Nuova Riveduta:

Luca 15:24

perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare gran festa.

C.E.I.:

Luca 15:24

perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

Nuova Diodati:

Luca 15:24

perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare grande festa.

Bibbia della Gioia:

Luca 15:24

perché questo figlio mio era per me come morto, ed ora è ritornato in vita. Era perduto, ed ora l'ho ritrovato!"
Così ebbe inizio la festa.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 15:24

perché questo mio figliuolo era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a far gran festa.

Diodati:

Luca 15:24

perciocchè questo mio figliuolo era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a far gran festa.

Commentario:

Luca 15:24

24. Perciocché questo mio figliuolo era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a far gran festa.

Qui vien letta, la raggione per cui il padre desidera che la sua gioia sia divisa da tutta la sua famiglia: egli avea considerato suo figlio come morto; il suo ritorno era dunque come una risurrezione dai morti; lo riteneva perduto per sempre, ed ecco, quando meno lo si aspettava, egli ricomparve! Non possiamo scoprire con certi scrittori un parallelismo fra le parole «egli era morto ed è tornato a vita», e la dramma perduta, cui né, vita né morte possono applicarsi; più naturale è quello fra le parole «era perduto ed è ritrovato», e la parabola della pecora smarrita. Tali parole corrispondono in modo molto calzante colla descrizione dataci in altre parti della Scrittura dello stato del peccatore prima e dopo la conversione. Lo stato di peccato è sempre considerato come uno stato di morte, e la conversione come un ritorno alla vita Matteo 8:22; Efesini 2:1; 1Timoteo 5:6; 1Pietro 2:25; 1Giovanni 3:14. La festa giuliva celebrata dal padrone e dalla sua famiglia ci riporta alla descrizione contenuta nei ver. 7 e 10 perché la gioia provata in quella casa corrisponde all'«allegrezza appo gli angeli di Dio per un peccatore ravveduto». Importa, sommamente ricordarci che chiunque, da questa parabola, conchiude che Dio accoglie i peccatori senza propiziazione, erra grandemente. L'idea che un mediatore non è necessario, perché non lo si trova specificamente rappresentato in questa parabola, proviene dall'erroneo concetto che ogni parabola deve contenere tutta quanta la verità evangelica. Nell'opera della grazia v'ha un lato divino ed un lato umano, ed entrambi non potevano venire al tempo stesso delineati in ciascuna delle parabole contenute in questo capitolo; perciò nelle due prime abbiamo rappresentato il lato divino di quell'opera, mentre in questa ne troviamo il lato umano, cosicché esse si completano a vicenda.

Riferimenti incrociati:

Luca 15:24

Lu 15:32; Mar 8:22; Giov 5:21,24,25; 11:25; Rom 6:11,13; 8:2; 2Co 5:14,15; Ef 2:1,5; 5:14; Col 2:13; 1Ti 5:6; Giuda 1:12; Ap 3:1
Lu 15:4,8; 19:10; Ge 45:28; Ger 31:15-17; Ez 34:4,16; Mat 18:11-13
Lu 15:7,9; 10:19; Is 35:10; 66:11; Ger 31:12-14; Rom 12:15; 1Co 12:26

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