Nuova Riveduta:

Ebrei 6:6

e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento, perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia.

C.E.I.:

Ebrei 6:6

Tuttavia se sono caduti, è impossibile rinnovarli una seconda volta portandoli alla conversione, dal momento che per loro conto crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all'infamia.

Nuova Diodati:

Ebrei 6:6

se cadono, è impossibile riportarli un'altra volta al ravvedimento, poiché per conto loro crocifiggono nuovamente il Figlio di Dio e lo espongono a infamia.

Bibbia della Gioia:

Ebrei 6:6

e le meraviglie del mondo futuro. Sì, sarebbe impossibile che si convertissero una seconda volta. In tal caso, crocifiggerebbero un'altra volta per conto proprio il Figlio di Dio e lo esporrebbero alla pubblica infamia.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Ebrei 6:6

se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia.

Diodati:

Ebrei 6:6

se cadono, sieno da capo rinnovati a ravvedimento; poichè di nuovo crocifiggono a sè stessi il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia.

Commentario:

Ebrei 6:6

Coloro che, dopo aver fatto una tale esperienza della grazia in Cristo, sono caduti, è impossibile rinnovarli un'altra volta a ravvedimento. Il verbo παραπιπτειν, che trovasi qui soltanto, significa letteralmente «cadere accanto», cioè fuor della retta via. Sono stati innalzati dalle grazie ricevute fino al cielo, perciò la lor caduta è tanto più profonda. Non si tratta qui di cadere occasionalmente per difetto di vigilanza in qualche peccato, anche grave, come lo fu, ad es. il rinnegamento di Pietro; ma, come risulta anche dal passo parallelo Ebrei 10:26 e segg., si tratta di cadere nell'apostasia, nell'alienazione completa da Cristo e dalla verità: di rinnegarlo qual Messia unendosi a coloro che lo maledirono come impostore 1Corinzi 12:3. Non si giunge al fondo di un tale abisso d'un colpo; anzi, come la conversione è un atto risultante da, una lenta preparazione anteriore, così una deliberata e cosciente apostasia è il risultato d'una serie di atti morali aventi per carattere «il ritrarsi dall'Iddio vivente» Ebrei 3:12, per ritornare nelle tenebre. La dichiarazione: è impossibile rinnovarli a pentimento, non si può attenuare in un «è difficile», o in un «è impossibile senza la grazia di Dio». Essa esprime una impossibilità morale risultante appunto da una legge e da un giudicio di Dio. Il verbo ανακαινιζειν è attivo e vale rinnovarli. L'idea è che, in questi casi, riesce vano ogni sforzo spiegato dagli istrumenti umani di cui Dio vuole servirsi per produrre nei cuori quel rinnovamento interno che mena al ravvedimento.

La ragione di questa impossibilità di ricondurre gli apostati a ravvedimento sta nella natura e gravità del loro peccato. Essi crocifiggono di bel nuovo per proprio conto, il Figliuol di Dio e lo espongono ad infamia. I verbi al presente non accennano a degli atti isolati, ma caratterizzano la linea di condotta, lo stato morale in cui vivono i «caduti». Il primo termine ( ανασταυρουντας; crocifiggendo essi di nuovo) descrive i sentimenti da cui sono ora animati riguardo al Cristo già da loro adorato. Non possono rinnovare materialmente la crocifissione di Gesù, ma la rinnovano moralmente, per conto proprio, ed a loro danno, unendosi col cuore al «crocifiggi» di quelli che lo fecero inchiodare alla croce, come impostore e bestemmiatore. Il secondo termine accenna all'effetto prodotto su di altri dalla notoria apostasia di costoro: lo espongono ad infamia dinanzi ai non credenti, lo additano al pubblico vituperio, rinnovando gli oltraggi e le beffe di coloro che resero amara l'agonia del Crocifisso. A meglio rilevare la gravità del lor peccato Cristo è designato qual Figliuol di Dio. In Ebrei 10:29 il peccato dell'apostata è descritto come un calpestare il Figliuol di Dio, un tener per profano il sangue del patto col quale uno è stato santificato, un oltraggiare lo Spirito della grazia. Dalla quale ultima espressione, come dall'insieme dei due passi, si può dedurre che il «cadere» di Ebrei 6:6, il «peccar volontariamente» di Ebrei 10:26, designano la stessa attitudine morale che Gesù chiamò la «bestemmia contro lo Spirito S.» (Matteo 12:31-32 e parall.), consistente in un malvagio e cosciente rinnegamento della luce e della grazia di Dio. Anche 1Giovanni 5:16-17 parla di un «peccato ch'è a morte» e per il quale dice di non pregare.

Riferimenti incrociati:

Ebrei 6:6

Eb 6:4; Sal 51:10; Is 1:28; 2Ti 2:25
Eb 10:29; Zac 12:10-14; Mat 23:31,32; Lu 11:48
Eb 12:2; Mat 27:38-44; Mar 15:29-32; Lu 23:35-39

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