Nuova Riveduta:

Efesini 1:3

Benedizioni in Gesù Cristo
(1P 1:1-2; 2Te 2:13-14; 2Ti 1:9-10; Ro 8:28-30)(Ga 3:13-14; Ro 8:15-17)
Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo.

C.E.I.:

Efesini 1:3

Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù
Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei
cieli, in Cristo.

Nuova Diodati:

Efesini 1:3

Benedizioni di Dio in Gesù Cristo, autore della nostra redenzione e capo della chiesa
Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo,

Bibbia della Gioia:

Efesini 1:3

Benedetto sia Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nel cielo ci ha benedetto con ogni benedizione spirituale, perché apparteniamo a Cristo.

Il grande piano di Dio.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Efesini 1:3

Benedizioni di Dio in Gesù Cristo, autore della nostra redenzione e capo della Chiesa
Benedetto sia l'Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d'ogni benedizione spirituale ne' luoghi celesti in Cristo,

Diodati:

Efesini 1:3

BENEDETTO sia Iddio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il qual ci ha benedetti d'ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo.

Commentario:

Efesini 1:3

I. PREAMBOLO

UN INNO, UN VOTO DELL'APOSTOLO E IL PRELUDIO ALLA PARTE SPECIFICAMENTE DIDATTICA DELLA LETTERA

Efesini 1:3-2:10

Il «preambolo» ha tre parti, l'ultima delle quali si suddivide in due capi:

1): L'INNO DI AZIONI DI GRAZIE DELL'APOSTOLO: Efesini 1:3-14.

2): IL VOTO INCESSANTE DI PAOLO PER I SUOI LETTORI: Efesini 1:15-23.

3): IL PRELUDIO ALLA PARTE SPECIFICAMENTE DIDATTICA DELLA LETTERA: Efesini 2:1-10.

   a) LA RISURREZIONE SPIRITUALE DEI CREDENTI MEDIANTE L'UNIONE LORO PERSONALE COL CRISTO RISORTO: Efesini 2:1-7.

b) LA SALVAZIONE, DAL PUNTO DI VISTA DELLA SUA CAUSA, DEL SUO MEZZO, DEL SUO SCOPO: Efesini 2:8-10.

1. L'INNO DI AZIONI DI GRAZIE DELL'APOSTOLO: Efesini 1:3-14.

Benedetto sia Iddio, il padre del nostro Signor Gesù Cristo, che ci ha benedetti d'ogni sorta di benedizioni spirituali, in Cristo, nei cieli.

La formula con cui l'inno incomincia:

Benedetto sia Iddio, il padre del nostro Signor Gesù Cristo,

e che ritroviamo tale e quale in 2Corinzi 1:3; 1Pietro 1:3; cfr. Romani 15:6; 2Corinzi 11:31; Colossesi 1:3; Apocalisse 1:6, è la formula cristiana che nel Nuovo Patto ha preso il posto dell'antica formula israelitica: «L'Iddio d'Abramo, d'Isacco e di Giacobbe» Esodo 3:6,15-16; Matteo 22:32.

Il quale ci ha benedetti

donandoci Cristo e «chiamandoci dalle tenebre alla sua luce meravigliosa» 1Pietro 2:9. Teodoreto nota qui molto a proposito che mentre noi benedicendo Iddio non possiamo far altro che espanderci in inni o in parole che non recano a Lui alcun pratico beneficio, Iddio, benedicendo noi fa seguire il fatto alla parola, e ci ricolma di benefici uno più prezioso dell'altro.

D'ogni spirituale benedizione,

dice l'apostolo; e chiama coteste benedizioni

spirituali

perchè appartengono all'ambito pneumatico, spirituale della vita dell'uomo. Sta bene che le son tutte benedizioni che procedono dallo Spirito Santo; ma qui, quello che l'apostolo vuol accentuare, non è l'origine ma è la natura di coteste benedizioni. Il Crisostomo, seguito dal Grozio e da altri, interpreta queste «benedizioni spirituali» come se fossero qui messe a contrasto con le benedizioni materiali, temporali dell'Antico T.; ma di un cosiffatto contrasto non è traccia nel testo. Altri vorrebbero limitare queste benedizioni agli speciali «carismi pneumatici», di cui è parola in Romani 1:11; 1Corinzi 12:1; 14:1; ma quell'ogni ( παση) del testo dimostra sufficientemente che cotesta limitazione non ha ragion d'essere. Come osserva Teodoreto, queste benedizioni includono «la speranza della risurrezione, le promesse della immortalità, la promessa del regno dei cieli la dignità dell'adozione» e possiamo aggiungere, più generalmente ancora, tutti i frutti dello Spirito che Paolo enumera in Galati 5:22 ed ogni virtù cristiana. L'apostolo, del resto, ci darà fra poco egli stesso qualche splendido esempio di coteste benedizioni (Efesini 1:4,7 ecc.).

Nei luoghi celesti.

Che vuoi mai dire l'apostolo con questa misteriosa espressione? Gli interpreti l'hanno intesa variamente; e la difficoltà di afferrarne il senso vero sta nel fatto che si tratta di un, modo idiomatico tutto particolare dell'apostolo. L'apostolo dice εν τοις επουρανιοις:

nei celesti.

