Nuova Riveduta:

Giovanni 10:1

Gesù, il buon pastore
Gv 9:24-38; Ez 34:1-19; 1P 5:1-4; Eb 13:20
«In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante.

C.E.I.:

Giovanni 10:1

«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante.

Nuova Diodati:

Giovanni 10:1

Il buon pastore
«In verità, in verità io vi dico: Chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale da un'altra parte, quello è un ladro e un brigante;

Bibbia della Gioia:

Giovanni 10:1

«Io sono il buon pastore».
«Chi non entra attraverso la porta dell'ovile, ma cerca d'intrufolarsi ad ogni costo, scavalcando il recinto, è un ladro.

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Giovanni 10:1

I ladroni, i mercenari e il buon pastore
In verità, in verità io vi dico che chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale da un'altra parte, esso è un ladro e un brigante.

Diodati:

Giovanni 10:1

IN verità, in verità, io vi dico, che chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale altronde, esso è rubatore, e ladrone.

Commentario:

Giovanni 10:1

CAPO 10 - ANALISI

1. Cristo è la porta dell'ovile, e il pastore delle pecore. Le prime parole di questo versetto provano che il discorso cui esse servono d'introduzione è strettamente connesso al capitolo precedente, perché in nessun altro luogo di questo Vangelo troviamo che Gesù cominci un nuovo discorso colle parole: "In verità, in verità, io vi dico". La condotta dei Farisei verso l'uomo che era stato cieco sembra aver suggerito al Signore di dare i connotati dei falsi pastori; quindi per necessaria conseguenza, a parlar di se stesso, come del vero pastore. Nei primi sei versetti parlò in similitudine, opponendo, in modo generico, la condotta dei buoni pastori a quella dei ladroni e dei mercenari; ma egli diceva a sordi, imperocché i suoi uditori non capirono il senso delle sue parole. Nei versetti seguenti applica a se medesimo quelle figure. Dimostra di sapere adempiere agli uffici indicati dalla porta, e dal pastore. Egli è il "buon pastore", per la cura, l'affetto sollecito e la simpatia che si manifestano del continuo in lui, fino al punto di "metter la sua vita per le sue pecore". Al tempo stesso dichiara che il successo dell'opera sua dipende dalla sua perfetta comunione col Padre. Questo discorso dà luogo ad una nuova divisione fra i suoi uditori: i suoi avversari dichiarano che egli è posseduto dal demonio, epperciò fuor di senno; mentre i suoi amici ribattono una tale accusa, ricordando il miracolo da esso poco prima compiuto Giovanni 10:1-21.

2. Discorso di Cristo nel tempio, alla festa della Dedicazione, coll'ultima sua testimonianza a se medesimo. Correva un intervallo di due mesi fra la festa dei Tabernacoli, in occasione della quale fu probabilmente pronunziato il discorso contenuto nella prima parte di questo capitolo, e la festa della Dedicazione, alla quale appartiene la seconda parte. Il nostro evangelista non ci dice dove Gesù passasse quei due mesi; ma è probabile che quello fosse il tempo del suo ministerio in Perea. Appena apparve di nuovo sotto il portico di Salomone, Gesù si vide circondato da persone appartenenti al partito ostile o farisaico, le quali insisterono affinché non le tenesse più nell'incertezza, come pretendevano che egli aveva fatto fino a quell'ora; ma dichiarasse apertamente e senza equivoci, se egli era o non era il Messia. In risposta, Gesù dice che già lo aveva loro dichiarato, ma che essi non lo avevano creduto, perché non appartenevano al suo ovile; quindi, descritto brevemente il carattere delle sue pecore, il buon pastore ne enumera i privilegi, cioè la vita eterna, fin da ora concessa, e la preservazione da ogni male temporale o spirituale, sotto la doppia custodia di lui medesimo e del suo Padre celeste; e termina con una dichiarazione così esplicita delle sue relazioni col Padre, che i suoi nemici non poterono fingere di non comprenderla: "Io e il Padre siamo una, stessa cosa". Udite quelle parole, i Giudei subito prendono in mano delle pietre per lapidarlo, e Gesù avendo loro chiesto per quale delle buone opere da lui compiute lo volessero lapidare, la loro risposta mostra che essi avevano finalmente inteso chi egli pretendeva di essere, benché ricusassero di credere in lui. Dichiarano infatti di volerlo lapidare come bestemmiatore, perché, essendo un mero uomo, si faceva uguale a Dio. Per difendersi da quell'accusa di bestemmia, Gesù mette avanti un argomento dal maggiore al minore. Se dei principi, dei giudici dei profeti erano chiamati "dii" nell'Antico Testamento, benché fossero meri uomini, e ciò a motivo degli uffici cui erano stati chiamati, colui che è l'eterno Figlio del Padre non poteva certo venir detto bestemmiatore perché si chiamava, "Figliuol di Dio", poiché egli avea assai più diritto di essi a quel titolo eccelso. Al tempo stesso ricorda loro, come prova della sua unità col Padre, i miracoli che avea compiuti. Anziché lasciarsi convincere, i nemici di Gesù divengono più furiosi che mai, e cercano nuovamente di mettergli le mani addosso; ma egli sfugge dal mezzo di loro Giovanni 10:22-39..

