Nuova Riveduta:

Giovanni 19:30

Quando Gesù ebbe preso l'aceto, disse: «È compiuto!» E, chinato il capo, rese lo spirito.

C.E.I.:

Giovanni 19:30

E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.

Nuova Diodati:

Giovanni 19:30

Quando Gesù ebbe preso l'aceto, disse: «È compiuto». E, chinato il capo, rese lo spirito.

Riveduta:

Giovanni 19:30

E quando Gesù ebbe preso l'aceto, disse: È compiuto! E chinato il capo, rese lo spirito.

Diodati:

Giovanni 19:30

Quando adunque Gesù ebbe preso l'aceto, disse: Ogni cosa è compiuta. E chinato il capo, rendè lo spirito.

Commentario:

Giovanni 19:30

La sesta parola di Cristo in sulla croce

30. Quando adunque Gesù ebbe preso l'aceto, disse: Ogni cosa è compiuta.

"Ogni cosa" non si trova nel greco; il grido trionfale del Signore consistette nell'unica parola "tetelestai" "è finito" e riesce più commovente così Giovanni solo ci ricorda questa parola di Gesù, e benché ce la presenti colla parola "disse", crediamo che corrisponda a quanto dicono i Sinottici che "egli gridò con, gran voce". Come l'infermo sospira la luce del giorno, così, fra quelle tenebre, e Gesù bramava che venisse tolto d'in sull'anima sua il pondo del peccato, e non appena vede nuovamente brillare la luce del volto di suo Padre, egli innalza quel grido di vittoria, la cui eco, si farà udire in tutti i secoli, e formerà l'argomento degli inni trionfanti degli angeli e dei credenti. L'opera che aveva accettata sin davanti la fondazione del mondo, e quindi proseguita in terra per oltre a trent'anni, in mezzo alle privazioni della povertà, alle tentazioni di Satana, alle contumelie ed all'odio degli uomini, eccola in poche ore condotta ad un esito felice Egli doveva ancora, è vero, morire; ma anche questo è compreso nel grido detelestai, imperocché a lui solo apparteneva di deporre la propria vita Giovanni 10:11,18, ed egli stava per darla. Praticamente, agile cosa era compiuta dal momento che egli aveva "posta l'anima sua per sacrificio per la colpa" Isaia 53:10, e niente ora poteva impedire l'adempimento di tutto il resto.

a) Quando, dall'alto della croce, il Signore gridò "tetelestai", egli proclamò la sconfitta di Satana, e l'insuccesso di tutti i suoi sforzi per tenere schiava la razza umana. Il potente ha trovato un più potente di lui. Col far morire Cristo in croce, Satana si lusingava di assicurare per sempre l'usurpato suo dominio: la croce fu invece il monumento della sua sconfitta, imperocché in quella il Messia, "avendo spogliate le podestà, e i principati, li ha pubblicamente menati in spettacolo, trionfando d'essi in esso Colossesi 2:15.

b) Con quella parola: "è compiuto", Gesù proclamò adempiuta l'opera di redenzione; la morte sua, espiazione sufficiente del peccato; avverata la profezia di Daniele Daniele 9:24, esser cioè quell'ora, il tempo fissato "per terminare il misfatto, e per far venir meno i peccati, e per far purgamento per l'iniquità, e per addurre la giustizia eterna". Da quel momento in poi Gesù sarà dinanzi a Dio la giustizia del peccatore; non vi sarà più, condannazione per quelli che sono in lui, perché "il Signore si compiaceva in lui per amore della sua giustizia" Isaia 42:21.

c) Con quella parola, Gesù proclama che tutte le esigenze della legge sono appieno soddisfatte, per quanto riguarda quelli che accettano Gesù come loro giustizia. La giustizia di Dio più non gli consente di punire quelli a pro dei quali Cristo ha già patito. "Egli ha fatto esser peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, acciocché noi fossimo fatti giustizia di Dio in lui" 2Corinzi 5:21.

d) Con quella parola, Gesù proclamò abolita la dispensazione dell'Antico Testamento, avendo egli adempiuto tutti i tipi e tutte le figure della legge cerimoniale, dimodoché i sacrifici ed i riti che erano obbligatori sotto la legge di Mosè, più non lo sono per i cristiani "perciocché il fin della legge è Cristo in giustizia ad ogni credente" Romani 10:4.

e) Con quella parola, Cristo dichiarò pure adempiute in lui medesimo tutte le profezie dell'Antico Testamento. Pietro ci dice 1Pietro 1:10, che lo studio prediletto dei profeti antichi consisteva nell'investigare che cosa significassero le cose loro rivelate dallo Spirito intorno a Cristo, e Giovanni dichiara, Apocalisse 19:10, che "la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia". Quei profeti avevano adempiuto fedelmente l'opera loro affidata; ma ora quella più non era necessaria, perché Gesù è il sommo profeta della dispensazione evangelica, e colla sua Parola, e col suo Spirito fa conoscere ai suoi la volontà di Dio.

f) Finalmente, con quella parola, Gesù dichiarò che quel suo sacrificio di sé medesimo in sulla croce era unico e completo, né mai doveva venir ripetuto. Bestemmiano adunque quelli che pretendono rinnovare il sacrificio di Cristo, mediante gl'incantesimi di un prete all'altare; imperocché senza spargimento di sangue nessun sacrificio espiatorio può essere efficace, e Cristo non ha delegato a nessuno, né in terra né in cielo, il potere di versar nuovamente il suo sangue. Paolo ci dice che "Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più" Romani 6:9, che "egli è entrato nel cielo stesso per comparire ora davanti alla faccia di Dio per noi" Ebrei 9:24. L'inevitabile conclusione di tali passi delle Scritture si è che Cristo ha offerto, a favore di tutti quelli che crederanno in lui fino alla fine dei tempi, un sacrificio perfetto, e che la messa della Chiesa Greca e Latina è una imitazione blasfematoria dell'inimitabile suo sacrificio. La messa invero falsifica la testimonianza di Cristo morente in croce, ed è la rovina delle anime che ad essa si affidano, Quando il Signore pronunziò quella parola, "sia che alzasse gli occhi a Dio e pensasse all'aver egli glorificato il Padre suo, e adempiuta l'opera affidatagli in terra; sia che abbassasse lo sguardo sulla terra, e contemplasse la potenza salvatrice che la sua croce presto eserciterebbe sopra milioni di esseri umani, quello dovette essere per Gesù un momento di intensissima gioia. Egli ha patito l'ultima tortura, ha reso l'ultimo servizio, ha adempiuto l'opera sua vicaria, e ben può esclamare: "È FINITO!" (Hanna).

La settima ed ultima parola di Cristo in sulla croce. Luca 23:46, è solo a riferirci questa parola, la quale, senza dubbio, seguì immediatamente la precedente: "Gesù avendo gridato con gran voce, disse: Padre, io rimetto lo spirito mio nelle tue mani. "Alla dolorosa esperienza dell'abbandono è succeduta ora quella della piena fiducia e della gioia; il grido di angoscia: "Mio Dio, mio Dio" dà luogo al nome abituale ed amorevole di "Padre". "Le tenebre passano, e già risplende la vera luce" 1Giovanni 2:8, che non verrà oscurata mai più, e nel linguaggio di quei Salmi, che erano sempre sulle sue labbra Salmi 31:6, con voce che si fece udire tutto all'intorno, Gesù affida al suo Padre celeste l'anima sua, per tutto il tempo durante il quale il corpo suo giacerà nel sepolcro. Con queste parole, il Salvatore dichiara che la sua natura umana consiste di un corpo e di un'anima, che l'anima sua non sarà annichilata dalla morte, ma continuerà a sussistere, anche separata dal corpo, e che egli appieno si affida in Dio, che vorrà riceverla e custodirla in sicurezza e felicità perfetta, finché non venga nuovamente riunita al corpo al terzo giorno. Sono stati scritti, per spiegare che cosa avvenisse dell'anima di Cristo, dopo che egli ebbe reso lo Spirito, volumi senza numero, dei quali si sarebbe potuto fare a meno, se gli uomini si fossero accontentati di ricevere il semplice insegnamento della Parola di Dio. Cristo, avendo rimesso lo Spirito suo nelle mani del Padre, e il Padre avendo accettato il sacro deposito, è chiaro che fra la morte e la risurrezione, l'anima di Cristo era col Padre in cielo, il che d'altronde è comprovato pure dalle parole di Cristo al malfattore pentito Luca 23:43. Guidata da questi passi, e dalle consimili dichiarazioni di Paolo che il partire dal corpo è un "andare ad abitare col Signore" 2Corinzi 5:8, e che il "partire di questo albergo ed essere con Cristo è di gran lunga migliore" Filippesi 1:23, la Chiesa Presbiteriana in Gran Bretagna, in Irlanda ed in America, ha sempre rigettato il purgatorio romano, o qualsiasi stato intermedio per le anime dei morti, come contrario alle Scritture, e sostiene nelle sue confessioni di fede che "le anime dei fedeli, alla loro morte, sono rese perfette in santità, e passano immediatamente alla gloria; e i corpi loro, essendo sempre uniti a Cristo, riposano nella tomba fino alla risurrezione. La dottrina che Cristo discese all'inferno non ha altro fondamento che una esegesi erronea delle parole: "Andò a predicare agli spiriti che sono in carcere" di 1Pietro 3:19; mentre l'articolo del Credo: "discese all'inferno", che alcuni ritengono così tenacemente come se fosse parola inspirata, altro non è che una falsificazione introdotta nel Credo alla fine del quarto secolo dalla Chiesa di Aquileia, e non ricevuta dalla generalità che alla fine del sesto. Per ulteriori informazioni su questo soggetto, Vedi Pearson sul Credo, o il Credo del Rev. Teofilo Gay, Firenze 1883.

E, chinato il capo, rendè lo Spirito

Benché Diodati traduca "rendè" in tutti e quattro gli Evangelisti, due soli fanno uso della medesima espressione; ma tutti fanno chiaramente intendere elle la morte del Messia fu pienamente volontaria e spontanea, come lo prova pure l'alto grido che l'accompagnò. Essa non fu dunque semplicemente il risultato del suo fisico indebolimento. Fino a quell'istante, il Signore, in mezzo a tutte le sue torture, aveva tenuto il capo eretto; ora lo china, significando che depone la vita, e l'amato suo discepolo osserva e ricorda questo minuto particolare dei suoi ultimi momenti. Ci ripugna di seguire Strauss, Hanna ed altri nelle loro congetture riguardo alla causa fisica della morte di Cristo; è questo un argomento troppo sacro per consimili speculazioni, senza contare che non sarà mai possibile di giungere, a questo riguardo, ad una conclusione soddisfacente. Con Milligan crediamo che le ricerche fatte su questo punto urtano il sentimento cristiano assai più che non soddisfino ad uno spirito legittimo di ricerca scientifica.

PASSI PARALLELI

Giovanni 19:28

Giovanni 4:34; 17:4; Genesi 3:15; Salmi 22:15; Isaia 53:10,12; Daniele 9:24,26; Zaccaria 13:7

Matteo 3:15; Romani 3:25; 10:4; 1Corinzi 5:7; Colossesi 2:14-17; Ebrei 9:11-14,22-28

Ebrei 10:1-14; 12:2

Giovanni 10:11,18; Matteo 20:28; 27:50; Marco 15:37; Luca 23:46; Filippesi 2:8; Ebrei 2:14-15

RIFLESSIONI

1. "C'insegni l'esempio di Ponzio Pilato quali misere creature sieno anche i più grandi fra gli uomini, quando non sono guidati da principi elevati, e non credono in un Dio che governa i regnanti. Il più umile operaio che possiede la grazia e tenie Iddio, è, agli occhi del Creatore, più nobile di un re, di un governatore, di un uomo di Stato, il cui primo scopo non è già di far quello che è giusto, bensì di piacere al popolo. Avere una coscienza in privato ed un'altra in pubblico; una norma di doveri per le anime nostre ed un'altra per gli atti pubblici; vedere chiaramente quello che è bene dinanzi a Dio, eppure fare il male, per amore di popolarità ciò può parere a taluni retto, politico, abile e sapiente; ma un tal carattere, nessun cristiano lo potrà mai rispettare. Domandiamo al Signore che al nostro paese non manchino mai uomini altolocati, i quali non solo pensino rettamente, ma abbiano il coraggio di agire in conformità delle loro convinzioni, senza inchinarsi alle opinioni altrui. Uomini i quali, come Ponzio Pilato, sempre intrigano, sempre cercano compromessi, e si lasciano guidare dall'opinione anziché guidarla; uomini che temono di fare il bene per timore di offendere qualcuno, e son pronti a fare il male, per acquistar popolarità, sono i peggiori rettori che un paese possa avere. Sono spesso il più grave castigo che Dio mandi ad una nazione per i suoi peccati" (Ryle).

2. In Giovanni 19:17 leggiamo che Cristo s'avviò verso il Golgota, portando la sua croce. Questo era parte del castigo inflitto ai più vili malfattori, e Gesù l'accettò, perché era stato "fatto maledizione per noi". Ma in questo egli ci si presenta pure come il grande sacrificio per il peccato. In Levitico 16:27, era prescritto: "Portisi fuori del campo il giovenco del sacrificio per lo peccato, e il becco del sacrificio per lo pescatore, il cui sangue sarà stato portato dentro al Santuario, per farvi purgamento. "Paolo allude a questo sacrificio quando ricorda ai Cristiani d'infra gli Ebrei, familiari colla legge di Mosè, che Gesù "ha sofferto fuor della porta".