Si tratta quindi, per completare il pensiero, di supplirvi o πραγμασι o τοποις, e dire o

nelle COSE celesti

o

nei LUOGHI celesti.

Cotesto modo si trova altre quattro volte in questa medesima lettera Efesini 1:20; 2:6; 3:10; 6:13; e tutte le volte implica evidentemente l'idea di località; e siccome non v'è ragione per cui l'idea di località sabbia da escludere dal modo com'è usato nel passo nostro, è naturale che lo riteniamo significare anche qui:

nei luoghi celesti

o

nei cieli.

Ma e che vogliono (lire queste benedizioni Spirituali delle quali Dio ci ha benedetti nei luoghi celesti?... Il Beza risponde: La cosa si può intendere in due modi: Le sono benedizioni spirituali nei luoghi celesti o perchè Colui che benedice, vale a dire, Dio, è nel cielo, o perchè le benedizioni di cui qui si tratta sono cosa di cielo, cosa goduta dai credenti, al tempo stesso che dagli abitanti del cielo. E il Calovio diceva pur felicemente: «Le benedizioni spirituali di cui qui si parla sono εν τοις επου ανιοις ratione et originis, qualitatis et finis; per questa ragione, cioè, che vengono dal cielo, che sono essenzialmente cosa di cielo e che avranno nel cielo il loro glorioso coronamento». E sta tutto bene; ma, come ho già detto, si tratta qui d'uno di quei modi idiomatici tutti propri di Paolo che, tradotti alla lettera, non rendono il pensiero dell'apostolo; bisogna quindi fare tutto il possibile per penetrare al di là della lettera ed afferrare lo spirito della cosa. Ho detto che la frase che studiamo, implica senza dubbio l'idea di località. Vediamo dunque. Iddio ci benedice; se domandiamo. Con che sorta di doni ci benedice Egli? l'apostolo risponde: «Con ogni benedizione spirituale»; e se domandiamo. Dove? l'apostolo risponde: «Nei luoghi celesti». Ora, negli scritti di Paolo, cotesti «luoghi celesti» non significano sempre, in modo assoluto, come afferma erroneamente l'Olshausen,

il cielo.

Cotesti «luoghi celesti», per Paolo, significano talvolta un ambito spirituale più basso del cielo ed a noi molto più vicino. Difatti, dice l'apostolo: Iddio «ci ha risuscitati con Cristo e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti»

Efesini 2:6.

Or è certo che cotesto nostro «sedere con Cristo nei luoghi celesti» è un onore, una gioia attuale, un qualcosa di cui godiamo

adesso.

Noi, dice ancora l'apostolo, «lottiamo contro ai principati, alle potestà... contro gli spiriti maligni nei luoghi celesti» Efesini 6:12; e certo, cotesti spiriti maligni non sono nel cielo; e la nostra lotta con loro, è lotta attuale, d'ogni giorno, d'ogni ora. La conclusione quindi è questa: che v'hanno dei ««luoghi celesti» anche quaggiù in terra. E così è, difatti. Gesù ha avvicinato il cielo all'uomo. Le benedizioni di cui parla il nostro passo, creano il cielo nel santuario dell'io nostro; e gli ambiti dove si evolvono le spirituali benedizioni di cui Dio ci è largo, sono «i luoghi celesti», il cielo dell'anima, della coscienza purificata dall'Evangelo, del cuore santificato dall'azione rinnovatrice dello Spirito eterno. Là dove l'anima è inondata dalla luce e circondata dall'atmosfera della presenza di Dio, quivi è il cielo. E si capisce che l'apostolo aggiunga:

in Cristo.

Il che non vuol soltanto dire come intesero il Crisostomo e il Lutero: «per mezzo di Cristo». Se avesse voluto dir soltanto cotesto, Paolo avrebbe scritto: δια Χριστου; invece, scrive: εν Χριστου, perchè vuol dire di più; perchè vuol dire «in Cristo», in virtù della nostra unione con lui, e come membra del suo corpo. Il «cielo» come Paolo qui intende, è Cristo che lo crea; ed è un «cielo» che, tutto quanto, in Cristo consiste. L'esperienza ed il gaudio di cotesto «cielo» non sono possibili, che nella comunione intima, profonda, vivente con Cristo.

Riferimenti incrociati:

Efesini 1:3

Ge 14:20; 1Cron 29:20; Ne 9:5; Sal 72:19; Dan 4:34; Lu 2:28; 2Co 1:3; 1P 1:3; Ap 4:9-11; 5:9-14
Ef 1:17; Giov 10:29,30; 20:17; Rom 15:6; 2Co 1:3; 11:31; Fili 2:11
Ge 12:2,3; 22:18; 1Cron 4:10; Sal 72:17; 134:3; Is 61:9; Ga 3:9
Ef 1:20; 2:6; 3:10; 6:12; Eb 8:5; 9:23
Ef 6:12
Ef 1:10; Giov 14:20; 15:2-5; 17:21; Rom 12:5; 1Co 1:30; 12:12; 2Co 5:17,21

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