Nuova Riveduta:

Giovanni 5:1

Gesù guarisce un paralitico a Betesda
Gv 7:19-24; 9:1-17
Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

C.E.I.:

Giovanni 5:1

Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Nuova Diodati:

Giovanni 5:1

Guarigione del paralitico di Betesda
Dopo queste cose, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Bibbia della Gioia:

Giovanni 5:1

I Farisei protestano.
In seguito, Gesù tornò a Gerusalemme in occasione di una festa religiosa ebraica.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Giovanni 5:1

Il paralitico di Betesda
Dopo queste cose ci fu una festa de' Giudei, e Gesù salì a Gerusalemme.

Diodati:

Giovanni 5:1

DOPO queste cose v'era una festa de' Giudei; e Gesù salì in Gerusalemme.

Commentario:

Giovanni 5:1

CAPO 5 - ANALISI

1. La guarigione di un paralitico alla piscina di Betesda, occasione di crescente antagonismo dei Giudei contro Cristo. Nei tre precedenti capitoli, l'Evangelista ci ha raccontato come Gesù si offrì qual Salvatore, a persone che rappresentavano la discendenza di Abrahamo, così in Giudea come in Galilea, nonché ai Samaritani. Con questo capitolo egli comincia ad esporre la lotta fra la fede e l'incredulità riguardo alla persona e all'opera del Signore lotta che terminò colla vittoria dei rettori dei Giudei, e colla crocifissione di Gesù. Giovanni connette lo sviluppo di questa incredulità e di quell'odio crescente dei Giudei contro Gesù con tre notevoli miracoli compiuti dal Salvatore in Gerusalemme: la guarigione del paralitico di Betesda Giovanni 5:1-47, la vista data al cieco nato Giovanni 9:1-41, e la risurrezione di Lazzaro Giovanni 11:1-57; e siccome la prima aperta manifestazione di quell'odio accadde in seguito al miracolo che vien ricordato in questo capitolo, è naturale che tal miracolo ci venga raccontato prima degli altri. La potenza sanatrice manifestata nella immediata guarigione di un uomo, il quale per circa quarant'anni avea sofferto senza speranza, era cosa da non potersi mettere in dubbio. Ma quando si vuole ad ogni modo accusar qualcuno, non è difficile trovare il pretesto; ed in questo caso, il pretesto fu che il miracolo era stato compiuto, e l'uomo guarito aveva avuto l'ardire di portare il suo letto in giorno di Sabato. Par certo che il Signore scegliesse appositamente il Sabato, per operar questa guarigione, affin di aver così l'occasione di predicar le grandi verità contenute nel resto del capitolo. Più tardi i rettori seppero che il miracolo era stato operato da Gesù, e il delitto del paralitico guarito fu scordato nella loro indignazione contro il suo glorioso benefattore. Subito cospirano per ucciderlo, tanto più che, in risposta alle loro persecuzioni, egli avea dichiarato che "Dio era suo padre", "facendosi", come stimavano, "uguale a Dio" Giovanni 1-19.

2. Gesù si proclama Figlio di Dio, in virtù della sua natura e delle sue prerogative. Egli asserisce (a) la perfetta unità ed armonia fra il Padre e il Figlio, in pensieri, in disegni, in volontà; (b) la sua propria onnipotenza divina, imperocché nulla vien fatto dal Padre suo, che non possa fare egli pure; (c) la propria divina onniscienza, poiché "il Padre gli mostra tutte le cose ch'egli fa"; (d) il potere di dar vita, che abita in lui così pienamente come nel Padre, poiché "il Figliuolo vivifica coloro ch'egli vuole"; (e) finalmente egli annunzia che "tutto il giudizio è stato dato al Figliuolo", non solo per il governo del mondo, ma pure per richiamare i morti dal sepolcro, e pronunziare l'irrevocabile sentenza dei buoni e dei malvagi all'ultimo giorno Giovanni 5:19-30.

3. La testimonianza addotta in appoggio dei suoi diritti. A norma della legge giudaica, la testimonianza di un solo non poteva venir ricevuta. Gesù dunque concede ai suoi uditori che, se quanto aveva detto riposasse sulla sua sola parola, essi avrebbero il diritto di rigettarla, come insufficiente, "non verace" secondo la loro legge dei testimoni. Ma il Signore prova che tal non è il caso; anzi adduce testimonianze indipendenti e complete, "due o tre testimoni" Deuteronomio 17:6; 1Timoteo 5:19; Ebrei 10:28, di quanto egli ha asserito cioè: il Battista; i miracoli che egli ha compiuto, mediante i quali suo Padre stesso gli rende testimonianza; e le Scritture di verità, scritte da Mosè e dai profeti Giovanni 5:31-47.

Giovanni 5:1-18. LA GUARIGIONE MIRACOLOSA ALLA PISCINA DI BETESDA, E IL CRESCENTE ANTAGONISMO DEI GIUDEI CONTRO A GESÙ, CUI ESSA DIEDE OCCASIONE

Cristo guarisce un paralitico a Betesda, Giovanni 5:1-9

1. Dopo queste cose v'era una festa del Giudei; e Gesù salì in Gerusalemme

Alla fine del capitolo precedente la scena dei lavori del Signore era la Galilea, dove lo ritroviamo al cap. 6, predicando e facendo miracoli. Nell'intervallo, egli era salito in Gerusalemme per una festa dei Giudei. L'Evangelista non ci dice di qual festa speciale si trattasse; se così avesse fatto, non avremmo avuto tante discussioni per identificarla, imperocché la festa qui mentovata è uno dei punti di partenza per determinare la durata del ministero del Signore. Nel corso di questo Vangelo, Giovanni fa menzione di tre Pasque: la prima poco dopo il principio del suo ministero Giovanni 2:13; la seconda alla quale Cristo non fu presente Giovanni 6:4; la terza nella quale egli fu crocifisso Giovanni 11:55; se dunque la "festa" di questo versetto fosse stata anch'essa una Pasqua, il ministero del Signore avrebbe durato tre anni ed alcuni mesi; nel caso contrario, due anni ed alcuni mesi solamente. È questa una questione meramente speculativa, di nessunissima importanza per la fede, e che non si potrà mai decidere con certezza matematica; ma che non si può passare affatto sotto silenzio. La base dalla quale partono tutti i calcoli su questo soggetto si trova nelle parole di Gesù ai suoi discepoli, vicino al pozzo di Giacobbe: "Non dite voi che vi sono ancora quattro mesi infino alla mietitura?" Si dice, che siccome Giovanni specifica, in altri passi, la festa dei Tabernacoli Giovanni 7:2; della Dedicazione Giovanni 10:22, e le feste della Pasqua Giovanni 2:13; 6:14; 11:55, mentre questa è lasciata senza nome, e perfino senza articolo determinativo, è impossibile che si tratti della Pasqua, la più importante di tutte le solennità giudaiche; e, rigettata quella, non v'è festa nel calendario giudaico in cui qualche commentatore non abbia voluto ravvisare quella che ci occupai Keppler suggerisce la festa di Purim, e dopo di lui, quelli che rigettano l'opinione che la festa di cui è parlato in questo versetto fosse la Pasqua, hanno accettato la sua teoria. Secondo Godet, il Signore salì a Gerusalemme per la festa di Purim e l'intento di rimanervi fino alla Pasqua; ma il conflitto che seguì la guarigione del paralitico lo consigliò a tornarsene subito in Galilea, e a star lontano da Gerusalemme per la Pasqua seguente, Giovanni 6:4 non tornandovi che per la festa dei Tabernacoli, alla fine di Settembre. Per chi sostiene questa teoria, la Pasqua del cap. 6 fu la seconda durante il ministerio di Cristo. La festa di Purim, così detta dal trarre la sorte Pur, Ester 3:7, fu istituita in Susan, per commemorare la grande liberazione della nazione giudaica per opera della regina Ester e di Mardocheo, quando Haman ne avea tramato l'eccidio generale. Si osservava per due giorni, il 14 e 15 Adar, cioè Marzo Ester 9:22, 26-27. Non era una festa religiosa, ma meramente politica; era espressamente proibito celebrarla di Sabato, e le tribù non erano tenute di concorrere a Gerusalemme per osservarla, potendosi essa celebrare in ogni città, villaggio, o casa isolata in tutto il paese, mediante conviti, danze ed altri divertimenti mondani. E molto improbabile che Gesù abbia scelto una festa di quel genere per salire in Gerusalemme, considerando specialmente che essa non riuniva nella capitale nessun concorso straordinario di popolo, e che due mesi dopo doveva aver luogo la Pasqua. Benché i sostenitori della festa di Purim mantengano che il Sabato non era necessariamente uno dei giorni della festa, chi legge senza preconcetti, il passo tutto intero, Giovanni 2-9, deve arrivare alla conclusione opposta; poiché, se non fosse stato per quanto accadde in quel giorno, non c'è ragione perché Giovanni avesse parlato di "una festa". Le obbiezioni principali al ritener questa festa per una Pasqua, sono:

