Nuova Riveduta:

Colossesi 3:15

E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.

C.E.I.:

Colossesi 3:15

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!

Nuova Diodati:

Colossesi 3:15

E la pace di Dio, alla quale siete stati chiamati in un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.

Riveduta:

Colossesi 3:15

E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.

Diodati:

Colossesi 3:15

Ed abbia la presidenza ne' cuori vostri la pace di Dio, alla quale ancora siete stati chiamati in un corpo; e siate riconoscenti.

Commentario:

Colossesi 3:15

5. La pace chi Cristo: Colossesi 3:15.

E la pace di Cristo, alla quale pur foste chiamati per formare un corpo solo, segga arbitra nei vostri cuori; e siate riconoscenti.

I codici Sinaitico, Alessandrino, Vaticano e la maggior parte delle versioni leggono: «la pace di Cristo»; il Textus Receptus ha invece «la pace di Dio». La pace di Cristo è la pace di Dio Filippesi 4:7; vale a dire la pace che Dio dà al peccatore che s'è rifugiato all'ombra della croce, e che riguardando al Cristo risorto esclama come Toma: «Signor mio, Iddio mio!» Giovanni 20:28; Romani 5:1: Della pace di Cristo l'apostolo sta ora per dirci l'ufficio, lo scopo ed il sentimento che deve ispirare. L'ufficio, dico: La pace di Cristo segga arbitra nei vostri cuori La parola originale βραβευω che traduciamo segga arbitra significa propriamente «ordinare i pubblici certami», «esser giudice in codesti certami»; quindi, i sensi più generici di «decidere, determinare, reggere, governare». Il giudice a cui accenna il verbo greco, è quindi il giudice delle giostre, dei giuochi pubblici; colui che definisce il risultato della corsa o della lotta e che assegna al vincitore il premio promesso. Coteste immagini tolte dagli usi e dai costumi di quell'ambiente in cui viveano le chiese alle quali Paolo scriveva, abbondano nelle lettere del nostro apostolo. E si capisce; nulla potea rendere tanto scultoria l'idea di Paolo dinanzi agli occhi dei lettori, quanto il presentarla mediante l'immagine di cose con le quali essi fossero più che familiari. Non avea Gesù fatto lo stesso, ammaestrando i giudei? La pace di Cristo, a mente dell'apostolo, e quindi più che un sentimento; è una persona; è il giudice che deve seder arbitro nel cuore del credente. Paolo non si contenta di dire: «Segga arbitra in mezzo a voi...» o «nella chiesa...» o «nella famiglia...» ma mira all'individuo; e nell'individuo mira a quel cuore da cui procedono le fonti della vita Proverbi 4:23. E qual'è lo scopo di cotesta pace?

«E la pace di Cristo, alla quale pur foste chiamati per formare un corpo solo,

segga arbitra nei vostri cuori». Iddio chiama dunque i peccatori ad una pace che ha per iscopo la formazione d'un corpo. Di qual corpo l'apostolo intenda parlare, noi già sappiamo; si tratta della Chiesa che è «il corpo di Cristo» Colossesi 1:18; Efesini 1:22. Scopo primo, chiamiamolo; perchè lo scopo ultimo dell'opera di Dio non è la formazione d'una Chiesa, ma è lo stabilimento d'un Regno. «Corpo solo», dice Paolo; non già per rimpicciolire l'idea del «corpo», ma per affermare una volta ancora e più energicamente che mai, la profonda unità spirituale della Chiesa di Cristo. E qual'è il sentimento che il dono della pace di Cristo deve ispirarci? L'apostolo risponde: E siate riconoscenti. Questo pensiero, che sembra così staccato, senz'alcuna relazione nè con ciò che lo precede, nè con ciò che lo segue, è invece, a mente di Paolo, intimamente connesso con tutto il contenuto del passo, ed è anzi del passo medesimo la conclusione, il corollario. Siate riconoscenti, a chi? e per che cosa? A Dio che ci ha chiamati, e per un triplice fatto:

1°) Perchè avendoci chiamati alla pace di Cristo, ci ha tratti dal sepolcro della nostra miseria morale.

2°) Perchè ci ha dato una pace che, sedendo arbitra nel nostro cuore, può stabilirvi quell'armonia che è il sospiro d'ogni creatura.

3°) Perchè ci ha concesso l'onore di far parte di quel corpo mistico in cui Dio ha preso e prende il suo continuo compiacimento.

Riflessioni

1. «La pace di Cristo segga arbitra nei vostri cuori». Poteva l'apostolo scegliere un'immagine più vivida e meglio appropriata? E che cos'è questo cuor umano se non una lizza in cui gli affetti, i pensieri, i sentimenti, le passioni, del continuo s'incontrano, si urtano e si cozzano? E d'onde, se non appunto da codesto fatto, la mancanza d'equilibrio nella vita morale degli individui, l'agitazione continua che trasforma la, società in un mare in tempesta, e il grido angoscioso che udiamo spesso dominare il sinistro rumor della bufera: «Pace, pace, pace?» Pace! È la segreta aspirazione del cuor umano; ma anche in questa, come in tutte le altre aspirazioni di cotesto cuore, c'è una gradazione. C'è l'aspirazione alla pace della tomba; ed è l'aspirazione dell'apatia; di quella gelida apatia che fa gli uomini moralmente vili, inutili a se stessi ed al prossimo perchè li dissuade dal prender parte al nobile e santo combattimento del pensiero e della vita. C'è l'aspirazione alla «pace del mondo», come la chiama Gesù; ed è l'aspirazione a quella specie di tranquillità nella quale l'animo umano sembra quetarsi, sia quand'egli «confusamente un bene apprende», o sia quando, senza apprendere alcun bene neppur confusamente, si limita a giocar di vela di fronte ai venti minacciosi della vita. E cotesta tranquillità non è che un sogno. I momenti di calma di cui sembra godere un animo in coteste condizioni, non sono che i momenti della calma intermittente delle forze vulcaniche; della calma, cioè, che serve soltanto a raccogliere le segrete energie per un più spaventevole conflitto.

2. «Siate riconoscenti!» È la parola che abbiamo già trovata tre volte nel corso della lettera Colossesi 1:3,12; 2:7, e che troveremo altre due volte prima che la lettera si chiuda. In questa parola «riconoscenza» stanno tutta quanta l'etica cristiana ed il vero motivo d'ogni umana attività. «L'ubbidire val meglio che ogni sagrificio» 1Samuele 15:22, diceva il profeta; e intendeva non l'ubbidire a parole, che è degli ipocriti; non l'ubbidire per paura, che è degli schiavi; non l'ubbidire per interesse, che è dei mercenari, ma l'ubbidire per riconoscenza, che è dei figliuoli; di quelli, cioè, che la grandezza delle cose compiute da Dio spinge a consacrarsi per amore a lui, che li amò tanto e per il primo 1Giovanni 4:19. È il sentimento che come un fremito d'amore passa per le fibre delle due grandi «economie» dell'Antico e del Nuovo Patto.

Riferimenti incrociati:

Colossesi 3:15

Sal 29:11; Is 26:3; 27:5; 57:15,19; Giov 14:27; 16:33; Rom 5:1; 14:17; 15:13; 2Co 5:19-21; Ef 2:12-18; 5:1; Fili 4:7
1Co 7:15; Ef 2:16,17; 4:4,16
Col 3:17; 1:12; 2:7; Sal 100:4; 107:22; 116:17; Gion 2:9; Lu 17:16-18; Rom 1:21; 2Co 4:15; 9:11; Ef 5:20; Fili 4:6; 1Te 5:18; 1Ti 2:1; Eb 13:15; Ap 7:12


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