3. Gesù ritorna in Perea, per completare il suo ministero in quella parte del paese. Ivi sceglie questa volta, quale scena dei suoi lavori, Betabara, dove prima Giovanni battezzava. Molti vi accorrono per udirlo, confessano esser vera la testimonianza resagli dal Battista, e credono in lui qual Figliuol di Dio Giovanni 10:40-42.

Giovanni 10:1-21. CRISTO È LA PORTA DELL'OVILE, E IL PASTORE DELLE PECORE

1. In verità, in verità, io vi dico,

Di questa doppia e solenne affermazione, Gesù non fa mai uso al principio di un discorso; ma spesso ne fa uso nel corso del suo insegnamento, ora per rispondere a qualche obbiezione, ora per richiamare l'attenzione su qualche verità specialmente importante, che egli sta per dichiarare. Non dobbiamo dunque credere che questo capitolo contenga un soggetto nuovo; bensì lo dobbiamo considerare come il seguito dell'insegnamento della fine del cap. 9, seguito che fu suggerito al Signore dalla condotta dei Farisei e dei sacerdoti "i quali pretendevano di essere i pastori d'Israele" nello scacciare dal loro ovile il cieco guarito. Al ver. 6 l'Evangelista ci dichiara che abbiamo in questi primi versetti una similitudine. L'insegnamento in quella contenuto è affatto generico, e consiste nel paragone fra il vero pastore e quelli che occupano quel posto senza avervi diritto alcuno. L'applicazione di questa similitudine risulta evidente dai versetti che seguono.

che chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale altronde esso è rubatore e ladrone; 2. Ma chi entra per la porta è pastor delle pecore.

Nella Palestina, l'ovile (in arabo Marah) è un grande spazio quadrangolare, il cui muro di cinta, costruito di rozze pietre, senza cemento, è armato in cima di fitti rami di pruno o di altri arboscelli spinosi, e ciò, non solo per impedire l'uscita delle pecore, ma più ancora per tenerne fuori i lupi, le pantere, i leopardi, i quali però, quando li punge la fame, superano anche quella barriera. In uno dei lati del quadrato vi è una porta, ed al lato opposto alcune arcate, non più alte di tre o quattro piedi, per il ricovero delle pecore nella stagione fredda. Verso sera, il pastore riconduce le pecore dalla pastura all'ovile, ha cura di farvele, entrar tutte, e ne fa chiudere la porta dal suo assistente, che agisce come portinaio. Le tende, sotto le quali il pastore e la sua famiglia dimorano la maggior parte dell'anno, sono piantate a breve distanza dall'ovile. Il quadro che il Signore ci presenta qui dei pastori del suo tempo è ancora quello che i viaggiatori trovano nella Siria ai nostri dì. Accade talvolta che diversi pastori si accordano per far uso di un ovile comune, lasciando le loro gregge "composte in maggior parte di capre", sotto la guardia del medesimo portinaio, il quale sta la notte colle pecore. La mattina, questi apre la porta successivamente ai vari pastori, e ciascuno chiama le sue pecore, e le conduce con se. Nessun pastore si sognerebbe mai di entrar nell'ovile altrimenti che per la porta; il ladro, invece, sia d'esso una belva o un beduino, starà sempre il più lontano possibile da quella, per non venire scoperto dal portinaio, e cercherà il punto più debole per entrare.

PASSI PARALLELI

Giovanni 10:7,9; Atti 20:28; 1Timoteo 3:2-7; 4:14; Tito 1:5; Apocalisse 1:20; 2:1

Giovanni 10:11-12,14; Salmi 23:1; 80:1; Ecclesiaste 12:11; Isaia 40:11; 63:11; Ezechiele 34:23

Michea 5:5; Zaccaria 11:3,5,8; 13:7; Ebrei 13:20; 1Pietro 2:25; 5:4

Riferimenti incrociati:

Giovanni 10:1

Giov 3:3
Giov 10:9; Ger 14:15; 23:16,17,21,32; 28:15-17; 29:31,32; Ez 13:2-6; Mat 7:15; 23:16-28; Rom 10:15; Ef 4:8-12; Eb 5:4; 1P 1:10; 2P 2:1; 1G 4:1
Giov 10:8,10; Is 56:10-12; Ez 34:2-5; Zac 11:4,5,16,17; Rom 16:18; 2Co 11:13-15; Tit 1:11; 2P 2:3,14-19

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata