Nuova Riveduta:

Galati 4:7

Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

C.E.I.:

Galati 4:7

Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.

Nuova Diodati:

Galati 4:7

Perciò tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede di Dio per mezzo di Cristo.

Bibbia della Gioia:

Galati 4:7

Ora non siete più schiavi, ma veri figli di Dio, e dato che siete suoi figli, siete anche suoi eredi, perché così ha deciso il Signore.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Galati 4:7

Talché tu non sei più servo, ma figliuolo; e se sei figliuolo, sei anche erede per grazia di Dio.

Diodati:

Galati 4:7

Talchè tu non sei più servo, ma figliuolo; e se tu sei figliuolo, sei ancora erede di Dio, per Cristo.

Commentario:

Galati 4:7

Talchè tu non sei più servo, ma figlio. E se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Coll'entrare in comunione con Cristo e col diventare partecipe dei privilegi dei figli, è cessato per i credenti lo stato di servitù che aveva caratterizzato la loro minorità spirituale prima dell'avvento della fede. Ora, in tutte le leggi, l'esser figliuoli implica il diritto all'eredità. La legge romana ammetteva in tutti i figli, maschi e femmine, questo diritto, mentre lo schiavo non poteva possedere nè eredare. In Romani 8 specifica che i figli di Dio sono anche «eredi di Dio e coeredi di Cristo» perchè entrano fin d'ora, ed entreranno a suo tempo più appieno, in possesso della vita eterna. Il greco porta: erede per mezzo di Dio, nel testo emendato. Il senso è: per grazia di Dio, la mercè di Dio. Il testo ordinario portava: «erede di Dio per mezzo di Cristo», ma è poco appoggiato. È chiaro che il credente, una volta entrato nel godimento dei suoi diritti come figlio di Dio ed erede dei beni promessi, è per sempre emancipato dalla legge ch'era stata per un tempo suo pedagogo e suo tutore. L'ufficio di essa è tramontato colla venuta del Redentore.

AMMAESTRAMENTI

1. Paolo parla agli Efesini dell'intelligenza ch'egli ha in grazia delle rivelazioni avute del piano di Dio per la salvazione, e si riferisce specialmente alla fusione in un sol popolo di Dio dei credenti Giudei e Gentili. Egli dimostra nella lettera ai Galati una non minore intelligenza del piano di Dio per quel che concerne l'ufficio della legge mosaica che non annulla, non contraddice la promessa di grazia che sta alla base del disegno divino; che, ha invece un ufficio subordinato e transitorio nella preparazione del popolo per la salvazione recata da Cristo.

Mentre incominciava un'era nuova ed avveniva il passaggio dell'economia della legge a quella della grazia, era necessario che una mente illuminata dallo Spirito gettasse potenti fasci di luce sul problema che si presentava ai credenti; e Dio suscitò l'apostolo Paolo.

A confermar la fede, a dissipare dubbi ed ansietà che redono l'anima e sono fonte di errori, è importante avere una nozione esatta del piano di Dio e del suo svolgimento storico. E lo è tanto più per il ministro chiamato a rispondere a domande, a confutare obiezioni, a dissipar malintesi, a combattere errori che poggiano sopra la ignoranza o la troppo imperfetta intelligenza del piano della salvazione. Dice l'autore del Pellegrinaggio del cristiano: «Chi è all'oscuro circa lo scopo, gl'intendimenti e la natura della legge, è all'oscuro pure circa lo scopo, la natura e la gloria del Vangelo».

2. Dio ha destinato, ab antico, Cristo ad essere il Salvatore, il Rivelatore e il Mediatore della sua grazia verso gli uomini che l'accettano. Ma Dio rispetta tanto la libertà morale da lui data all'uomo ch'Egli ha proceduto con un sistema di lenta educazione religiosa e morale dell'umanità, onde il popolo eletto, convinto di peccato e persuaso dell'impossibilità di rialzarsi da se, sospirasse dietro il Liberatore promesso, ed i popoli pagani abbandonati alle loro tenebre, stanchi di brancolare in esse e nauseati dei loro disordini morali, sospirassero dietro colui che veniva a rivelare il Dio sconosciuto e a portare, colla pace della coscienza, una potenza di vita nuova e santa.

Gesù stesso osservò che sono i malati i quali hanno bisogno del medico e lo apprezzano. Finche un uomo non sente il proprio peccato non può apprezzare la salvazione che gli è offerta. Perciò Dio lascia che l'uomo provi le proprie forze nell'ubbidire alla legge morale ch'egli conosce; se l'uomo è sincero e leale giungerà presto a costatare che, mentre approva e desidera il bene, non riesce a vincere la mala inclinazione ch'è in lui. Cfr. Romani 8. Purtroppo la mancanza di rettitudine spinge spesso l'uomo a dare esclusiva o soverchia importanza a una parte soltanto della legge: a quella ch'egli osserva più facilmente, mentre lascia nell'ombra e dimentica gli altri doveri. I Farisei pagavano la decima delle erbette e trascuravano la giustizia e la misericordia. Altri non pensa che ai doveri verso il prossimo e dimentica i doveri verso Dio. Ed anche tra i doveri verso il prossimo fa una cernita e mentre non ucciderà materialmente, commetterà adulterio e fornicazione, mentre non sarà adultero, sarà pieno di odio e di rancori, di maldicenza e di cupidigie.

Alla legge scritta nella coscienza o rivelata nell'Ant. Test. resta, dunque tuttora, nella educazione religiosa degli individui un compito importante. Essa mostra all'uomo quel che dovrebbe essere e non è. Essa traccia la via e dice: «Tu devi camminar per essa, ma non può dar la forza di camminare. La legge scopre le piaghe, ma non fornisce il rimedio per guarirle. La legge è luce che rivela le sozzure dell'anima, ma non le può lavare. S'insegni pure al fanciullo quello ch'è il suo dovere; ma non si nutra in lui l'illusione che lo può compiere colle sole sue forze, nè gli si faccia credere che se non riesce a compierlo, Dio non l'ama. Le esperienze, per quanto amare, che l'uomo fa della propria impotenza morale, devono fargli sentire la necessità della grazia ed essere il pedagogo che conduce l'anima al Cristo.

3. L'apostolo Paolo distingue nella storia del popolo di Dio due grandi periodi che rappresentano i due stadii principali della evoluzione religiosa dell'umanità. Il primo è rappresentato dall'antico Patto, il secondo dal nuovo Patto. Il punto che segna storicamente la fine del primo stadio e il principio del secondo è il momento storico più importante negli annali dell'umanità. Dionisio il piccolo ebbe un'intuizione profonda della filosofia della storia quando emise l'idea tradotta di poi in pratica che un'era nuova dovesse datare dalla nascita del Cristo.

Il primo stadio religioso ha le seguenti caratteristiche:

1) Ha un'impronta legale: tutta la vita religiosa e morale è regolata da altrettanti articoli di legge imposti come condizioni del favor di Dio. Quasi nulla è lasciato alla spontaneità del cuore.

2) I riti esterni vi hanno una proponderante importanza e questi riti e cerimonie che sono le estrinsecazioni dei varii sentimenti religiosi, sono connessi col mondo materiale: col corpo, coll'acqua delle abluzioni, coll'olio dell'unzione, colle offerte varie e coi sacrifizii d'animali, in dati santuari, con l'osservanza di dati tempi, coll'astinenza da certi cibi e via dicendo.

3) Il sentimento dominante nell'adoratore è il terrore della divinità nelle forme pagane, il timore servile nel giudaismo sottoposto alla legge rivelata così piena di tremende minaccie e di sanzioni penali.

4) Questo stadio è proprio dell'età minore del popolo di Dio, che non ha libertà spirituale e non gode dei privilegi più grandi e più dolci dei credenti.

5) Un tale stadio era temporaneo, poichè avea per fine di preparare il popolo per uno stato superiore e meglio rispondente alle aspirazioni delle anime pie. Questo stadio, rappresentato storicamente dalla religione israelita fondata sulla legge mosaica, trova riscontro nelle religioni pagane, quantunque in queste la nozione della Divinità si fosse miseramente corrotta.

Ma i due stadii percorsi dal popolo di Dio nella sua educazione religiosa corrispondono a due tipi di religione che si riproducono nella storia delle chiese cristiane e nella vita religiosa degli individui. V'è il tipo inferiore in cui il cristianesimo è considerato come una nuova legge che la Chiesa s'incarica di tradurre in minuti precetti che vanno fino a ordinare quel che si debba mangiar di Venerdì: tipo prevalentemente rituale, in cui l'anima del credente resta perpetuamente minorenne sotto la tutela del clero che si è interposto tra l'uomo e Dio, e non assorge mai alla certezza del perdono, alla libertà dei figli, all'ubbidienza giuliva ispirata dall'amore, all'esultanza della speranza cristiana. È il tipo che troviamo nel cattolicesimo romano meno corrotto, frutto di un regresso dal cristianesimo genuino nella religione legale e rituale della paurosa servitù. Dovunque le anime trasformano la religione in un sistema di pratiche cisterne da compiere, dovunque il sentimento che domina nei cuori è il timore, siamo in presenza del tipo inferiore in cui tutto non è cattivo, ma che dovrebbe esser sempre come la disciplina attraverso la quale passano i minorenni per arrivare al pieno godimento dei loro privilegi di figliuoli.