1) L'assenza dell'articolo dinanzi alla parola "festa"; ma, benché l'articolo manchi nel maggior numero delle versioni e dei MSS antichi, lo si trova nel Sinaitico e in altri otto MSS unciali, in due dei migliori fra i corsivi e in due antiche Versioni egizie; oltre a che, i più fra i commentatori primitivi "Ireneo, del secondo secolo fra gli altri", ritengono che la festa qui mentovata fosse una Pasqua. "Di più", osserva Brown, "Middleton (L'articolo Greco), ha provato che precisamente in casi come il presente, se l'articolo è omesso, esso è sottinteso, e quindi si ha il senso definito".

2) Si obbietta poi che, se questa festa fu una Pasqua, un anno intero deve esser trascorso fra questa e la Pasqua ricordata nel capitolo seguente, e sembra incredibile che l'Evangelista abbia passato interamente sotto silenzio i fatti occorsi durante un così lungo periodo. Questa obbiezione avrebbe molto peso se l'intento di Giovanni fosse stato, come quello dei Sinottici, di raccontarci il ministero di Gesù in Galilea; ma scrivendo egli per completare le loro narrazioni, e limitandosi al ministero di Cristo in Giudea e in Perea, "coll'eccezione dei due miracoli di Cana, della moltiplicazione dei pani, ed il discorso che ne fu il seguito al cap. 6" Giovanni 6:1-71, tale obbiezione non ha più fondamento alcuno. È probabile che il Signore ritornò in fretta in Galilea a motivo del contegno ostile dei Giudei Giovanni 5:18, e che da questa stessa Pasqua venisse contato il giorno, Sabato secondo primo, nel quale i discepoli svelsero le spighe di grano nel Sabato, Vedi note Luca 6:1. In tali circostanze era affatto naturale che risorgesse la controversia coi Farisei, riguardo all'osservanza del Sabato.

3) Un altro argomento per provare che questa festa non era una Pasqua consiste nel dire che, siccome Gesù rimase certamente in Galilea per la Pasqua seguente Giovanni 6:4, e ritornò in Gerusalemme solo per la festa dei Tabernacoli nel Settembre susseguente, egli sarebbe stato assente da Gerusalemme un anno e sei mesi, il che non si concilia colla sua rigorosa osservanza della legge giudaica; ma una risposta convincente si trova nelle parole di Giovanni 7:1 "Gesù andava attorno per la Galilea, perciocché non voleva andare attorno perla Giudea, conciossiaché i Giudei cercassero d'ucciderlo". Dopo avere accuratamente pesate le prove delle due parti, inchiniamo decisamente a credere che "la festa" qui accennata fu una Pasqua, cioè la seconda delle quattro che occorsero durante il ministero di Gesù.

PASSI PARALLELI

Giovanni 2:13; Esodo 23:14-17; 34:23; Levitico 23:2-4; Deuteronomio 16:16; Matteo 3:15; Galati 4:4

Riferimenti incrociati:

Giovanni 5:1

Giov 2:13; Eso 23:14-17; 34:23; Lev 23:2-4; De 16:16; Mat 3:15; Ga 4:4

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