Nuova Riveduta:

Colossesi 2:23

Quelle cose hanno, è vero, una parvenza di sapienza per quel tanto che è in esse di culto volontario, di umiltà e di austerità nel trattare il corpo, ma non hanno alcun valore; servono solo a soddisfare la carne.

C.E.I.:

Colossesi 2:23

Queste cose hanno una parvenza di sapienza, con la loro affettata religiosità e umiltà e austerità riguardo al corpo, ma in realtà non servono che per soddisfare la carne.

Nuova Diodati:

Colossesi 2:23

Queste cose hanno sì qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali.

Bibbia della Gioia:

Colossesi 2:23

È vero che tali regole possono anche sembrare sagge perché, oltre a richiedere grande devozione, umiliano e fanno soffrire il corpo, ma in realtà non servono a niente per dominare i pensieri e i desideri carnali. Anzi, servono soltanto a renderci orgogliosi.

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Riveduta:

Colossesi 2:23

Quelle cose hanno, è vero, riputazione di sapienza per quel tanto che è in esse di culto volontario, di umiltà, e di austerità nel trattare il corpo; ma non hanno alcun valore e servon solo a soddisfare la carne.

Diodati:

Colossesi 2:23

Le quali cose hanno bene alcuna apparenza di sapienza, in religion volontaria, ed in umiltà, e in non risparmiare il corpo in ciò che è per satollar la carne; non in onore alcuno.

Commentario:

Colossesi 2:23

Ed hanno è vero qualche riputazione di saviezza.

Quei dottori dicono che cotesti precetti appartengono ad un ambito di cose molto elevate e sublimi, e che savio è colui che li accetta e li pratica; ma io vi dico, che cotesta saviezza non è che apparente. Non è oro; è orpello. E infatti, d'onde viene a codesti precetti la reputazione di saviezza che hanno? Viene, prima, dal fatto che sono l'espressione di un culto volontario. Bel culto volontario, cotesto, che esercitate a capriccio, con l'idea di fare un'opera supererogatoria e che offrite a Dio per mediazione d'una folla di creazioni cervellotiche! Giovanni 4:24; 14:6. Poi, cotesta «riputazione di saviezza» viene anche dal fatto che quei precetti sono l'espressione d'una tal quale umiltà.

Ma codesta umiltà non è altro che carnale ostentazione. Quale umiltà quella di questi dottori che hanno paura d'avvicinarsi a Dio che è «Padre» Colossesi 1:2,12, e non si fanno scrupolo di penetrare, strisciando come serpi, in mezzo alle chiese, e di minare con le loro angelologie la comunione che è fra i credenti e Dio! E finalmente, cotesta riputazione nasce dal fatto che i loro precetti mirano ad un austero modo di trattare il corpo.

Sono degli asceti, costoro, e condannano il corpo ad austere astinenze. Ma codesto ascetismo, che fa, colpo su chi lo considera superficialmente, si fonda su due gravi errori. Il primo sta nel credere che, come dicono quei dottori, il peccato sia nella materia, e, che sia quindi la materia che bisogni flagellare. Ma il peccato, cioè la ribellione alla volontà di Dio, non è nella materia; è nel cuore, e la materia non è che lo stromento, fatto muovere dagli impulsi del cuore Matteo 15:19. Torturare il corpo, dunque, è nulla; è curare il male alla superficie; bisogna purificare ed educare il cuore, se si vuol veramente una cura logica e radicale. Il secondo errore poi consiste nel credere che cotesto sprezzo del corpo sia veramente legittimo. Ma abbiamo noi proprio il diritto di rovinare a forza di pratiche ascetiche questo corpo che è il tempio dello Spirito Santo 1Corinzi 6:19, che è una creazione di Dio Genesi 1:27; 2:7 e che non ci appartiene in senso assoluto 1Corinzi 6:19-20 ma è uno di quei doni dei quali un giorno dovremo render conto? Colossesi, «non giudicate secondo le apparenze» Giovanni 7:24; e coteste cose d'apparenza così ingannevole, giudicatele a questo modo: L'uomo è chiamato a santità; vale a dire, a separarsi da ogni cupidigia carnale, a consacrarsi interamente al Signore ed a tutto ciò che è vero, grande, nobile e puro. Ora, i precetti che cotesti dottori vi predicano, sono essi dei mezzi adatti a conseguire quel fine supremo a cui siete chiamati? Guardatevi d'intorno: fate un paragone tra voi che v'attenete al puro Vangelo, e gli altri che se ne discostano, inebriati dalle novità che vi regalano in Frigia; e un fatto vi salterà subito agli occhi; un fatto, che si commenda di per se stesso a chi ha fior di senno, perchè è un fatto d'esperienza morale. Mentre per voi, che v'attenete a Cristo, il Vangelo è un'arma che vale a farvi «più che vincitori» in tutte le lotte della vita Romani 8:37, a loro, che da Cristo si scostano, il legalismo giudaico e le mistiche speculazioni gnostiche non servono a nulla per quel che si riferisce al dominare le cupidigie carnali.

Così interpreto io quest'ultima frase del testo, che è fra le più difficili di tutta quanta la lettera, e che appunto per questo è molto variamene tradotta. La mia traduzione ha cinque argomenti in suo favore. 1° È grammaticalmente possibile. 2° Offre uno spiccatissimo contrasto col μεν del principio di Colossesi 2:23. 3° Pone bene in rilievo la differenza che è fra i due termini del testo: ( σωμα) corpo e ( σαρξ) carne. 4° Dà al προς un significato telico che, con la costruzione che abbiamo qui, gli è naturale. 5° Accentua il significato cattivo del πλησμονη ( πιμπλημι) che vale proprio ripienezza, sazietà, il riempirsi di colui che mangia e beve a crepapelle.

Riflessioni

In mezzo al turbinio di dottrine e di teorie che mettono a soqquadro l'ambiente religioso d'Italia, è necessario che abbiamo qualche criterio sicuro col quale possiamo sempre, con animo sereno e con coscienza tranquilla, discernere la verità dall'errore. Cotesti criteri è l'apostolo che ce li dà; facciamone tesoro.

1°) Qualunque sia la dottrina, qualunque sia la teoria, qualunque sia la pratica religiosa che vi vien proposta, o consigliata, badate al fondamento su cui ella, posa. Cotesto fondamento consiste egli in «ordini e dottrine d'uomo?» Rinunciamoci recisamente. Consiste egli in «ordini e dottrine di Cristo e del suo Vangelo?»Accettiamole con slancio, sicuri che, praticando tutto ciò che Cristo comanda, progrediremo nella vita spirituale al di là d'ogni nostra speranza.

2°) In tutte le cose, ma specialmente in cose di religione, non giudicate dall'apparenza; cercate sempre la sostanza. Non ve ne state alla scorza; cercate l'anima. Non vi lasciate ingannare dal lusso delle foglie; cercate il frutto e la radice. Così ha fatto l'apostolo, il quale ci ha mostrato che la «riputazione di saviezza» dei dottori di Frigia non era che una riputazione scroccata; perchè, sotto il lusso del loro culto volontario, Paolo ha scoperto un culto che Dio condanna; sotto il manto ipocrito della loro umiltà, ha scoperto un orgoglio audace, e sotto la scorza del loro ascetismo, ha scoperto non solo la vanità d'una pratica insensata, ma l'anima d'un peccato che consiste nello sprezzare uno dei più bei doni di Dio.

3°) Ogni dottrina, od ogni teoria od ogni pratica religiosa che vi sia proposta o consigliata, non la considerate mai da sè; consideratela sempre in relazione allo scopo di tutta quanta la vostra vita. «Dominare le cupidigie carnali»; ecco lo scopo al quale siete chiamati; a dominare, cioè, tutto quello che, venendo dal cuore corrotto e malvagio, tende a tenervi in continua ribellione con Dio. Ora, quando le dottrine, le teorie, le pratiche religiose che vi si propongono, non dico già, valgono a farvi dominare quel tanto che dell'uomo vecchio è in voi perchè niuna di codeste cose, per eccellente che sia, sarà mai da tanto ma, se valgono, dico, a suscitarvi nell'anima dei sentimenti e degli affetti che in qualche modo vi fortifichino moralmente e v'incoraggino a proseguire con più zelo che mai per la via che vi conduce allo scopo, accettatele, perchè son cose di Dio, in armonia, con l'Evangelo di Cristo; ma se «non valgon per nulla a dominare le cupidigie carnali», e valgono anzi, se mai, a suscitarvi nel cuore dei sentimenti che eccitano e nutrono coteste cupidigie, guai a voi, se le accettate! Sono cose del maligno, e saranno la causa della vostra completa ruina.

Riferimenti incrociati:

Colossesi 2:23

Ge 3:5,6; Mat 23:27,28; 2Co 11:13-15; 1Ti 4:3,8
Col 2:8,18,22
Ef 5:29

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