Nuova Riveduta:

Filippesi 4:9

Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.

C.E.I.:

Filippesi 4:9

Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!

Nuova Diodati:

Filippesi 4:9

Quelle cose che avete imparato, ricevuto e udito da me e veduto in me, fatele, e il Dio della pace sarà con voi.

Riveduta:

Filippesi 4:9

Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e vedute in me, fatele; e l'Iddio della pace sarà con voi.

Diodati:

Filippesi 4:9

Le quali ancora avete imparate, e ricevute, e udite da me, e vedute in me; fate queste cose, e l'Iddio della pace sarà con voi.

Commentario:

Filippesi 4:9

Quello che avete anche imparato e ricevuto e udito e veduto in me, fatelo; e l'Iddio della pace sarà con voi.

Il Bengel nota qui: «Facit transitionem a generalibus ad Paulina». Quello che avete imparato da me che vi ho istruiti Romani 16:17; Colossesi 1:7 e ricevuto; vale a dire, quello che avete imparato da me e che poi voi avete fatto vostro, avete abbracciato con sincerità di cuore e con entusiasmo di fede;

e udito e veduto in me nelle vostre relazioni personali con me.

E l'Iddio, della pace, sarà con voi.

E l'Iddio, che è fonte di pace, e che dà la pace (cfr. Romani 15:33; 16:20; 1Tessalonicesi 5:23; Ebrei 13:20).

Riflessioni

1. Filippesi 4:2-3. «I cristiani che per qualsiasi motivo vivono separati, non debbono rimanere in codesto stato. Sono di scandalo ai fratelli, disonorano Cristo dinanzi al mondo, danneggiano l'anima loro. Rechino essi ai piedi del Signore le loro differenze, facciano la pace alla sua presenza, e camminino uniti ricercando non la propria gloria ma la gloria del Signore. E se è in tuo potere di metter la pace fra due fratelli divisi, fallo senza indugio. Porterai la consolazione in due cuori infelici, turerai una breccia fatta da Satana nelle mura della Sion di Dio, e ti meriterai la benedizione pronunciata da Cristo per i pacifici: «Beati loro, perchè saranno chiamati figliuoli di Dio!» (E. Meille).

2. A proposito di Clemente Filippesi 4:3 vale la pena di trascriver qui la noterella del Martini, che ci addimostrerà una volta ancora quanta mai roba si possa costruire sulla base incerta d'un elemento puramente fantastico. «Origene, S. Girolamo, Eusebio, Epifanio ed altri credono che questo Clemente sia lo stesso che fu poi successore di Pietro dopo. S. Lino e S. Cleto; e la Chiesa latina ha dato peso a questa opinione col leggere all'altare, nel giorno della festa di S. Clemente Papa, questo luogo dell'epistola ai Filippesi. Gli altri che egli non nomina ma dice che sono con lo stesso Clemente scritti nel libro della vita, si può credere che fossero i sacerdoti ed altri ministri di quella Chiesa, alla fondazione della quale molto aveano contribuito come aiuti del nostro Apostolo». E scusate se è poco!

3. «Rallegratevi sempre nel Signore!» Filippesi 4:4. «L'allegrezza continua è una utopia, un assurdo, per l'uomo del mondo; per il cristiano, è una realtà. Egli può rallegrarsi del continuo nel Signore perchè

a) i suoi peccati gli sono stati rimessi, e la sua coscienza e in pace Romani 5:1; 8:31-39;

b) perchè tutto, anche l'afflizione più acerba, deve concorrere al bene di lui Romani 8:28; 1Corinzi 3:21 seg.;

c) perchè sa che nulla varrà a strapparlo dall'amore di Cristo Giovanni 10:28-29» (E. Meille).

4. «La vostra dolcezza sia nota a tutti gli uomini» Filippesi 4:5. La dolcezza dev'esser la caratteristica del cristiano; per essa egli si fa noto al mondo non solo nelle circostanze ordinarie della vita, ma sopra tutto in quelle in cui l'uomo naturale suol dare sfogo all'ira. Ciò nonostante, mentre molti sono i cristiani noti per la loro fede, per la loro carità, per la loro attività, per il loro coraggio, per la purità di tutta la loro condotta, pochissimi son quelli noti per la loro dolcezza» (E. Meille).

5. «Il Signore è vicino!» Filippesi 4:5. Qual pensiero! E fosse pure che questa gran verità vivesse nel cuore di tutti quanti i credenti! Vicino, sempre vicino, e sempre vicino per beneficare. Vicino, per assicurarci che è lui che farà le nostre vendette, e che la nostra dolcezza non ha ragione d'essere avvelenata da pensieri di ribellione, d'impazienza, d'ira. Vicino, per rendersi del continuo conto di tutte le nostre necessità spirituali, morali, fisiche, e per stendere verso noi la sua mano generosa e benefica. Vicino, per abbracciare, nell'ora solenne dell'ultima crisi, lo spirito nostro immortale e per portarlo nella casa del Padre.

6. «Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna...» Filippesi 4:6. «L'esser con ansietà solleciti è una prova d'incredulità; è un'offesa alla misericordia di Dio. Vuoi tu non esser sollecito di cosa alcuna? Prega per ogni cosa; e prima di domandare, ringrazia di ciò che hai già ottenuto; e dopo aver domandato, ringrazia di ciò che otterrai» (E. Meille).

7. «E la pace di Dio... custodirà i vostri cuori ed i vostri pensieri in Cristo Gesù» Filippesi 4:7. Robert Hall scriveva a questo proposito: «Cerca il tuo riposo nella preghiera! Se sei oppresso, schiacciato dai dolori e dalle ansietà, rifugiati nella presenza di Dio. Esponigli il caso tuo... Egli darà subito pace allo spirito tuo; ti darà quel che desideri, o ti farà essere più felice che mai, anche senza ch'Egli te lo dia; e se confidi in lui, Egli sarà il tuo eterno conforto. Egli porterà un'aura di pace nell'anima tua e calmerà le tempeste tue più tremende».

8. Del rimanente, fratelli, tutte le cose...» Filippesi 4:8-9. «Pensa alle cose nominate dall'apostolo; falle, e glorificherai Iddio; e mostrerai al mondo che la vita del cristiano non è una vita vuota, inerte, travagliata da noia e da tristizia, ma una vita piena, attiva, traboccante d'energia, ricolma d'allegrezza; che non è vita gretta, chiusa in se stessa, insensibile a quanto avviene nel mondo, severa, intollerante, ma una vita larga, generosa, in simpatia con tutto ciò che v'ha di buono, di nobile nel mondo; una vita che estende la sua influenza santificante e consolante a tutto ed a tutti; una vita ricca di frutti di giustizia e di carità. Molti si contentano d'imparare quali siano le cose vere, nobili, pure, amabili e di buona fama. Altri si contentano di vederle in cristiani illustri, di udirle da cotesti cristiani, ch'essi non si stancano di ammirare e di lodare. Altri ancora si contentano di pensare ad esse. Ma tutto ciò non serve a nulla, se non conduce all'azione. È l'azione che prova la realtà della fede, la sincerità del servigio che rendiamo a Dio: «Queste cose fate! Matteo 7:21; Giovanni 15:14. E l'Iddio della pace sarà con voi!... Qual ricompensa?... Egli dona se stesso a chi si dona per lui» (E. Meille).

Riferimenti incrociati:

Filippesi 4:9

Fili 3:17; 1Co 10:31-33; 11:1; 1Te 1:6; 2:2-12,14; 4:1-8; 2Te 3:6-10
De 5:1; Mat 5:19,20; 7:21,24-27; Lu 6:46; 8:21; Giov 2:5; 13:17; 15:14; At 9:6; 2Te 3:4; Giac 1:22; 2P 1:10; 1G 3:22
Fili 4:7; Rom 15:33; 16:20; 1Co 14:33; 2Co 5:19,20; 13:11; 1Te 5:23; Eb 13:20,21
Is 8:10; 41:10; Mat 1:23; 28:20; 2Ti 4:22


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