Nuova Riveduta:

Ebrei 9:25

non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo.

C.E.I.:

Ebrei 9:25

e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui.

Nuova Diodati:

Ebrei 9:25

e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo,

Bibbia della Gioia:

Ebrei 9:25

Non vi è entrato per offrire se stesso più volte, come fa il sommo sacerdote qui sulla terra, che ogni anno offre il sangue di animali nel Luogo Santissimo.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Ebrei 9:25

e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo;

Diodati:

Ebrei 9:25

E non acciocchè offerisca più volte sè stesso, siccome il sommo sacerdote entra ogni anno una volta nel santuario con sangue che non è il suo.

Commentario:

Ebrei 9:25

Sezione D. Ebrei 9:25-10:18. CRISTO HA OFFERTO UN UNICO SACRIFICIO DI EFFICACIA PERFETTA ED ETERNA.

Col suo sacrificio Cristo ha aperto al popolo la via del santuario ed ha reso possibile il conseguimento delle benedizioni promesse nel nuovo Patto. C'è però ancora una caratteristica del sacrificio di Cristo in cui rifulse singolarmente la sua superiorità, anzi la sua perfezione; esso è stato offerto una volta per sempre; non ha bisogno di essere rinnovato nè annualmente; nè giornalmente, perchè ha pienamente espiato e per sempre il peccato del mondo. «Ripetizione e prova di imperfezione; quel che non ha bisogno d'esser fatto se non una volta è compiuto, è perfetto, è per sempre» (A. Murray). Come ai molti sacerdoti succedentisi attraverso i secoli, lo scrittore sacro ha contrapposto l'unico Sacerdote che vive e dimora in eterno, così, in questa sezione, agli innumerevoli e sempre ripetuti sacrificii legali e figurativi, egli contrappone l'unico sacrificio di Cristo che abolisce il peccato espiandolo, e rende in perpetuo compiuti gli adoratori. Agli Ebrei educati dalla legge levitica, la regolare ricorrenza dei sacrificii quotidiani ed annuali, coll'apparato di solennità di cui erano circondati, potea facilmente apparire come cosa bella, sublime, da anteporsi al culto spirituale dei cristiani reso per lo più in case private e spoglio di esterne attrattive. Se i lettori dell'Epistola si lasciavano andare a rimpiangere le vecchie otri delle cerimonie legali, essi facevano prova di poca intelligenza spirituale, preferivano l'ombra alla realtà. L'autore mostra invece che la ripetizione perpetua di quei sacrificii che mai non raggiungevano il fine, era la prova evidente della loro insufficenza, mentre il carattere unico del sacrificio di Cristo è prova della sua perfezione. È bensì utile e necessario che una figura destinata a inculcare e a ricordare una grande realtà sia spesso ripetuta. Ma la realtà stessa è una sola e scopo dei simboli è di rappresentarne e ricordarne la grandezza imperitura. Ben potevano quindi ripetersi ogni giorno ed ogni anno i sacrificii levitici, ombre del sacrificio futuro del Golgota; ben può e devesi ripetere in seno alla Chiesa la commemorazione di quel sacrificio nella S. Cena; ma il sacrificio stesso, ch'è la realtà delle ombre è l'oggetto della commemorazione, sussiste unico nella sua grandezza e nella sua perfezione.

Ebrei 9:25-28. Cristo è apparso una volta sola per espiare il peccato col suo sacrificio.

Il principio del v.25 continua il periodo principiato col 24; ma introduce un concetto nuovo. Cristo non è entrato in un santuario terreno come quello levitico, bensì nel cielo, per comparire davanti a Dio per noi:

E non vi è entrato affinchè offrisse molte volte sè stesso, in quella guisa che il sommo sacerdote entra nel Santuario ogni anno, con sangue non suo, altrimenti avrebbe dovuto soffrire molte volte dalla fondazione del mondo.

I riti del giorno delle espiazioni Levitico 16 sono per l'autore, come il compendio del rituale dei sacrificii e la figura più completa dell'opera sacerdotale di Cristo. L'entrare del sommo sacerdote, col sangue delle vittime, nel luogo santissimo, figura l'entrata di Cristo nel santuario celeste per farvi valere il proprio sacrificio; e l'uscita del sacerdote per benedire il popolo figura il ritorno glorioso del Signore. Ma mentre il sacerdote levitico doveva rinnovare ogni anno il sacrificio delle vittime e l'entrata sua nel santissimo, Cristo non entra nel cielo per tornare nuovamente sulla terra e risalire in cielo a presentare sempre altro sangue. Data la natura del suo sacrificio che non è di animali ma è sacrificio di sè stesso, della sua propria vita, una tale ripetizione non era da supporsi e infatti non si è verificata nella storia. La profezia annunzia e la storia del mondo registra una sola incarnazione del Figliuol di Dio ed un unico sacrificio espiatorio da lui offerto.

Riferimenti incrociati:

Ebrei 9:25

Eb 9:7,14,26; 10:10
Eb 9:12; Eso 30:10; Lev 16:2-34

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