Nuova Riveduta:

Galati 1:18

Poi, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per visitare Cefa e stetti da lui quindici giorni;

C.E.I.:

Galati 1:18

In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni;

Nuova Diodati:

Galati 1:18

Poi, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per andare a vedere Pietro e rimasi con lui quindici giorni.

Bibbia della Gioia:

Galati 1:18

Fu soltanto tre anni dopo che andai a Gerusalemme per conoscere Pietro, con cui rimasi quindici giorni.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Galati 1:18

Di poi, in capo a tre anni, salii a Gerusalemme per visitar Cefa, e stetti da lui quindici giorni;

Diodati:

Galati 1:18

Poi, in capo a tre anni, salii in Gerusalemme, per visitar Pietro; e dimorai appresso di lui quindici giorni.

Commentario:

Galati 1:18

3. Galati 1:18-24. Paolo dimostra di non aver ricevuto l'Evangelo dagli uomini ricordando le circostanze della sua prima visita a Gerusalemme.

Di poi, in capo a tre anni, salii a Gerusalemme per far la conoscenza di Cefa e dimorai presso lui quindici giorni.

Potevano gli avversarii di Paolo valersi delle sue visite a Gerusalemme per farlo apparire come discepolo e mandatario dei Dodici; perciò l'apostolo seguitando a dimostrare com'egli non abbia ricevuto l'evangelo da alcun uomo, fa cenno qui della prima visita da lui fatta a Gerusalemme dopo la sua conversione, precisandone le circostanze onde far vedere l'impossibilità materiale di quanto insinuavano i giudaizzanti.

Anzitutto, quella visita l'avea fatta soltanto in capo a tre anni, s'intende dopo la sua conversione, in capo cioè al primo periodo della sua attività in Damasco e nell'Arabia. A quest'epoca, sotto la guida del Signor Gesù e del suo Spirito egli avea, nelle sue meditazioni, ricostruito il sistema delle sue convinzioni religiose. Quel ch'egli chiama «il misterio non rivelato alle antiche età» della unione in un sol corpo, in Cristo, dei credenti Giudei e pagani, il misterio dell'ufficio preparatorio e quindi transitorio dell'economia mosaica, dovevano oramai esser stati chiaramente rivelati alla mente dell'apostolo delle Genti. Quindi, non per istruirsi, nè per ricever la conferma della sua missione, egli salì a Gerusalemme; ma per collegar fin da principio, mediante una fraterna conoscenza personale, l'opera sua speciale con quella degli altri apostoli di Cristo. Il termine qui usato ( ἱστορειν visitare) è derivato da ἱστωρ (histor) che a sua volta ha per base la radice ἱσημι sapere, conoscere. L'histor è uno che sa per aver veduto coi suoi occhi, esplorato personalmente. Etimologicamente l'historia ( ἱστωρια) è la conoscenza acquistata per via di osservazioni personali, quindi viene a significar la narrazione delle cose conosciute, dei fatti successi. Historiare un luogo od una persona significa, negli scrittori greci (Plutarco, Flavio Giuseppe): conoscere de visu, fare la conoscenza personale e risponde al nostro termine visitare ch'è un vedere ripetuto ed attento. Fra gli apostoli, Pietro (che nelle epistole di Paolo è designato ora col nome aramaico di Cefa ed ora con quello greco di Pietro) occupava fin dal principio il primo posto. Cristo stesso gli avea conferito il primato onorifico del primus inter pares, ed alla Pentecoste egli era stato il principale istrumento di cui Cristo si era servito per fondare la sua chiesa tra i Giudei. Era quindi naturale che Paolo desiderasse fare la sua conoscenza personale prima di intraprendere qualche missione più lontana. Fu sempre intento costante dell'apostolo dei Gentili il cementare l'unione dei due elementi, giudaico e d etnico, nell'unico corpo della Chiesa di Cristo, ma senza cedere in nulla alle pretese settarie dei giudaizzanti che implicavano la negazione della salvezza per grazia e della libertà cristiana. Che Paolo non visitasse Pietro per imparar da lui l'Evangelo risulta pure dalla brevità del tempo passato presso di lui. In quindici giorni, occupati d'altronde dalla predicazione nelle sinagoghe elleniste, Paolo avrà potuto udir dalla bocca di Pietro non pochi fatti della vita di Gesù ed avrà potuto raccontare a sua volta la sua vocazione e le sue prime esperienze, ma non ha potuto ricever da lui la sua profonda conoscenza del piano di Dio. Quanto allo scopo che taluni esegeti papisti hanno prestato a Paolo quasichè egli fosse venuto a Gerusalemme «per rendere onore al capo del collegio apostolico e di tutta la Chiesa», esso è non solo estraneo a questo contesto, ma è recisamente contradetto da tutto l'atteggiamento di Paolo durante la sua carriera, nè si trova nei suoi numerosi scritti una sillaba sola che accenni ad un primato di giurisdizione di Pietro sugli apostoli e sulla Chiesa.

Riferimenti incrociati:

Galati 1:18

At 9:26-29; 22:17,18


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