Nuova Riveduta:

Galati 2:9

riconoscendo la grazia che mi era stata accordata, Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne, diedero a me e a Barnaba la mano in segno di comunione perché andassimo noi agli stranieri, ed essi ai circoncisi;

C.E.I.:

Galati 2:9

e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi.

Nuova Diodati:

Galati 2:9

avendo conosciuto la grazia che mi era stata data, Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne, diedero a me e a Barnaba la mano di associazione, affinché noi andassimo fra i gentili, ed essi fra i circoncisi.

Bibbia della Gioia:

Galati 2:9

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

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Riveduta:

Galati 2:9

e quando conobbero la grazia che m'era stata accordata, Giacomo e Cefa e Giovanni, che son reputati colonne, dettero a me ed a Barnaba la mano d'associazione perché noi andassimo ai Gentili, ed essi ai circoncisi;

Diodati:

Galati 2:9

e Giacomo, e Cefa, e Giovanni, che son reputati esser colonne, avendo conosciuta la grazia che m'era stata data, diedero a me, ed a Barnaba, la mano di società; acciocchè noi andassimo a' Gentili, ed essi alla circoncisione.

Commentario:

Galati 2:9

È notevole l'ordine in cui sono mentovati i personaggi più ragguardevoli della comunità cristiana di Gerusalemme. Primo, Jacobo, il pastore locale che pare aver presieduto la Conferenza, il fratello del Signore, poi gli apostoli Pietro e Giovanni. Con ragione Sieffert vede in quest'ordine una prova che Jacobo non ora apostolo, altrimenti sarebbe stato nominato dopo Pietro ch'è sempre primo negli elenchi che abbiamo. Ma è pur questa una prova dell'alta considerazione in cui era tenuto Jacobo «il giusto». Col dire che sono considerati come colonne fra i giudeo-cristiani (compresi i giudaizzanti) si viene a indicare con un'immagine tolta da un edificio l'autorità speciale e l'importanza che a quei tre personaggi era da tutti riconosciuta. Pietro era stato il primo ad annunziare il Vangelo alla, Pentecoste e il primo a battezzare dei pagani fatti credenti; sempre avea sostenuto in Gerusalemme una parte importante come risulta dai Fatti. Giovanni, l'amico intimo di Gesù, figura negli Atti come il compagno di lavoro di Pietro sebbene in posizione più riservata. Non pare essersi allontanato da Gerusalemme fino al momento in cui la ruina della città aperse un nuovo periodo nello sviluppo della chiesa cristiana.

Dar la mano di associazione equivale a stringere un patto solenne basato sulla stima personale e sull'armonia sostanziale della dottrina, un patto di solidarietà, fraterna nell'opera comune. Il genit. κοινωνιας (di comunione) indica il significato morale dell'atto. L'evangelo predicato è, lo stesso ed essi lo riconoscono esplicitamente: ma seguendo le indicazioni della Provvidenza, si dividono il campo per modo che ciascuno compia l'opera cui è più specialmente atto e alla quale Dio lo chiama. C'è in una siffatta divisione amichevole del campo una garanzia che gli uni non intralceranno l'opera degli altri con intempestivo intrusioni ma lasceranno che le chiese si svolgano liberamente serbando la loro particolare impronta nelle cose secondarie. D'altronde questa divisione fatta secondo un criterio etnologico e religioso doveva intendersi come fatta in modo generale, poichè Paolo non tralascia di evangelizzare i Giudei dispersi nelle contrade pagane, nè Pietro, pure interessandosi specialmente dei Giudei, si astiene dall'evangelizzare i pagani. Cfr. la sua 1a Epistola. La scuola di Tubinga si è sforzata di menomar l'importanza di questo patto d'alleanza. Zeller lo ha definito «una reciproca tolleranza, un concordato meramente esterno tra Paolo e gli apostoli primitivi» e Baur non si perita d'affermare che «questa comunione fu sempre una divisione... Lasciarono che Paolo proseguisse a lavorare secondo i principii sui quali si fondava la sua missione tra i pagani, ma, quanto a loro, non ne vollero saper più nulla». Una simile affermazione è in recisa opposizione con quella di Paolo nonchè colle fraterne relazioni mantenute da lui colle chiese giudeo-cristiane di Palestina e da Pietro colle chiese etniche d'Asia Minore e probabilmente anche d'Italia sul tramonto della sua carriera. Quello ch'è vero è che il partito giudaizzante non depose le armi e seguitò a seminar zizzania in mezzo alle chiese della gentilità. Quel ch'è vero ancora è che il patto di Gerusalemme non eliminò senz'altro tutte le difficoltà che dovevano sorgere nelle chiese miste di elementi giudaici ed etnici. Ad eliminarle Paolo si è adoperato ispirandosi allo stesso spirito di carità e di fraterni riguardi che avea dettato il compromesso di Gerusalemme. Sparirono poi gradatamente a misura che fu. compreso il fine cui dovea servire la economia legale preparatoria. Vedasi l'Epistola agli Ebrei. L'inimicizia crescente del giudaismo incredulo e la distruzione di Gerusalemme furono come il suggello visibile della fine dell'antica economia.

Riferimenti incrociati:

Galati 2:9

At 15:7,13,22-29
Ga 2:2,6,12-14; Mat 16:18; Ef 2:20; Ap 3:12; 21:14-20
Rom 1:5; 12:3,5,6; 15:15; 1Co 15:10; Ef 3:8; Col 1:29; 1P 4:10,11
2Co 8:4; 1G 1:3
At 15:23-30

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