Nuova Riveduta:

Giovanni 1:12

ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome,

C.E.I.:

Giovanni 1:12

A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,

Nuova Diodati:

Giovanni 1:12

ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome,

Bibbia della Gioia:

Giovanni 1:12

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Giovanni 1:12

ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome;

Diodati:

Giovanni 1:12

Ma, a tutti coloro che l'hanno ricevuto, i quali credono nel suo nome, egli ha data questa ragione, d'esser fatti figliuoli di Dio;

Commentario:

Giovanni 1:12

12. Ma a tutti coloro che l'han ricevuto,

In mezzo all'incredulità universale il Signore si era pur serbato "alcun piccolo rimanente", il quale "aspettava la consolazione d'Israele", e lo accorse come un amico lungamente desiderato (Simeone, Anna ed altri i cui nomi non sono ricordati Luca 1:25-38). Le parole: "tutti coloro che l'han ricevuto", benché, in apparenza abbraccino meno persone che "i suoi" del versetto precedente, hanno in realtà un senso assai più esteso, perché, racchiudono non solo gli individui che credettero fra i Giudei, ma pure tutti quelli, i quali in ogni paese o in ogni popolo han ricevuto o riceveranno nei loro cuori la Parola incarnata come essendo il Figlio eterno di Dio e l'unico Salvatore dei peccatori. Il vocabolo greco qui tradotto "ricevuto" non è quello stesso che Diodati traduce pure "ricevuto" alla fine del versetto precedente; ricevuto, usato qui dice assai più di accettato del ver. undici; quest'ultimo verbo mette l'accento sulla volontà che acconsentiva o ricusava di ricevere; l'altro esprime una possessione conquistata. Il ricevere Cristo a questo modo vuol dire esser persuaso nella mente della verità, e riceverla con cuore giulivo e volenteroso. E questa una delle molte maniere colle quali la Scrittura descrive quella fede giustificante che unisce l'anima a Cristo.

i quali credono nel suo nome,

Diodati ha tolto queste parole dalla fine del versetto, dove si trovano nel Greco, per unirle più strettamente alla clausola precedente, che esse spiegano, come spiegano pure il titolo di "figliuoli di Dio" dato subito dopo ai credenti. Credere a Cristo col cuore, è riceverlo; riceverlo è credere in lui. E nel suo nome è costruzione caratteristica di Giovanni: la si trova trentacinque volte nel suo Vangelo, e tre nella sua prima Epistola; e la Scrittura non usa mai questa frase, parlando di qualsiasi creatura. "Credere qualcuno, significa dar credito alla testimonianza di una persona ed è detto dei profeti e anche di Cristo. Ma credere in o nel nome di qualcuno, indica quella fiducia che si può riporre solo in Dio. Applicata, come è il caso qui e in tanti altri posti, al Signor Gesù Cristo, vuol dire che le persone di cui si parla pongono una suprema fiducia in lui" (Brown). La Scrittura dice spesso "nome" di Dio per significare il suo carattere o i suoi attributi, così qui il "nome" di Cristo racchiude la sua persona, i suoi attributi, e tutto quanto la Parola incarnata ha compiuto per la gloria di suo Padre e la salvezza dei peccatori. Credere nel suo nome significa dunque fare intera adesione a lui, e trovare riposo sul sicuro fondamento dell'eterno amore del Padre rivelato nel suo Figliuolo

egli ha dato questa ragione,

La parola " ragione " non rende tutta la forza di - privilegio, prerogativa - sono senza dubbio idee comprese ma il vero senso della parola è autorità (potestas), o abilità (potentia), ed entrambe sono qui contenute. Non è solamente capacità, ma potere; tutti insomma gli atti e gli stati necessari a divenire figliuoli di Dio, essendo rimossi tutti gli ostacoli, quali il peccato e l'ira di Dio. Siamo per nascita capaci di divenire figli di Dio; questo ci appartiene come uomini; ma Cristo ci dà il diritto e il potere di divenire tali, e ciò riceviamo come credenti. Non è già che Cristo impartisca agli uomini qualsiasi interna abilità per convertirsi; ma tale abilità vien loro comunicata dallo Spirito di Cristo, al momento in cui credono. Il principio di quella relazione filiale, osserva Meyer, è descritto al ver. 13, come un " esser nati" Giovanni 1:13, ed è per ciò passivo.

d'esser fatti figliuoli di Dio

Benché, le parole figliuolo, il suo derivativo filiazione e bambino, sieno tutte tradotte in italiano per figliuolo, esse hanno, in greco, significati alquanto diversi. figliuolo e filiazione indicano spesso una mera adottazione terrena; laddove nati da Dio significa paternità vera abbenché spirituale. Il privilegio e l'onore concessi a tutti quelli che credono veramente nel Figliuol di Dio, consistono nell'esser divenuti figliuoli di Dio non solo in nome e in dignità, ma di natura, come si vede chiaramente dal versetto seguente.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:40; 18:5; Colossesi 2:6

Isaia 56:5; Geremia 3:19; Osea 1:10; Romani 8:14; 2Corinzi 6:17-18; Galati 3:26; 4:6

2Pietro 1:4; 1Giovanni 3:1

Giovanni 2:23; 3:18; 20:31; Matteo 12:21; Atti 3:16; 1Giovanni 3:23; 5:12

Riferimenti incrociati:

Giovanni 1:12

Mat 10:40; 18:5; Col 2:6
Is 56:5; Ger 3:19; Os 1:10; Rom 8:14; 2Co 6:17,18; Ga 3:26; 4:6; 2P 1:4; 1G 3:1
Giov 2:23; 3:18; 20:31; Mat 12:21; At 3:16; 1G 3:23; 5:12

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata