Nuova Riveduta:

Colossesi 2:14

avendo cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce;

C.E.I.:

Colossesi 2:14

annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;

Nuova Diodati:

Colossesi 2:14

Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l'ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;

Bibbia della Gioia:

Colossesi 2:14

eliminando l'atto di accusa contro di noi: l'elenco dei comandamenti che noi non abbiamo osservato. Dio ha tolto di mezzo le accuse contro di noi, inchiodandole alla croce di Cristo.

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Colossesi 2:14

avendo cancellato l'atto accusatore scritto in precetti, il quale ci era contrario; e quell'atto ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce;

Diodati:

Colossesi 2:14

avendo cancellata l'obbligazione che era contro a noi negli ordinamenti, la quale ci era contraria; e quella ha tolta via, avendola confitta nella croce.

Commentario:

Colossesi 2:14

Cammina!... ma con qual norma? Secondo la legge, rispondono i dottori giudaizzanti. No, risponde Paolo, accennando una seconda volta alla croce. Iddio ha cancellato l'atto scritto contro di noi, che coi suoi precetti c'era nemico; e l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce.

Ho tradotto l'atto; l'apostolo dice il chirografo; l'atto legale, cioè, che porta obbligazione per via di tanti precetti specifici e ben definiti. Di qual legge intende parlare l'apostolo? Della legge cerimoniale? Della legge morale? Codeste distinzioni non esistevano ai tempi di Paolo; quindi, egli non ci poteva pensare. Nella legge, il rito, la morale, la dottrina formano un tutto omogeneo, e sono così strettamente, collegati, che mal si potrebbero separare. Quando dunque l'apostolo parla di legge, intende l'insieme di quei riti, di quei precetti morali e dottrinali, che noi, figli di altri tempi e d'altre idee abbiamo diviso, suddiviso e risuddiviso. Codesta legge, dice l'apostolo, ci era nemica.

Ed ecco in che senso. La legge è un severo pedagogo che dice al suo scolaro: «Non far questo, non far quest'altro», senza porgli però in cuore nè l'inclinazione al bene, nè la forza di fare quel ch'ei, gli comanda. Immaginatevi un tale, che non abbia ancora conosciuto nè il Vangelo nè Cristo. EGLI sospira per un ideale a cui, cosa moralmente snervato com'è, non si può accostare. Il bene che vorrebbe, non lo può fare; il male che vorrebbe fuggire, è quello invece ch'egli si sente costretto a fare. E qui, la legge gli si presenta; la legge, che accigliata e severa gli dice: Ecco; questo era il bene che dovevi compiere; cotesto, il male che dovevi evitare; ma questo bene non l'hai mai compiuto, e cotesto male, non l'hai mai evitato; quindi, io t'accuso. Tu sei reo nel cospetto di Dio; e Dio non ti lascerà impunito; un giorno o l'altro ti colpirà, perché, leggi!... «Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge, per metterle in atto» Deuteronomio 27:26; Galati 3:10. E ciò detto, se ne va lenta, minacciosa, con tanto di cipiglio, rigida come un inquisitore. Diremo noi che la legge si presenta «amica» al peccatore? Amica, quando gli propone l'impossibile, quando lo accusa, quando lo minaccia, quando non gl'infonde nel cuore alcun principio di vita per cui egli possa elevarsi all'altezza di quel bene che gli propone? No certo, la legge gli è nemica.

Nemica, ma di una nimicizia che finisce per concorrere anch'ella al bene di lui; perchè è appunto per via di quell'ideale che la legge gli propone, o per via delle terribili accuse o delle tremende minaccie di lei, che il peccatore giunge al risveglio della sua coscienza, alla convinzione della propria debolezza, al disgusto per il male ed alla sete di ciò che è veramente buono e bello. Per la legge l'uomo è tratto non lungi dai confini del regno di Dio; e quando la legge gli ha strappato dal cuore il grido: «Misero me uomo! chi mi libererà da questo corpo di morte?...» il grido dell'esperienza morale di colui che ha ricevuto il Vangelo, non tarderà a farsi sentire: «Ringraziato sia Iddio, che per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo ci dà la vittoria!» 1Corinzi 15:57; Romani 7:25. E quando questo secondo grido è uscito dal cuore d'un convertito a Cristo, che darem noi a questo convertito come norma per la sua nuova condotta? Gli daremo la legge? No, dice Paolo; perchè codesta legge Iddio l'ha cancellata, l'ha tolta di mezzo, l'ha inchiodata sulla croce.

La legge avea Cristo per termine Romani 10: 4; arrivati quindi a Cristo, la legge ha finito il suo compito. Ella è stata «il nostro pedagogo per condurci a Cristo» Galati 3:24; giunti quindi a Cristo, noi «non siamo più sotto il pedagogo» Galati 3:25. E Gesù stesso, non ha egli detto che «la legge ed i profeti sono stati fino a Giovanni?» Luca 10:16; a Giovanni che è l'araldo della nuova «economia»? La legge dunque è stata, certo, divinamente rivelata; ma ha avuto una missione temporanea; e venuto Cristo a recare i «futuri beni» da lei adombrati nella sua parte cerimoniale Ebrei 10:1 ed a completarne, e vorrei quasi dire a trasfigurarne la parte morale con la sfolgorante luce del Vangelo Matteo 5:17, la legge, nella sua forma primitiva, cessa perchè la sua missione è finita. Cristo solo, la sua vita, la sua morte, il suo Vangelo sono la norma del cristiano. Cristo, l'ideale dell'umano e la realtà del divino. Tutto questo non è un menomare il valore della legge; è un inquadrare la legge nella sua vera e propria cornice storica. Niuno dica: «Allora, se e così come tu dici, commettiamo pur l'adulterio; tanto, il comandamento «non commettere adulterio» non ha più da servirci di norma!...» Codesto sarebbe un ragionare da bimbi. Come se, nel Vangelo, Cristo non proibisse l'adulterio! Come se, anzi, a proposito dell'adulterio, Cristo non entrasse nell'anima del soggetto, e non facesse l'anatomia morale d'un fenomeno che la legge non considerava che da un punto di vista sarchico e superficiale! Matteo 5:27-28. Come se il caso stesso dell'adulterio non fosse per l'appunto citato da Gesù quale illustrazione d'un gran principio ch'egli stesso enunciava, per stabilire nel modo più limpido e più chiaro che si potesse immaginare, la vera relazione che è fra la Legge e l'Evangelo! Matteo 5:17: «Non crediate ch'io sia venuto per disfare la legge o i profeti; io non son venuto per disfare, ma per completare». Nel qual passo, il πληροω non ha il senso di Romani 8:4; 13:8; Galati 5:14 ma quello di Colossesi 1:9; Matteo 13:48; Filippesi 4:19; quello, cioè, di completare, perfezionare, eliminare ogni lacuna, riempiendola, ecc.

Riferimenti incrociati:

Colossesi 2:14

Nu 5:23; Ne 4:5; Sal 51:1,9; Is 43:25; 44:22; At 3:19
Col 2:20; Est 3:12; 8:8; Dan 5:7,8; Lu 1:6; Ga 4:1-4; Ef 2:14-16; Eb 7:18; 8:13; 9:9,10; 10:8,9
Is 57:14; 2Te 2:7

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata