vangelo che sono "odor di vita", ovvero "odor di morte", a seconda delle disposizioni degli uditori.

Essi, infatti, intoppano, disubbidendo alla Parola;

intoppano nella pietra angolare, cioè nel Salvatore divenuto, per loro, strumento di perdizione, perchè rifiutano di accettare coll'ubbidienza della fede la Parola del Vangelo che li chiama a salvezza in Cristo. In 1Pietro 3:1 e in 1Pietro 4:17 l'autore adopera espressioni quasi identiche: "se anche ve ne sono che non ubbidiscono alla Parola" e ancora: "qual sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al Vangelo di Dio?" Paolo in Romani 1:5 dà come scopo del suo apostolato il "trarre all'ubbidienza della fede tutti i Gentili" e in Romani 10:16-20: "ma tutti non hanno ubbidito alla Buona Novella"... "tutto il giorno ho teso le mani verso un popolo disubbidiente e contraddicente". Si può tradurre ugualmente: "Essi infatti intoppano nella Parola, essendo disubbidienti"; ma siccome il verso precedente presenta Cristo stesso come "la pietra d'inciampo e il sasso d'intoppo", è meglio attenersi a quell'immagine, tanto più che in 1Pietro 4:17 l'autore parla del disubbidire al Vangelo.

ed a questo sono stati anche destinati,

letteralmente posti. Destinati a che? Non ad esser disubbidienti al Vangelo, poichè Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati; ma destinati a ricevere come conseguenza del volontario loro rifiuto di accettar la salvezza, la loro condannazione dalla bocca di Cristo stesso: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato pel diavolo e per i suoi angeli". Cfr. Matteo 21:44 "chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato ed ella stritolerà colui sul quale cadrà". Una tal sorte non è l'effetto del caso; essa è conforme ai decreti di Dio che, mentre rispettano la libertà data all'uomo, stabiliscono che la perseveranza cosciente nel male abbia per conseguenza la finale perdizione. Come i salvati sono "eletti secondo la prescienza di Dio" 1Pietro 1:2, così, secondo la stessa prescienza, i ribelli sono destinati alla rovina finale.

9 Di fronte al triste destino degli increduli, l'apostolo esalta "l'onore" altissimo al quale sono chiamati i credenti.

Ma voi siete una generazione eletta,

in senso più alto ancora di quel che lo fosse la stirpe d'Abramo scelta fra tutte le nazioni per esser depositaria e banditrice della verità religiosa. L'espressione occorre nella versione greca di Isaia 43:20. I cristiani d'altronde appartengono a tutte le stirpi umane, ma, rigenerati a vita nuova, essi formano "la famiglia di Dio" Efesini 2:19.

un real sacerdozio, una nazione santa.

L'ebraico di Esodo 19:6 porta: "un regno di sacerdoti". Israele era chiamato ad essere una nazione tutta intera consacrata a Dio, separata dal male; come collettività formata di persone consacrate a Dio come tanti sacerdoti, Israele avea per re l'Eterno e partecipava alla dignità regale col dominare sulle nazioni circostanti. Tuttavia, coloro che rappresentavano il popolo nell'esercizio dell'ufficio sacerdotale, come di quello regale, erano persone appartenenti a tribù diverse. Solo di Melchisedec si legge ch'egli era ad un tempo re di Salem e sacerdote dell'Altissimo. Del futuro re messianico Salmi 110 preannunzia che sarà re e sacerdote come Melchisedec. Cristo infatti riunisce nella sua persona in grado perfetto gli uffici di Sacerdote e di Re. Nella loro unione con lui i credenti sono sacerdoti e re. In Apocalisse 1:6; 5:10 si legge: "Hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra".

un popolo che Dio s'è acquistato

letteralmente "un popolo per acquisto" cioè un popolo che appartiene a Dio in modo speciale. Israele, Dio se l'era acquistato come proprietà particolare liberandolo dalla servitù d'Egitto e colmandolo di privilegi Isaia 43:21; Esodo 20:2; 19:5. Il popolo di Dio sotto il nuovo Patto è stato comperato a prezzo di sangue 1Corinzi 6:20; Atti 20:28 ove Paolo esorta gli anziani a pascer la "chiesa di Dio ch'egli ha acquistata col proprio sangue".

affinchè proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce.

I privilegi ricevuti sono inseparabili dalla missione e dal dovere di annunziare agli altri colle parole e con la vita tutta, le virtù di Dio. Con questo termine non sono indicate soltanto le qualità morali, (Cf. Filippesi 4:8; 2Pietro 1:3-5) ma ancora le perfezioni tutte di Dio, e in modo speciale quelle che risplendono nella più straordinaria delle opere di Dio: nella redenzione cioè d'un mondo peccatore la sua misericordia, la sua sapienza, la sua giustizia, la sua potenza, tutte le "cose grandi di Dio". I redenti sono stati da Lui, con un appello efficace, chiamati dalle tenebre, cioè dall'errore, dall'ignoranza, dal peccato e dallo stato d'infelicità in cui si trovavano, alla sua maravigliosa luce cioè alla conoscenza della verità, alla pace del perdono, alla santità, alla gioia della speranza gloriosa. Parlando dei pagani Paolo dice che hanno "l'intelligenza ottenebrata", che sono "estranei alla vita di Dio a motivo dell'ignoranza che è in loro..."; mentre dice dei credenti che sono "figli della luce", anzi che "sono luce nel Signore". Per dovere di ubbidienza alla volontà di Dio, per dovere di riconoscenza verso di Lui, e di carità verso i loro simili brancolanti ancora nelle tenebre, i cristiani devono proclamare la gloria di Colui che li ha salvati. All'indemoniato guarito Gesù diede quest'ordine: "Torna a casa tua e racconta le grandi cose che Iddio ha fatte per te" Luca 8:39. "Così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini affinchè veggano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli" Matteo 5:16. Sotto altra forma e con parole tolte da Osea 1:9; 2:23, Pietro esprime ancora una volta il contrasto esistente tra lo stato in cui erano i lettori prima d'essere uniti a Cristo e quello in cui si trovano attualmente.

10 voi che già non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio,

Essi appartenevano sì a gruppi etnici diversi cui erano uniti da legami di razza, di interessi, di lingua, di costituzione politica; ma dal punto di vista religioso e spirituale, essi erano unità disperse, come pecore senza pastore, senza unità profonda, senza legame permanente e vitale. Ora, uniti tutti in Cristo, essi formano, al di sopra dei raggruppamenti terreni e transitori, una grande unità permeata da una medesima vita, da una medesima fede e speranza, da uno stesso amore: sono il popolo di Dio. Le espressioni si spiegano meglio se rivolte a lettori in buona parte usciti dal paganesimo. Cfr. Romani 9:25.

voi che non avevate ottenuto misericordia

ed eravate per conseguenza sotto sentenza di condannazione per i vostri peccati,

ma ora avete ottenuto misericordia

mediante la fede in Cristo. Nel profeta Osea la prima espressione (Lo ruhamah) si applica al popolo d'Israele che vive nel peccato e non si è pentito. La seconda (Ruhamah) al popolo quando si pentirà e ritornerà al suo Dio. Ma di chiunque si tratti, esse esprimono sempre il più profondo contrasto che possa esistere tra creature umane, o tra due condizioni successive di una medesima creatura.

AMMAESTRAMENTI

1. Il brano 1Pietro 2:4-10 è, insieme col 1Pietro 5:1-4, notevole perchè vi si parla della Chiesa di Cristo, del suo fondamento, dei suoi componenti, dei suoi privilegi e della sua missione; è notevole perchè quest'insegnamento è uscito dalla penna dell'apostolo al quale, il cattolicismo romano, o papismo che si dica, ha attribuito un primato di giurisdizione sugli apostoli e su tutta quanta la Chiesa, primato che si estenderebbe ai suoi successori sulla cattedra detta di S. Pietro. Il passo è notevole per l'assoluto silenzio che serba su cotesto preteso primato ed è notevole per un altro verso, a motivo di quel che dice esplicitamente intorno al sacerdozio dei credenti tutti.

Che a Pietro sia stato concesso dal Signore un primato d'onore (primus inter pares) in quanto che il Signor Gesù si è servito di lui per fondar la sua Chiesa fra i Giudei e fra i Gentili, è cosa evidente dalla promessa fattagli Matteo 16:18 e dalla narrazione di Luca negli Atti Atti 2; 10. Ma circa l'importanza molto relativa di quel privilegio, è da notare che uno solo tra i Vangeli, quello di Matteo destinato ai Giudeo-cristiani, mentova la promessa di Gesù a Pietro, mentre i tre altri, e con essi tutti gli scritti del N.T., tacciono in proposito. E quanto al primato di giurisdizione, ignorato completamente dalla Chiesa dei tre o quattro primi secoli, non solo tacciono gli scritti del N.T., ma contengono dichiarazioni e fatti che sono la negazione del "papismo" dell'apostolo Pietro. Egli stesso nella sua I Ep. si chiama "apostolo di Gesù Cristo", "anziano cogli anziani e testimone delle sofferenze di Cristo" e, nella II Ep., "testimone oculare della maestà di Cristo"; ma non scrive una parola che accenni lontanamente ad alcun primato.

