Nuova Riveduta:

Ebrei 6:20

dove Gesù è entrato per noi quale precursore, essendo diventato sommo sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec.

C.E.I.:

Ebrei 6:20

dove Gesù è entrato per noi come precursore, essendo divenuto sommo sacerdote per sempre alla maniera di Melchìsedek.

Nuova Diodati:

Ebrei 6:20

dove Gesù è entrato come precursore per noi, essendo divenuto sommo sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedek.

Bibbia della Gioia:

Ebrei 6:20

dove Cristo entrò prima di noi ad intercedere per la nostra causa, quando divenne «sommo sacerdote per sempre, secondo l'ordine di Melchisedek».

La Parola è Vita
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Riveduta:

Ebrei 6:20

dove Gesù è entrato per noi qual precursore, essendo divenuto Sommo Sacerdote in eterno, secondo l'ordine di Melchisedec.

Diodati:

Ebrei 6:20

dov'è entrato per noi, come precursore, Gesù, fatto in eterno sommo sacerdote, secondo l'ordine di Melchisedec.

Commentario:

Ebrei 6:20

Ivi, al trono di Dio stesso, è assicurata fermamente l'ancora della speranza cristiana, per queste ragioni: Il Dio che siede sul trono mantiene quello che ha promesso, il suo consiglio è immutabile; poi, su quel trono, «coronato di gloria e d'onore», siede Gesù, il Figliuol dell'uomo, entrato nel cielo qual «Duce della salvazione», «quale precursore» nostro, quale «primogenito tra molti fratelli», «primizie» d'una gran messe. L'entrata sua apre la strada ai suoi redenti ed è garanzia di fatto che là dove egli è saranno essi pure introdotti Giovanni 14:3. Gesù glorificato è la speranza di gloria dei suoi. Ma c'è di più. Gesù e entrato per noi nel luogo santissimo, non solo come precursore ( προδρομος), ma come sommo sacerdote per far valere a nostro beneficio l'efficacia espiatoria del sangue del suo sacrificio insieme a quella della di lui potente intercessione. (Cf. Ebrei 7:25; 10:19-21; 8:34). Egli infatti è entrato nel santuario celeste riconosciuto da Dio qual sommo sacerdote eterno, secondo il tipo melchisedechiano. Nell'opera sacerdotale di Cristo, alla presenza di Dio, come nella sua entrata in gloria quale precursore dei salvati sta una duplice garanzia, da aggiungere alle altre, della sicurezza della speranza cristiana. Talchè i credenti hanno ogni ragione di radicarsi e di perseverare fino alla fine nella «piena certezza della speranza». A tal fine contribuirà il considerare più attentamente la superiorità del sommo sacerdote della nostra professione, Gesù. L'autore, infatti, con arte somma, dopo l'esortazione preparatoria rivolta ai lettori, li riconduce all'argomento che ha in animo di trattare, col riprendere la dichiarazione importante del Salmi 110 ove il Messia è proclamato «sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec».

Ammaestramenti

1. L'amor cristiano porta a sperare sempre il meglio dei nostri fratelli; a tener largo conto dei motivi che portano a bene sperare. Tuttavia l'amor cristiano non può esser cieco e non avvertire i pericoli cui vanno incontro, le lacune della loro fede o della loro vita, e cerca con ogni mezzo di premunirli contro le conseguenze cui mena il rilassamento.

2. Il dimenticare i benefici ricevuti, i sentimenti di cui siamo stati l'oggetto per parte dei nostri simili o per parte di Dio stesso e un'ingiustizia che spesso noi commettiamo. Dio non dimentica nulla di ciò ch'è fatto per amor di lui ed a beneficio dei suoi, e non lo lascia senza generosa retribuzione. Dio non è ingiusto verso alcuna delle sue creature né lo sarà mai. Possiamo non comprendere talune sue dispensazioni, ed essere perplessi riguardo all'avvenire di milioni di creature; ma resta salda questa roccia: Dio non è ingiusto; ogni coscienza riconoscerà le sue perfezioni.

3. Non è presunzione mirare a possedere la piena certezza della speranza cristiana. È anzi dovere. La si raggiunge sulla via della diligenza coscienziosa e perseverante, camminando sulle traccie degli uomini di Dio il cui esempio ci è proposto nelle Scritture, ed attenendosi saldamente alle promesse immutabili di Dio.

4. Gesù condannò l'abuso del giuramento quando proibì di condire la conversazione ordinaria col giurare per il cielo, per la terra, per il tempio, per il proprio capo, ecc. Coteste sono parodie del giuramento, il quale consiste nel prender solennemente l'Iddio vivente a testimone e vindice della verità di una nostra affermazione. Il vero giuramento racchiude dunque un omaggio alla onniscienza, alla giustizia, alla potenza di Dio e come tale venne ordinato nella legge, usato dal Signor Gesù davanti al sinedrio, adoprato dagli angeli di Dio, e dagli Apostoli nelle loro lettere. Il fatto che Dio stesso accondiscende a servirsene, per incitarci alla fede in lui, basta di per sè a stabilirne la legittimità per il cristiano. Ma la natura solenne di esso di necessità ne deve render l'uso raro fra gli uomini.

5. Molte cose, a seconda che le abbiamo o no, fanno una differenza tra gli uomini. Nessuna costituisce una differenza interna più profonda di quella che separa chi ha da chi non ha la speranza cristiana. Senza di essa l'anima è come nave sospinta qua e là dai venti e dalle onde, destinata a sfasciarsi contro agli scogli e a sparire nei gorghi dell'ignoto. L'anima che ha afferrata saldamente l'àncora della speranza propostaci dalle promesse di Dio in Cristo non è più preda dell'incertezza, del cieco fato; ed è al sicuro dal giudicio di Dio. Non si smarrisce nelle prove, perchè sa che sono disciplina educatrice in vista della perfezione; le privazioni non la sconvolgono, perchè sa che «ha in serbo dei beni migliori e permanenti»; la morte stessa non ha più terrori per lei, perchè sa che è meglio partire dal corpo per esser col Signore, nella patria migliore, nel riposo di Dio, insieme cogli spiriti dei giusti resi compiuti. Nel possesso della speranza cristiana si acquetano la mente, il cuore e la coscienza del credente, mentre è triste la sorte di chi è «senza Dio e senza speranza nel mondo». Faticar senza speranza, soffrir senza speranza, navigare senza speranza del porto, morir senza speranza, quale esistenza per una creatura intelligente e morale come l'uomo! E si noti: la speranza cristiana non è di quelle che lasciano confusi. Essa è sicura e ferma, perchè garantita dalle promesse, anzi dal giuramento dell'Eterno, «due cose immutabili» come Dio; garantita, ancora dal fatto stesso che Cristo il nostro rappresentante e precursore è di già entrato nel cielo, alla immediata presenza di Dio, ed ivi intercede per noi, e ci «prepara un posto, affinchè là dove egli è siamo ancor noi». L'avere una speranza così alta e così certa è la massima delle consolazioni per chi naviga ancora sul mare agitato della vita presente.

Riferimenti incrociati:

Ebrei 6:20

Eb 2:10; Giov 14:2,3
Eb 1:3; 4:14; 8:1; 9:12,24; 12:2; Rom 8:34; Ef 1:3,20-23; 1P 3:22; 1G 2:12
Eb 3:1; 5:6,10; 7:1-21

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