Nuova Riveduta:

Genesi 40:7

Interrogò allora gli ufficiali del faraone che erano con lui in prigione nella casa del suo padrone, e disse: «Perché oggi avete il viso così triste?»

C.E.I.:

Genesi 40:7

Allora interrogò gli eunuchi del faraone che erano con lui in carcere nella casa del suo padrone e disse: «Perché quest'oggi avete la faccia così triste?».

Nuova Diodati:

Genesi 40:7

Allora egli interrogò gli ufficiali del Faraone che erano con lui in prigione nella casa del suo padrone e disse: «Perché avete oggi il viso così mesto?».

Bibbia della Gioia:

Genesi 40:7

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Genesi 40:7

E interrogò gli ufficiali di Faraone ch'eran con lui in prigione nella casa del suo signore, e disse: 'Perché avete oggi il viso così mesto?'

Diodati:

Genesi 40:7

Ed egli domandò quegli Eunuchi di Faraone, ch'erano seco in prigione, in casa del suo signore, dicendo: Perchè sono oggi le vostre facce meste?

Commentario:

Genesi 40:7

Capitolo 40

Schema del capitolo

Il primo coppiere e il capo panettiere di Faraone in prigione, i loro sogni interpretati da Giuseppe.

(1-19)

L'ingratitudine del primo coppiere.

(20-23)

Versi 1-19

Non fu tanto la prigione a rendere tristi il coppiere e il panettiere, quanto i loro sogni. Dio ha più modi per rattristare il nostro spirito. Giuseppe ebbe compassione di loro. Interessiamoci alla tristezza dei nostri fratelli che sono nella prova. È spesso un sollievo per quelli che sono nei problemi essere notati. Imparate anche a guardare alle cause dei dispiaceri. C'è una buona ragione? Non c'è sufficiente conforto per controbilanciare il dolore, qualunque esso sia? Perché ti rattristi anima mia? Giuseppe fece attenzione ad attribuire tutto alla gloria a Dio. Il sogno del coppiere prediceva il suo avanzamento. Il sogno del panettiere la sua morte. Non fu colpa di Giuseppe se egli non diede al panettiere buone notizie. E così i ministri non sono altro che interpreti e non possono rendere la cosa diversa da ciò che è: se essi agiscono fedelmente e il loro messaggio non è piacevole da sentire, non è colpa loro. Giuseppe non pensava più ai suoi fratelli che l'avevano venduto, né rifletté più sul torto fattogli dai suoi padroni, ma dolcemente stava fermo sulla propria innocenza. Quando siamo invitati a dare chiarimenti, dovremmo evitare con attenzione, come molto spesso può accadere, di dire male degli altri. Accontentiamoci di provare la nostra innocenza e non rimproveriamo gli altri per le loro colpe.

Riferimenti incrociati:

Genesi 40:7

Giudic 18:24; 1Sa 1:8; 2Sa 13:4; Ne 2:2; Lu 24:17

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