Nel campo più strettamente dottrinale, Pietro proclama che tutti i credenti, nella loro unione con Cristo, formano un "sacerdozio santo", che ha il privilegio di offrire a Dio dei sacrifizi spirituali, senza bisogno d'altra mediazione che quella celeste di Cristo, "l'unico Mediatore tra Dio e gli uomini". Ora è chiaro che il sacerdozio universale dei cristiani esclude qualsiasi casta sacerdotale in seno alla Chiesa. Pietro riconosce bensì come necessario il ministerio degli "anziani" chiamati a "pascere il gregge di Dio" a loro affidato; ma si guarda bene, come d'altronde fanno tutti i libri del N.T., di dare ai ministri della Parola il titolo di "sacerdoti" e di assegnar loro funzioni sacerdotali diverse da quelle di tutti i fedeli. Il "sacerdozio" dei preti si fonda sulla pretesa di rinnovare nella messa il sacrifizio di Cristo offerto una volta per sempre; e questo preteso sacrifizio si connette strettamente colla erronea dottrina della transustanziazione. Sia che taccia, sia che parli, Pietro condanna coloro che più si sono valsi del suo nome per giustificare delle ambizioni mondane.

2. Ciascuna delle affermazioni dell'apostolo relative alla Chiesa deve dar luogo a serie riflessioni per parte di chiunque professa d'essere cristiano.

La Chiesa si compone di tutti coloro che si sono accostati a Cristo per fondar la loro fede su lui, pietra vivente, posta da Dio alla base dell'edificio. La mia fede e la mia speranza poggiano esse veramente sopra Cristo, datore della vita eterna, e mi sono io accostato e mi accosto io del continuo a lui personalmente?

La chiesa è una casa spirituale, un organismo vivente, formato dall'unione stretta di pietre viventi. Sono io una pietra vivente della vera vita? Sento io la solidarietà che deve unire le anime nella società cristiana talchè si sostengano a vicenda e siano come un cuore ed un'anima sola? La Chiesa dell'oggi è ella una "casa di Dio" e sono io ad ogni modo un tempio dello Spirito?

I credenti formano un, sacerdozio santo. Sento io la grandezza del privilegio di accostarmi liberamente al trono di Dio in virtù della mediazione di Cristo e sono io veramente consacrato all'Eterno e separato dal male? Offro io quei sacrifici spirituali che sono la lode, i rendimenti di grazie a Dio. le supplicazioni, l'amor filiale, l'ubbidienza, la pazienza, l'attività nel servire, la liberalità nel dare? La Chiesa è il popolo che Dio si è acquistato, redimendolo; il popolo verso il quale ha spiegato la sua misericordia onde proclami al mondo le perfezioni divine. Rendo io testimonianza colle mie parole e colla mia vita di quel che Dio è stato ed è per me, indegno della sua bontà?

3. L'incontro con Cristo segna nella storia d'un'anima la crisi più profonda e più decisiva. Un tale incontro potè essere personale e visibile quando Cristo era sulla terra. Esso avviene ora di solito quando una persona ode o legge il messaggio evangelico della salvezza in Cristo. Essa allora ubbidisce alla chiamata divina o disubbidisce; si accosta a Cristo o se ne allontana; crede o resta incredula; vede in Cristo il mezzo preordinato da Dio per la salvezza, la pietra angolare e vivente su cui fonda la sua fede, ovvero lo considera come un semplice uomo, un esaltato, fors'anche un impostore e lo trascura o lo respinge.

La fede avvierà il credente sulla via della luce, della santità, della felicità. L'incredulità accelererà la ruina morale e spirituale di chi ha preferito le tenebre alla luce, perchè non volle abbandonar le sue opere malvagie. L'aver incontrato il Salvatore sulla sua via e l'averlo respinto, sarà la più grave colpa che peserà su quella coscienza, quella che cagionerà la sua rovina. Non è in poter dell'uomo di eludere le leggi della giustizia di Dio, nè di sovvertire i suoi disegni. Se tenta di farlo, lo fa a suo danno.

Giovanni 14:1-14

1 CAPO 14 - ANALISI

1. Del posto che questo capitolo occupa, in rapporto coi discorsi che lo precedono, e con quelli che lo seguono. Non pochi critici, fondandosi sulle ultime parole di questo capitolo: "Levatevi, andiamocene di qui", dividono in due discorsi il contenuto dei cap. 14 a 16, considerando il cap. 14 come un discorso da sé, pronunziato nella stanza della cena pasquale, mentre i due seguenti conterrebbero un discorso detto da Gesù sulla via del Ghetsemane. Le obbiezioni contro una divisione siffatta sono gravi. È affatto improbabile che un discorso così importante e solenne come quello dei capitoli Giovanni 15:1-27; 16:1-33, e la preghiera che seguì Giovanni 17:1-26, sieno stati da Gesù pronunziati nelle strade di Gerusalemme. Di più le prime parole di Giovanni 18 fissano a dopo la preghiera sacerdotale l'uscita di Gesù e dei suoi discepoli dalla sala in cui avevano celebrato la Pasqua. Altri considerano questo discorso di Gesù come cominciato in Giovanni 13:31, e terminato col cap. Giovanni 16. Che quanto vien ricordato da Giovanni 13:31 a Giovanni 17 sia stato detto dinanzi ai discepoli nella stanza della Cena è l'opinione comune e, secondo noi, giustissima dei critici; ma è chiaro che, dopo avere esposto il tradimento di Giuda, e ammonito Pietro del pericolo che lo minacciava, il Signore chiuse la prima parte del suo discorso, principiandone poco dopo, con le prime parole di questo capitolo, uno nuovo rivolto a tutti i discepoli. Parlando di questo discorso nel suo insieme, Tholuck osserva: "Abbiam qui un tuono infantile, uno sviluppo naturale e spesso represso del pensiero, che nessun uomo avrebbe mai potuto inventare. In tutto questo Vangelo, il parlar di Cristo non raggiunse mai una semplicità così perfetta un carattere così adattato alla mente dei discepoli, come in questo caso. Come dice Lutero, egli parla come uno che vuole, incantare e vincere i semplici. "D'altra parte, Plummer, confrontando questo discorso con quelli così lucidi e chiari, che ci vengono ricordati dai Sinottici, dice: "Non vedo come sia possibile non dire che questo discorso, quale ci vien riferito da Giovanni, è di costruzione alquanto intricata. I diversi soggetti toccati da Gesù non restano separati, ma si incrociano del continuo l'uno coll'altro. I soggetti della fine già sono accennati al principio, e quelli toccati prima si ripresentano nuovamente cogli ultimi".

2. Dello scopo di Cristo in questo capitolo. Gesù volle senza dubbio consolare e confortare i suoi discepoli, già scoraggiati dall'annunzio del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro, in vista della prossima loro separazione. Questo scopo, egli non lo perde mai di vista in tutto questo capitolo; le domande fatte liberamente dai discepoli fanno sorgere molti e, vari argomenti di conversazione che il Signore, con infinita sapienza, connette al suo discorso, per produrre l'effetto che desiderava.

