Nuova Riveduta:

Ebrei 12:2

fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.

C.E.I.:

Ebrei 12:2

tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio.

Nuova Diodati:

Ebrei 12:2

tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

Bibbia della Gioia:

Ebrei 12:2

Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, nostra guida ed esempio perfetto di fede. Su Gesù che, in vista della gioia che avrebbe avuto, sopportò una morte vergognosa sulla croce, ed ora si è seduto al posto d'onore alla destra del trono di Dio.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Ebrei 12:2

duce e perfetto esempio di fede, il quale per la gioia che gli era posta dinanzi sopportò la croce sprezzando il vituperio, e s'è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

Diodati:

Ebrei 12:2

riguardando a Gesù, capo, e compitor della fede; il quale, per la letizia che gli era posta innanzi, sofferse la croce, avendo sprezzato il vituperio; e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

Commentario:

Ebrei 12:2

Fissando lo sguardo sopra Gesù, il capo ed il compitore della fede.

L'esempio degli antichi dev'essere sprone al corridore cristiano, il deporre ogni peso ed impaccio lo deve rendere spedito, la costanza lo deve preservare dalla rilassatezza e dallo scoramento; ma chi gli deve servir di guida e di modello perfetto è Gesù, l'uomo ideale, che ha compiuto anch'egli un corso seminato di ben altri ostacoli che non il nostro, ed ha riportato piena vittoria. Su lui quindi deve portarsi lo sguardo del cristiano, su lui fissarsi distogliendolo ( αφοραν) da quanto ci potrebbe distrarre o fuorviare o ritardare. Egli è il capo o duce della fede, com'è il duce della salvazione Ebrei 2:10. Egli è colui che guida l'esercito dei credenti. Intendere τελειωτης (duce) nel senso di autore, di iniziatore o creatore della fede nel cuore, ci porta assolutamente fuori dell'immagine della corsa. Egli è del pari il compitore della fede non dice della nostra fede, perchè non vuol dire ch'egli conduce a compimento in noi ciò che vi ha iniziato, e neppure considera Cristo come il premiatore della fede o come colui che dà «ai soldati della fede il potere e la certezza della final vittoria» (Delitzsch). ma lo chiama compitore della fede perchè ne ha dato in sè stesso, durante la sua vita quaggiù, il più perfetto esempio, ne ha realizzato l'ideale e ne mostra, nella sua persona, il coronamento glorioso. Cfr. per l'idea Ebrei 2:13; 3:2; 5-9; 6:20 ed i passi ove Gesù è presentato quale modello perfetto ai credenti.

Il quale per l'allegrezza che gli era posta innanzi sopportò la croce, avendo sprezzati l'ignominia, e si è posto a sedere alla, destra del trono di Dio.

La fede di Cristo si è manifestata in cento circostanze diverse della sua vita; ma c'è in lui più che degli atti isolati di fede. Il segreto della vita intera di abnegazione e di sacrificio da lui menata, è un continuo, grande atto di fede per cui le cose sperate diventavano realtà presenti ed egli contemplava, quelle non ancora apparenti. Dinanzi all'occhio della sua fede era posta una allegrezza futura, ma ineffabile ed eterna: quella riservatagli nel cielo per aver compiuta col sacrificio di se stesso la salvazione del mondo perduto. Se un Paolo chiama i peccatori da lui condotti a salvazione coll'opera sua missionaria, la sua «allegrezza» e la sua «corona», qual non dev'essere la pienezza di gaudio di Colui che ha dato l'anima sua per prezzo di riscatto per molti? «Egli, diceva il profeta Isaia 53:11, vedrà il frutto della fatica dell'anima sua e ne sarà saziato».

Cfr. Luca 10:17-21 ove l'anima di Cristo è come inondata da un raggio di quell'allegrezza ed i passi ove traduce in parole la gloriosa visione di un mondo salvato: «Ne verranno d'Oriente e d'Occidente... Io quando sarò innalzato sopra la terra trarrò tutti a me...». In cambio di ( αντι) quell'allegrezza, cioè per procurarsela, sopportò la croce; si sottopose con pazienza, lui il santo ed il giusto, alle sofferenze, non escluse quelle della morte in croce, crudele fra tutte ed ignominiosa; ma senza la quale non era possibile compiere la salvazione del mondo (Cfr. Filippesi 2:8). Di fronte ai gloriosi ma futuri risultati dell'opera sua, essa appare un atto supremo di fede, che andava ricordato agli Ebrei tentati di perdersi d'animo. Si sono dati alle parole «in cambio dell'allegrezza che gli era posta dinanzi» altri sensi: per es. «In cambio della gioia di cui godeva nel cielo prima dell'incarnazione...», ovvero: «In vece della vita di pace e di felicità che Cristo, esente di peccato, potea menare quaggiù...» Cotali sensi, oltrechè poco adatti alle parole stesse, non lo sono affatto al contesto ove Cristo è presentato qual modello supremo di fede, non di abnegazione. L'ignominia da lui sprezzata, è quella che andava congiunta colla crocifissione, supplizio destinato agli schiavi, ai traditori ecc. Sprezzò l'ignominia non già come fa chi non misura la gravità di un pericolo o di una sofferenza, ma come chi non si lascia scoraggiare o dominare dal pensiero dell'onta, anzi riguardando alla infinita gioia del di poi, considera come cosa di poco momento, al paragone, l'onta passeggiera per cui gli convien passare. V'è come un accento di trionfo nella espressione paradossale «sprezzar l'ignominia». Compiuto da atleta perfetto il corso, Cristo ha raggiunto il premio, si è posto a sedere alla destra del trono di Dio, cioè sul trono stesso dal lato destro; talchè in lui contempliamo il fine glorioso cui mena la fede perseverante. La sofferenza è stata passeggiera, la gloria è permanente ed infinita. «A chi vince io darò di seder meco sul mio trono, come io ancora ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono» Apocalisse 3:21.

Riferimenti incrociati:

Ebrei 12:2

Eb 12:3; 9:28; Is 8:17; 31:1; 45:22; Mic 7:7; Zac 12:10; Giov 1:29; 6:40; 8:56; Fili 3:20; 2Ti 4:8; Tit 2:13; 1G 1:1-3; Giuda 1:21
Eb 2:10; Mar 9:24; Lu 17:5; At 5:31; Ap 1:8,11,17; 2:8
Eb 7:19; 10:14; Sal 138:8; 1Co 1:7,8; Fili 1:6
Eb 2:7-9; 5:9; Sal 16:9-11; Is 49:6; 53:10-12; Lu 24:26; Giov 12:24,32; 13:3,31,32; 17:1-4; At 2:25,26,36; Fili 2:8-11; 1P 1:11
Eb 10:5-12; Mat 16:21; 20:18,19,20,28; 27:31-50; Mar 14:36; Giov 12:27,28; Ef 2:16; 5:2; Tit 2:14; 1P 2:24; 3:18
Eb 10:33; 11:36; Sal 22:6-8; 69:19,20; Is 49:7; 50:6,7; 53:3; Mat 26:67; 26:68; 27:27-31,38-44; Mar 9:12; Lu 23:11,35-39; At 5:41; 1P 2:23; 4:14-16
Eb 1:3,13; 8:1; Sal 110:1; 1P 3:22

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