Nuova Riveduta:

Ebrei 2:14

Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo,

C.E.I.:

Ebrei 2:14

Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch'egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo,

Nuova Diodati:

Ebrei 2:14

Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch'egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l'impero della morte, cioè il diavolo,

Bibbia della Gioia:

Ebrei 2:14

Siccome noi, figli di Dio, siamo esseri umani, fatti di carne e sangue, anche Gesù divenne carne e sangue, nascendo come essere umano, perché soltanto così poteva morire per distruggere il diavolo che ha potere sulla morte.

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Ebrei 2:14

Poiché dunque i figliuoli partecipano del sangue e della carne, anch'egli vi ha similmente partecipato, affinché, mediante la morte, distruggesse colui che avea l'impero della morte, cioè il diavolo,

Diodati:

Ebrei 2:14

Poi dunque che que' fanciulli parteciparono la carne ed il sangue, egli simigliantemente ha partecipate le medesime cose; acciocchè per la morte distruggesse colui che ha l'imperio della morte, cioè il diavolo;

Commentario:

Ebrei 2:14

Poiché dunque i «fanciulli» sono partecipi di sangue e carne, (testo em.) anch'egli ha del pari partecipato alle stesse cose, affinchè, per mezzo della morte, riducesse al nulla colui che ha l'imperio della morte, cioè il diavolo, e liberasse guanti, per timor della morte, erano per tutto il corso della vita, soggetti a schiavitù.

Il Salvatore doveva esser il congiunto di coloro ch'egli veniva a salvare; di qui la necessità ch'egli partecipasse alla loro natura terrena. E poiché quelli che la profezia chiama i suoi «figli» hanno un corpo fatto di sangue e carne, soggetto alle infermità ed alla morte, egli ha voluto scendere in questa loro vita terrena partecipando anche lui, al modo stesso degli altri, a sangue e carne. Questi elementi materiali contraddistinguono non solo la natura umana dall'angelica, ma ancora lo stato terreno dell'uomo dal celeste. Il corpo di cui saranno rivestiti i redenti alla risurrezione non sarà più di sangue e carne secondo 1Corinzi 15:50; 6:13. Coll'assumere la nostra natura mortale, il Salvatore mirava a spodestare il re della morte e a liberar gli uomini dal timor di essa. Ma per far questo dovette scendere egli stesso nel regno della morte. Morendo egli ridusse all'impotenza, detronizza colui che teneva l'imperlo della morte, cioè il diavolo. Come ciò? Il diavolo esercita una specie di dominio sul regno tenebroso della morte unicamente per via del peccato ch'egli ha introdotto nel mondo. È la sentenza di Dio sul peccato che ha aperto le porte di quel regno e che vi caccia gli uomini senza posa. Ma Cristo espiando colla propria morte il peccato, ha distrutto l'unico fondamento su cui poggiava il potere del diavolo sulla prigione della morte. «Per questo è apparito il Figliuol di Dio, affinchè distruggesse le opere del diavolo» 1Giovanni 3:8. In pari tempo Cristo libera gli uomini dalla paura della morte. Che cosa è, infatti, che fa della morte «il re degli spaventi» Giobbe 18:14. Senza dubbio vi contribuisce l'apprensione delle sofferenze che conducono all'estremo passo; ma sopratutto è il senso di colpa, l'apprensione del giudicio che segue Ebrei 9:27. Per un peccatore, «e cosa spaventevole, come dice l'Autore Ebrei 10:31, il cader nelle mani del Dio vivente». Questo timore della morte che accompagna l'uomo per tutta la vita, proietta un'ombra triste sulla esistenza terrena. «O morte, esclama il Siracide Siracide 41:1, quanto è amaro il pensier tuo a chi trascorre in face la vita, in mezzo ai beni ch'ella offre». L'autore descrive cotesto stato come una schiavitù a cui l'uomo è sottoposto, ossia condannato come ad una pena ( ενοχος) che dura quanto dura la vita. Da questo stato di schiavitù Cristo ha liberato gli uomini col portar lui la pena dovuta ai loro peccati e col riconciliarli a Dio. Per chi può dire: «Abbiamo pace con Dio, per G. C.», «Non vi è più condanna per coloro che sono in Cristo Gesù», la morte potrà esistere ancora come fatto fisico, ma non più come «salario del peccato». Essa muta aspetto e diventa un «uscire» dalla vita terrena, per andare non già nel regno tenebroso del diavolo, ma nella «patria migliore», nella «Gerusalemme celeste», a raggiungere «l'assemblea festante» degli angeli ed i «giusti pervenuti alla perfezione» (cf. Ebrei 11; 12:22-24); per andare, come dice Paolo, col Signore. «il dardo della morte è il peccato, e la potenza del peccato è la legge. Ma grazie sieno rese a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro G. C.», il quale ha soddisfatta la legge, ha espiato il peccato, ed ha, per tal modo, tolto alla morte il suo dardo velenoso 1Corinzi 15:56-57. La sua vittoria sarà completa quando, colla risurrezione, la morte sarà distrutta per sempre.

Riferimenti incrociati:

Ebrei 2:14

Eb 2:10
1Co 15:50
Eb 2:18; 4:15; Ge 3:15; Is 7:14; Giov 1:14; Rom 8:3; Ga 4:4; Fili 2:7,8; 1Ti 3:16
Eb 9:15; Is 53:12; Giov 12:24,31-33; Rom 14:9; Col 2:15; Ap 1:18
Is 25:8; Os 13:14; 1Co 15:54,55; 2Ti 1:10
Mat 25:41; 1G 3:8-10; Ap 2:10; 12:9; 20:2

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata