Nuova Riveduta:

Giovanni 10:14

Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me,

C.E.I.:

Giovanni 10:14

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,

Nuova Diodati:

Giovanni 10:14

Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore e le mie conoscono me,

Bibbia della Gioia:

Giovanni 10:14

Io, invece, sono il buon pastore, conosco le mie pecore e loro mi conoscono,

La Parola è Vita
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Riveduta:

Giovanni 10:14

Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie mi conoscono,

Diodati:

Giovanni 10:14

Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore, e son conosciuto dalle mie.

Commentario:

Giovanni 10:14

14. Io sono il buon pastore,

Come il Signore aveva detto ripetutamente Giovanni 10:7,9 di essere la porta, così egli rinnova qui la dichiarazione già fatta in Giovanni 10:11 di essere il buon pastore, affin di imprimere nella mente dei suoi uditori l'importanza del suo ufficio, di cancellare dalla loro memoria l'indegno mercenario, e di far loro chiaramente intendere che parla di se medesimo e dei suoi rapporti colla sua greggia.

e conosco le mie pecore, e son conosciuto dalle mie. 15 Siccome il Padre mi conosce, ed io conosco il Padre;

Il punto fermo alla fine del verso 14 non istà e rende il senso molto oscuro. Giovanni 10:15 è la continuazione di quanto vien detto al 14, e il tutto insieme deve leggersi così: "Io conosco le mie pecore, e son conosciuto dalle mie, come il Padre mi conosce, ed io conosco il Padre". "Così stampano questo passo la Volgata, la versione di Lutero, Bengel, Lachmann, Tischendorff, Tregelles e quasi tutti i critici moderni" (Brown). Queste parole dunque dichiarano che le relazioni di Cristo col suo popolo, corrispondono alle sue relazioni col Padre. Esse non contengono una semplice dichiarazione, ma indicano che uno di quei rapporti è la misura dell'altro. Il verbo "conosco", mediante il quale Gesù descrive i suoi rapporti col popolo suo, non si deve intendere di mera conoscenza esterna, ma di quella conoscenza interna ed intima che egli ha delle sue pecore, come di un dono del Padre, riscattate dal suo sangue, e "nella virtù di Dio, per la fede, guardate per la salute" 1Pietro 1:5. E una conoscenza intera, perfetta e comprensiva. E quando egli aggiunge: "son conosciuto dalle mie", allude alla risposta dell'anima credente alla voce che l'ha internamente ed efficacemente chiamata, imperocché, in questa mutua ed amorevole intimità, la conoscenza nostra è l'effetto della sua. "Ma quando Gesù, da questa mutua conoscenza di se stesso e dei suoi, si alza ad un'altra e più elevata reciprocità di conoscenza, a quella cioè di se stesso e del Padre, e dice che la prima è uguale, alla seconda, esprime un pensiero che nessuno fuorché lui avrebbe osato mettere avanti, ma che egli conferma in modo anche più elevato nella sua preghiera d'intercessione" Giovanni 10:17,21-23 (Brown). "La natura della conoscenza che ognuna delle gloriose persone della Trinità ha delle altre, supera di gran lunga l'intelligenza umana essa è un profondo misterio; eppure la mutua conoscenza e la comunione di Cristo e dei credenti è cosa sì profonda e meravigliosa, che ad altro non si può paragonare, benché a vastissima distanza, se non a quella che esiste fra il Padre e il Figlio".

Riferimenti incrociati:

Giovanni 10:14

Giov 10:11
Giov 10:27; Sal 1:6; 2Ti 2:19; Ap 2:2,9,13,19; 3:1,8,15
Giov 17:3,8; Is 53:11; 2Co 4:6; Ef 1:17; 3:19; Fili 3:8; 2Ti 1:12; 1G 5:20

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