3. Le quattro sorgenti dalle quali procedettero le beffe e gl'insulti accumulati sopra Gesù in croce, ben rappresentano le varie classi di nemici della religione. I passanti rappresentano la indifferenza religiosa; i principali sacerdoti, gli scribi e gli anziani raffigurano gli ipocriti in religione; i soldati sono i satelliti dell'autorità secolare in ogni servile ubbidienza ai loro superiori; i ladroni infine rappresentano i malvagi dichiarati. Da ogni parte piovve sul capo di Cristo in croce una fitta sequela di contumelie e di scherni. Ma Gesù "oltraggiato, non oltraggiava all'incontro" 1Pietro 2:23.

4. Le sofferenze di Cristo non ebbero termine, se non quando egli ebbe compiuta tutta l'opera che era venuto a fare. Non solo soffrì la malizia estrema dei suoi nemici, ma adempì tutte le profezie, e tutti i tipi furono realizzati in lui. Pagò tutto ciò che Dio aveva determinato si dovesse pagare per la espiazione del peccato, sicché nessun riscatto è più dovuto per il peccatore. Egli adunque, adempì perfettamente tutta quanta l'opera della nostra redenzione, acquistandoci tutte quante le grazie che occorrevano a renderci, perfetti.

5. Dalla fondazione del mondo in poi, non venne mai pronunziata parola così importante e così ricca di significato, come quella che il Signor Gesù, prima di rimettere lo spirito nelle mani del Padre, proferì dall'alto della croce: "Ogni cosa è compiuta!" Quella parola annunzia adempiuta la profezia, condotta a termine la grande opera della redenzione, distrutta per i credenti la morte, ed acquistata ad essi ogni maniera di benefizi temporali ed eterni. Qual ricca miniera di conforto e di allegrezza quella parola contiene per ogni credente! L'anima nostra riposa sull'opera compiuta da Gesù Cristo. Né il peccato, né Satana, né la legge più potranno condannarci all'ultimo giorno. Abbiamo un Salvatore che ha tutto fatto, tutto pagato, tutto adempiuto quanto era necessario per la nostra redenzione. Ben possiamo dire con l'apostolo: "Chi sarà quel che condanni? Cristo è quel che è morto, ed oltre a ciò ancora è risuscitato; il quale eziandio è alla destra di Dio, il quale eziandio intercede per noi" Romani 8:34. Se guardiamo alle nostre opere, ben ci possiamo vergognare della loro imperfezione; ma, se crediamo, la pace rientrerà nel nostro cuore, guardando all'opera compiuta di Cristo, e ci sentiremo "perfetti in lui".

6. Per quanto ci ripugni di speculare sulla causa fisica della morte di Cristo, siamo disposti a dare ascolto a chiunque ne parli colla dovuta riverenza. Leggiamo nel commento di Ryle: "Il Dott. Stroud, dotto e, pio medico, che scrisse un trattato su quel soggetto nel 1847", emise un'idea che trovò il sostegno di tre eminenti dottori di Edimburgo: Sir James Simpson, il Dott. Begbie e il Dott. Struthers. Egli crede che la causa immediata della morte del Signore fu la rottura del cuore. Simpson ammette che tutte le circostanze che accompagnarono quella morte il gran grido che indica non ancora esauste le forze, lo spirare quasi subitaneo confermano questa teoria. Egli dice che "vivissime emozioni possono talvolta produrre la lacerazione o la rottura delle pareti del cuore", ed aggiunge "Se mai cuore umano fu travagliato e tormentato, questo fu certo il cuore di Gesù. Finalmente egli osserva che la rottura del cuore spiegherebbe in parte che dal fianco trafitto del Signore venissero fuori sangue ed acqua".

MIRACOLI E FATTI STRAORDINARI CHE ACCOMPAGNARONO LA MORTE DI CRISTO Matteo 27:51-54; Marco 15:38-39; Luca 23:47-48

La cortina squarciata. Per l'esposizione, Vedi Matteo 27:51-53.

Il terremoto e l'apertura dei monumenti. Per l'esposizione Vedi Matteo 27:51-53.

La testimonianza del centurione a Cristo. Mutato contegno della folla. Matteo 27:54; Marco 15:39; Luca 23:47-48. Per l'esposizione Vedi Matteo 27:54.

Riferimenti incrociati:

Giovanni 19:30

Giov 19:28; 4:34; 17:4; Ge 3:15; Sal 22:15; Is 53:10,12; Dan 9:24,26; Zac 13:7; Mat 3:15; Rom 3:25; 10:4; 1Co 5:7; Col 2:14-17; Eb 9:11-14,22-28; 10:1-14; 12:2
Giov 10:11,18; Mat 20:28; 27:50; Mar 15:37; Lu 23:46; Fili 2:8; Eb 2:14,15


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