3. Degli argomenti di conforto che Gesù mette in questo capitolo dinanzi ai suoi discepoli. Hengstenberg ne conta sette, enumerati qui in modo più conciso che egli non faccia:

1. Pei discepoli di Cristo il cielo è una possessione assicurata Giovanni 14:2-3;

2. In Cristo essi hanno una via infallibile al Padre Giovanni 14:4-11;

3. Non devono temere che l'opera di Cristo cessi colla, sua partenza Giovanni 14:12-14;

4. Nella sua assenza ne farà appo loro le veci lo Spirito Santo Giovanni 14:15-17;

5. Egli non abbandona i suoi per sempre, ma tornerà per prenderli con sé Giovanni 14:18-24;

6. Lo Spirito insegnerà i discepoli, e verrà in aiuto alla loro ignoranza e alla loro mancanza d'intendimento, per tutto il tempo in cui saranno soli Giovanni 14:25-26;

7. Finalmente Gesù lascia loro la sua pace che li conforterà durante tutta la sua assenza Giovanni 14:27.

Giovanni 14:1-31. DISCORSO RIVOLTO DA CRISTO AI SUOI DISCEPOLI, DOPO LA ISTITUZIONE DELLA SANTA CENA

Incoraggiamenti a confidare in lui, a motivo dell'amor suo per essi, e di quanto promette di far per loro alla sua seconda venuta Giovanni 14:1-3

1. Il vostro cuore non sia turbato;

Consentono tutti i commentatori che il discorso contenuto in questo capitolo fu pronunziato da Gesù, mentre egli e i discepoli stavano tuttora a tavola, dopo mangiata la Pasqua. Il cuore dei discepoli era pieno di incertezza e di perturbazione, sia per quanto era stato predetto di due di loro, sia soprattutto per quanto Gesù aveva detto della prossima sua partenza, e della impossibilità in cui trovavansi di seguitarlo Giovanni 14:5; 16:5-6. Questa dichiarazione di Gesù distruggeva di sana pianta tutte le loro speranze carnali. Leggendo i loro pensieri, e dimenticando sé stesso, nella bontà del suo cuore, il Signore comincia questo discorso con parole che corrispondono mirabilmente ai loro bisogni. Li invita a cacciare in bando i timori che li agitano e ad ascoltare quanto l'amor suo lo spinge a dir loro, affinché posseggano il loro cuore in pace, "Il vostro cuore", "al singolare, il cuore di ognuno di voi", "non sia turbato. Consolanti parole! A quanti cuori afflitti e disperati non hanno esse recato conforto, da quella sera in cui caddero per la prima volta dalle labbra del Maestro?

voi credete in Dio, credete ancora in me,

Queste parole si possono tradurre in vari modi; ma prima di parlar di ciò è bene richiamare l'attenzione su quanto dice Wordsworth, citato da Ryle, che cioè il verbo "credere", seguito da una preposizione e dall'accusativo, non è mai applicato nel Nuovo Testamento ad altri che a Dio. Qualunque sia adunque la traduzione che venga preferita, non si deve dimenticare che, con queste parole, il Signore ci si presenta come perfettamente uguale col Padre, come una persona divina. In quattro maniere, tutte grammaticalmente corrette, possono leggersi queste parole di Gesù:

1. Come due imperativi: "Credete in Dio; credete pure in me" Questa interpretazione gode il sostegno di Crisostomo e di non pochi Padri greci e latini, di Lampe, Bengel,; Deuteronomio Wette, Lucke, Tholuck, Meyer, Stier, Alford, Westcott, Milligan e Moulton. Ad essa però obietta Olshausen:, Essa mette le parole "in me" in una posizione alquanto strana, perché, se il secondo fosse esso pure un imperativo, queste parole dovrebbero seguirlo, anziché precederlo. Di più la fede in Cristo non è mai aggiunta alla fede in Dio; ma l'oggetto della fede è Dio in Cristo.

2. Come due indicativi: "Voi credete in Dio, e credete pure in me". E questa l'interpretazione messa innanzi da Lutero; ma ci sembra mancare di forza argomentativa.

3. Come un imperativo seguito da un indicativo, intendendo quest'ultimo per ottenere un senso soddisfacente, al futuro: "Credete in Dio, e allora crederete pure in me". A questa interpretazione sembra propendere Olshausen; ma è poco naturale, e di più asserisce cosa che non è necessariamente vera.

4. Come un indicativo seguito da un imperativo: "Voi credete in Dio, credete altresì in me. Traducono così la Volgata, Diodati, Maldonato, Erasmo, Calvino Beza, Cranmer, Brown, Webster e Wilkinson, Ryle, Jacobus.

Preferiamo anche noi questa lezione, perché esprime più chiaramente il senso naturale delle parole di Cristo, e corrisponde più esattamente allo stato morale dei discepoli: Gesù sapeva che, da quei Giudei religiosi che erano, già credevano in Jehova, come nell'Iddio del Patto, e che una tal fede era la base di tutta la loro vita e di tutte le loro speranze religiose; ed ora domanda loro di credere pure in lui, come uguale al Padre, come vero Dio, abbenché in forma umana e in procinto di soffrire la morte, e di affidarsi alle sue cure colla fiducia medesima colla quale confidavano in Dio.

PASSI PARALLELI

Giovanni 14:27-28; 11:33

Giovanni 12:27; 16:3,6,22-23; Giobbe 21:4-6; 23:15-16; Salmi 42:5-6,8-11; 43:5

Salmi 77:2-3,10; Isaia 43:1-2; Geremia 8:18; Lamentazioni 3:17-23; 2Corinzi 2:7; 4:8-10

2Corinzi 12:9-10; 1Tessalonicesi 3:3-4; 2Tessalonicesi 2:2; Ebrei 12:12-13

Giovanni 5:23; 6:40; 11:25-27; 12:44; 13:19; Isaia 12:2-3; 26:3; Atti 3:15-16

Efesini 1:12-13,15; 3:14-17; 1Pietro 1:21; 1Giovanni 2:23-24; 5:10-12

2 2. Nella casa del Padre mio vi son molte stanze;

Non dobbiamo supporre, come fanno alcuni, che la casa, di cui è qui parlato sia l'universo. Essa è dove la presenza stessa di Cristo è visibile per sempre, ed egli, anche con un corpo spirituale, non può esser presente al tempo stesso nell'universo intero. Il senso esatto di questa parola si può derivare confrontando questo passo con 2Corinzi 5:1, il solo passo del Nuovo Testamento dove la troviamo in senso metaforico, e dove ci vien parlato di "una casa fatta senza opera di mano, eterna nei cieli. Era familiare ai Giudei l'idea dei cieli come dimora di Dio. Il vocabolo significa più che "stanze", e cioè delle dimore stabili, certe e durevoli, come si vede dall'uso della medesima parola in Giovanni 14:23, il solo altro passo dove la si trovi, e dall'aggettivo che ne deriva, e che in Ebrei 13:14 descrive la natura mutevole della nostra dimora terrestre: "Perciocché noi non abbiam qui una città stabile". "Le molte stanze" non si riferiscono a vari gradi di gloria, che verrebbero conferiti ai credenti nel mondo celeste, come suppongono alcuni, benché questa verità sia stata insegnata dal Signore, per mezzo di parabole e in modo diretto e dommatico da Paolo 1Corinzi 15:40-42; essa è qui tanto estranea al contesto, che non si può ammettere che fosse presente alla mente di Gesù. Queste parole non giustificano neppure l'idea di certi moderni novatori, che nel cielo vi sarà perfetta tolleranza di ogni sorta di credo e di religione, poiché il Signore parla qui per il conforto speciale di quelli che avranno ricevuta la sua dottrina. Esse si riferiscono piuttosto alla estensione della casa del Padre, nella quale vi sarà posto per tutti i redenti, per quanto grande ne sia il numero. Quella casa non sarà mai troppo piena, né troppo stretta, come erano le case di Gerusalemme, nelle quali alloggiavano, in quei giorni stessi, i pellegrini accorsi alla festa.

se no, io ve l'avrei detto;

Il Signore conosceva le speranze carnali dei suoi discepoli di partecipare alla potenza ed alla gloria di un regno messianico terreno Marco 10:37; Luca 22:24; ma, pur condannando quei sogni ambiziosi Matteo 18:2-4; Marco 9:34-37; Luca 22:25-26, egli lasciava loro sperare un regno, nel quale sarebbero sempre con lui, e godrebbero i primi posti Matteo 20:27; Luca 22:28,30. Le parole dette poco prima a Pietro: "Là ove io vo, tu non puoi ora seguitarmi" Giovanni 13:36, potevano apparir contrarie a simili speranze; epperciò il Signore si affretta ad accertarli, che, se le loro speranze fossero state infondate, da lungo tempo già egli li avrebbe disingannati. Egli era sempre stato aperto nelle sue comunicazioni con loro, e non avrebbe certo nascosto loro la verità fino all'ultimo momento. Questa assicurazione di Gesù è tale da generare la più completa fiducia in lui nella mente dei discepoli, e questa pare la spiegazione più naturale e più soddisfacente di questa clausola.

io vo ad apparecchiarvi il luogo.

Nel Textus Receptus "io vo" comincia una nuova clausola connessa alla precedente, ma indipendente da essa. Uno studio più accurato dei manoscritti non lascia dubbio alcuno che la congiunzione "che, perché" dovrebbe precedere il verbo, e in conseguenza di questa scoperta sono state proposte le spiegazioni seguenti dell'ultima parte di questo versetto:

1. "Se non fosse così, vi avrei detto che io vo ad apparecchiarvi il posto".

2. Interrogativamente: "Se così non fosse, vi avrei io detto che vo ad apparecchiarvi il posto?" quasiché il Signore alludesse a qualche parola sua che non ci è stata riferita.

3. Ma la più soddisfacente spiegazione è: "Non dubitate che vi sia un posto per ciascuno di voi nella casa del mio Padre, imperocché io me ne vado appunto per prepararvelo".

Queste ultime parole del versetto ci dànno adunque una nuova ragione di conforto e di pace, perché ci insegnano che Gesù è entrato nel cielo come nostro precursore Ebrei 6:20, "prima per stabilire il nostro diritto ad entrarvi; in secondo luogo per prenderne possesso a nome nostro, e finalmente per condurvici un giorno" (Brown).

PASSI PARALLELI

2Corinzi 5:1; Ebrei 11:10,14-16; 13:14; Apocalisse 3:12,21; 21:10-27

Giovanni 12:25-26; 16:4; Luca 14:26-33; Atti 9:16; 1Tessalonicesi 3:3-4; 5:9; 2Tessalonicesi 1:4-10

Tito 1:2; Apocalisse 1:5

Giovanni 13:33,36; 17:24; Ebrei 6:20; 9:8,23-26; 11:16; Apocalisse 21:2

3 3. E quando io sarò andato, e vi avrò apparecchiato il luogo, verrò di nuovo, e vi accoglierò appresso di me,

Alford ci avverte che la congiunzione "se", colla quale comincia questo versetto, non, ha mai, né quì né altrove, il senso di quando. Il "se non implica dubbio, più che non lo faccia il quando"; ma viene impiegato perché si tratta qui del risultato non della data della partenza di Gesù. Il fatto che Cristo andava a preparare un posto pei suoi discepoli implicava il suo ritorno dopo avere adempiuto quell'opera; ma in questo versetto egli ce ne dà assicurazione accertandoci che lo scopo suo supremo è di "accoglierci appresso di sé". Questo ritorno di Cristo, nel senso più alto e più stretto della parola, s'intende della seconda sua venuta personale, all'ultimo giorno, quando quelli che saranno nelle loro tombe, e quelli che si troveranno tuttora in vita, "saranno rapiti nelle nuvole, per esser sempre col Signore" 1Tessalonicesi 4:17-18; ma s'intende pure, in un senso secondario, del momento in cui ogni credente si spoglia di questo tabernacolo mortale per addormentarsi in Gesù e andare ad essere presente col Signore. Però, né nell'uno né nell'altro di quei due sensi ora il suo ritorno calcolato a recare conforto e consolazione ai suoi discepoli nella solitudine e nell'abbandono in cui egli stava per lasciarli; epperciò devono cercarsi altri adempimenti di quella promessa. Nel caso loro, egli tornò primieramente ad essi mediante la risurrezione; quindi mediante il dono dello Spirito Santo Giovanni 14:18. A ciò si obbietta che quando Gesù disse: "Verrò di nuovo", subito aggiunse: e vi accoglierò appresso di me; ma la prima di queste due frasi è al presente, e dovrebbesi letteralmente tradurre: "vengo di nuovo", il che è una dichiarazione della continua sua presenza in mezzo a loro; mentre "vi accoglierò appresso di me" è al futuro, e si deve intendere della completa unione dei fedeli col loro Signore, unione che comincia in questa vita, farà alla morte un passo avanti, e sarà completa e perfetta quando egli tornerà in sulla terra. "Questo", dice Alford, "è cominciato alla conversione, è continuato nella vita spirituale Giovanni 14:23; 16:22, mediante la nostra propria preparazione ad occupare il posto preparatoci; progredisce, quando la morte ci chiama ad uno ad uno per andare a Lui Filippesi 1:23, e sarà appieno compiuto, quando egli tornerà in gloria, e noi saremo per sempre col Signore 1Tessalonicesi 4:17, nello stato perfetto della risurrezione".

acciocché dove io sono, siate ancora voi.

Nessuno avrebbe potuto parlar così, se già non fosse stato in quel momento nel posto di cui vien qui parlato, ed è precisamente quello il linguaggio che doveva naturalmente usare Colui che è al tempo stesso Dio ed uomo, parlando in quanto alla sua natura umana di andare al Padre; mentre che, per quanto spetta alla sua natura divina, egli è già col Padre. Qui v'ha conforto sicuro per gli apostoli, e per quanti, al pari di loro, sono veri seguaci di Cristo. Egli non verrà loro meno, ma sarà mai sempre il centro e la fonte della loro gioia e della loro gloria.

PASSI PARALLELI

Giovanni 14:18-23,28; 12:26; 17:24; Matteo 25:32-34; Atti 1:11; 7:59-60; Romani 8:17

2Corinzi 5:6-8; Filippesi 1:23; 1Tessalonicesi 4:16-17; 2Tessalonicesi 1:12; 2:1; 2Timoteo 2:12; Ebrei 9:28

1Giovanni 3:2-3; Apocalisse 3:21; 21:22-23; 22:3-5

Giovanni 14:4-12

4 

Cristo è la via che conduce al Padre, di cui Egli è la rivelazione incarnata Giovanni 14:4-12

4. Voi sapete ove io vo, e sapete anche la via.

Credono molti che, con queste parole, il Signore voglia semplicemente richiamare alla memoria dei discepoli delle istruzioni date loro in altra occasione, ed eccitarli ad ulteriori ricerche sul medesimo soggetto, nel modo stesso che comunemente si usa dire: "Sapete, se vi ricordate, se vi pensate, ecc.". Questo è vero senza dubbio; al tempo stesso non toglie che queste parole di Gesù contengano una affermazione positiva. Imperocché il Signore aveva pure allora dichiarato che tornava al Padre suo, e spesso, verso la fine del suo ministero, si era sforzato di far loro comprendere che a quel suo destino egli non poteva giungere, se non per la via delle sofferenze e della morte Giovanni 10:9,11; Matteo 16:21; 20:18-19; Luca 9:22; 18:31-32, dimodoché se ancora rimanevano ignoranti su quei punti, ciò provava fino a qual segno il loro intelletto fosse tuttora ottenebrato.

PASSI PARALLELI

Giovanni 14:2,28; 13:3; 16:28; Luca 24:26

Giovanni 3:16-17,36; 6:40,68-69; 10:9; 12:26

5 5. Toma gli disse: Signore, noi non sappiamo ove tu vai; come dunque possiamo saper la via?

Vi sono uomini di mente così corta, o di carattere così sospettoso, che delle verità lampanti per altri offrono ad essi delle difficoltà insormontabili, dimodoché le spiegazioni e le dimostrazioni si devono nel caso loro spingere proprio fino all'estremo. Toma, "Didimo", era un tale uomo, e lo prova il modo nel quale ricevette le buone nuove della risurrezione del Signore, quando gli furono annunziate dai suoi compagni Giovanni 20:25-28. Quel medesimo carattere dubitativo e sospettoso si rivela in queste sue parole. Non intendendo quello che il Signore aveva detto, non vedendo ragione alcuna perché egli li dovesse lasciare, Toma nega ricisamente, anche a nome degli altri discepoli, di sapere ove Gesù sen vada, e domanda in che modo adunque ne potevano sapere la via. Ma non lo dobbiamo giudicar troppo severamente; egli parlava in mezzo ad un gran turbamento di spirito, imperocché l'amor suo per il suo Maestro era profondo e sincero Giovanni 11:16; 20:28. Quando le passioni e gli affetti sono vivamente commossi, la lingua dell'uomo lo tradisce, ed egli parla come non dovrebbe parlare.

PASSI PARALLELI

Giovanni 20:25-28

Giovanni 15:12; Marco 8:17-18; 9:19; Luca 24:25; Ebrei 5:11-12

6 6. Gesù gli disse: io son LA VIA,

Può essere, come credono alcuni, che le parole di Gesù in Giovanni 14:4 avessero per scopo di incoraggiare gli apostoli a fargli note le loro difficoltà, o di scoprire, dalla loro risposta fino a qual punto avevano inteso le verità che egli era andato rivelando. Ed invero vediamo che, senza fare a Toma il minimo rimprovero per la sua ignoranza spirituale, si accinge a dar loro nuove istruzioni. Alla "casa del Padre" sostituisce in questo versetto il Padre medesimo, come l'oggetto finale del suo e loro andare, e dichiara di essere egli medesimo la sola ed unica via per la quale l'uomo peccatore possa avere accesso appo Dio. La stessa cosa già egli aveva dichiarata, quando disse: "Io son la porta; se alcuno entra per me, sarà salvato" ecc. Giovanni 10:9.

LA VERITÀ

cioè la realtà incarnata di tutto ciò che troveremo nel Padre, allorquando, per Cristo, giungeremo a Lui: "conciossiaché in lui abiti corporalmente tutta la pienezza della Deità"

Colossesi 2:9.

e LA VITA;

Ossia la potenza vitale di quanto procede da Dio, perché "questo è il vero Dio e la vita eterna" 1Giovanni 5:20.

niuno viene al Padre se non per me.

Godet, seguendo l'opinione di Agostino, considera la verità e la vita come delle spiegazioni della via, "Gesù la spiega egli medesimo", dice egli, "aggiungendo a quella espressione figurativa i due termini che ne dànno senza immagini il significato: la verità e la vita. La verità è Dio rivelato nella sua essenza, vale a dire nella sua santità e nell'amor suo Giovanni 14:9-10; la vita è Dio comunicato all'anima, per recarle una santa energia ed una perfetta felicità Giovanni 14:23. E siccome egli è in Gesù che si opera quella rivelazione e quella comunicazione di Dio all'anima, egli è pure per mezzo di Gesù che l'anima viene al Padre, e ritrova l'entrata alla casa paterna". Di questi tre titoli che egli si dà, Gesù spiega il primo LA VIA; non già che sia più importante degli altri due, ma perché l'intervento o la mediazione fra Dio e l'uomo è la caratteristica distintiva del Cristianesimo. "Con questo versetto, il Signore c'insegna non solo che egli è, la via che conduce alla casa del Padre nostro nei cieli, ma pure che non vi è altra via, e che l'uomo deve entrare in cielo mediante la espiazione da Cristo compiuta, o non entrarvi mai. Questa sua dichiarazione ci fornisce pure un validissimo argomento contro la nozione moderna che tutte le religioni purché sieno sinceramente professate, conducono ugualmente gli uomini in cielo, sieno essi pagani, maomettani, giudei o cristiani, e che l'amor paterno di Dio è così grande che alla fine egli salverà tutti, di qualunque setta, qualità o carattere" (Ryle). Colui che è la verità dichiara nel modo più riciso: "Niuno viene al Padre, se non per me".

PASSI PARALLELI

Giovanni 10:9; Isaia 35:8-9; Matteo 11:27; Atti 4:12; Romani 5:2; Efesini 2:18; Ebrei 7:25

Ebrei 9:8; 10:19-22; 1Pietro 1:21

Giovanni 1:14,17; 8:32; 15:1; 18:37; Romani 15:8-9; 2Corinzi 1:19-20; Colossesi 2:9,17

1Giovanni 1:8; 5:6,20; Apocalisse 1:5; 3:7,14; 19:11

Giovanni 14:19; 1:4; 5:21,25-29; 6:33,51,57,68; 8:51; 10:28; 11:25-26; 17:2-3

Atti 3:15; Romani 5:21; 1Corinzi 15:45; Colossesi 3:4; 1Giovanni 1:1-2; 5:11-12; Apocalisse 22:1,17

Giovanni 10:7,9; Atti 4:12; Romani 15:16; 1Pietro 2:4; 3:18; 1Giovanni 2:23; 2Giovanni 9; Apocalisse 5:8-9

Apocalisse 7:9-17; 13:7-8; 20:15

7 7. Se voi mi aveste conosciuto, conoscereste anche il Padre;

La vera lezione nel greco è "il mio Padre". Il significato di questa dichiarazione di Gesù ci sembra essere che, quando un uomo è giunto ad una conoscenza illuminata e salutare di Cristo, della sua natura divina e della sua missione messianica, egli trovasi in possesso pure della conoscenza del Padre suo, imperocché il Padre si conosce nel Figlio ed in lui solo Giovanni 1:18. Il Signore dichiara, riguardo a questi discepoli, che ad onta delle successive rivelazioni che aveva loro date di sé medesimo, dal principio del suo ministero in poi, essi ancora non erano giunti ad una piena e perfetta conoscenza di lui, qual vero Dio in forma umana, altrimenti avrebbero anche del Padre una certa e sicura conoscenza, e non gli avrebbero domandato dove egli andava.

e fin da ora lo conoscete, e lo avete veduto.

Il tempo qui indicato non è quello della partenza di Giuda Giovanni 13:19, come asseriscono taluni, né quello della Pentecoste, anticipatamente mentovata, secondo l'idea di altri, bensì quello che le parole: letteralmente significano, cioè che da quel momento in poi, specialmente dopo la dichiarazione di Giovanni 14:6, essi non solo per mezzo suo conoscevano il Padre, ma persino lo avevano veduto, non già nella sua essenza, perché quella "niun uomo ha veduta, né può vedere" 1Timoteo 6:16, ma contemplando la persona del Signor Gesù, "il quale è lo splendore della gloria, e il carattere della sussistenza d'esso" Ebrei 1:3. Come in Giovanni 14:4, è probabile che con queste parole il Signore intendesse provocare le domande dei suoi discepoli, suscitando in loro il desiderio di saperne di più.

PASSI PARALLELI

Giovanni 14:9-10,20; 1:18; 8:19; 15:24; 16:3; 17:3,21,23; Matteo 11:27; Luca 10:22

2Corinzi 4:6; Colossesi 1:15-17; 2:2-3; Ebrei 1:3

Giovanni 14:16-20; 16:13-16; 17:6,8,26

8 8. Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre, e ciò ci basta.

La stessa debolezza di fede, la stessa mancanza di discernimento spirituale che già abbiam viste in Toma, si manifestano ora in Filippo, relativamente ad un altro punto. In Giovanni 14:8 il Signore avea dichiarato che i discepoli aveano in lui veduto il Padre, "conciossiaché in lui abiti corporalmente tutta la pienezza della Deità" Colossesi 2:9; ma Filippo non arriva a comprenderlo, e pensando probabilmente alle rivelazioni che erano state concesse a Mosè e ad Elia sul Monte Horeb Esodo 33:10-23; 1Re 19:9-12, domanda che a lui ed ai suoi compagni venga pure accordata qualche visione consimile del Padre.

PASSI PARALLELI

Giovanni 1:43-46; 6:5-7; 12:21-22

Giovanni 16:25; Esodo 33:18-23; 34:5-7; Giobbe 33:26; Salmi 17:15; 63:2; Matteo 5:8

Apocalisse 22:3-5

9 9. Gesù gli disse: Cotanto tempo sono io già con voi, e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Queste son parole di maraviglia e di dolore ad un tempo, per il poco effetto delle lunghe relazioni spirituali di Cristo con quel suo discepolo. Filippo era stato uno dei primi fra i dodici a credere in Gesù Giovanni 1:43, e il Signore non fa qui allusione a nessuna parola sua speciale, come sarebbe quella di Giovanni 10:30, bensì alle occasioni che essi avevano avuto di conoscerlo durante quei tre anni e mezzo del suo ministerio, e di penetrare il suo carattere e l'intima sua relazione colla divinità. I Vangeli ci provano in molti modi quanto poco i discepoli comprendessero quella vita di cui aveano il privilegio di essere testimoni, e il candore con cui questo ci vien fatto conoscere rafforza la nostra fiducia negli Evangelisti. In certi momenti, i discepoli sembrano essere stati sul punto di scoprire chi era Gesù Matteo 14:33; 16:16; ma la loro mente non fu appieno illuminata che il giorno della Pentecoste.

chi mi ha veduto ha veduto il Padre;

Egli era "Iddio manifestato in carne" 1Timoteo 3:16, e l'unione fra le persone della Trinità è così intima, che chi contempla il Figlio conosce tutto quello che si può vedere e conoscere del Padre, poiché egli è la manifestazione incarnata della divinità.

come dunque dici tu: mostraci il Padre?

Questa domanda contiene per Filippo un dolce rimprovero: "Che vuoi dire domandando di vedere il Padre? Come deve esser limitata la tua conoscenza per fare una simile domanda! Questa domanda di Filippo, quasiché Dio potesse esser visto coll'occhio della carne, non era altro che il frutto della incredulità naturale del cuore umano, ed era del tutto indegna di un apostolo. Era la stessa sfida che già i Giudei avevano lanciata a Gesù Giovanni 8:19. "L'affannarsi per scoprire cose impossibili a conoscersi", dice Brown, "non può avere altro esito che il disinganno. Egli è per questo che Gesù rimanda Filippo ed insieme a lui tutti quelli che sprecano le loro facoltà intellettuali in consimili vane ricerche, a Colui in cui è piaciuto al Padre, che abiti tutta la pienezza Colossesi 1:19".

PASSI PARALLELI

Marco 9:19

Giovanni 14:7,20; 12:45; Colossesi 1:15; Filippesi 2:6; Ebrei 1:3

Genesi 26:9; Salmi 11:1; Geremia 2:23; Luca 12:56; 1Corinzi 15:12

10 10. Non credi tu che io son nel Padre, e che il Padre è in me?

Continua qui il rimprovero rivolto dal Signore a Filippo, non tanto per la sua ignoranza spirituale, quanto per la incredulità che manifesta la sua domanda, riguardo alle cose che il Maestro aveva insegnate ai suoi, discepoli. Una volta almeno Gesù aveva pubblicamente proclamato: "Il Padre è in me, ed io sono in lui" Giovanni 10:38, e le prime parole di questo versetto sembrano indicare che il Signore aveva spesso insegnato quella dottrina ai suoi discepoli; indi la forma della sua domanda: Non credi tu in una tale reciproca comunione?

le parole che io vi ragiono, non le ragiono da me stesso; (si omette l'e che non si trova nel greco) il Padre, che dimora in me, è quello che fa le opere.

Il Signore dichiara che il suo insegnamento, dal principio alla fine, non ha origine da lui, e che le sue opere non sono compiute indipendentemente dal Padre; così l'uno come le altre procedono dal Padre, il quale del continuo dimora, in lui. La costruzione è elittica, e Ryle la spiega così: Le parole che io vi rivolgo, non le parlo indipendentemente dal Padre, e l'opere che io fo non le compio indipendentemente da lui. Il Padre, che dimora in me, parla in me, ed opera in me. Le mie parole mi furono date, le mie opere mi furono assegnate negli eterni consigli della divinità. Quel che io dico, il Padre lo dice; quello che io opero, il Padre lo opera. Io ed il Padre siamo una stessa cosa. "Potrebbe mai il Signore dichiarare più apertamente la sua uguaglianza con Dio? È degno di nota però, che, ad onta di queste sue dichiarazioni, il Signore mai sempre proclamò la sua indipendenza e la sua assoluta autorità. Insegnava dicendo. "Io vi dico"; e i suoi miracoli li compieva nel proprio nome, non in quello del Padre. Le dichiarazioni che egli fa qui ed altrove, riguardo alle sue parole ed alle sue opere, come essendo opere e parole del Padre stesso, non si, possono conciliare coll'assoluta indipendenza di Gesù, se non coll'ammettere la sua essenziale e divina unione col Padre.

PASSI PARALLELI

Giovanni 14:20; 1:1-3; 10:30,38; 11:26; 17:21-23; 1Giovanni 5:7

Giovanni 3:32-34; 5:19; 6:38-40; 7:16,28-29; 8:28,38,40; 12:49; 17:8

Salmi 68:16-18; 2Corinzi 5:19; Colossesi 1:19; 2:9

Giovanni 5:17; Atti 10:38

11 11. Credetemi ch'io son nel Padre, e che il Padre è in me; se no, credetemi per esse opere.

Fin qui Gesù avea parlato a Filippo; si volge ora a tutti gli apostoli, e ordina loro, per l'esperienza che hanno potuto acquistare della sua veracità e della sua conoscenza delle cose di Dio, di accettare e di ritenere fermamente la dottrina che egli aveva pure allora proclamata, della immanenza del Padre nel Figlio, e del Figlio nel Padre, e ciò sulla sola sua parola. Ma se a tanto non poteva alzarsi la fede loro, ricevano almeno quella verità, in forza delle sue opere miracolose, poiché esse erano state di tal natura, che nessuno le avrebbe potute compiere da sé, e senza l'aiuto del Padre. Se non vogliono accettar la sua parola, egli scende un gradino di più verso di essi, ed offre loro quella medesima inoppugnabile testimonianza dei suoi miracoli, che già aveva offerta ai Giudei Giovanni 10:37-38. "Può qualunque cosa mostrar più chiaramente che Cristo rivendicava per i suoi miracoli un carattere più elevato che non avessero quelli dei profeti e degli apostoli? Eppure questo carattere superiore non consisteva nelle opere stesse, ma nel modo di compierle" (Brown).

PASSI PARALLELI

Giovanni 5:36; 10:25,32,38; 12:38-40; Matteo 11:4-5; Luca 7:21-23; Atti 2:22; Ebrei 2:4

12 12. In verità, in verità,

Segue una grande ed importante dottrina, che Gesù proclama per confortare sempre maggiormente i suoi discepoli, facendola precedere dalla solenne formula che egli usava in tali circostanze.

io vi dico, che chi crede in me farà anch'egli le opere le quali io fo;

Il Salvatore parla qui di quei miracoli, che, nel corso del suo ministerio terreno, egli aveva compiuti, in prova della sua divina missione; ed egli assicura i suoi discepoli che, per la fede in lui, essi riceverebbero, dopo la sua partenza, il potere di compierne essi pure. In Marco 16:17-18, quel potere vien conferito agli apostoli con queste parole: "Cacceranno i demoni nel mio nome; parleranno nuovi linguaggi; torranno via i serpenti; e avvegnaché abbiano bevuta alcuna cosa mortifera, quella non farà loro alcun nocimento; metteranno le mani sopra gl'infermi, ed essi staranno bene". E benché i fatti degli apostoli, quali ci sono riferiti nella Scrittura, sieno molto brevi, e vertano specialmente sull'opera di due di loro, abbondano le prove dell'adempimento di questa promessa del Signore, inverso essi tutti Atti 2:4; 5:12, e più specialmente riguardo a Pietro e Giovanni Atti 3:4, a Pietro, Giovanni e Filippo Atti 8:7, 15-17, a Pietro solo Atti 5:3-10, 15-16; 9:34,40-41, e finalmente riguardo a Paolo Atti 19:6,11-12; 28:8. Gli Atti apostolici provano pure che questi doni miracolosi non erano limitati ai soli apostoli, ma li ricevettero purè molti credenti per mezzo degli apostoli stessi. Sembrano però aver cessato colla prima generazione dei cristiani, senza dubbio perché il Vangelo aveva allora preso radice in sulla terra, e i mezzi umani, aiutati dallo Spirito Santo, bastavano a diffonderlo sempre più largamente. Ed invero, i miracoli più non sarebbero stati miracoli, se fossero divenuti cosa abituale nella Chiesa. Perciò la teoria di Irving e dei suoi seguaci, che la Chiesa possederebbe tuttora quei doni miracolosi, se solo i cristiani avessero fede sufficiente per esercitarli, ci sembra una interpretazione forzata di questo testo.

anzi ne farà delle maggiori di queste,

Non dobbiam credere che le opere dei discepoli dovessero superare quelle del Maestro, in quanto a numero od a grandezza, perché ciò sarebbe stato impossibile. Qual miracolo operato dall'uomo potrebbe superare quel che consistette nel render la vita ad un morto, o nel cibare con pochi pani parecchie migliaia di persone? L'aggettivo "maggiori" indica la natura più elevata delle opere che ai discepoli verrebbe dato di compiere, e gli effetti più duraturi di quelli sopra gli uomini. Di questa promessa l'adempimento si ebbe nei miracoli morali e spirituali che seguirono la predicazione degli apostoli dopo la Pentecoste; è indubitabile infatti che, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, gli apostoli convertirono molte più anime, che il Signore stesso non avesse, mai fatto. Ma la promessa non è limitata agli apostoli; è fatta a "chi crede in me"; epperciò, se la prima Pentecoste cristiana ce ne presenta il primo adempimento, essa venne adempiuta di poi in ogni grande vittoria morale e spirituale, nella sconfitta del Giudaismo e del Paganesimo, nell'impianto della Chiesa di Cristo in mezzo a tutte le nazioni, e in ogni risveglio spirituale, che sia mai accaduto in seno alla cristianità. E promessa tuttora vigente, per l'incoraggiamento di quanti tuttodì spendono le forze loro per la conversione degli uomini, nei "luoghi tenebrosi della terra che son ripieni di ricetti di violenza" Salmi 74:20.

perciocché io me ne vo al Padre.

Queste parole meritano un'attenzione speciale, perché ci indicano la sorgente dalla quale procede la forza di compiere quelle, opere maggiori. "Esse non dovevano essere il risultato della sola opera indipendente dei discepoli in sulla terra; bensì quello della forza ognor crescente che il loro Signore spargerebbe su di essi, in conseguenza della sua ascensione; imperocché, anche seduto "alla destra della Potenza" Matteo 26:64, egli sarebbe stato con loro per dar loro forza e coraggio. L'effusione dello Spirito Santo, per l'opera unita del Padre e del Figlio, in seguito al ritorno del Figlio nella gloria del Padre, ecco la causa della grandezza e degli effetti durevoli del ministerio apostolico. Dobbiamo ricordarci che vi fu un nesso immediato e misterioso fra il ritorno del Signore nel cielo e la discesa dello Spirito in sulla terra, e in Giovanni 16:7, Gesù dichiara che se non tornava al Padre, i discepoli non potevano ricevere lo Spirito Santo.

PASSI PARALLELI

Matteo 21:21; Marco 11:13; 16:17; Luca 10:17-19; Atti 3:6-8; 4:9-12,16,33; 8:7

Atti 9:34,40; 16:18; 1Corinzi 12:10-11

Atti 2:4-11,41; 4:4; 5:15; 6:7; 10:46; 19:12; Romani 15:19

Giovanni 14:28; 7:39; 16:7; Atti 2:33

Giovanni 14:13-14

13 

La prevalenza della preghiera offerta nel nome di Cristo Giovanni 14:13-14

13. E ogni cosa che voi avrete chiesta, nel nome mio, quella farò; acciocché il Padre sia glorificato nel Figliuolo.

La prima clausola di questo versetto si può unire al precedente, nel qual caso "ogni cosa" che ai discepoli era lecito domandare, si limiterebbe alle "opere maggiori" di cui tratta Giovanni 14:12 e che si appartengono al regno, di Dio; ovvero si può considerarla come una proposizione nuova ed indipendente, che fa fare un passo avanti ai nostri pensieri. Preferiamo la seconda alternativa, come quella che, senza escludere la prima, apre un campo molto più vasto per l'adempimento di questa promessa. Il Nuovo Testamento limita in due modi la sfera delle nostre preghiere, e i soggetti che ci è lecito di portare dinanzi a Dio. In 1Giovanni 5:14 leggiamo che le cose che noi domandiamo devono essere "secondo la sua volontà: e quì il Signore ci dice che dobbiamo pregare nel suo nome". La persona cui le nostre preghiere vanno rivolte è Dio Padre, come Gesù lo dichiara in Giovanni 15:16; 16:23, e lo sottintende anche qui. In questo versetto il Signore rivela ai suoi discepoli i suoi rapporti con loro, e col Padre, non solo come essendo il gran Mediatore Dio in natura umana per il quale essi hanno ad ogni tempo accesso appo Dio, ma pure come essendo uno col Padre Capo e Signore del Regno di Dio, e colui per il quale le nostre preghiere ricevono l'esaudimento, e viene provveduto ad ogni nostro bisogno. I sensi dati alle parole: "nel nome mio" sono più numerosi che convincenti. Quelli che, come Godet, considerano questo versetto come una continuazione di Giovanni 14:12, dànno a quelle parole il senso di: "al posto mio", o "a pro di me", quasiché i discepoli fossero i rappresentanti di Cristo stesso, domandando in favor suo le cose che appartengono al suo regno in terra. Crisostomo le intende nel senso di: "pregando in nome mio"; Meyer: "nell'elemento della mia vita"; Stier: "appellandovene a me"; Westcott: "come essendo una stessa cosa con me, come io sono una medesima cosa con voi. "Ma il senso che la semplice lettura del versetto suggerisce come più naturale si è che dobbiamo presentare le nostre domande a Dio, "sieno esse personali od abbiano per oggetto il regno di Cristo in generale", per i meriti di Cristo, nostro Salvatore, e nostro Sommo Sacerdote, colla piena certezza, che Cristo farà quanto chiediamo, pur che sia per il nostro bene e per la gloria di Dio. Tenendo in mente le condizioni mentovate più sopra, troveremo che l'importanza di questa promessa consiste nell'esser d'essa illimitata. Di qualunque aiuto o forza, o consiglio i fedeli abbisognino, lo domandino in nome di Cristo, e l'otterranno. Di più Gesù dichiara, che essendo egli lo strumento di tutte quante le opere divine, esaudirà le nostre preghiere in modo che la grazia di Dio e la sua potenza ne ricevano gloria sempre maggiore. La gloria di Dio invero è il solo limite imposto alle preghiere dell'uomo.

PASSI PARALLELI

Giovanni 15:7,16; 16:23,26; Matteo 7:7; 21:22; Marco 11:24; Luca 11:9; Efesini 3:20

Giacomo 1:5; 5:16; 1Giovanni 3:22; 5:14

Giovanni 14:6; Efesini 2:18; 3:12,14,21; Colossesi 3:17; Ebrei 4:15; 7:25; 13:15; 1Pietro 2:5

Giovanni 14:14; 4:10,14; 5:19; 7:37; 10:30; 16:7; 2Corinzi 12:8-10; Filippesi 4:13

Giovanni 12:44; 13:31; 17:4-5; Filippesi 2:9-11

14 14. Se voi chiedete cosa alcuna nel nome mio, io la farò.

In questo versetto il Signore ripete, come solenne promessa, quello che prima aveva detto solo incidentalmente e la fortifica sostituendo l'enfatico, "io", a "questo", di Giovanni 14:13 "Io, che non vi ho ingannati mai, e che sarò tosto investito della onnipotenza insieme col Padre, vi prometto di far questo." Tali parole ci accertano che Gesù ode le nostre preghiere; parrebbe dunque naturale rivolgerle a lui, che è uno col Padre, non meno che al Padre medesimo. "Non può punto provarsi", dice Stier, che la preghiera dei discepoli dovesse venir rivolta esclusivamente al Padre. Le prime preghiere fatte dopo l'Ascensione, sono indirizzate al Figlio, e i discepoli erano conosciuti come quelli che invocavano il suo nome. "In questi due versetti, il Signore si presenta a noi non solo come colui che conosce tutto ciò che i suoi discepoli in terra versano nel cuore del loro Padre celeste, ma pure come l'autorevole dispensatore di tutte le benedizioni che la preghiera fa scendere dal cielo, vale a dire come Colui che esaudisce la preghiera. Non è possibile spiegare una tale affermazione di Gesù, fuorché riconoscendolo come essenzialmente uguale al Padre" (Brown).

Salmi 31:1-5

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

Salmi 31:15-16

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

Riferimenti incrociati:

Atti 7:55-60

55 At 2:4; 4:8; 6:3,5,8,10; 13:9,10; Mic 3:8
At 1:10,11; 2Co 12:2-4; Ap 4:1-3
Is 6:1-3; Ez 1:26-28; 10:4,18; 11:23; Giov 12:41; 2Co 4:6; 2P 1:17; Ap 21:11
Sal 109:31; 110:1; Giov 14:3; Eb 1:3; 8:1

56 At 10:11,16; Ez 1:1; Mat 3:16; Mar 1:10; Lu 3:21; Ap 4:1; 11:19; 19:11
Dan 7:13,14; Mat 16:27,28; 25:31; 26:64,65; Giov 5:22-27

57 At 7:54; 21:27-31; 23:27
Sal 58:4; Prov 21:13; Zac 7:11

58 Nu 15:35; 1Re 21:13; Lu 4:29; Eb 13:12,13
At 6:11; Lev 24:14-16; Giov 10:23-26
At 6:13; De 13:9,10; 17:7
At 8:1; 9:1-19; 22:4,20

59 At 2:21; 9:14,21; 22:16; Gioe 2:32; Rom 10:12-14; 1Co 1:2
Sal 31:5; Lu 23:46

60 At 9:40; 20:36; 21:5; Esd 9:5; Dan 6:10; Lu 22:41
Mat 5:44; Lu 6:28; 23:34; Rom 12:14-21
At 13:36; 1Co 11:30; 15:6,18,20,51; 1Te 4:13,14; 5:10

1Pietro 2:2-10

2 1P 1:23; Mat 18:3; Mar 10:15; Rom 6:4; 1Co 3:1; 14:20
Sal 19:7-10; 1Co 3:2; Eb 5:12,13
2Sa 23:5; Giob 17:9; Prov 4:18; Os 6:3; 14:5,7; Mal 4:2; Ef 2:21; 4:15; 2Te 1:3; 2P 3:18

3 Sal 9:10; 24:8; 63:5; CC 2:3; Zac 9:17; Eb 6:5,6

4 Is 55:3; Ger 3:22; Mat 11:28; Giov 5:40; 6:37
Giov 5:26; 6:57; 11:25,26; 14:6,19; Rom 5:10; Col 3:4
Is 28:16; Dan 2:34,45; Zac 3:9; 4:7
Sal 118:22,23; Is 8:14,15; Mat 21:42; Mar 12:10,11; Lu 20:17,18; At 4:11,12
Is 42:1; Mat 12:18
1P 2:7; 1:7,19; 2P 1:1,4

5 1Co 3:16; 6:19; 2Co 6:16; Ef 2:20-22; Eb 3:6; Ap 3:12
1P 2:9; Is 61:6; 66:21; Ap 1:6; 5:10; 20:6
Sal 50:14,23; 141:2; Os 14:2; Mal 1:11; Giov 4:22-24; Rom 12:1; Fili 2:17; 4:18; Eb 13:15,16
1P 4:11; Fili 1:11; 4:18; Col 3:17

6 Dan 10:21; Mar 12:10; Giov 7:38; At 1:16; 2Ti 3:16; 2P 1:20; 3:16
1P 2:4; Is 28:16; Zac 10:4; Rom 9:32,33; Ef 2:20
Sal 89:19; Is 42:1; Mat 12:18; Lu 23:35; Ef 1:4
Sal 40:14; Is 41:11; 45:16,17; 50:7; 54:4

7 1P 1:8; CC 5:9-16; Ag 2:7; Mat 13:44-46; Giov 4:42; 6:68,69; Fili 3:7-10
Is 28:5; Lu 2:32
1P 2:8; At 26:19; Rom 10:21; 15:31; Tit 3:3; Eb 4:11; 11:31
Sal 118:22,23; Mat 21:42; Mar 12:10,11; Lu 20:17; At 4:11,12
Zac 4:7; Col 2:10

8 Is 8:14; 57:14; Lu 2:34; Rom 9:32,33; 1Co 1:23; 2Co 2:16
1P 2:7
Eso 9:16; Rom 9:22; 1Te 5:9; 2P 2:3; Giuda 1:4

9 1P 1:2; De 10:15; Sal 22:30; 33:12; 73:15; Is 41:8; 44:1
Eso 19:5,6; Is 61:6; 66:21; Ap 1:6; 5:10; 20:6
Sal 106:5; Is 26:2; Giov 17:19; 1Co 3:17; 2Ti 1:9
De 4:20; 7:6; 14:2; 26:18,19; At 20:28; Ef 1:14; Tit 2:14
1P 4:11; Is 43:21; 60:1-3; Mat 5:16; Ef 1:6; 3:21; Fili 2:15,16
Is 9:2; 60:1,2; Mat 4:16; Lu 1:79; At 26:28; Rom 9:24; Ef 5:8-11; Fili 3:14; Col 1:13; 1Te 5:4-8

10 Os 1:9,10; Rom 9:25,26
Os 2:23; Rom 11:6,7,30; 1Co 7:25; 1Ti 1:13; Eb 4:16

Giovanni 14:1-14

1 Giov 14:27,28; 11:33; 12:27; 16:3,6,22,23; Giob 21:4-6; 23:15,16; Sal 42:5,6,8-11; 43:5; 77:2,3,10; Is 43:1,2; Ger 8:18; Lam 3:17-23; 2Co 2:7; 4:8-10; 12:9,10; 1Te 3:3,4; 2Te 2:2; Eb 12:12,13
Giov 5:23; 6:40; 11:25-27; 12:44; 13:19; Is 12:2,3; 26:3; At 3:15,16; Ef 1:12,13,15; 3:14-17; 1P 1:21; 1G 2:23,24; 5:10-12

2 2Co 5:1; Eb 11:10,14-16; 13:14; Ap 3:12,21; 21:10-27
Giov 12:25,26; 16:4; Lu 14:26-33; At 9:16; 1Te 3:3,4; 5:9; 2Te 1:4-10; Tit 1:2; Ap 1:5
Giov 13:33,36; 17:24; Eb 6:20; 9:8,23-26; 11:16; Ap 21:2

3 Giov 14:18-23,28; 12:26; 17:24; Mat 25:32-34; At 1:11; 7:59,60; Rom 8:17; 2Co 5:6-8; Fili 1:23; 1Te 4:16,17; 2Te 1:12; 2:1; 2Ti 2:12; Eb 9:28; 1G 3:2,3; Ap 3:21; 21:22,23; 22:3-5

4 Giov 14:2,28; 13:3; 16:28; Lu 24:26
Giov 3:16,17,36; 6:40,68,69; 10:9; 12:26

5 Giov 20:25-28
Giov 15:12; Mar 8:17,18; 9:19; Lu 24:25; Eb 5:11,12

6 Giov 10:9; Is 35:8,9; Mat 11:27; At 4:12; Rom 5:2; Ef 2:18; Eb 7:25; 9:8; 10:19-22; 1P 1:21
Giov 1:14,17; 8:32; 15:1; 18:37; Rom 15:8,9; 2Co 1:19,20; Col 2:9,17; 1G 1:8; 5:6,20; Ap 1:5; 3:7,14; 19:11
Giov 14:19; 1:4; 5:21,25-29; 6:33,51,57,68; 8:51; 10:28; 11:25,26; 17:2,3; At 3:15; Rom 5:21; 1Co 15:45; Col 3:4; 1G 1:1,2; 5:11,12; Ap 22:1,17
Giov 10:7,9; At 4:12; Rom 15:16; 1P 2:4; 3:18; 1G 2:23; 2G 1:9; Ap 5:8,9; 7:9-17; 13:7,8; 20:15

7 Giov 14:9,10,20; 1:18; 8:19; 15:24; 16:3; 17:3,21,23; Mat 11:27; Lu 10:22; 2Co 4:6; Col 1:15-17; 2:2,3; Eb 1:3
Giov 14:16-20; 16:13-16; 17:6,8,26

8 Giov 1:43-46; 6:5-7; 12:21,22
Giov 16:25; Eso 33:18-23; 34:5-7; Giob 33:26; Sal 17:15; 63:2; Mat 5:8; Ap 22:3-5

9 Mar 9:19
Giov 14:7,20; 12:45; Col 1:15; Fili 2:6; Eb 1:3
Ge 26:9; Sal 11:1; Ger 2:23; Lu 12:56; 1Co 15:12

10 Giov 14:20; 1:1-3; 10:30,38; 11:26; 17:21-23; 1G 5:7
Giov 3:32-34; 5:19; 6:38-40; 7:16,28,29; 8:28,38,40; 12:49; 17:8
Sal 68:16-18; 2Co 5:19; Col 1:19; 2:9
Giov 5:17; At 10:38

11 Giov 5:36; 10:25,32,38; 12:38-40; Mat 11:4,5; Lu 7:21-23; At 2:22; Eb 2:4

12 Mat 21:21; Mar 11:13; 16:17; Lu 10:17-19; At 3:6-8; 4:9-12,16,33; 8:7; 9:34,40; 16:18; 1Co 12:10,11
At 2:4-11,41; 4:4; 5:15; 6:7; 10:46; 19:12; Rom 15:19
Giov 14:28; 7:39; 16:7; At 2:33

13 Giov 15:7,16; 16:23,26; Mat 7:7; 21:22; Mar 11:24; Lu 11:9; Ef 3:20; Giac 1:5; 5:16; 1G 3:22; 5:14
Giov 14:6; Ef 2:18; 3:12,14,21; Col 3:17; Eb 4:15; 7:25; 13:15; 1P 2:5
Giov 14:14; 4:10,14; 5:19; 7:37; 10:30; 16:7; 2Co 12:8-10; Fili 4:13
Giov 12:44; 13:31; 17:4,5; Fili 2:9-11

Salmi 31:1-5

1 Sal 16:9; 57:8; Ge 49:6
Lu 19:40; At 4:20
Sal 13:6; 71:14,23; 145:2; 146:1,2; Ap 4:8,9; 7:12

2 Sal 22:4,5; 25:2; 71:1,2; Is 49:23; Rom 5:5; 10:11
Sal 7:8,9; 43:1; 143:1,11,12; Dan 9:16

3 Sal 71:2; 86:1; 130:2; Prov 22:17
Sal 40:17; 69:17; 79:1; 102:2; 143:7; Giob 7:21; Lu 18:8
Sal 18:1,2; 62:7; 94:22; De 32:31; 2Sa 22:3
Sal 71:3; 90:1; 91:9; Is 33:16; Giov 6:56; 1G 4:12,15,16

4 Sal 23:2,3; 25:11; 79:9; Gios 7:9; Ger 14:7; Ez 36:21,22; Ef 1:12
Sal 25:5,9; 43:3; 139:24; 143:10,11; Ne 9:12,19; Is 49:10; Lu 1:79; Giov 16:13

5 Sal 25:15; 35:7; 57:6; 124:7; 140:5; Prov 29:5; 2Ti 2:26
Sal 19:14; 2Co 12:9

Salmi 31:15-16

15 Sal 16:1,2; 18:2; 22:1,2; 43:5; 56:3,4; 63:1; 71:12,22; Mat 26:39,42; 27:46; Giov 20:17

16 Sal 116:15; 1Sa 26:10; 2Sa 7:12; Giob 24:1; Ec 3:1-8; Lu 9:51; Giov 7:6,30; 12:27; 13:1; 17:1; At 1:7; 23:11; 27:24; 2Ti 4:6; 2P 1:14
Sal 17:8,9,13; 71:10-12; 142:6; 143:3,12; Ger 15:20,21


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