Nuova Riveduta:

Colossesi 2:18

Nessuno vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale,

C.E.I.:

Colossesi 2:18

Nessuno v'impedisca di conseguire il premio, compiacendosi in pratiche di poco conto e nella venerazione degli angeli, seguendo le proprie pretese visioni, gonfio di vano orgoglio nella sua mente carnale,

Nuova Diodati:

Colossesi 2:18

Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale,

Bibbia della Gioia:

Colossesi 2:18

Non lasciate che chiunque che si compiace nella falsa umiltà e nell'adorare gli angeli, vi dica che perderete il premio. Magari vi raccontano di aver avuto delle visioni, e per questo vorrebbero obbligarvi. Costoro sono soltanto degli esaltati,

La Parola è Vita
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Riveduta:

Colossesi 2:18

Nessuno a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d'umiltà e di culto degli angeli affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla sua mente carnale,

Diodati:

Colossesi 2:18

Niuno vi condanni a suo arbitrio, in umiltà, e servigio degli angeli, ponendo il piè nelle cose che non ha vedute, essendo temerariamente gonfio dalla mente della sua carne.

Commentario:

Colossesi 2:18

Niuno a suo talento vi derubi del vostro premio.

Niuno; l'apostolo non fa nomi, ma «a buon intenditor poche parole»; e i colossesi lo sanno a chi egli miri.

Niuno a suo talento vi derubi del vostro premio traduco io. Altri rendono invece il passo per «Niuno vi suppianti a suo capriccio... Martini, o per «Niuno vi condanni a suo arbitrio...» Diodati. Ma è un fatto che, traducendo così, fanno sparire tutta quanta la bellezza che adorna il pensiero apostolico. L'espressione di Paolo è tolta ad imprestito dal vocabolario di quei certami non solo noti ma cari a chi abitava l'ambiente in cui viveano le chiese alle quali l'apostolo scrive. Ad ognuno di quei certami presedeva un giudice; colui, cioè, che dovea decidere a chi fosse da conferirsi il premio stabilito. Il verbo che l'apostolo usa, nell'originale, esprime «l'intenzione ostile del giudice verso uno che s'è legittimamente guadagnato il premio». Quindi la mia traduzione: «Niuno a suo talento vi derubi del vostro premio». Anche la cosiddetta «guicciardiniana» corregge bene la diodatina dicendo: «Niuno vi rapisca il palio a suo arbitrio...» Il vostro premio è sicuro, vuol dunque dire l'apostolo; esso consiste in una «corona incorruttibile» 1Corinzi 9:25, nella «corona della giustizia» 2Timoteo 2:5; 4:8, «della vita» Giacomo 1:12, «della gloria» 1Pietro 5:4. Da Cristo v'è aggiudicato; ed è Cristo che ve lo darà, alla fine della vostra corsa terrestre. Vegliate dunque a che costoro, sviandovi dal retto cammino, non vi derubino a lor talento d'un premio che «negli cieli è riserbato per voi» Colossesi 1:5; 1Pietro 1:4. E la fisonomia morale e religiosa di questi «costoro» eccola data in quattro magistrali pennellate.

Affettata umiltà.

Sono umili di quell'umiltà che nasconde un orgoglio sconfinato Matteo 7:15; Atti 20:29.

Culto degli angeli.

Predicano codesto culto appunto perchè son umili!

Iddio, vi dicono codesti collitorti, è troppo grande per la povera, meschina creatura. E come mai la creatura oserebb'ella accostarsi a Dio?... Egli è nell'immensità dello spazio, nello splendore d'una gloria eterna... e noi?... Noi, miserabili creature, rannicchiamoci nell'angolo più oscuro della nostra miseria! Che fortuna, che fra codest'angolo ed il trono dell'Eterno ci sia quella scala d'angeli che sapete! Se no, che sarebbe di noi?... Sussurriamo dunque umilmente la nostra supplicazione nell'orecchio dell'angelo di codesta scala, che ci è più vicino; e la nostra supplicazione, passando dai troni alle signorie, dalle signorie ai principati, dai principati alle potenze, giungerà di certo fino a Dio!... Più tardi, a Colosse, s'offriva un culto speciale all'arcangelo Michele, perchè si diceva che avesse fatto un miracolo. Si vociferava che avesse aperto il baratro in cui si precipitava il Lico. In un Concilio tenuto nella vicina Laodicea l'anno 364, codesta pratica fu condannata insieme all'altra delle preghiere dirette agli angeli. No, esclama Paolo, che nasconde il suo pensiero sotto il velo dell'ironia; no, codesta non è umiltà sincera; è affettazione d'umiltà; e ve lo dirò io chi son costoro; sono gente che s'ingolfa nelle proprie visioni. Altri traduce «che s'ingerisce in quel che non vide» (Martini); oppure: «che pone il piè nelle cose che non ha vedute» (Diod.). La variante, che dà luogo a questo diverso modo di tradurre, non è senza interesse. Alcuni codici il Textus Receptus e molti manoscritti, fra i quali non pochi di grande importanza, parecchie versioni, l'Ellicott ed altri hanno, come il Martini ed il Diodati, la forma negativa: «che non ha vedute». Altri invece il Sinaitico, l'Alessandrino e il Vaticano; il Lachmann, il Meyer, l'Alford, il Tregelles e la Revisione inglese del 1881 hanno la forma positiva: «che ha vedute». Quindi, due interpretazioni. Secondo la prima lezione, il senso sarebbe questo: Essi entrano e si seggono maestosamente a concilio in mezzo a cose che non hanno vedute; vi ragionano degli angeli come di loro vecchi amici, e vi parlano degli uffici di codesti angeli come se ne avessero ricevuto particolare rivelazione, o come se dipendesse da loro il determinarli. Secondo l'altra lezione, invece, il senso è: S'addentrano, si ingolfano in cose che loro, non altri, hanno vedute; in cose, cioè, che s'immaginano d'aver vedute: che non sono delle realtà, ma soltanto delle fisime di sovreccitate fantasie. In una parola, essi non sono altro che dei visionari e dei poveri illusi. Illusi di mala fede, però; perchè si lasciano vanamente gonfiare dalla loro mente carnale.

È la carne, che li domina; è l'orgoglio che li rode. Essi cercano una santificazione più nobile, più elevata, più spirituale di quella che Epafra ha predicato, e di quella alla quale Paolo esorta i cristiani di Frigia. Quindi, navigano nell'ignoto, nell'oceano delle fantasticherie, delle assurdità, delle illusioni. Come finiranno?... Male, senza dubbio. E l'apostolo, che non è soltanto un grande artista ma è anche un filosofo profondo, ci darà la ragione ultima dello strano fenomeno religioso che stiamo studiando.

Riferimenti incrociati:

Colossesi 2:18

Col 2:4,8; Ge 3:13; Nu 25:18; Mat 24:24; Rom 16:18; 2Co 11:3; Ef 5:6; 2P 2:14; 1G 2:26; 4:1,2; 2G 1:7-11; Ap 3:11; 12:9; 13:8,14
Col 2:16
Col 2:23; Is 57:9
Dan 11:38; Rom 1:25; 1Co 8:5,6; 1Ti 4:1; Ap 19:10; 22:8,9
De 29:29; Giob 38:2; Sal 138:1,2; Ez 13:3; 1Ti 1:7
Col 2:8; 1Co 4:18; 8:1; 13:4
Rom 8:6-8; 1Co 3:3; 2Co 12:20; Ga 5:19,20; Giac 3:14-16; 4:1-6

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