Il cristianesimo genuino è la religione definitiva appunto perchè rappresenta il tipo superiore, il tipo compiuto della pietà religiosa. Qui troviamo l'adorazione in ispirito ed in verità; qui la libertà dei figli che si sentono amati e perdonati, ammessi nell'intima comunione del loro Padre, che fanno la volontà di Dio non perchè è loro imposta, ma perchè l'amano, perchè il loro cuore rinnovato sente e sperimenta che la volontà del Padre è buona, gradita e perfetta. Essi sono guidati e governati dallo Spirito di Cristo abitante nei loro cuori, la cui potenza vitale li rende vincitori della carne e li trae alla gloriosa perfezione.

4. Nel Galati 4:6 sono nominate le tre persone della divina Trinità: Dio il Padre che manda il suo Figlio nella pienezza dei tempi e manda poi lo Spirito nei cuori; Dio il Figlio che viene d'appresso al Padre e si abbassa fino ad assumere nel seno della Vergine la nostra natura umana, fino a rendersi ubbidiente, alla legge onde prender davanti ad essa il nostro posto e portare il peccato del mondo, redimendo i peccatori; lo Spirito Santo ch'è chiamato qui lo Spirito del Figlio e altrove lo Spirito di Dio, il quale opera nei cuori per farli consci dei beni della salvazione e infondere in loro la fiducia e la libertà che sono proprie dei figli. Meglio che in una formula dommatica è accennata qui la parte speciale che spetta a ciascuna persona della santa Trinità nella grande opera della salvazione.

5. «S. Paolo, da quell'eccellente dottore della fede ch'egli è, ha sempre sulle labbra queste parole: mediante la fede, colla fede, per la fede che è in Cristo Gesù. Non dice: Voi siete figliuoli di Dio perchè siete circoncisi, perchè avete udito la legge e fatto le opere ordinate, secondo se l'immaginavano i Giudei e l'insegnavano i falsi apostoli; (e neppure dice: siete figli di Dio perchè siete nati da genitori cristiani, perchè siete stati battezzati d'acqua, perchè siete membri di una chiesa) ma dice: "Mediante la fede in Cristo Gesù ". La fede dunque in Cristo ci fa figliuoli di Dio e non la legge Giovanni 1:12. Non v'è lingua d'uomini nè d'angeli che possa abbastanza celebrare la grandezza del privilegio concesso a noi miseri peccatori e per natura figli d'ira, coll'esser fatti figli ed eredi di Dio, coeredi col Figlio di Dio, signori del cielo e della terra, e tutto questo per mezzo della fede in Gesù Cristo» (Lutero ad Gal.)

L'esser figli di Dio implica non solo la dolcezza del sentirsi teneramente amati da Dio, la libertà d'accostarsi a lui per esporgli tutti i nostri bisogni, ma implica pure che il movente della nostra intera attività sarà l'amore per Colui che ci ha amati il primo. E di fronte agli altri uomini implica un legame di fratellanza spirituale con tutti i figli del Padre che è nei cieli, con tutti coloro che sono per fede uniti a Cristo il Fratello maggiore. Implica del pari l'uguaglianza fondamentale di tutti i redenti, senza distinzione di nazionalità, di condizione sociale o di sesso. Queste differenze sono cose secondarie che determinano la sfera speciale di attività in cui dobbiamo glorificare il Padre durante la vita terrena; ma non tolgono nulla alla uguaglianza dei credenti di fronte ai beni della salvazione.

Riferimenti incrociati:

Galati 4:7

Ga 4:1,2,5,6,31; 5:1
Ga 3:26
Ga 3:29; Rom 8:16,17
Ge 15:1; 17:7,8; Sal 16:5; 73:26; Ger 10:16; 31:33; 32:38-41; Lam 3:24; 1Co 3:21-23; 2Co 6:16-18; Ap 21:7

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