Nuova Riveduta:

Giovanni 20:31

ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

C.E.I.:

Giovanni 20:31

Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Nuova Diodati:

Giovanni 20:31

Ma queste cose sono state scritte, affinché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Bibbia della Gioia:

Giovanni 20:31

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Giovanni 20:31

ma queste cose sono scritte, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figliuol di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Diodati:

Giovanni 20:31

Ma queste cose sono scritte, acciocchè voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figliuol di Dio; ed acciocchè, credendo, abbiate vita nel nome suo.

Commentario:

Giovanni 20:31

30 Giovanni 20:30-31. CONCLUSIONE PRIMITIVA DELL'EVANGELO DI GIOVANNI

30. Or Gesù fece ancora, in presenza dei suoi discepoli, molti altri miracoli, i quali non sono scritti in questo libro. 31. Ma queste cose sono scritte, acciocché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figliuol di Dio; e acciocché, credendo, abbiate vita nel nome suo.

Giunto alla chiusa del suo lavoro, Giovanili lo riassume, dichiarando, in queste parole, di non aver voluto scrivere una storia completa di Cristo, ma solo raccontare di lui alcuni fatti atti a convincere i lettori esser egli il Cristo, il Figliuolo di Dio. Le parole: "Gesù fece ancora molti altri miracoli, "segni", indicano che quelli raccontati da Giovanni sono scelti fra molti altri consimili, tutti operati dal Signore durante il suo ministero terreno, e che egli avrebbe potuto raccontare come testimone oculare. Insieme alla propria testimonianza, egli dice di poter recare pure quella degli altri discepoli, imperocché Gesù sempre compì i suoi miracoli in presenza di tutti quelli che aveva scelti per esser fedeli testimoni delle opere sue, "in tutto il tempo che egli era andato e venuto fra loro" Atti 1:21. Lo scopo di Giovanni, non solo nel ricordare quei miracoli, ma in tutto il suo Vangelo, era di stabilire due verità importantissime:

1. che l'uomo Gesù era il CRISTO, il Messia, il liberatore d'Israele;

2. che questo Messia era il FIGLIUOL DI DIO.

L'Unto del Signore non è solamente vero uomo; egli è altresì vero Dio. Il primo di quei titoli era ufficiale, l'altro personale. Se non fosse stato Figliuolo di Dio, il Messia non avrebbe potuto far nulla per l'uomo perduto; d'altra parte, per poterci redimere, il Figliuolo di Dio doveva divenir Messia. I due fatti costituiscono "tutta la pienezza che è piaciuto al Padre che abitasse in lui" Colossesi 1:19. Oltre a ciò, lo scopo dell'Evangelista non è semplicemente di rivelar più pienamente Gesù come Cristo e come Figliuol di Dio; ma pure di condurre gli uomini alla vita eterna mediante la fede in lui. Milligan ci sembra restringere soverchiamente il senso della parola "credendo", quando dice non aver essa qui il senso di "condurre alla fede", poiché già la possedevano quelli per i quali Giovanni scriveva, bensì il senso di "fortificare nella fede", mediante una conoscenza sempre più completa del Signore, quelli che già hanno creduto in lui. Senza dubbio Giovanni scrisse a che, leggendo il suo Vangelo, i credenti potessero crescere "nella grazia e nella conoscenza del Signore" 2Pietro 3:18; ma nessuno ci farà mai credere che, al pari del suo Maestro, egli non avesse primieramente in vista gli inconvertiti, gli ignoranti, quelli di fuori. La conversione dei peccatori, non meno che l'edificazione dei credenti in fede, santità ed amore, ecco lo scopo nobilissimo che si propose il vecchio apostolo nello scrivere il suo Vangelo.

PASSI PARALLELI

Giovanni 21:25; Luca 1:3-4; Romani 15:4; 1Corinzi 10:11; 2Timoteo 3:15-17; 2Pietro 3:1-2

1Giovanni 1:3-4; 5:13

Giovanni 20:28; 1:49; 6:69-70; 9:35-38; Salmi 2:7,12; Matteo 16:16; 27:54; Luca 1:4

Atti 8:37; 9:20; Romani 1:3-4; 1Giovanni 4:15; 5:1,10,20; 2Giovanni 9; Apocalisse 2:18

Giovanni 3:15-16,18,36; 5:24,39-40; 6:40; 10:10; Marco 16:16; 1Pietro 1:9

1Giovanni 2:23-25; 5:10-13

Luca 24:47; Atti 3:16; 10:43; 13:38-39

RIFLESSIONI

1. Questo capitolo non si occupa d'altro che della risurrezione di Cristo dai morti, e dei fatti che la comprovano. I Sinottici dànno essi pure una importanza speciale a quel grande evento; ed è naturale, imperocché la risurrezione di Cristo è, insieme alla sua morte, il fatto più importante della storia del mondo. Il Cristianesimo tutto intero si fonda su queste due basi: Cristo morto pei nostri peccati; Cristo risuscitato al terzo giorno per la nostra giustificazione. Le prove che della risurrezione di Cristo ci fornisce l'Evangelo sono di varie specie: il sepolcro vuoto, coi panni funebri disposti in bell'ordine, quale lo videro Pietro, Giovanni e le donne Galilee che vi si erano recate all'alba del primo giorno della settimana, per imbalsamare il corpo di Gesù; l'apparizione di Cristo stesso a Maria Maddalena ed alle sue compagne, poi a Pietro, ai suoi discepoli sulla via di Emmaus, alla Chiesa tutta intera riunita nell'alto solaio, e specialmente, otto giorni dopo, all'incredulo Toma nello stesso luogo, quindi in Galilea a cinquecento discepoli riuniti 1Corinzi 15:6. A conferma di un tal fatto, la legge giudaica non richiedeva che due o tre testimoni, purché degni di fede; ma qui abbiamo gli undici apostoli, e dietro a loro tutti quanti i credenti della Chiesa di quei primi tempi, i quali tutti attestano con giubilo che "il Signore è veramente risuscitato". Sono dunque senza scusa alcuna gl'increduli e gli scettici dei tempi posteriori.

2. Giovanni non consacra meno di diciotto versetti di questo capitolo a raccontarci quello che avvenne a Maria Maddalena. Questa donna era stata dal Signore liberata da sette demoni Marco 16:9; Luca 8:2, e da quell'ora era divenuta una delle sue più riconoscenti ed affezionate seguaci. Le si è fatto un gran torto, confondendo colla donna peccatrice di Marco 14:3 Vedi Nota in loco Marco 14:3, del che la Scrittura non ci dà la minima prova. Fu cospicua fra le pie donne Galilee che ministrarono al Signore durante la sua carriera terrena, e nessuna sembra averlo amato al pari di essa. Quell'amore la condusse a stare appiè della croce finché non fosse spirato Gesù, ed a ritornare all'alba del primo giorno della settimana per rendere alla sua salma gli ultimi onori. Trovato vuoto il sepolcro, non se ne può dar pace, e rimane nelle vicinanze colla speranza di ritrovare quel corpo che supponeva essere stato trafugato. In breve, avendo molto ricevuto, essa ama molto, ed amando molto, opera molto, per provare la realtà dell'amor suo. Con un tanto esempio d'amore dinanzi agli occhi nostri, Ryle domanda: "Come va che molti, i quali pur si professano e si chiamano cristiani, fanno così poco per quel Salvatore del quale portano il nome? Come mai tanti, di cui la carità non ci permette di negare che abbiano ricevuto la fede e la grazia, lavorano così poco, dànno così poco, parlano così poco, si affaticano così poco, per promuovere la causa di Cristo e la gloria sua nel mondo? Questo fatto non può avere altra spiegazione che la poca importanza che tali persone dànno alle grazie ricevute dal Signore. Chi non si sente peccatore nulla fa; chi sente poco il suo peccato fa poco altresì. Chi invece è profondamente conscio del proprio peccato e della propria corruzione; chi sente che, senza il sangue e l'intercessione di Gesù, egli non avrebbe altra prospettiva che l'inferno quello altresì è l'uomo che darà i suoi averi e sé stesso per Cristo, e non crederà mai di aver fatto abbastanza per la sua gloria. Domandiamo ogni giorno al Signore di farci sentire quanto sia peccaminoso il peccato, e quanto sia meravigliosa la grazia di Cristo, ed allora cesseremo dall'esser freddi e tiepidi e noncuranti nel lavorare per Lui".

3. È probabile che nel primo eccesso della sua gioia, Maria Maddalena si gettò ai piedi di Gesù, decisa di attaccarsi sempre più fermamente a lui, nella persuasione che la presenza personale di Gesù fosse il gran baluardo contro ad ogni male; la sua assenza, il maggior pericolo. Quella dimostrazione di sentimento egoista provocò il dolce rimprovero: "Non toccarmi! Vi sarà tempo per questo, poiché non fo ancora ritorno al Padre mio. Ho un'opera di premura da confidarti: corri ai miei fratelli, che ancora non sanno nulla, e di' loro che io salgo al Padre mio e al Padre vostro; all'Iddio mio e all'Iddio vostro". Gesù preferisce vederci attivi al suo servizio, facendo del bene agli altri, anziché goderci da soli la sua presenza e la sua grazia.

4. Degli angeli sappiamo solo quel poco che ce ne dice la Scrittura. Sono i messaggeri di Geova, "possenti di forza, che fanno ciò ch'egli dice, ubbidendo alla voce della sua parola" Salmi 103:20. Sono "spiriti ministratori, mandati a servire, per amor di coloro che hanno ad ereditare la salute" Ebrei 1:14. Quelli che apparvero al sepolcro adempivano ad entrambi questi uffici. Un angelo, parlando a Giovanni, si chiamò "suo conservo, e dei suoi fratelli profeti" Apocalisse 22:9. Sono però esseri di natura affatto diversa dalla nostra, ed è cosa certa che la Scrittura, né qui né altrove, ci autorizza minimamente a pregare gli angeli, o a render loro qualsiasi specie di culto, come se fossero divini.

5. Le parole di Gesù in Giovanni 20:17 ci ricordano che, se il Signore non fosse asceso in cielo e non si fosse seduto alla destra di Dio, la sua risurrezione sarebbe stata di ben poco valore per noi. La sua entrata nel cielo, per comparire alla presenza di Dio per noi, è la gran sorgente della consolazione per il cristiano. Non è senza ragione che alla domanda: "Chi sarà quel che li condanni?" Paolo risponde: "Cristo è quel che è morto, ed oltre a ciò ancora è risuscitato; il quale eziandio è alla destra di Dio, il quale eziandio intercede per noi" Romani 8:34. La morte, la risurrezione, l'ascensione, la intercessione di Cristo sono quattro grandi fatti che non devono mai venir separati l'uno dall'altro.

6. Qualunque sia il senso, attribuito al versetto Giovanni 20:23 badiamo a non dare ai ministri di qualsiasi denominazione un posto, un potere, un privilegio che Cristo non si sognò mai di dar loro. Il dare ai ministri un posto che loro non si compete è stato la radice di superstizioni e di corruzioni infinite nella Chiesa di Cristo. Considerare i ministri come mediatori fra l'anima e Dio, confessar loro in privato le proprie colpe, e domandarne ad essi il perdono, è un sistema al quale la Scrittura non offre base alcuna, è una porta aperta ad ogni specie di male. È un sistema ugualmente dannoso ai ministri ed al popolo. Esso rovina l'Evangelo, e attenta all'ufficio sacerdotale di Cristo.

7. Brown così chiude il suo commento su questo capitolo: "È bello il nesso fra le ultime parole di Gesù a Toma, e Giovanni 20:30-31. Lo si può spiegare così: "il Signore ha proclamato beati quelli che non avranno veduto, eppure avranno creduto; ed egli è appunto per raggiungere questo scopo che questo Vangelo è stato scritto, affinché quelli che lo leggeranno possano credere in Gesù qual Messia e qual figliuol di Dio, e credendo aver vita nel nome suo benedetto".

Riferimenti incrociati:

Giovanni 20:31

Giov 20:28; 1:49; 6:69,70; 9:35-38; Sal 2:7,12; Mat 16:16; 27:54; Lu 1:4; At 8:37; 9:20; Rom 1:3,4; 1G 4:15; 5:1,10,20; 2G 1:9; Ap 2:18
Giov 3:15,16,18,36; 5:24,39,40; 6:40; 10:10; Mar 16:16; 1P 1:9; 1G 2:23-25; 5:10-13
Lu 24:47; At 3:16; 10:43; 13:38,39

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